
Due tragedie sui binari della metropolitana di Roma. Sono invase da fiori e messaggi le banchine della stazione della metro Termini nel punto in cui Vanessa Russo è stata ferita mortalmente dalla punta di un ombrello. E’ morta in ospedale il 27 aprile, a soli 22 anni, dopo una banale lite, di quelle che scoppiano ogni giorno per gli spintoni nei mezzi pubblici. Ricercate,anche attraverso la tv, e catturate due ragazze responsabili dell’aggressione. Da subito identificate come “le due romene”, “le prostitute”.

Ma il 17 ottobre 2006, quando un treno tamponò l’ultimo vagone di convoglio vicino alla fermata Vittorio Emanuele e una donna di trenta anni, Alessandra Lisi, perse la vita mentre più di duecento persone restarono ferite, un’altra rumena divenne protagonista. Angeli e carnefici dalla Romania ai binari del metrò.
Ramona Ianos era nel secondo treno quel 17 ottobre, al momento dell’impatto: mentre chi si reggeva sulle proprie gambe è schizzato fuori lei si è rialzata e si è guardata intorno. Non tutti riuscivano a camminare: ha aiutato i feriti a uscire, poi è stata accanto a un ragazzo con il piede incastrato tra le lamiere fino a che non sono intervenuti i soccorritori per tirarlo fuori.
A quel punto, però, Ramona, ventisei anni e un diploma da infermiera, è sparita. Con tutta quella polizia in giro, non si sa mai. Non aveva il permesso di soggiorno. La sua terra sarebbe entrata nell’Unione europea a gennaio, ma fino a quel momento lei qui da noi è stata una immigrata clandestina. Venuta alla ribalta solo perché uno dei feriti ha chiesto di ringraziare l’angelo che lo aveva salvato. Così la giovane è stata rintracciata e si è presentata con un mazzo di girasoli all’ospedale San Giovanni dove il ragazzo era ricoverato, accompagnata dal sindaco Walter Veltroni, le cui parole sono state: “La città ha adottato Ramona, speriamo che presto diventi una di noi, se l’è guadagnato sul campo”. Ramona invece ha detto: «Adesso il mondo si accorgerà che i romeni non sono solo ladri e prostitute».
Oggi, alla sua storia di solidarietà intensa si è sovrapposta la morte assurda di Vanessa Russo per mano di Doina Matei, coetanee che il caso ha voluto mettere l’una contro l’altra.
La ventunenne romena arrestata per l’omicidio nella metro continua a ripetere, tra le lacrime, che è stato un incidente e chiede perdono alla famiglia della ragazza morta. Ma ai funerali non c’era nessuna voce disposta a concederglielo.
Doina è nata a Ploiesti, un piccolo paese vicino a Bucarest. Ha una storia che assomiglia a quella di tante ragazze dell’est. E’ venuta in Italia per lavorare e mandare denaro alla famiglia, ai suoi due bambini ed è finita a fare la prostituta su via Tiburtina. I proprietari della pensione a Tivoli Terme in cui alloggiava con l’amica diciassettenne la descrivono come timida, schiva. Era stata gentile con il loro nipotino.
A parte questo, tutto e tutti sono contro di lei, le testimonianze di chi ha visto e i risultati dell’autopsia. Così il procuratore aggiunto di Roma Italo Ormanni e il sostituto Sergio Colaiocco sono convinti che quella di Doina “è stata una reazione voluta e sproporzionata ai fatti”, il che si traduce giuridicamente con parole che sono come macigni: omicidio volontario, aggravato da futili motivi.
Così adesso è il turno della ribalta per il partito dei Romeni d’Italia Identitatea Romaneasca, alleato dell’Udeur di Mastella che “si riserva di esaminare la possibilità di presentare istanza di costituzione di parte civile nel futuro processo contro le assassine di Vanessa Russo per chiedere il risarcimento dei gravissimi danni morali patiti dalla comunità romena d’Italia, composta da decine di migliaia di onesti e tranquilli lavoratori”.
Di fronte ai primi commenti, alle prime grida contro gli stranieri in Italia è la stessa comunità romena (la più numerosa tra quelle presenti nel nostro Paese con circa 300mila residenti e 250 mila persone in attesa di regolarizzazione dopo l’ingresso in Europa) che chiede di distinguere: i romeni non sono solo ladri, prostitute e assassini.

- Mercoledì 2 Maggio 2007
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Commenti
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Il 3 Maggio 2007 alle 10:26 enricototi ha scritto:
Stupendo: il Partito dei Romeni d’Italia (?) alleato dell’Udeur di Mastella (?!?) chiede alla prostituta romena e omicida “un risarcimento danni”. Cioè vogliono dei soldi?
Il 4 Maggio 2007 alle 8:08 Ferrara: la xenofobia dell’ombrello » Panorama.it – Opinioni ha scritto:
[...] La storia di Vanessa, colpita e ammazzata con un ombrello nel corso di una rissa con due ragazze nella metropolitana di Roma, è una storia di straordinaria ingiustizia e crudeltà della vita urbana. Come tutte le cose che possono capitare a tutti, avvilisce e impressiona tutti. E tutti hanno subito saputo dalla radio, dalla tv e dai giornali che le due “assassine”, questa la prima e decisiva versione dei fatti, erano romene, poi due puttane romene, poi una foto impietosa delle due romene nel fermo immagine di una telecamera nascosta, con due facce truci. Romene. E che c’entra mai la nazionalità? Così mi sono detto, e subito mi è venuto in mente: visto il regime proibizionista oggi in vigore contro il linguaggio ideologicamente scorretto, almeno in questo caso bisognerebbe proibire di menzionare la nazionalità come ingrediente morboso e del tutto inessenziale della cronaca nera. Poi ci ho riflettuto, e la mia idea mi è parsa una cretinata di un certo rilievo, come tutti i proibizionismi che derivano da ipocriti pudori. Però il problema c’è, visto che le paure, anche quelle xenofobe, non sono di per sé ingiustificabili rese al razzismo, sono fenomeni sociali da governare, che possiamo autogovernare in nome di criteri che abbiamo in comune invece di lasciare che vengano snobisticamente ignorate a sinistra o cinicamente alimentate a destra. [...]
Il 18 Maggio 2007 alle 16:58 grigiolupo2000 ha scritto:
PERCHE RIFONDAZIONE VA’ A TROVARE IN CARCERE QUESTE DUE RAGAZZE COLPEVOLI DI UN DELITTO? PENSATE SE VANESSA ERA FIGLIA NOSTRA….UN PO’ LO E’
NON PENSATE CHE SIA ORA DI FINIRLA CON QUESTO BUONISMO
Il 9 Novembre 2007 alle 11:54 Bucarest, viaggio nel quartiere rom dove i rumeni non vogliono entrare » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] A ‘Ferentari’, il ‘Bronx’ di Bucarest, i rumeni non ci mettono piede: è il quartiere più malfamato della capitale, zona ‘off limit’, dove si trova il maggior insediamento rom. È da qui che la maggior parte dei ‘nomadi’ si mette in viaggio per l’Italia. Una ventina di chilometri più avanti, a sud est di Bucarest ma separato, c’è il paese di Sintesti, dove risiede invece l’élite dei rom, i ricchi che non hanno bisogno di espatriare e che alloggiano in ville apparentemente sontuose dove l’architettura, anche se di dubbio gusto, sottintende una forte simbologia del potere: più torri e pagode svettano, e più l’inquilino è potente. [...]
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