Riforma delle pensioni? Pronti, via. Anzi, no, contrordine. E così il Consiglio dei ministri, che avrebbe dovuto vararla oggi, la rinvia “ad un’ulteriore concertazione con i sindacati”. Ed il progetto, diffuso con dovizia di particolari dal ministero del Lavoro, viene retrocesso ad “una delle 50 ipotesi possibili” (parola del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta). Un giallo? L’ennesimo capitolo di una telenovela che avrebbe dovuto concludersi entro marzo, così come previsto dal protocollo firmato solennemente da governo e sindacati?
Intanto vediamo che cosa c’è sul piatto. Il progetto del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sostituisce lo “scalone Maroni” del centrodestra, che in mancanza di cambiamenti è tuttora la legge in vigore.
Dal primo gennaio 2008 l’età anagrafica per la pensione di anzianità passerebbe da 57 a 58 anni (anziché i 60 di Maroni); dopodiché ogni 18 mesi si salirebbe di un anno: al primo luglio 2009 occorrerebbero 59 anni di età, 60 al primo gennaio 2011, 61 al primo luglio 2012, 62 al primo gennaio 2014. Immutati i requisiti contributivi: 35 anni di versamenti. Rispetto alla legge Maroni, resta invariato l’approdo ai 62 due anni di età minima anagrafica, ma si ritardano sensibilmente le tappe intermedie ed i relativi risparmi. Insomma, una scaletta invece dello scalone. Che costerebbe allo Stato 3,5 miliardi: lo scalone prevedeva un risparmio di 4,5 miliardi nel 2009 e 9 miliardi a regime; la scaletta farebbe risparmiare solo un miliardo. Il resto, secondo Damiano, verrebbe recuperato con l’unificazione degli enti previdenziali e soprattutto ricorrendo per 2,5 miliardi al famoso tesoretto fiscale.
Ma non è tutto. Il governo vorrebbe ridurre anche i coefficienti di calcolo dei contributi maturati dai lavoratori (qui una guida per capirne di più), producendo così una svalutazione delle pensioni calcolata intorno al 6-8%. Da questa misura sarebbero esentate le pensioni più basse e alcune categorie disagiate.
Appena diffuso, il piano è finito nella tenaglia destra-sinistra. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, evidentemente non informato, l’ha giudicato poco rigoroso sul fronte dei risparmi. Al contrario, l’intera ala sinistra della maggioranza (dissidenti diessini, Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi, nonché il ministro Paolo Ferrero) e del sindacato la contesta perché poco solidarista. “L’innalzamento dell’età pensionabile, anche di un solo anno, non è nel programma dell’Unione” dice Ferrero. Mentre i metalmeccanici della Cgil minacciano lo sciopero generale.
Insomma, gran bailamme e per ora un ennesimo rinvio ad un nuovo incontro con i sindacati. Dai quali, per la verità, Prodi e Damiano si aspettano un disco verde. Magari in cambio di fondi per le famiglie, i dipendenti di aziende in crisi ed uno sgravio fiscale per i redditi bassi. Ma in questo caso che dirà Padoa-Schioppa?
- Venerdì 4 Maggio 2007
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Commenti
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Il 6 Maggio 2007 alle 9:17 roby2201 ha scritto:
Classico esempio:
si predica bene ma si razzola male, anzi malissimo.
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