- Tags: Chiesa, Cisl, Dico, diritti, Family-Day, matrimonio, omosessuali, poligamia, Savino-Pezzotta
- 8 commenti

Dai lavoratori alla famiglia. Savino Pezzotta (qui il Forum a cui partecipa), uscito dalla Cisl prima della scadenza del suo mandato da segretario, torna sulla scena pubblica in veste di portavoce del Family day. “Ma sia chiaro che non me l’hanno chiesto i vescovi” precisa a Panorama.it “sono stato invitato dalle associazioni laicali e dai movimenti d’ispirazione cristiana, altrimenti non avrei accettato”.
Fa differenza?
Certo che la fa. Per me la famiglia è innanzitutto quella definita dalla Costituzione: fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. Poi ho anche una visione cattolica, che però tengo distinta, e riguarda ad esempio l’indissolubilità del matrimonio. Ma non vogliamo imporre a nessuno il matrimonio in chiesa. In Piazza San Giovanni ci sarà una manifestazione laica e civile, non religiosa.
Sarà anche una manifestazione laica, ma al Family day ci saranno quasi soltanto cattolici…
No. Ci saranno tutti i laici cristiani. La famiglia è di tutto il Paese, non soltanto della Chiesa.
Laici ma contro i Dico. Nel manifesto di convocazione l’avversione è molto chiara.
Non vogliamo i Dico. Ma non vogliamo nemmeno discriminazioni. Chiediamo una distinzione tra matrimonio e altri tipi di unione. Vogliamo, ad esempio, che agli omosessuali sia riconosciuta la libertà di persone, ma non accetteremo mai che alle coppie gay sia riconosciuto uno status matrimoniale.
Perché?
Perché noi crediamo nel diritto naturale.
Esiste un diritto naturale?
Bè, noi crediamo di sì. Naturalmente questa è una delle differenze di fondo tra noi e quelli che saranno alla contromanifestazione di Piazza Navona. Non può esserci soltanto il diritto positivo. Una società non può reggere quando la norma civile diventa la semplice e pura regolamentazione di ciò che esiste. Se si prendesse atto che c’è la poligamia, lo Stato dovrebbe forse regolarla civilmente? Sarebbe un’assurdità.
La poligamia è un paradosso, ma le coppie di fatto esistono. Sarebbe un’assurdità riconoscere loro i diritti fondamentali?
Il vero problema è che oggi bisogna scegliere fra diritti dei singoli e crescita della società. Secondo noi è quest’ultima che va premiata. In Italia c’è un individualismo libertario che avanza richieste egoisticamente, e c’è poi un personalismo societario che domanda diritti per la crescita di tutta la società. Noi dobbiamo andare in questa seconda direzione.
Come?
Chiedendo alla politica di smetterla con l’indifferenza. Ci vuole una legge organica che protegga la famiglia. Bisogna invertire il calo demografico. Senza figli non c’è nemmeno società e dunque non c’è futuro.
Una polemica nei confronti di questo governo?
No. La nostra è una battaglia civile che però chiede aiuto alla politica.
Cosa si dovrebbe fare nell’immediato?
Ad esempio destinare il tesoretto alle famiglie, visto che si tratta di soldi in eccedenza che arrivano soprattutto da lì.
Non è che fra un po’ la vedremo in politica?
Quando sono uscito dalla Cisl mi era stato offerto di fare il capolista al Senato per la Margherita e ho rifiutato.
Perché?
Non sarebbe stato coerente uscire da via Po e infilarmi a Palazzo Madama, tanto più con un seggio sicuro. Ogni percorso deve avere le proprie tappe.
Piazza San Giovanni è la prima tappa per una nuova avventura politica?
No. Avrei altre possibilità. Il Family day è solo un appuntamento civile e repubblicano.
Questo governo ha un ministero della famiglia. Sia sincero: se un domani dovessero proporglielo, rifiuterebbe anche quello?
Questo governo ha un ministero della famiglia e ha già anche un ministro.

- Sabato 5 Maggio 2007
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 7 Maggio 2007 alle 10:01 nickneim ha scritto:
Laici cristiani è un ossimoro: il laico, a casa mia e nel mio dizionario, è colui che dichiara programmaticamente la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico, cosa che in questo caso viene subito negata dall’aggettivo “cristiano”. Non le pare?
Il 7 Maggio 2007 alle 11:22 giancarlob ha scritto:
Si parla di dico e subito eccolo lì, il calo demografico.
Io, cari familisti, per risolvere questo problema (ma è davvero un problema?), ho un’idea più brillante.
Invece di spendere tutte queste energie per combattere i Dico (che non vedo come possano influire sui cali demografici) provate a studiare come aiutare gli adulti sotto i 40 anni a trovarsi un lavoro che non sia sottopagato. Così magari iniziano a metter su famiglia. Propongo la costituzione di un comitato che scenda in piazza il 12 maggio e lotti per questo, con portavoce proprio Pezzotta (di lavoro dovrebbe intendersene, no?)
Il 7 Maggio 2007 alle 12:25 enricom ha scritto:
Per quanto riguarda il termine “laico”, nel suo senso proprio (lo cerchi pure sul dizionario o su internet) esso indica colui che non appartiene alla gerarchia di alcun clero.
Non vi e’ quindi alcuna contraddizione nelle parole “laici cristiani”.
A proposito dei Dico, essi potrebbero influenzare il calo demografico se venissero scelti “per comodita’” da una parte della popolazione che oggi decide di sposarsi anche solo civilmente.
Il loro stato, assai piu’ precario di quello matrimoniale, disincentiverebbe certamente i progetti riproduttivi di quelle coppie che, se si fossero sposate regolarmente, avrebbero pensato a mettere al mondo dei figli sapendosi ben piu’ tutelate dall’istituzione del matrimonio.
Il 7 Maggio 2007 alle 13:56 mario_portanova ha scritto:
Enricom, non vorrei sembrare pignolo ma per amor di chiarezza, altrimenti sembra che per dirsi “laici” basti non aver la tonaca da suora o prete: la parola “laico” ha ovviamente diversi significati a seconda del contesto e del secolo in cui viene usato: tu ti riferisci all’uso storico e più antico del termine nel linguaggio del religioso; noi laici del XXI secolo (e anche Pezzotta nell’intervista, immagino) a quello attuale del linguaggio politico e sociale. Lo dice anche l’enciclopedia, giuro. :-)
Il 7 Maggio 2007 alle 14:46 La coppia in un letto a due piazze: Family day o Coraggio Laico » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Inizia il conto alla rovescia per il Family day e per il contro-Family day. Sabato 12 maggio i cattolici e in generale politici e associazioni che si dichiarano favorevoli a politiche di sostegno per le famiglie si riuniranno in piazza San Giovanni, a Roma. Contemporaneamente radicali, laici ed esponenti della sinistra massimalista si danno appuntamento in piazza Navona per la giornata, appunto, del Coraggio laico. È il 33° anniversario della vittoria nel referendum sul divorzio, ed è questo, ufficialmente, l’evento da festeggiare. In realtà il vero oggetto del contendere sembra scomparso, sepolto dalle alchimie della politica e dalla fragilità in Parlamento del governo: la legge sui Dico, a tutela delle coppie di fatto, gay e non. Nessuno ne parla più; nessuno sa se andrà avanti, e come, alla Camera e al Senato. Dunque il 12 maggio si celebreranno altre cose. La forza del mondo cattolico, innanzi tutto. La Chiesa e le parrocchie si tengono in secondo piano, ma danno pieno sostegno all’iniziativa. Il Forum delle associazioni familiari, 3 milioni di nuclei dichiarati, ha diffuso un volantino distribuito dai parroci. Le 25 mila parrocchie italiane invieranno qualche decina di migliaia di fedeli (o di attivisti, a seconda delle opinioni). Azione cattolica e Acli contano su 1,3 milioni di iscritti: le Acli, su posizioni più di sinistra, potrebbero portare in piazza 10 mila associati, di più l’Azione cattolica. Poi c’è il sindacato. Savino Pezzotta, ex leader della Cisl, è portavoce del Family day (qui l’intervista e il Forum di Panorama.it al quale partecipa): difficile che la confederazione non si muova. I partiti di centrodestra appoggiano tutti la manifestazione, sia pure con impegno diverso. Gianfranco Fini dovrebbe essere in piazza, così come Pier Ferdinando Casini. Silvio Berlusconi “ci sarà col cuore”; al suo posto il vice Sandro Bondi. La Lega per ora non si sbilancia. In totale? Ufficialmente i cattolici dicono 100 mila presenti; in realtà sperano nel milione. Puntano, insomma, a ripetere il successo del 2 dicembre 2006, quando appunto un milione di persone invasero San Giovanni per protestare contro il governo di Romano Prodi. Stavolta però con i manifestanti ci saranno anche esponenti e attivisti della maggioranza: Clemente Mastella ed una robusta pattuglia della Margherita guidata da un altro ministro, Beppe Fioroni. Piazza Navona è molto più semplice da riempire essendo già affollata di suo specialmente di sabato. È una vecchia e innocua furbizia dei radicali trovarsi in piazza Navona, dove possono contare sulla presenza di turisti, bancarellari, curiosi, stanziali di bar e ristoranti. Comunque ci saranno i leader della Rosa nel Pugno, Emma Bonino e Enrico Boselli, e soprattutto un bel po’ di fuggiaschi dal Partito democratico ed ex diessini: Peppino Caldarola, Lanfranco Turci, Carlo Leoni. Potrebbero affacciarsi Fabio Mussi e Gavino Angius: diverrebbe una sfida non solo ai cattolici, ma al nucleo dirigente della maggioranza, Romano Prodi e Piero Fassino in testa. Non si conoscono ancora le intenzioni precise di Barbara Pollastrini (dovrebbe “seguire” il corteo da Milano) e Rosy Bindi, le due ministre firmatarie dei Dico. È possibile che la prima sia in piazza Navona. Il Vaticano e la Cei prenderanno nota di chi sarà in una piazza e nell’altra. Ed a sopportare le grane maggiori, ancora una volta, rischia di essere il governo. [...]
Il 9 Maggio 2007 alle 14:58 Family day, cercasi laico urgentemente » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Ma dove sono finiti i laici Ds? E i liberal del centro destra? Sul Family day le posizioni sono tutte morbide, tutte possibiliste. Fuori dal fronte di Piazza Navona (dove si terrà la contromanifestazione Coraggio laico) si ode solo qualche sporadico “Io non ci vado”, ma non si leva nessuna voce che dica nettamente “l’appuntamento di piazza San Giovanni è sbagliato”. Nel centrodestra, gli storici difensori della laicità dello Stato tacciono. Nel centrosinistra si cova il progetto dei Dico, ma non ci si oppone alla mobilitazione che proprio a quel progetto vuole sbarrare la strada. Possibile che i laici siano improvvisamente spariti tutti? [...]
Il 18 Ottobre 2007 alle 13:42 Pezzotta: Così la legge 30 ha “tradito” Marco Biagi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nato a Bergamo nel 1943, sposato con due figli, Savino Pezzotta ha svolto gran parte della sua carriera in Cisl, sindacato cui si iscrisse nel 1964 quando lavorava come operaio tessile. È stato segretario organizzativo della Cisl di Bergamo, poi, dal 1993 al 1998, segretario della Cisl lombarda. Il 4 dicembre 2000 viene eletto segretario generale della Cisl, carica confermata nel 2001 e nel 2005. Nell’aprile dell’anno successivo si dimette con oltre due anni di anticipo sulla scadenza del mandato. Da allora inizia la sua attività politica nelle file del centrosinistra, maturando posizioni critiche che lo porteranno a non partecipare alla costituzione del Partito democratico. Recentemente Pezzotta è stato anima e portavoce del Family day e ha fondato il movimento Officina 2007. Sabato 20 ottobre marce parallele, pro e contro la legge Biagi. Lei da buon ex democristiano che fa, sta nel mezzo? Il problema non è essere pro o contro, ma capire che la legge Biagi è stato un passaggio importante per regolare posizioni di lavoro non regolamentate. Detto questo, penso che la legge esiga un completamento recuperando molti degli spunti offerti dal libro bianco scritto dal professore bolognese. Vuol dire che la legge 30 ha tradotto male il pensiero di Biagi? Voglio dire che c’è una differenza. Il libro bianco di Biagi era una visione organica del mercato del lavoro, ma con tanto di tutele e garanzie. Non a caso prevedeva uno statuto dei lavori per tutti coloro che non rientravano nella legge 30. In fase di stesura poi si è persa ogni traccia, come se tutti si fossero dimenticati del libro bianco. Sa che ci sono insospettabili critici della Biagi anche tra gli industriali? Dicono che ha complicato loro la vita. Nel libro bianco c’erano una semplificazione del modello contrattuale, un suo decentramento e una comparazione tra mercato del lavoro italiano ed europeo. La legge 30 è un’incompiuta, riflette poco o nulla del disegno organico su cui Biagi aveva lavorato. D’accordo con chi dice che la Biagi scarica su 2 milioni di lavoratori i costi della precarietà, lasciando intatti privilegi e tutele degli altri 20? Non è così. La Biagi regola quello che era un mercato del lavoro frammentato. Che poi occorra accompagnare la flessibilità con le garanzie è ovvio. Non le piace la proposta del contratto unico targata Treu-Boeri? Mi sembra una proposta velleitaria. In primis perché il mondo del lavoro è differenziato e i contratti devono mantenere la capacità di cogliere le specificità dei diversi settori. Non si può mettere insieme lo statale e il metalmeccanico. Non crede che il problema della Biagi sia di non risolvere in modo convincente i problemi di ingresso e di disoccupazione temporanea? Sì, ma non bisogna fare una battaglia contro la flessibilità che è insita nel nostro sistema produttivo. Bisogna combattere perché la precarietà venga riportata a normalità. Ma sbaglia chi pensa che la precarietà sia colpa della Biagi. Non è velleitario proporre riforme del mercato del lavoro che siano a costo zero per le casse dello Stato? Le riforme a costo zero non sono riforme, è una follia pensarlo. È sbagliato l’approccio mentale: la riforma non è un costo, ma un investimento. Dovrebbe produrre nel tempo dei miglioramenti. E se investi ci devi mettere qualcosa. Il Pd e il suo leader Walter Veltroni hanno recuperato in extremis il tema della precarietà. Sa un po’ di posticcio. Non si capisce ancora bene che posizione avrà il Pd sui temi del lavoro. Sicuramente dovrà cogliere quello che un certo tipo di riformismo ha messo in campo. Per fare questo bisogna però capire le alleanze che fa. Se si allea con la sinistra radicale avrà gli stessi problemi che ha oggi Romano Prodi. Accetterebbe la libertà di licenziamento in cambio di un convincente sistema di ammortizzatori? In Italia la libertà di licenziamento c’è già. Per giusta causa, non arbitrariamente. Anche il licenziamento collettivo è sempre stato fatto, da sindacalista ho gestito ristrutturazioni tremende. Stiamo parlando di un’altra cosa. Per poter licenziare ci deve essere un motivo. Il problema vero è la riforma della giustizia: una controversia di giusta causa non può durare 5 anni. [...]
Il 10 Aprile 2009 alle 17:08 “Cialtrone” o “furbacchione”? Quando la poltrona val più di una promessa » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Anzi, ci sono il “Furbacchione” e il “Cialtrone”. Gli epiteti se li sono dati da soli. Chi? Tra gli altri, due pezzi da novanta del Pd: niente meno che l’ex leader Walter Veltroni e Sergio Cofferati, (ancora per poco) sindaco di Bologna. Entrambi avevano annunciato, pubblicamente, di ritirarsi dalla politica. Il primo “per andare in Africa”, il secondo “per fare il papà”. Sarebbe stata scelta controcorrente, la loro: abbandonare la carriera per impegnarsi nella vita privata. Sarebbe, appunto, con il più che mai d’obbligo. E infatti, in pochi ci hanno creduto. La parabola veltroniana è nota a tutti. Quella di Cofferati? Il sindaco di Bologna ieri ha annunciato la sua candidatura come capolista alle elezioni europee come capolista nella circoscrizione Nord Ovest. Per la verità sarebbe stato chiamato da Dario Franceschini, segretario del Pd. “In mia vita non ho mai chiesto candidature. Me le hanno chieste sempre gli altri”, ha sottolineato Cofferati. E fin qui, niente di male. Se non fosse per quella dichiarazione fatta lo scorso 9 ottobre, quando annunciò di non ripresentarsi alle amministrative del 2009, e tirata in ballo da un’associazione bolognese (L’altrainformazione): “Sarò un cialtrone se vado in Europa”, disse Cofferati. Davanti a una folla di cittadini, curioso e giornalisti, il “Cinese” motivò la scelta con le “esigenze familiari”: troppo distante Bologna da Genova (città dove risiedono compagna e figlio) per uno che ha voglia di fare il padre a tempo pieno. “Sindaco ci manderà una cartolina da Bruxelles?” gli chiesero i giornalisti. “Non ve la mando neanche da Roma. Sa andassi a Roma sarei un cialtrone e io non sono un cialtrone”, perché la Capitale è ancora più lontana di Bologna, rispetto a Genova. Figurarsi Bruxelles, allora… L’ex leader Cgil, tuttavia, è in buona compagnia. Il caso più eclatante nel Partito democratico è, appunto, quello di Walter Veltroni, neanche a dirlo. Intervistato da Fabio Fazio a Che Tempo che fa, l’8 gennaio del 2006 (qui il VIDEO), dichiarò il suo abbandono alla politica. “Se farò di nuovo il sindaco di Roma nei prossimi cinque anni, alla fine di questo secondo quinquennio avrò concluso la mia esperienza politica”, disse Veltroni. “Davvero?”, chiese Fazio. “Sì, perché non bisogna fare la politica a vita. Bisogna fare le cose in cui si crede facendo altro. So che quando dico questo tutti mi guardano dicendo: ‘Eh, guarda che furbacchione, dice così e poi non è vero’. Ne parleremo tra cinque anni e si vedrà se sarà vero oppure no”. Passò soltanto un anno e Veltroni, nel 2007, si candidò alle primarie per la guida del Pd. Spiegando che il partito chiamava, che intorno a lui si era creata una tale aspettativa da non potersi permettere di dire no all’invito di correre per la leadership dei Democratici. Una poltrona ambita, tanto che anche un prodiano di lunga data, Arturo Parisi, si contraddisse pur di averla. “I giovani chiedono spazio? Sono pronto a farmi da parte”, aveva detto prima Parisi rispondendo a Luca Sofri, che chiedeva l’inserimento di dieci “under 40″ tra i membri del Comitato per il Partito democratico. Poi fece marcia indietro: “In assenza di altri candidati, sempre che ce ne siano le condizioni e che si possa giocare ad armi pari, per amore di verità e per il bene del progetto, la mia candidatura è da ritenersi in campo”. Parisi perse, Veltroni vinse le primarie e sfidò Berlusconi. Poi sappiamo tutti come è andata a finire. Ma nelle promesse mancate non sono inciampati solo i democratici. Anche Savino Pezzotta, ex segretario nazionale della Cisl, alla vigilia del Family day nel 2007 dichiarò di non voler entrare in politica: “Quando sono uscito dalla Cisl mi era stato offerto di fare il capolista al Senato per la Margherita e ho rifiutato. Non sarebbe stato coerente uscire da via Po e infilarmi a Palazzo Madama, tanto più con un seggio sicuro. Ogni percorso deve avere le proprie tappe”, raccontò a Panorama.it. A dire il vero, a Palazzo Madama Pezzotta non è entrato: dall’aprile del 2008 siede su uno scrano alla Camera dei deputati, tra le file dell’Udc. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.