La città “parla”. E chi studia i suoi cambiamenti passa ai fatti: non più aride lezioni nelle aule dell’Università, ma un dibattito immediato sul Web. È nato Talking city, il blog dei professori e degli studenti del corso “Comunicare la città” della Facoltà di Design, Politecnico di Milano.
In nome del “Cultural Design”, che fonde comunicazione globale e progettazione urbana, il corso utilizza Internet come strumento didattico e di divulgazione. “I territori diventano ‘parlanti’ e decidono ‘come’ e ‘a chi’ parlare, in funzione delle loro esigenze, superando i codici della pubblicità e arrivando a definire delle vere e proprie strategie di comunicazione per esprimere la propria identità”, scrive il docente, Francesco Bergonzi.
Gli studenti sfruttano le potenzialità del Web per creare progetti e per pubblicizzarli, immaginando di essere delle “micro-agenzie” al servizio dei quartieri più vivaci di Milano: Bicocca, Bovisa, Brera, Isola, Zona Tortona. L’Agenzia “Ranawaiana”, ad esempio, propone i “B-Blok”, moduli ispirati alla geometria dei palazzi che diventano composizioni colorate; “Stalking City” invece vuole fondere Tortona e Porta Genova abbattendo la stazione ferroviaria che le divide; mentre per il quartiere Isola l’Agenzia “Kuciuty” ha disegnato una nuova segnaletica a forma di foglia.
La creatività non manca ed è messa al servizio di una teoria che interpreta la metropoli come prodotto. Nel “mercato dei territori” le città offrono beni culturali e ambientali, servizi e innovazione per attirare a sé turisti, residenti e investimenti.
- Lunedì 7 Maggio 2007

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Commenti
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Il 25 Maggio 2007 alle 19:28 redazione ha scritto:
Per un problema tecnico i commenti a questo articolo sono andati persi.
Ce ne scusiamo con i lettori e in particolare con chi li aveva postati
Il 13 Luglio 2007 alle 2:11 Talkingcity su Panorama.it « Talking City ha scritto:
[...] Il blog di Panorama.it si è accorto di questa interessante novità sull’orizzonte della comunicazione in Italia e, nonostante la nostra giovane età (siamo sul web solo da Febbraio di quest’anno) ci ha pregiati di un articolo che vi invitiamo a leggere. Siamo orgogliosi di questo piccolo riconoscimento, perchè testimonia il bisogno (da noi percepito molti anni or sono) di affrontare il problema dell’identità delle nostre città nel contesto globale. L’iperconnettività, la delocalizzazione delle attività lavorative, la forte immigrazione e la specializzazione di alcune aree a discapito di altre in termini culturali (e non solo) non possono non mettere in luce il problema della definizione di una identità locale definita e condivisibile. Un fatto scontato per chi è nato è cresciuto in un mondo tutto sommato statico, con solide tradizioni tramandate dai padri, ma la rivoluzione tecnologica ha influenzato la repentinità dei cambiamenti globali che stiamo vivendo e molti degli adulti di oggi si sono trovati spiazzati. Definire o - come più spesso capita - ridefinire l’identità del sistema-luogo necessariamente legato al capitale umano è un obiettivo che si raggiunge percorrendo vie spesso impervie per le quali noi italiani non siamo ancora preparati. E’ un fatto culturale e storico che non si può scavalcare senza fatica, ma possiamo benissimo prendere esempio da chi, prima di noi, ha avuto la lungimiranza di approfondire il tema della identità locale e tradurlo in fattori incisivi quali la comunicazione, l’economia, il commercio, il costume, ecc. [...]
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