- Tags: congresso, contenuti, Ds, lettera, margherita, Pd, Piero-Fassino, premier, referendum, Romano Prodi, segretario, sezioni
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“Caro Romano, leggo cronache giornalistiche, fatte di veline e veleni, da cui non può venire nulla di buono al progetto del Partito Democratico. Non so chi abbia interesse a intossicare e sporcare un progetto così ambizioso e importante. In ogni caso a questo esercizio io non partecipo”. Che cosa ha spinto Piero Fassino a prendere carta e penna per scrivere a Romano Prodi una lettera così ruvida, facendola divulgare dall’ufficio stampa della direzione della Quercia? Quali conseguenze si possono prevedere? E soprattutto con chi ce l’ha il segretario Ds?
Un piccolo passo indietro. Da giorni scorsi si discute su due cose: la data dell’assemblea costituente del Pd e gli organi dirigenti del nascituro partito. Fassino aveva proposto il 16 ottobre, anniversario delle primarie che nel 2005 designarono Romano Prodi candidato premier dell’Ulivo. “Mi sembra una data splendida” commenta Prodi. Ma subito dopo qualcuno fa notare a Fassino che il 16 ottobre è martedì: giorno infrasettimanale ma anche poco augurante (”né di venere né di marte…”). Dunque cambio di data: domenica 14. E Prodi comincia a innervosirsi: la solennità dell’anniversario svanisce, anzi rischia di scadere nel folclore.
Ma il problema serio è soprattutto l’altro. Scontato che il leader del partito democratico sarà Prodi, è però vero che il Professore sta a palazzo Chigi, mentre ha già annunciato che a fine legislatura non si ricandiderà. Insomma, i giochi sono aperti su chi comanda realmente. Formalmente si chiama coordinatore: colui (o coloro) che dovranno gestire il Pd mentre Prodi se ne sta al governo. Di fatto si tratta di scegliere chi manovrerà le leve del potere (compreso quello economico) e dei consensi nella nuova formazione di sinistra. I Ds non vogliono mollare questa postazione strategica; idem Francesco Rutelli, leader della Margherita, che rivendica un “coordinamento allargato”.
Insomma, una suddivisione pro quota degli organi dirigenti. La guerra si è fatta aspra, al punto che un dirigente di punta della Quercia, Pier Luigi Bersani, è uscito allo scoperto candidandosi come coordinatore. Non solo: l’iniziativa di Bersani prevederebbe uno scambio di poltrone: il ministro al Pd, e Fassino al governo. Ecco, forse, le “veline e i veleni” a cui si riferisce il segretario diessino. Ovviamente il pm Woodcock non c’entra nulla: le veline sono le note ufficiose che circolano in parlamento, in particolare la Velina rossa, considerata di area dalemiana.
Fatto sta che Prodi teme che tutte queste manovre servano solo per indebolirlo, e magari per farlo cadere al momento opportuno.
Difficilmente il governo reggerebbe ad un rimpasto ministeriale; mentre il conto alla rovescia del referendum si è messo in moto, ed i partiti minori - in testa l’Udeur di Clemente Mastella - minacciano di andarsene se la consultazione popolare non sarà bloccata. Per di più ci sono di mezzo le amministrative. Infine, Prodi sa benissimo che il vero futuro leader del Partito democratico non sarà tanto lui quanto Walter Veltroni.
Per venerdì 11 ha convocato l’intero vertice dell’Ulivo per discutere di tutto questo. Scrive Fassino: “Nell’incontro è assolutamente necessario decidere, con chiarezza e in modo definitivo, il percorso che ci deve condurre all’Assemblea costituente. È mia convinzione che una fase così intensa di attività possa essere adeguatamente diretta da coloro che già in questi mesi hanno coordinato bene e con efficacia l’attività dell’Ulivo. Spetta comunque a te avanzare una proposta complessiva sul modo migliore per arrivare all’Assemblea”.
Prima risposta di Prodi: “Sono d’accordo con Fassino, acceleriamo”.
Sarà vero? Ora si attende all’appello Rutelli.
- Martedì 8 Maggio 2007
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Commenti
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Il 9 Maggio 2007 alle 9:12 enricototi ha scritto:
A me Fassino non è mai sembrato uno così capace di fare politica: commette un sacco di errori, e mi meraviglio che abbia fatto tutta questa carriera. Voglio dire: anche questa cosa della lettera. In questo momento il pubblico (di sinistra e non) ha bisogno di esser tranquilizzato sulla stabilità e tu cosa fai? Scrivi una lettera PUBBLICA, una lettera che trasuda nervosismo. Fassino, guardi che leggendo quella lettera la gente se ne accorge che non sapete più che pesci pigliare. Era meglio una telefonata.
Il 9 Maggio 2007 alle 9:32 missvonclausewitz ha scritto:
Armiamoci e partite.
Il 9 Maggio 2007 alle 10:11 giancarlob ha scritto:
Fassino, sei stanco, guarda che faccia, vai a casa.
Il 10 Maggio 2007 alle 14:35 Berlusconi e la “sciura” Brambilla, la rossa che sconquassa la Cdl » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] C’è una rossa (naturale) che mette a soqquadro Forza Italia e anche, in generale, il centrodestra, ma che invece almeno per ora piace molto a Silvio Berlusconi. Stavolta niente “bagattelle” stile villa Certosa: stiamo parlando di politica, addirittura di una futura possibile aspirante leader di FI, se non della Cdl. Quando il Cavaliere lo deciderà, ovviamente. Si chiama Michela Vittoria Brambilla, è una quarantenne imprenditrice (trafilerie, servizi, allevamenti ittici a Lecco, e altro), animalista, presidente dei giovani della Confcommercio e da tempo nel mirino di Berlusconi. Il quale, da ultimo, l’ha designata alla guida dei Circoli della Libertà, una nuova forma associativa che guarda oltre a Forza Italia e che dovrebbe fare proseliti e voti sul territorio attraverso l’impegno volontario, il passaparola, i gazebi e iniziative mirate su singoli temi, dalle liberalizzazioni alle tasse alla famiglia. Qualcosa, è evidente, che scavalca l’organizzazione tradizionale, quella che ha a capo Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto, ma anche il partito strutturato per regioni - dove contano i governatori come Roberto Formigoni e Giancarlo Galan e potenti come Claudio Scajola. Ed infine i Circoli della Brambilla si sono affiancati a quelli del Buon governo da anni gestiti da Marcello Dell’Utri. Dovevano anzi assorbirli; senonché Dell’Utri ha appena inaugurato a Milano 130 nuovi circoli, guardandosi bene dal “conferirli” alla rossa Michela. Ma la Brambilla è un tipo tosto, e nonostante una lontana comparsata ad una Miss Italia, è tutto fuorché un personaggio da rotocalco. Lavora a tempo pieno, va ai talk show (è spesso a Ballarò e da Bruno Vespa) , gira in lungo e in largo per l’Italia. E, almeno per ora, Berlusconi sembra puntare su di lei. Prima le ha messo a disposizione il “motore azzurro”, una sorta di mega-coordinamento di idee, progetti, monitoraggio delle iniziative avversarie ubicato all’Eur, a Roma, nel quale lavorano alcune decine di giovani volontari. Ora, soprattutto, sta per nascere la Tv della libertà, un canale che si avvarrà di alcuni dei talenti storici di Mediaset, da Dede Cavalleri - l’organizzatrice del Tg5 - a Giorgio Medail. A questo punto nei cerchi concentrici del potere berlusconiano è inevitabilmente scattato l’allarme, visto che quando si parla di televisione il Cavaliere notoriamente non scherza. Da tempo Berlusconi è alla ricerca di un nuovo modello per il suo partito, che funziona benissimo come macchina elettorale ma poi sfugge di mano nel potere locale o nella gestione quotidiana. Così come non fa mistero di volersi cercarsi un erede politico, ovviamente il più tardi possibile, e magari una donna. Si era parlato di Letizia Moratti, che ha ancora ottime chances: ma è un nome più spendibile per l’intero centrodestra, insomma andrebbe benissimo in un ticket con Gianfranco Fini. I mugugni e gli scetticismi, appunto, si sprecano. Tutti ricordano la girandola di coordinatori al debutto di Forza Italia, nel ‘94: personaggi finiti rapidamente nel dimenticatoio. Ma allora si trattava di gestire una vittoria, con Berlusconi a Palazzo Chigi ed un partito che aveva alle spalle sono una breve cavalcate elettorale, la potenza mediatica di Publitalia e lo shock Cavaliere. Ora si tratta di attrezzarsi per un’opposizione più o meno lunga, e forse per il dopo Berlusconi. Mentre i partiti tradizionali piacciono sempre meno, in Italia e all’estero. Come insegnano le vicende inglesi, francesi e, per non andare troppo lontano, la nascita del Partito democratico. [...]
Il 14 Maggio 2007 alle 13:35 12 maggio: vince il Family Day, perde l’Unione. I Dico affossati » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Che siano stati un milione, un milione e mezzo, oppure «solo» 700.000, poco importa. Il Family Day di piazza San Giovanni è stato un successo al di sopra di ogni attesa, così come fu il 2 dicembre 2006 il Tax Day voluto dalla Cdl, con l’eccezione allora di Pier Ferdinando Casini. Questo dato produce almeno tre conseguenze. Primo: nell’immediato la più che probabile sepoltura dei Dico e di ogni altra legge che legalizzi le unioni di fatto, etero ed omosessuali. Ci si potrà a lungo lamentare dell’ingerenza della Chiesa negli affari interni italiani, ma il motivo è un altro: l’Unione non ha la maggioranza per fare approvare i Dico, una legge nata male e destinata finire peggio. Quindi, prima di accusare, magari con qualche ragione, il potere cattolico, il centrosinistra ed il governo dovrebbero guardare al proprio interno. Secondo: il successo del Family Day e la sproporzione con la giornata del Coraggio Laico hanno colto in contropiede i maggiorenti dell’Unione - i Ds soprattutto, clamorosamente assenti su tutto il fronte - ed hanno costretto ad una precipitosa operazione di accodamento quelli della Cdl . È il caso tipico nel quale la base, organizzata o meno - tutte le adunate di piazza sono organizzate - ha prevalso sugli stati maggiori. Terzo. Esiste ormai una opinione pubblica moderata pronta a mobilitarsi. Dalla famiglia alle tasse. Le piazze non sono più il territorio riservato della sinistra e dei sindacati: è un dato certificato da molti sondaggi e istituti, ultimo l’Ispo (Istituto di Studi sulla Pubblica Opinione) di Renato Mannheimer. Romano Prodi deve tenerne conto; alzare lo sguardo dagli infiniti organigrammi dell’erigendo Partito democratico non guasterebbe. Lo stesso discorso si può ovviamente fare per Silvio Berlusconi e il centrodestra. Con la differenza, però, che loro stanno all’opposizione. [...]
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