Scuola: precari di montagna, la beffa ci guadagna

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Si alzano all’alba, si infilano pesanti scarponi e si mettono in viaggio sui pullman che, curva dopo curva, piano piano su strade coperte di ghiaccio e neve, li portano al lavoro.
Sono i circa 15.000 insegnanti precari di montagna che rischiano di vedere tutti i sacrifici che hanno affrontato vanificati dalla sentenza di incostituzionalità della legge 143/2004, nella parte in cui aveva stabilito che gli insegnanti che avessero prestato servizio in una sede montana avrebbero avuto diritto al raddoppio del punteggio. Dal 2004 hanno fatto letteralmente a gara per trasferirsi, da ogni parte d’Italia, in un comune di montagna. Oggi scoprono che non è servito a nulla.
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Fausta D’Ambrosio, dalla Puglia è andata a Bergamo per insegnare musica: 350 euro al mese per 4 ore a settimana perché non può farne altre: “La mia opinione è che quella legge fu fatta per favorire i parenti di qualche politico” lamenta la professoressa. Infatti partirono ricorsi su ricorsi contro una norma che avrebbe rivoluzionato le graduatorie dei precari in attesa di nomina e avrebbe scatenato la guerra dei punti. Non ci fu niente da fare, così i primi in graduatoria furono costretti a fare i bagagli per la montagna (considerata sede sfavorita e quindi “ripagata” con un raddoppio dei punti in graduatoria), per non vedersi superare da tutti quelli che avrebbero fatto un balzo in avanti grazie al terno al lotto del doppio punteggio.
C’è chi, come Angelo Cervone, paladino dei precari di montagna, da Napoli è andato ad insegnare in un paesino a 70 km da Bologna, lontano dalla famiglia, dalla futura sposa e da una vita sociale e culturale attiva. C’è chi ha rinunciato a un orario di lavoro completo in città per fare “spezzoni orari” in montagna con uno stipendio da part time che certo non basta a coprire le spese del trasferimento. Tutto pur di uscire dalla precarietà.
Un comma di un articolo di legge è riuscito a spostare migliaia di persone e a destabilizzare la continuità di insegnamento in quelle scuole di paese che prima del 2004 avevano insegnanti residenti nello stesso paese.
Poi, a gennaio di quest’anno arriva la sentenza della Corte costituzionale che dichiara l’illegittimità costituzionale di quel comma, quindi l’annullamento del raddoppio dei punti. Con valore retroattivo. E qui sta la beffa.
Sono fatte salve solo le situazioni consolidate: chi, grazie ai punti doppi, è stato nominato professore di ruolo, non verrà licenziato. Chi è rimasto precario tornerà anche indietro in classifica, beffato due volte, prima da una legge che non è mai piaciuta a nessuno e poi dalla sua nullità dall’origine. I professori di montagna ora possono solo fare ricorso affinché il Governo non applichi la sentenza al passato, ma i sindacati non li appoggiano, perché gli scontenti, adesso, sono in minoranza. “Oggi si scatena un’altra volta la guerra tra poveri” sostiene Cervone: “All’interno della categoria c’è un culto del sospetto sempre più forte. Mi danno del Masaniello. Ma io ho sempre osservato la legge e chiedo solo giustizia”.
Delusi dal governo di destra prima e da quello di sinistra oggi, in molti strappano le tessere del sindacato e non sanno più a che santo votarsi.
Ansa

Commenti

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Il 10 Maggio 2007 alle 15:39 Stella70 ha scritto:

Grazie davvero per aver trattato il tema. Sono anch’io una precaria di montagna, davvero disgustata, dopo questa vergognosa applicazione da parte del MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE di quello che poteva considerarsi un “parere” della Corte Costituzionale, sicuramente per il futuro. Dico sicuramente per il futuro perché è noto che, come si legge al punto 136. della Carta Costituzionale:
“Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.”
Alla luce di questo fondamentale punto, la retroattività sarebbe sicuramente un’anomalia giuridica,così come (questo, si, incostituzionale) ledere dei diritti acquisiti e maturati nel rispetto della legalità. Il Ministero, ad ogni modo,deve ancora chiarire alcuni punti rimasti oscuri, delle vere e proprie incongruenze, ad esempio:
1) La nuova Legge Finanziaria prevede, a partire dal 1 settembre 2007 la cancellazione della FUTURA attribuzione del punteggio doppio. Come mai il Ministero della Pubblica Istruzione ha pensato poi “brillantemente” di toglierlo anche quello maturato negli anni precedenti?
2) Chi è entrato di ruolo in passato col doppio punteggio è invece “intoccabile”, ossia sembra avere dei diritti acquisiti intangibili, n.d.r., i supplenti,che HANNO SCELTO RISPETTANDO UNA LEGGE IN VIGORE, QUINDI NELLA PIENA LEGALITA’, invece, non hanno diritti, vero Ministro?Chi ha rispettato la Legge e ha operato secondo Legge, non ha diritti?
3) Si pensa forse che non sarebbe stato più comodo insegnare in zone meno aspre [checché se ne dica, per quanto i livelli di viabilità, il riscaldamento (comunque non gratuito, n.d.r.)ecc. ecc., siano migliorati, è sicuramente più agevole insegnare ad un’altezza di 200 metri che non di 600 ed oltre)?
Ebbene, noi precari di montagna, NON crediamo più alla serietà di questo Ministero ma speriamo di poter almeno continuare a credere nella certezza del Diritto,nell’attesa di risposte giuridiche eque alle azioni legali che abbiamo intrapreso, di risposte cioè che non colpiscano persone che hanno avuto la sola colpa di aver scelto in coscienza secondo quanto previsto e garantito dalla LEGGE.

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