
L’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, in osservanza alla dottrina (e all’onomastica), ha sempre creduto all’angelo custode. Ma adesso, forse, è troppo anche per lui. Infatti, da qualche giorno, lo proteggono in tre: l’angelo d’ordinanza, di puro spirito, e due in carne ossa, con tanto di pistole. Meglio chiarire: dai primi di maggio il presidente della Conferenza episcopale italiana, dopo aver ricevuto una lettera con bossolo (la Digos genovese non ha ancora scoperto gli autori di scritte e missive minacciose), è costretto a muoversi a bordo di un’auto blindata (una Thesis grigia) arrivata direttamente dall’autoparco del servizio scorte di Roma. Sulla macchina viaggiano con lui due uomini della polizia (che si alternano con i carabinieri), l’autista e il bodyguard, che lo abbandonano solo quando l’arcivescovo sale in aereo. Bagnasco resta senza protezione solo in cielo (e non potrebbe essere diversamente), visto che quando atterra lo attende un’altra scorta.
In pratica vede più i suoi «angeli custodi» che non la perpetua. Ma c’è chi sta peggio di lui. Infatti l’Ucis (Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale) ha predisposto per Bagnasco un servizio di tutela di terzo livello. Da vip di seconda fascia.
Per quelli più importanti i controlli sono da moglie gelosa. Gelosissima. Il primo livello è riservato a personalità come i capi di Stato e di governo, tra cui anche il Papa. Per loro almeno due vetture di scorta (una precede e l’altra segue quella del vip), oltre a quella blindata. In questi casi anche la dimora ha un presidio fisso. Il secondo grado (per esempio alcuni ministri o magistrati a rischio) prevede una macchina al seguito e a volte la sorveglianza della casa. Per Bagnasco sono previsti solo un’auto e una vigilanza generica intorno alla curia.
In passato avevano usufruito di un servizio di accompagnamento non ufficiale anche altri due arcivescovi genovesi, i cardinali Tarcisio Bertone (ora Segretario di Stato vaticano) e Dionigi Tettamanzi (oggi arcivescovo di Milano). Gli uomini della scorta non si lamentano: gli uomini di Chiesa hanno appuntamenti e orari più rilassanti dei politici. La perpetua può stare tranquilla.
- Venerdì 11 Maggio 2007
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Commenti
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Il 2 Giugno 2007 alle 11:33 silvana80 ha scritto:
Associazione Mobilitazione Sociale fondata da Marco Marchese, raccoglieremo le richieste di aiuto di quei bambini che hanno subito violenza dai preti e sono sempre stati messi a tacere dalla Chiesa. Un numero di telefono (091.8432078) a disposizione tutti i pomeriggi per ascoltarli, ed aiutarti, con il contributo di una equipe di psicologi attenti al problema, affinché chi volesse si senta incoraggiati ad aprirsi. Fatti coraggio, se sei stato stuprato da un prete, denuncialo alla
Magistratura. Tu sei cittadino italiano, la denuncia devi farla alle Forze dell’Ordine, non ai Vescovi, che comunque non faranno nulla e copriranno il prete che ti ha violentato. Il tuo coraggio, salverà altri bambini e adolescenti violentati nelle chiese
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