Quelli che… il Family day: voci e volti da piazza San Giovanni

Maria Sofia nel passeggino, Emanuele in braccio al papà e Beniamino
Quelli che vanno al Family day marciano compatti verso piazza San Giovanni sui marciapiedi di Via Merulana, in fila con i cappellini colorati, cantando Jerusalem, Jerusalem riedificata.
Quasi sulla piazza riposano poggiati a un semaforo Raffaele e Raffaella, di 60 anni. Lui è chirurgo, lei è un’insegnante di francese in pensione. Sono sposati, hanno quattro figli ed un bel po’ di nipoti. “Siamo qui” dicono “perché il Papa ce lo ha chiesto. Ognuno ha diritto di vivere la propria affettività e questa è già una libertà esistente in Italia nell’ambito della legislazione privata. I costi di sostegno, però, come la pensione di reversibilità, sono una scelta politica e la scelta deve fondarsi su quello che è il bene maggiore per la nazione, ovvero un legame stabile e la procreazione. Questo si ha con il matrimonio”.
Raffaele e Raffaella, 4 figli e un bel po' di nipoti

Jacopo ha 28 anni, sua moglie Cecilia 32. Sono al Family day con i loro tre bimbi (foto in alto): Emanuele e Maria Sofia nel passeggino e Beniamino che ha sei anni e mezzo. Vengono da Perugia. Nella comunità neocatecumenale hanno trovato una Chiesa viva, che li sostiene: “Non siamo soli, non abbiamo paura del futuro e siamo venuti per dare testimonianza di questa nostra esperienza positiva”.

Gabriella e Gianni hanno 43 anni e tre bambine di 11, 9 e 5 anni. Entrambi impiegati, sono al Family day per “ringraziare il Signore di quel che ci ha dato. Tante coppie sono separate, grazie a Dio noi restiamo insieme. Sostanzialmente siamo qui perché siamo contenti, perché ci sentiamo fortunati”.
Gabriella e Gianni con le loro tre figlie di 11, 9 e 5 anni

Sonia e Giorgio, neocatecumeni, sono artigiani gelatai di 30 e 39 anni. Sono arrivati a Roma da Brescia, per questo non hanno portato con loro il piccolo Samuele, di tre anni, ma lo hanno lasciato coi nonni.
Giorgio ci dice che Cristo è vivo all’interno della famiglia. “Ora la società pensa che la famiglia non c’è più. Cioè voglio dire che è più facile pensare che quando si litiga non c’è più speranza, basta. Invece per noi non è così, perché per grazia di Gesù riceviamo una spirito d’amore. Non siamo venuti per manifestare contro i gay ma siamo per la famiglia naturale, a immagine della sacra famiglia di Nazareth”.

Stefania e Giuseppe, di 33 e 37 anni, sono un’insegnante e un imbianchino. Il piccolo Giovanni è nel passeggino, invece Giulio ha sette anni e non sta fermo un attimo, nonostante il caldo. A Panorama.it dicono che la famiglia è un’istituzione sacra, la cellula fondamentale della società e credono che l’ipotesi di sostenere le coppie di fatto omosessuali o eterosessuali sia in contrapposizione con la sacralità della famiglia naturale.
Stefania e Giuseppe con i figli

LEGGI ANCHE: Quelli che… il Coraggio laico: voci e volti da Piazza Navona - Commenta le manifestazioni di Roma nel FORUM

Commenti

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Il 14 Maggio 2007 alle 10:58 cardesio67 ha scritto:

Ieri tornato da Berlino, dove ho trascorso il week end. Consiglio a chiunque di farci un salto: aiuta a rinfrescare le idee. Appena salito sull’aereo per tornare a Milano, ho preso il Corriere della sera, e ho letto la miriade di commenti sul Family Day. L’Italia m’e’ sembrato un paese sideralmente lontano dall’Europa oltre che dal buon senso. A beneficio di quest’ultimo, allora, ricapitolo qui sotto come si regolamentano le unioni di fatto in alcuni Paesi europei non esattamente periferici. Se c’e’ qualche errore, segnalatelo. In caso contrario, specie se avete parteggiato per il Family Day, vi invito a fare una doccia fredda e a riflettere sulla seguente domanda: nelle comunita’ nazionali che seguono, davvero i diritti della famiglia sono meno tutelati che in Italia?

Francia
Il Pacs, Patto civile di solidarietà, è un contratto privato tra due persone anche dello stesso sesso. Si fa con una dichiarazione in tribunale. Garantisce eredità, assistenza al partner in ospedale, subentro nell’affitto. E vantaggi fiscali dopo tre anni di vita comune. È stato stipulato da 170 mila coppie.

Germania
Per i gay che vogliono un legame simile al matrimonio è prevista la “convivenza registrata”. I diritti sono simili a quelli delle coppie sposate, ma non è possibile l’adozione. Le coppie etero non sposate hanno diritti solo se nascono figli. Solo a essi spettano l’eredità e gli alimenti in caso di separazione.

Spagna
Dal giugno 2005 i gay possono sposarsi. I partner hanno gli stessi diritti delle coppie uomo-donna, dall’eredità alla pensione. Permessa l’adozione di bambini. E 11 regioni su 17 hanno approvato leggi che danno diritti ai conviventi non sposati, sia etero che omo.

Gran Bretagna
Il Civil partnership act, in vigore dal 2005, è riservato alle coppie gay. I partner hanno gli stessi diritti e doveri delle coppie sposate: esenzioni fiscali, eredità, pensioni. In Inghilterra e nel Galles i gay possono adottare bambini. Quanto alle coppie di fatto etero, il governo sta lavorando a una legge che dia loro più diritti, dalla pensione di reversibilità all’assegno di mantenimento.

Il 14 Maggio 2007 alle 13:15 missvonclausewitz ha scritto:

A me pare che manifestazioni del genere, solo fino a qualche anno fa, in Italia non si sarebbero tenute causa mancanza di partecipanti. Deve esser successo qualcosa nel frattempo. Però non ho capito cosa.

Il 14 Maggio 2007 alle 13:22 giancarlob ha scritto:

E’ davvero incredibile come non si parli altro che di Chiesa, di papi, e di la religione stia monopolizzando qualsiasi tipo di dibattito culturale. Ma all’estero che dicono noi? Ci prendono in giro, vero?

Il 14 Maggio 2007 alle 13:35 12 maggio: vince il Family Day, perde l’Unione. I Dico affossati » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Che siano stati un milione, un milione e mezzo, oppure «solo» 700.000, poco importa. Il Family Day di piazza San Giovanni è stato un successo al di sopra di ogni attesa, così come fu il 2 dicembre 2006 il Tax Day voluto dalla Cdl, con l’eccezione allora di Pier Ferdinando Casini. Questo dato produce almeno tre conseguenze. Primo: nell’immediato la più che probabile sepoltura dei Dico e di ogni altra legge che legalizzi le unioni di fatto, etero ed omosessuali. Ci si potrà a lungo lamentare dell’ingerenza della Chiesa negli affari interni italiani, ma il motivo è un altro: l’Unione non ha la maggioranza per fare approvare i Dico, una legge nata male e destinata finire peggio. Quindi, prima di accusare, magari con qualche ragione, il potere cattolico, il centrosinistra ed il governo dovrebbero guardare al proprio interno. Secondo: il successo del Family Day e la sproporzione con la giornata del Coraggio Laico hanno colto in contropiede i maggiorenti dell’Unione - i Ds soprattutto, clamorosamente assenti su tutto il fronte - ed hanno costretto ad una precipitosa operazione di accodamento quelli della Cdl . È il caso tipico nel quale la base, organizzata o meno - tutte le adunate di piazza sono organizzate - ha prevalso sugli stati maggiori. Terzo. Esiste ormai una opinione pubblica moderata pronta a mobilitarsi. Dalla famiglia alle tasse. Le piazze non sono più il territorio riservato della sinistra e dei sindacati: è un dato certificato da molti sondaggi e istituti, ultimo l’Ispo (Istituto di Studi sulla Pubblica Opinione) di Renato Mannheimer. Romano Prodi deve tenerne conto; alzare lo sguardo dagli infiniti organigrammi dell’erigendo Partito democratico non guasterebbe. Lo stesso discorso si può ovviamente fare per Silvio Berlusconi e il centrodestra. Con la differenza, però, che loro stanno all’opposizione. [...]

Il 14 Maggio 2007 alle 13:52 enricototi ha scritto:

Davvero grazie al bravissimo cordesio67 per il commento! :-)
Rispetto ai paesi europei, mi sembra che l’italia stia tornando indietro: speriamo di fermarci prima del medioevo…

Il 16 Agosto 2007 alle 17:05 Legge Biagi: la quarta volta del governo contro se stesso » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Hai voglia a chiamarla Unione. E non è solo una battuta buona per l’opposizione di centrodestra. È un dato di fatto, noto anche al popolo che il 28 aprile 2006 ha portato al governo Romano Prodi. Che da allora ha dovuto più volte scontrarsi con la difficoltà di governare una coalizione così composita e variopinta, con l’ala radicale della sinistra che gli ha sfilato contro almeno tre volte. E che per l’autunno (il 20 ottobre prossimo) si prepara a una quarta mobilitazione. Niente male per una coalizione che governa da poco più di un anno. Il 17 febbraio scorso, a Vicenza, migliaia di persone sfilarono per dire no all’ampliamento della base americana. Quando il premier invitò ministri e sottosegretari della sinistra massimalista a non manifestare “contro il governo”, ebbe, come per ripicca, la piazza invasa dal mare magnum del popolo della base: la Cgil, i No Tav, l’associazionismo cattolico e laico, pax Christi, Emergency, i boy scout, gli ambientalisti, i centri sociali, i Disobbedienti. I partiti della sinistra radicale erano defilati, per una volta non protagonisti, ma c’erano eccome. Soprattutto dopo che Fausto Bertinotti, presidente della Camera ma vero leader di Prc, buttò lì: “Se non avessi responsabilità istituzionali andrei senz’altro al corteo”. Poi venne il 12 maggio 2007. Quello del Family Day fu un successo per Savino Pezzotta e tutti i cattolici italiani (soprattutto quelli al governo). Allora in piazza, a urlare la loro idea di famiglia “normale” e ad affossare i Dico, c’erano i ministri Clemente Mastella, Giuseppe Fioroni e un nutrito gruppo di onorevoli della maggioranza. Le 700 mila persone di piazza San Giovanni fecero impressione soprattutto di fronte ai piccoli numeri di Piazza Navona, dove radicali, socialisti, laici ed esponenti della sinistra radicale si erano dati appuntamento per la giornata del Coraggio Laico. Insomma, una vera e propria crisi di famiglia tra i ministri di Prodi… Neanche un mese dopo, il 9 giugno, mentre il Professore stringeva la mano al presidente Usa George Bush, per le strade di Roma andava in scena il No Bush No War day, con ben due manifestazioni diverse. In piazza del Popolo c’erano “quattro gatti” per l’happening di Fiom, Arci, Libera, Un ponte per, Rifondazione e Pdci. Da piazza della Repubblica a piazza Navona sfilava invece un corteo più numeroso fatto dai “duri e puri”: un pezzo di Rifondazione, Sinistra critica, i centri sociali, i Cobas, i trotzkisti. “Non è un corteo contro Prodi, ma contro le politiche dell’amministrazione statunitense”, si giustificò allora il Prc. Come a dire: questa è la democrazia, bellezza. E la democrazia passa per la piazza: un luogo politico su cui la sinistra sta perdendo il controllo e la sua anima, di lotta e di governo. Una bella lotta è prevista anche per il prossimo 20 ottobre, quando sostenitori e denigratori della legge Biagi si divideranno nelle piazze con due manifestazioni contrapposte. Tradotto? L’ennesima divisione tra membri dello stesso esecutivo. Da una parte la sinistra radicale, che chiede a gran voce (ora che sta cadendo nell’Unione il paravento della condanna al deputato no-global Francesco Caruso per le sue accuse a Marco Biagi e Tiziano Treu, definiti “assassino”) di cambiare radicalmente la legge che porta il nome del giuslavorista ucciso dalle br. Dall’altra chi la difende dagli attacchi, con i radicali in prima fila. L’iniziativa è partita dall’economista Giuliano Cazzola (qui il suo intervento su Panorama.it), presidente del comitato di difesa della legge Biagi, e ha ricevuto il plauso di Emma Bonino, ministro per le Politiche Europee che già per la questione delle pensioni aveva rimesso nelle mani di Romano Prodi il proprio mandato. In realtà, lei non ci sarà, ma Marco Pannella e gli esponenti della rosa nel pugno sì. E così il centrosinistra si ritroverà ancora spaccato nella guerra delle piazze. Il 20 ottobre anche buona parte dell’opposizione manifesterà in favore della legge Biagi. Ci saranno Forza Italia, Lega e l’Udc di Pier Ferdinando Casini. Ma a rimettere di nuovo in agitazione il Professore è l’ennesima divisione tra riformisti e radicali della propria squadra: “Questa maggioranza ha una sola ragione per stare insieme ed è il rispetto del programma”, sostiene il capogruppo del Prc al senato Giovanni Russo Spena, che detta così l’avvio dell’offensiva dell’ala radicale dell’Unione per spostare a sinistra il programma della coalizione nella speranza di riconquistare la base delusa dell’elettorato. I Ds e i Dl, zitti e in imbarazzo, assistono al dibattito e non muovono un dito. Anche se dietro i riflettori, si sta già mettendo mano a una modifica della legge. Ad annunciarlo è proprio il ministro del lavoro Damiano in un’intervista a Radio popolare: sullo staff leasing, uno dei punti più criticati dalla sinistra, “una commissione esaminerà questa forma di lavoro nell’ambito di quello che dice il programma dell’Unione”. Il tentativo del ministro è quello di disinnescare la miccia del 20 ottobre: “Non si può stare al governo e manifestare contro il governo di cui si fa parte: è una grave contraddizione”. Frasi che per ora non sembrano nemmeno scalfire chi da sinistra scenderà in piazza. E che oggi ha una sola grande preoccupazione. Come è meglio chiudere la mobilitazione? Classico corteo con comizio in un tripudio di bandiere rosse e striscioni (come vorrebbe Prc) o “un happening, un concerto”, uno ‘Young day’ (come lo definisce Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente e leader dei Verdi) per provare a parlare un linguaggio diverso, a comunicare coi giovani sul modello del 1° maggio sindacale? [...]

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