
Il sostituto procuratore milanese Laura Barbaini è impegnata da dieci anni nella lotta alla cosca calabrese dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti e ai suoi affari nella zona dell’Ortomercato cittadino. Nei giorni scorsi ha ottenuto l’arresto del presunto boss Salvatore Morabito e di altre 19 persone. L’accusa è associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina. Ora il pm sta studiando un complicato intreccio di cooperative, collegate in particolare a Mariano Veneruso, 48 anni, napoletano, indagato, e a uno degli arrestati, Antonio Paolo, 52 anni, di Melicucco (Reggio Calabria). Il sospetto è che dietro quelle società si nascondano affari illegali.
Di certo Paolo, ex sindacalista ed ex socio della storica Cooperativa lavoratori ortomercato (Clo), conosce bene quel mondo. Sulla sua visura camerale molte cariche, anche quella di procuratore di una cooperativa sociale, oltre che responsabile di società con indirizzi inesistenti. Nel suo curriculum imprenditoriale un caleidoscopio di aperture e chiusure di società.
Per capire qualcosa in più, è necessario visitare la sede del consorzio Europa 2004 (con cui aveva un contratto di lavoro Morabito), in via Lombroso 54, a Milano, di cui Veneruso è amministratore unico e Paolo uno dei “responsabili”. Nonostante gli arresti, il lavoro continua.
Nel tazebao all’ingresso si legge che tre cooperative del gruppo sono state appena messe in liquidazione. I dipendenti preferiscono tacere. Parla per loro l’avvocato di Paolo, Franco Rossi Galante: “Si tratta di cooperative autentiche con clienti importanti”. Tra questi, a Panorama risultano due gruppi internazionali di spedizioni. “Bilanci, fatture e processi per incidenti sul lavoro dimostrano che la loro attività è reale” aggiunge il legale.
Qualche dubbio sulle cooperative di facchinaggio lo solleva Emiliano Bonomi, presidente della Clo: “Nel nostro settore, per costituirne una, bastano nove soci che versano 25 euro a testa. Negli ultimi 10-15 anni sono aumentate a dismisura quelle che chiudono dopo pochi mesi di attività e riaprono con un altro nome”.
Così le società non pagano i contributi ai lavoratori e l’Inps non ha neppure il tempo di accorgersi della loro esistenza. “È una prassi incredibilmente diffusa” insiste Bonomi, che svela alcuni possibili trucchi contabili. “Queste cooperative vengono utilizzate anche come lavanderie per soldi di dubbia provenienza. In due modi: il primo è stabilire un prezzo orario per lo scarico molto basso, 8-10 euro. Il resto viene pagato in nero ai lavoratori che così mettono in circolazione denaro sporco”. In procura hanno verificato che le paghe “ufficiali” sono ancora più basse: intorno a 6 euro l’ora.
“L’altro sistema è inquadrare part-time i soci lavoratori. Che incassano fuori busta il resto dello stipendio” continua Bonomi. E i consorzi? “Spesso celano con sigle presentabili cooperative di dubbia origine”.
Alla Sogemi, la società per l’impianto e l’esercizio dei mercati annonari all’ingrosso del Comune di Milano, negano che le cooperative di Veneruso e Paolo abbiano mai lavorato nell’Ortomercato. Anche se la Sogemi, in passato, ha rilasciato un pass d’ingresso a Morabito e ha affittato locali a due società di Veneruso e Paolo.
Il presidente Roberto Predolin non si nasconde e mostra le autorizzazioni per il badge (”Un anno di durata e mai utilizzato”) e i contratti di locazione con i due indagati, “all’epoca incensurati”. Contengono una clausola che oggi suona beffarda: l’obbligo della certificazione antimafia. Per gli uffici del consorzio (285 metri quadrati) venivano pagati 34 mila euro l’anno, iva esclusa, 41.500 per il night-club aperto a fine aprile (nel contratto “bar ristorante con attività di intrattenimento e spettacolo”, 311 metri quadrati).
Qui, prima della chiusura causata dall’inchiesta, le ragazze ai clienti offrivano tartine con salame piccante. Rigorosamente “calabrese”.
- Lunedì 14 Maggio 2007
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