Il ricordo di Calabresi divide ancora, nonostante Napolitano

Gemma Capra, vedova di Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio del 1972, con Gianni de De Gennaro, capo della Polizia
In via Cherubini, di fronte al portone accanto al quale venne ucciso la mattina del 17 maggio 1972 Luigi Calabresi, c’è un piccolo prato. Qui, all’ora di pranzo, la città di Milano scoprirà un masso delle montagne lombarde per ricordare il commissario.
Poco prima, alle 10.30, al centro congressi della Provincia di via Corridoni, è stata scoperta una lapide in onore del commissario ucciso.
Al doppio appuntamento della memoria, è presente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Accanto al sindaco Letizia Moratti, al presidente della Provincia Penati, alla vedova e il figlio del commissario, Gemma Capra e Mario Calabresi.
A trentacinque anni di distanza, l’omicidio del commissario continua a dividere centrodestra e centrosinistra milanesi, seppure uniti dalla comune volontà di rendere omaggio alla sua memoria. E anche ammesso, come viene ripetuto da entrambi gli schieramenti, che non c’è nessuna volontà di fare “una guerra delle lapidi” né di creare contrapposizioni, nella settimana delle commemorazioni in ricordo di Calabresi organizzate da Comune, Provincia e Questura, si sono riaccese le polemiche: da una parte il vicesindaco Riccardo De Corato, che apprezza l’iniziativa della Provincia ma chiede di “sconfessare” la lapide in piazza Fontana dedicata a Pinelli dagli anarchici; dall’altra esponenti del centrosinistra, che ritengono giusto ricordare Calabresi ma esortano a non dimenticare Pinelli. Il presidente della provincia di Milano Filippo Penati ha definito Calabresi “vittima di una spirale di violenza politica che bagnò di sangue innocente le strade di Milano”: esattamente l’epitaffio che si legge sulla targa dedicata alla memoria del commissario.

Commenti

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Il 17 Maggio 2007 alle 11:33 enricototi ha scritto:

E su quella di Pinelli cosa c’è scritto?
Lo chiedo perchè altrimenti non si capisce perchè mai De Corato chieda di “sconfessarla”.

Il 20 Maggio 2007 alle 14:42 AlessandraFontana ha scritto:

Caro Commissario Calabresi,
il giorno in cui lei fu ucciso ero una bambina, ma ricordo quegli anni forse anche grazie alle parole dei miei genitori che mi spiegarono la differenza tra bene e male, tra civiltà ed inciviltà, tra giustizia e violenza. Tra coraggio e viltà.
Ai miei occhi lei allora apparve come un eroe silenzioso, ucciso da una mano ubriaca di sangue e di follia.
Imparai più tardi cosa fossero le “brigate rosse” o cosa fosse “lotta continua”… anche per questo sono cresciuta convinta anti-comunista.
La cosa però che mi ha sempre lasciata sgomenta è stata la smemoratezza delle nostre istituzioni. Più di trent’anni di silenzio. Solo durante il governo Berlusconi, il ministro Pisanu fece stampare un francobollo con la sua effige ed i suoi figli e sua moglie ricevettero la medaglia alla memoria. Qualche giorno fa la “sua” Milano le ha reso onore.
“L’incredibile” però l’ho scoperto leggendo le parole di Vittorio Feltri. Infatti poco prima del suo assassinio, lei fu condannato a morte dall’intellighentia di sinistra che fece un comunicato su l’Espresso (allora diretto da Scalfari) nel quale lei era definito “il commissario torturatore” dandole la responsabilità del suicidio dell’anarchico Pinelli, malgrado tutte le indagini ed il successivo processo avessero escluso qualsiasi suo coinvolgimento. Quel documento fu firmato da personaggi come Eugenio Scalari, Norberto Bobbio, Alberto Moravia, Umberto Eco, Giorgio Bocca, Paolo Mieli, Furio Colombo, Livio Zanetti, Pier Paolo Pisolini, Toni Negri, Gae Aulenti, Camilla Cederna, Tiziano Terzani, Alberto Bevilacqua, Carlo e Vittorio Ripa di Meana, Massimo Deodori, Giancarlo Paletta, Mario Soldati, Bernardo Bertolucci , Federico Fellini, Fernanda Pivano, Margherita Hack e Giorgio Ammendola insieme a molti altri. Quel gesto ributtante venne utilizzato come alibi morale per la vendetta e lei venne ucciso a 34 anni. Tre colpi e…”giustizia è fatta” come titolò il quotidiano Lotta continua. Uno schifo.
E quegli “animi nobili” che firmarono il comunicato di condanna? Naturalmente hanno taciuto per più di trent’anni e continuano a pontificare di politica e società dalle loro posizioni di privilegio. Un altro schifo.
Le ho scritto, caro Commissario, per chiederle scusa di queste vergogne. Vergogna profonda per quella mano folle che le ha tolto la vita, vergogna per le mani vigliacche che hanno vergato quel foglio orrendo.
Le chiedo scusa a nome di tutti gli uomini per bene. Chiedo scusa a lei ed a tutte le vittime del terrorismo.
La mia Italia non merita tanta fredda indifferenza.
La ringrazio signor Commissario, con un velo di malinconica amarezza nel cuore.

Alessandra Fontana

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