
Romano Prodi attacca il Parlamento (”Solo un provvedimento su 10 riesce a diventare legge”), Fausto Bertinotti che risponde piccato a stretto giro (”Il premier ha poca dimestichezza con le camere”), Tommaso Padoa-Schioppa convocato d’urgenza a palazzo Chigi. Per il presidente del Consiglio la festa di compleanno del governo non poteva essere più breve, poco partecipata e forse più amara. Nell’immediato il biglietto di auguri meno affettuoso gli è giunto dai sindacati: “Ci sta prendendo in giro, è peggio di Andreotti ma da noi non avrà sconti. Siamo all’irresponsabilità ” tuona Raffaele Bonanni, leader della Cisl. Gli fa eco Guglielmo Epifani della Cgil: “E’ intollerabile”. Al centro c’è la vertenza degli statali che interessa 3,4 milioni di dipendenti pubblici di cui 1,5 ministeriali. Se non accade un miracolo nelle prossime ore, sarà sciopero generale il primo giugno, tra un turno e l’altro delle amministrative. Si tratta però di un anello di una lunga catena di scioperi nazionali proclamati tra fine maggio e giugno: trasporto aereo, dipendenti delle regioni, scuola (4 giugno) università (11 giugno), trasporto ferroviario (16 e 21 giugno). Senza contare il settore privato, con i metalmeccanici i prima linea.
È al momento il rischio maggiore per Prodi, prima ancora delle manovre politiche legate alla crescete voglia di smarcarsi degli alleati minori, timorosi del referendum o della riforma elettorale. Una lunga catena di scioperi, infatti, non sarebbe tollerata dalla sinistra dell’Unione, tra le cui file si stanno ingrossando con i transfughi dai ds e con gli oppositori al Partito democratico. Rifondazione non può assolutamente perdere il controllo di un’area politica e sociale alla quale guardano molti dirigenti sindacali di alto e medio livello, ma soprattutto a cui guarda la base. E dunque Bertinotti, dopo aver suggerito a Prodi di evitare la rottura sulle pensioni, rinviando il confronto a metà giugno, di fronte all’ultimatum degli statali non può che scaricare il premier. Magari parlando dei numeri in Parlamento: che rischiano di assottigliarsi sempre più.
- Venerdì 18 Maggio 2007
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Commenti
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Il 19 Maggio 2007 alle 8:15 Corrado Buccieri ha scritto:
Per gli auguri di compleanno,scambiati
tra Prodi e Bertinotti,non ha capito
chi è il più bravo.
Bisogna solo attendere,per vedere se è
una finzione per andare avanti,o un
segnale serio per cominciare a dire bata.
Il 25 Maggio 2007 alle 17:03 Amministrative: quando il gioco si fa duro, i politici cominciano a tremare » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Ma stavolta molti andranno alle urne con la mente alla politica nazionale. I problemi maggiori sono dalla parte del governo: perdita di consensi, tasse, nascita contestata e senza entusiasmi del Partito democratico. A questo si aggiunge la mancata chiusura di due partite come il contratto degli statali e le pensioni. La strigliata di Montezemolo alla politica è in teoria bipartisan, ma basta il gelo di Romano Prodi per capire a chi abbia fatto più male. Il leader della Confindustria tesserà certamente una propria tela e disporrà a sua volta di una propria lobby: ma il messaggio che ha lanciato in materia di privilegi, costi, tasse della casta politica trova orecchie sensibili in un’opinione pubblica che di molte cose non ne può più. [...]
Il 27 Giugno 2007 alle 16:21 Pensioni: ultimo appello, altrimenti è rischio crisi » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Ora è tutto un susseguirsi di appelli, promesse, rassicurazioni di buona volontà . Ministri, dirigenti dell’Unione, capi del sindacato chiedono a Romano Prodi di riprendere la trattativa sulle pensioni, saltata stanotte quando (almeno secondo il premier e il ministro Tommaso Padoa-Schioppa) si era ad un passo dall’accordo. [...]
Il 12 Settembre 2007 alle 12:57 Fiom: no al governo. Prodi minimizza, ma è allarme rosso. In tutti i sensi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il no della Fiom, la federazione metalmeccanici della Cgil, al patto sul welfare (pensioni e misure sociali) mette il governo di fronte a un problema serio, ma soprattutto rischia di inguaiare la maggioranza. Naturalmente il governo, a cominciare da Romano Prodi, e anche i partiti che lo sostengono, minimizzano: “Era scontato” dice Romano Prodi; “È una minoranza” aggiunge Cesare Damiano, il ministro che quell’accordo l’ha strenuamente perseguito. Che la Fiom sia una minoranza non si discute: con 360 mila iscritti rappresenta il 6,5% dei tesserati della confederazione. Al tempo stesso la Fiom nel suo settore, benché sia l’organizzazione più numerosa, non supera il 15% degli occupati; e l’intera Cgil è ormai una minoranza in tutte le categorie del lavoro attivo. Al punto che il 53% dei suoi iscritti è costituita da pensionati. Però proprio qui sta il primo pericolo per il leader Guglielmo Epifani: non può permettersi di perdere per strada, magari dopo un referendum e una scissione, la categoria bene o male più rappresentativa delle fabbriche e del mondo industriale. Diversamente la Cgil diverrebbe anche nella forma, oltre che di fatto, il sindacato dei pensionati e in subordine degli statali. Una simile perdita di rappresentanza avrebbe immediate ripercussioni sulla politica e in particolare sulla sinistra, già sufficientemente sotto stress per l’ondata di impopolarità nell’opinione pubblica, per il fenomeno Beppe Grillo, per le difficoltà del Partito democratico, e soprattutto per i sondaggi. L’ultimo, di Ipr-Marketing per Repubblica.it (dunque fonte non sospetta) evidenzia un calo generalizzato di tutti i partiti dell’estrema sinistra, con Rifondazione a -1,8, i Verdi a -0,1 ed il Pdci in picchiata, -1,3, più che dimezzati. Un crollo a malapena bilanciato dall’uno per cento attribuito alla nascente Sinistra democratica. Ma neppure nell’area della sinistra riformista le cose vanno meglio. Il Pd viene accreditato del 28%, nonostante l’effetto Veltroni: 3,3 punti in meno di quanto Ds e Margherita hanno preso nel 2006. La Rosa nel pugno, radicali più socialisti, scenderebbe all’uno dal 2,6. Insomma l’Unione se la passa male, e Prodi ancora peggio se la popolarità sua e del suo governo è scesa (sondaggio Ispo per il Corriere della Sera) al 27%. Con questi chiari di luna, uno scontro duro con i metalmeccanici avrebbe conseguenze devastanti in termini di voti; ma soprattutto può fin da ora accrescere le tentazioni della sinistra dell’Unione di scendere da un treno che rischia di deragliare, magari per rifugiarsi nuovamente in un’opposizione con meno potere e responsabilità , ma con più rappresentatività e popolarità . [...]
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