
Ormai è un count down. Quasi una formalità: la matematica certezza della promozione della Juventus in serie A. Da sbrigare già sabato 19 maggio ad Arezzo, al più tardi tra una settimana all’Olimpico di Torino contro il Mantova.
Ma il popolo bianconero è attanagliato da un dubbio. Atroce: e non riguarda il futuro dei tanti campioni che, dopo l’anno di purgatorio in Serie B, stanno facendo capire di voler cambiare aria (Buffon è arrabbiato con i dirigenti che sbandierano la sua conferma senza aver parlato con lui; Camoranesi vuole garanzie e minaccia di scappare all’estero; nemmeno il tecnico Deschamps non è sicuro di fermarsi a Torino).
Riguarda piuttosto l’opportunità o meno di scendere in piazza a festeggiare il ritorno nel massimo campionato. Alex Del Piero, il cavaliere più fedele e rappresentativo della Vecchia Signora, ha detto la sua, da capitano: festeggiare la promozione è cosa buona e giusta. Sulla stessa linea anche l’allenatore: “Non dico di andare in piazza a saltare, ma sarà giusto dare il rilievo che merita ad una impresa sportiva che non è stata facile da compiere”. Impresa, in effetti, è stata quella juventina: partire con un passivo psicologico di 17 punti (diventati poi 9 sul campo) nel difficile, duro e lungo campionato di B nono è stato facile. Ma i tifosi, quelli che le bandiere dovrebbero poi farle sventaolre in piazza, non ci stanno. Quindi anche a costo di non seguire le parole dell’amato Del Piero, sono in molti a dire no ai festeggiamenti. Si trovano e si confessano su siti internet della juventinità (qui e qui, per esempio) e postano messaggi di questo tenore: “credo che festeggiare la promozione in a scendendo in piazza con clacson e bandiere rappresenti un insulto alla storia bianconera”. Oppure: “sicuramente sarò allo stadio contro il mantova per ringraziare questi ragazzi che ci hanno riportato là dove dobbiamo stare di diritto!!!! e perchè è finito questo incubo…………..festeggia re in piazza non credo”. E ancora: “Festeggerei solo in caso che i Granata scendessero in B. La promozione è una semplice ristabilizazione di gerarchie”. Poi: “Immaginavo che non avrei festeggiato per un traguardo, come la vittoria in B, non adeguato allo status della Juve. Come se uno laureato, facesse i salti di gioia per la licenza media. Ma ho cambiato idea: arrivare fin qui è stato un compito difficile, ed è giusto farlo per tutti quelli che hanno contribuito a realizzarlo. Magari non andrò in piazza, ma un brindisi con gli amici lo farò”. Oppure: “Che io sappia una mezza festa è in programma… Buffon ha detto che dobbiamo festeggiare… io voglio festeggiare!!!Sarò l’unica…! Per la fine di quest’incubo (ce ne aspetta un altro? dopo festeggerò anche la fine di quello!) per la nostra storia, perché torniamo nel posto che ci compete…perché ho festeggiato la champions, gli scudetti e festeggio pure la serie A, col solito orgoglio”.
E c’è anche qualcuno che la butta sul ridere: “mettiamola così….. è il terzo campionato vinto di fila….”. Ma è un campionato che i tifosi vogliono dimenticare. E in fretta: un anno passato all’ombra dei successi altrui che per i supporters vogliono leggere solo come percorso per tornare alla luce.
- Venerdì 18 Maggio 2007
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