Padova, Milano e internet. Quando il terrorista usa il giornalista

Il sito del centro sociale occupato Gramigna di Padova
Da quando i giornalisti l’hanno scoperto, il sito di Soccorso rosso internazionale, organo ufficiale sulla Rete dell’eversione internazionale di matrice marxista-leninista e anarchica, è diventato un caso mediatico.

Ogni volta che compare una lettera di un presunto terrorista in carcere (l’ultima è firmata “Alcuni compagni arrestati il 12 febbraio”) o un’iniziativa di solidarietà a un militante prigioniero monta la polemica.
In realtà la Direzione centrale della polizia di prevenzione di Roma tiene sotto osservazione quel sito da anni. E la pubblicità di questi giorni vanifica il lavoro di monitoraggio. I presunti neobrigatisti sanno di essere sotto i riflettori e ci giocano. Insomma lanciano i loro sassi nello stagno dei media e guardano l’effetto che fa. L’animatrice è la militante svizzera Andrea Stauffacher, indagata da quasi un anno dalla procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte nuove Br.
Negli ultimi giorni, a otto anni dall’omicidio brigatista del giuslavorista Massimo D’Antona, il sito “invita a sostenere, diffondere e allargare il lavoro dell’Associazione di solidarietà parenti e amici degli arrestati”, gruppo con basi a Milano, Padova e Foggia. Un appello alla solidarietà che non stupisce gli investigatori, abituati al “cuore d’oro” di Stauffacher: nel marzo 2003 al funerale di Mario Galesi, il br che prima di morire uccise il sovrintendente di polizia Emanuele Petri, c’era una corona di fiori. Sul nastro dorato il nome del mittente: Soccorso rosso.
Ma l’arcipelago della solidarietà pelosa ha molte isole in Rete. Sull’homepage di un altro sito, da tempo monitorato dagli investigatori (e ora dai giornalisti), c’è il testo di un volantino che invita a manifestare il 3 giugno contro il regime di carcere duro della casa circondariale dell’Aquila dove è “richiusa tuttora la prigioniera comunista Nadia Lioce”.
I giovani del centro sociale Gramigna di Padova vanno oltre e sulla loro homepage, oltre a pubblicare le lettere dei compagni arrestati il 12 febbraio, invitano a una “mobilitazione nazionale” di solidarietà: appuntamento il 23 giugno. Gradita folta rappresentanza di “pennivendoli di regime”.

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