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La “nave della legalità” è approdata a Palermo, con il suo carico di studenti e docenti da tutta Italia. Sfileranno in corteo per le vie del capoluogo siciliano per testimoniare l’impegno a favore di una società libera da ogni condizionamento mafioso. Quindici anni fa, il 23 maggio 1992, il giudice Falcone veniva ucciso insieme a sua moglie Francesca Morvillo e alla sua scorta.
Le mafie hanno ucciso molti altri nomi e non tutti sono noti. Per alcuni non c’è stata nemmeno indignazione, come sottolinea Roberto Saviano, autore del romanzo Gomorra, che in una lunga intervista racconta la faida di Secondigliano. Nel 2004/2005 il conflitto organizzato dal clan camorrista Di Lauro ha fatto più di duecento morti, che sono stati liquidati come morti di camorra, come se tutti fossero stati affiliati. C’erano invece almeno tre innocenti, di cui non c’è traccia nella stampa, come se “il solo trovarsi in territori egemonizzati dai clan comportasse il farne parte, come se la nascita in terra di camorra fosse già una colpa”. Solo così lo scrittore riesce a spiegarsi l’indifferenza verso vite dimenticate.
Parla ancora di colpa Piero Campagna, fratello di Graziella, alla Giornata della memoria che l’associazione Libera organizza il 21 marzo di ogni anno.”La sua colpa è di aver visto un’agendina nella tasca di un mafioso. Aveva trovato un lavoro per contribuire ai bisogni di una famiglia numerosa: questa è stata la sua colpa, andare a lavorare”
Graziella Campagna aveva 17 anni nel 1985. Faceva la stiratrice in una lavanderia a Villafranca Tirrena, in provincia di Messina. Un latitante dimenticò un’agendina nella tasca della camicia che aveva portato a lavare. Per aver tenuto tra le mani quella agendina Graziella fu caricata su un’auto e portata sulla collina di Forte Campone, due uomini le spararono e la lasciarono lì. Dopo 22 anni e due condanne all’ergastolo a oggi gli assassini di Graziella sono liberi, e non hanno mai pagato per quell’omicidio. L’unica speranza per la famiglia sono tempi rapidi per l’appello.
“I miei figli sono orfani di padre, ma anche di Stato”: è durissima la condanna nelle parole di Tiziana Palazzo, moglie di Sergio Cosmai, direttore del carcere di Cosenza assassinato nel 1985.
“Mio marito è stato assassinato 22 anni fa, si conoscono gli assassini e il mandante. Sapete come è definito ancora mio marito? Vittima del dovere. E io dovrò fare una ulteriore umiliantissima istanza nella quale scriverò: la sottoscritta Tiziana Palazzo vedova di Sergio Cosmai assassinato da Dario e Nicola Notargiacomo mandati da Franco Perna, chiede quantomeno che suo marito venga definito vittima della mafia”.
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Sono oltre 2600 le vittime (qui l’elenco dell’Ass. Libera, dal 1893) di guerra di mafia. È importante continuare a parlarne, come diceva Padre Pino Puglisi, ucciso nel 1993 nel quartiere Brancaccio di Palermo: “È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che poi è qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi”.
- Mercoledì 23 Maggio 2007
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Commenti
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Il 23 Maggio 2007 alle 11:38 prat ha scritto:
Quindici anni son passati dalla strage di Capaci.Abbiamo assistito a molte
commemorazioni di maniera .Nessuna rilettura critica della faziosità e del
gossip malevole che accompagnarono gli ultimi anni della sua vita.Nessuna
scusa tra chi ,suo collega ,amico oppure intellettuale del suo stesso
pensiero politico ha mosso ,anche se postuma e tardiva.Falcone,è vero, era
uomo di sinistra ma innanzitutto era un UOMO !E per dirla ,come disse
Leonardo Sciascia,altro martire silenzioso e silenziato dal regime culturale
,Giovanni era un un UOMO tra i tanti >.La sua integrità,la
sua coerenza,il suo coraggio civile lo portarono alla morte .Gli stessi valori
portarono alla morte anche il suo amico,il suo amico di sventura ,Paolo
Borsellino,uomo di destra.Un’amicizia ed un rispetto professionale tra 2
giganti della società che dovrebbe ,tutt’oggi,far vergognare ed intimorire i
molti,troppi nani morali che infestano il nostro tempo ed il nostro Paese.
Così, nell’Italia dei “giustizialisti rampanti” ,viene ancora impiegato e
praticato l’assioma culturale ,teorizzato negli USA ,da un comunista
tedesco,esule,libero,ricco e riverito perchè traditore del suo popolo e del
popolo che lo ospitò: Bertold Brecht.Questo mediocre drammaturgo ,fatto
diventare grande dalle trombe staliniste degli intellettuali organici (che
imperversano da troppo tempo),affermava all’ incirca così:
.- Meschino quel popolo che ha bisogno degli eroi…
(Ad ogni buon conto il Bertoldo B.così intitolò il suo lavoro più famoso
:L’opera da tre (3) soldi .Ebbe uno sprazzo di autocritica borghese ?).
Invece abbiamo bisogno di Falcone,abbiamo bisogno di Borsellino e non
perché dobbiamo tributare stanchi e vezzosi rituali ad una memoria
collettiva ma perchè ci danno una lezione pratica di democrazia e la loro
esperienza umana e professionale traccia un percorso ,non retorico ed
autoreferenziale di come si può essere o diventare amanti degli interessi di
tutti,compresi gli interessi di quelli che non sono ancora nati.Perciò attenti alle
celebrazioni,agli anniversari,alle inaugurazioni, ai ceppi e le targhe
commemorative.Prima che essere commemorative degli Eroi con la E
maiuscola ,devono essere un piccolo o un grande tributo da pagare alla
Vergogna ,che pare non albergare più nel Bel Paese.
In questa ottica ,come giudicare la candidatura a sindaco di Palermo di Leo
Luca Orlando ,il supremo professionista ,più professionale ,dell’> e fine dicitore sudaticcio dell’insinuazione e del gossip contro
Falcone ?.
Ad ogni buon conto io amo i fatti e sento il bisogno di raccontarvi che
qualcuno di sinistra ha avuto il coraggio di fare autocritica con passione e
tempestività (diciamo così).Ed è un giornalista ,che mi è molto simpatico dal
punto di vista umano e che apprezzo ,professionalmente parlando ,anche se
sono totalmente distante dalle sue prospettive ;sto parlando di Sansonetti
,oggi direttore di Liberazione.Nel 1992,Piero Sansonetti era giornalista
all’Unità e con la dignità che gli apparteneva e che gli appartiene scrisse:
«Questo giornale, negli ultimi mesi, e più di una volta, ha criticato Giovanni
Falcone per la sua nuova amicizia con i socialisti e per la sua scelta di
lasciare Palermo. E ha osteggiato la sua candidatura alla direzione della
superprocura. In queste ore terribili una cosa l’abbiamo capita tutti, credo:
Giovanni Falcone era un uomo libero. Abbiamo invece fatto prevalere il
dubbio politico: forse non è uno dei nostri. Forse è politicamente ambiguo.
Forse è il cavallo di Troia. E così abbiamo giudicato la sua scelta tattica
una sorta di abbandono. Siamo stati faziosi».
PRAT
P.S. Per Piero Sansonetti
Bravo Piero ,ogni giorno capisco ,sempre di più ,perché non guardi bene al
Partito Democratico e perchè il tuo stipendio sarà sempre lo stesso .
Tuo affezionato estimatore e avversario
Prat
Il 23 Maggio 2007 alle 16:02 Corrado Buccieri ha scritto:
Un altro anniversario,si commemora come
sempre,dopo 15 qnni si continua a parlare di lotta alla mafia e poi
“la messa è finita andate in pace”.
MAFIA. Bush non l’avrebbe mai detto,
Putin l’ha detto in Italia c’è la mafia.
Il discorso del Papa a Ratisbona,ha
riempito pagine e pagine di stampa,fino
a costringere il Pontefice alle scuse
per la cattiva interpretazione.
Per Putin nessun attacco,ha fatto tutto
l’interprete,mafia è solo una parola
italiana,tutto è finito così senza
rumore.
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