Pd: quarantacinque saggi in fila per sei ma senza le donne


I tre coordinatori (Antonello Soro, Mario Barbi e Maurizio Migliavacca) hanno steso la lista del Comitato promotore. Prossime tappe, il regolamento elettorale (entro il 30 giugno) e l’elezione dell’Assemblea costituente (14 ottobre). Il Partito democratico muove i primi passi, non senza incertezze, qualche piccolo giallo e parecchi mugugni interni ai due partiti “sponsor”, Ds e Margherita. Regista e grande supervisore dell’operazione, Romano Prodi, che ha fissato il numero dei componenti del comitato - 45 - e l’ora della cerimonia, le 9 di stamani. Ma l’appuntamento non era stato comunicato ufficialmente e l’unico puntuale, in piazza Santi Apostoli, sede dell’Ulivo e del futuro Pd, era Marco Follini, ex Udc e Cdl, ormai divenuto stabilmente esponente del centrosinistra. Follini è rimasto una buona mezz’ora a vedersela con i giornalisti e con Carmine, portiere del palazzo. In realtà a far slittare i tempi sono stati gli aggiustamenti e le ripicche dell’ultimo minuto.
Ecco l’elenco completo del “Comitato 14 ottobre”: Giuliamo Amato, Mario Barbi, Antonio Bassolino, Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Paola Caporossi, Sergio Cofferati, Massimo D’Alema, Marcello De Cecco, Letizia De Torre, Ottaviano del Turco, Lamberto Dini, Leonardo Domenici, Vasco Errani, Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Giuseppe Fioroni, Marco Follini, Dario Franceschini, Vittoria Franco, Paolo Gentiloni, Donata Gottardi, Rosa Jervolino, Linda Lanzillotta, Gad Lerner, Enrico Letta, Agazio Loiero, Marina Magistrelli, Lella Massari, Wilma Mazzocco, Maurizio Migliavacca, Enrico Morando, Arturo Parisi, Carlo Petrini, Barbara Pollastrini, Romano Prodi, Angelo Rovati, Francesco Rutelli, Luciana Sbarbati, Marina Sereni, Antonello Soro, Renato Soru, Patrizia Toia, Walter Veltroni, Tullia Zevi.
Spiccano due assenze eccellenti, entrambe donne: Livia Turco e Giovanna Melandri. Mentre una terza esponente femminile che doveva esserci ha invece rinunciato: si tratta di Lilli Gruber, ex giornalista del Tg1, oggi eurodeputata. Pare abbia lasciato il posto alla Pollastrini. Ma lo stesso Prodi ha annunciato che il comitato si allargherà ad altri due-tre esponenti “per dare spazio all’associazzionismo ulivista”. Si vedrà.
Anna Finocchiaro, ds e capogruppo dell’Ulivo al Senato, lamenta la bassa presenza di donne (16 su 45): “Dovranno essere di più nell’Assemblea costituente”. In realtà, per ora, nel Comitato è stata rispettata la quota minima del 30%. Invece Giulio Santagata, prodiano di stretta osservanza, ha precisato di non essere entrato per scelta: “Ritenevo giusto che tutti facessero uno sforzo per fare spazio affinché il Pd nasca dai cittadini e non solo dai partiti. Uno sforzo totalmente supportato da Prodi. Per la verità speravo che così si regolassero tutti, con meno nomenklatura e più cittadini”.
Il più prodigo di dichiarazioni è stato Follini, che ha paragonato il Pd ad d “una casa aperta ai centristi”. Tra i meno assidui della politica professionale, Letizia LaTorre, vicina all’associazionismo cattolico, il giornalista Gad Lerner e Tullia Zevi ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Tra i governatori, compaiono Renato Soru (Sardegna), Ottaviano Del Turco (Abruzzi), Vasco Errani (Emilia Romagna) e Antonio Bassolino (Campania); tra i sindaci Walter Veltroni (Roma), Sergio Cofferati (Bologna), Lenardo Domenici (Firenze) e Rosa Russo Jervolino (Napoli). Manca Sergio Chiamparino (Torino), che era nella lista proposta dai ds; così come non c’è Riccardo Illy, governatore del Friuli, della lista prodiana.
La sensazione è ancora di un organismo nel quale le percentuali tra le varie anime sono rispettate con il bilancino. Vedremo se riuscirà realmente a trasformarsi in un partito nuovo, data anche l’aria che tira sulla politica.

Commenti

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Il 24 Maggio 2007 alle 14:24 robpn ha scritto:

Bel segnale di novità!
Sembra la fotocopia della procedura di formazione del governo Prodi: si parte con promesse di snellezza e di nomi nuovi e si arriva ad un organismo pletorico e pieno dei soliti noti, per giunta scelti facendo attenzione a non rompere gli equilibri tra le varie componenti…
Dove sono le facce nuove?
Quando certi dinosauri si faranno da parte?
Con che faccia, con Napoli e la Campania in piena emergenza rifiuti, si inseriscono Bassolino e la Jervolino in questo consesso?
Boh!

Il 24 Maggio 2007 alle 15:34 Corrado Buccieri ha scritto:

Dalla foto si direbbe le solite facce.
Manca Santoro,forse sta più giù nella
sinistra estrema.
Comunque abbiamo 45 saggi.
Aspettiamo il frutto di questa saggezza,
così almeno potremo eliminare già 45
teste dai guai della politica.

Il 29 Maggio 2007 alle 12:02 Amministrative, il day after di Prodi stretto tra moderati e sinistra radicale » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] I risultati delle amministrative stanno già terremotando la maggioranza di governo. Il motivo è semplice: l’ala sinistra e l’ala moderata dell’Unione si addossano reciprocamente la responsabilità delle (molte) sconfitte al Nord ed il merito delle (poche) vittorie al Centro-Sud. Ha cominciato fin da subito il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano: “Non si può più andare avanti così. Bisogna fare un salto di qualità su precari e pensioni. Che senso ha, per esempio, fare il contratto degli statali ad elezioni chiuse?”. A parte il fatto che l’accordo sugli statali non c’è ancora, il bersaglio della sinistra massimalista è chiaro: l’ala moderata del centrosinistra, ed in particolare il Partito democratico. Già, il Pd: a questo punto rischia di soffocare in culla. “Osservo che il Pd viene colpito al primo vaglio elettorale. Questo governo o cambia marcia o si rompe definitivamente il rapporto con il popolo dell’Unione” dice ancora Giordano. Il quale, come Fabio Mussi, i Verdi ed il Pdci, sbandiera anche i risultati ottenuti d ai candidati della “sinistra-sinistra”. Come Massimo Cialente, eletto all’Aquila al primo turno, vicino a Mussi e dunque contrario al Pd. O come a Taranto, dove va al ballottaggio Ezio Stefàno, un medico di area Rifondazione, contro il candidato dell’Ulivo. Ma anche i moderati - da Clemente Mastella ad Antonio Di Pietro - sono sul piede di guerra. Gli argomenti: “Il governo ha fatto poco in materia di sicurezza, lotta alla droga, infrastrutture” dice Di Pietro “e ne paghiamo le conseguenze soprattutto al Nord”. Mastella rinnova la richiesta di una verifica a tutto campo della maggioranza e del programma, chiede “di destinare il tesoretto ai ceti popolari” e vorrebbe (come Di Pietro) smarcarsi dalla linea dura sulle tasse di Vincenzo Visco. Poi ci sono gli arrabbiati della nomenklatura diessina e del Pd. Come il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e come lo stesso Fassino, che lamenta un vuoto di decisioni. Tutti avranno presto le occasioni per disseppellire l’ascia di guerra. Tra qualche giorno il Senato discuterà sulle presunte pressioni esercitate da Visco sui vertici della Finanza, con tanto di mozioni (anche dell’Italia dei Valori di Di Pietro) che chiedono il ritiro delle deleghe al viceministro, fatto che porterebbe quasi certamente alle dimissioni. Poi c’è da riprendere la discussione con i sindacati sulle pensioni, argomento accantonato da Prodi proprio per le amministrative. Quindi mettere in piedi il il Documento di programazione economica, ovvero dove destinare fondi e risorse, e nel mirino finirà Tommaso Padoa-Schioppa. Tra due mesi si dovrà decidere sulla Tav in Piemonte. Ad autunno dovrebbe nascere l’Assemblea costituente del Pd. E, soprattutto, c’è il problema del referendum e della legge elettorale, dove i vincitori delle amministrative, Lega e sinistra radicale, hanno lo stesso interesse a sabotare sia la consultazione sia ogni progetto punitivo per loro. Per Prodi uno slalom ad altissimo rischio. [...]

Il 21 Giugno 2007 alle 10:17 Corrado Buccieri ha scritto:

Ma come ci volevano 45 saggi per dire-
Veltroni facci sognare- le barzellette
arrivano ogni giorno.

Il 31 Ottobre 2007 alle 14:14 Pd alla napoletana: se le donne si chiamano fuori, Walter le ributta dentro » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Il Pd sarà il partito delle donne. E il buon proposito è stato e messo per iscritto nel regolamento delle primarie del 14 ottobre e ribadito, come una svolta epocale, da tutti i leader (e le leader) del nuovo partito, intervistati a margine della prima assemblea di Milano, il 27 ottobre scorso. Ultima in ordine di tempo, Anna Finocchiaro, alle Invasioni Barbariche (qui il video). Ma aldilà delle dichiarazioni di intento, la rivoluzione al femminile non sembra essersi avviata poi così bene. Almeno in Campania, dove il nuovo partito che doveva essere metà rosa ha rischiato di farsi quasi tutto blu, per non dire grigio. Dalla truppa degli eletti alla costituente del Pd sono infatti scomparse sette donne, che si sono dimesse per far posto ad altrettanti uomini. Il caso più clamoroso è probabilmente quello di Clotilde Paisio, femminista della Margherita campana e candidata al collegio di Fuorigrotta, subito dopo il sindaco partenopeo Bassolino. La sua lista ha preso inaspettatamente solo due seggi, lasciando fuori Tonino Amato, capogruppo regionale dei Ds e gran portatore di voti. La Paisio ha deciso così di presentare prontamente le dimissioni, adducendo motivi professionali, ma anche politici. Insieme a lei, e nelle stesse ore, altre sei donne hanno passato la mano. Scatenando un vero e proprio finimondo. A cominciare dalla senatrice Ds Annamaria Carloni, moglie di Bassolino e leader dell’ala Bindi non eletta alle primarie, che ha bollato la scelta come un “fatto gravissimo”. E se i ripescati cercano di minimizzare, affermando come Giuseppe Gambale, assessore dei Dl al comune di Napoli, “che non si tratta certo di un posto in Parlamento”, le pasionarie rosse non ci stanno. E le giudicano, a bocca di Fiorella Girace, presidente della commissione regionale Pari Opportunità, “come un atto vergognoso. Significa non avere rispetto delle regole di un partito nuovo e di piegarle alle convenienze degli uomini”. La patata bollente è ora passata al neosegretario regionale del Pd, Tino Iannuzzi, che si è detto pronto a “valutare decisioni riparatrici e a rispettare gli equilibri nel nuovo partito”. Spetterà a lui decidere se il futuro del Pd, almeno in Campania, sarà più roseo del previsto. Spinge in questo senso lo stesso neo segretario Veltroni, che è intervenuto nella diatriba con una lettera destinata all’Utan (l’Ufficio tecnico-amministrativo nazionale) e al Collegio dei Garanti del Pd per chiedere ufficialmente che, in caso di dimissioni da parte di eletti all’Assemblea Costituente, per la sostituzione sia ribadito e applicato il criterio dell’alternanza uomo-donna. Ovvio che l’intervento del segretario sia stato apprezzato dall’ala rosa dell’Ulivo campano. E non solo: è d’accordo con l’idea di Veltroni anche quel Tonino Amato che stava per subentrare proprio a Clotilde Paisio: “Mi rimetto serenamente alle decisioni dell’Utan e mi auguro che con questa saggia iniziativa del segretario nazionale finiscano le strumentalizzazioni politiche e gli attacchi personali”. [...]

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