“Le imprese hanno fatto la loro parte e continueranno a farla; la ripresa in atto è soprattutto merito loro. È la politica che batte in testa e non assolve a dovere il suo compito“.
Quasi perseguendo una specie di personalissima strategia del chiodo, il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha di nuovo battuto con forza sul punto che di recente sembra stargli più a cuore. E cioè la denuncia dell’inadeguatezza del sistema paese causata dall’inerzia dell’azione di governo. Il nuovo atto d’accusa (qui il testo integrale in .doc), Montezemolo lo ha inserito nella relazione di 37 pagine letta dal podio dell’assemblea annuale dell’associazione all’Auditorium di Roma davanti al premier Romano Prodi, ai presidenti di Camera e Senato e a uno stuolo di ministri. E c’è da giurarci che l’ennesimo j’accuse del presidente della Confindustria riproporrà la domanda che da un po’ di tempo a questa parte i commentatori avanzano. E cioè: l’insistenza di Montezemolo è propedeutica a una sua discesa in campo? In altre parole: la denuncia della debolezza del sistema politico attuale è argomentata anche in funzione di un eventuale impegno personale proprio in politica?
L’accusa del presidente della Confindustria verso i due poli dell’attuale schieramento politico è durissima: “In entrambi gli schieramenti sembra mancare la forza per dar vita ad un grande progetto paese che sappia coinvolgere gli italiani e i cui risultati non si vedranno in tempi brevi”. Detta in altre parole: centrosinistra e centrodestra più che due poli in lizza e propulsori per la crescita del paese sembrano due giganteschi coperchi che impediscono alle forze più sane del paese di esprimersi al meglio. Così come aveva detto tempo fa Marco Follini lasciando l’Udc e prima di aderire al comitato di saggi per il Pd, e vagheggiando la nascita di un terzo elemento di aggregazione politica al centro, “i due poli attuali più che costruzioni sembrano costrizioni”.
L’attacco di Montezemolo è a tutto campo: i partiti tendono “a galleggiare in attesa della consultazione elettorale successiva” e così facendo si sottraggono a scelte coraggiose di cui il paese invece ha bisogno “e i cui risultati si vedranno tra otto o dieci anni”. Ma in questo modo tradiscono la loro missione, la loro “ragione sociale” e implicitamente dimostrano di non “avere senso dello Stato”.
La politica, denuncia ancora Montezemolo, è “la prima azienda italiana con quasi 180 mila eletti” e costa 4 miliardi di euro, lasciando intendere che ormai è saltato il confronto tra costi e benefici. Da qui un appello accorato: “Se non si interviene, il rischio è l’ordinaria amministrazione e che si affermi l’idea di un paese “fai da te”, dove ognuno pensa che è meglio uno stato assente rispetto ad uno stato considerato invadente”.
- Giovedì 24 Maggio 2007
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Commenti
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Il 24 Maggio 2007 alle 14:11 robpn ha scritto:
Montezemolo non ha detto nulla di nuovo.
Le cose che ha messo in evidenza sono sotto gli occhi di tutti. In Italia la politica è ormai una zavorra, non un volano per il paese.
Il fatto è che fino ad ora la maggioranza degli italiani non ha voluto vedere.
Ora forse le cose stanno cambiando: le tirature del libro “La casta” (in un paese di non lettori) sono un segnale importante.
Gli italiani iniziano a preoccuparsi…
Ben vengano quindi discorsi come questo, discorsi che ci aiutano ad aprire gli occhi.
Certo, i nostri politici si fanno scivolare tutto addosso, presi come sono dalle loro discussioni sul sesso degli angeli che servono solo a fare tanto fumo perché così non ci accorgiamo che si sono già mangiati l’arrosto.
C’è poco da essere ottimisti,ma almeno dateci un minimo di speranza!
Il 24 Maggio 2007 alle 14:30 mario_portanova ha scritto:
Ha ragione Robpn: Montezemolo scopre l’acqua calda, e del fatto che “Montezemolo possa scendere in campo” francamente non ce ne può importare un fico secco. La questione non l’inutile candidatura di Monteprezzemolo a dio sa quale incarico politico.
La questione è una classe politica incapace e vecchia come il cucco. Montezemolo compreso, aggiungo io.
Il 24 Maggio 2007 alle 16:05 Corrado Buccieri ha scritto:
Montezemolo il nuovo?
Non mi sembra,è bravo per la Fiat,ma il
merito sembra più attribuibile a Marchionne,per la Ferrari va bene, vince o perde non fa male a nessuno,
per la Confindustria ha avuto il suo
merito….. e dopo tanto lavoro, le
persone vanno in pensione.
Quindi è inutile continuare a trovare il nuovo tra persone già note.
Cosa ha fatto fino ad oggi,come si è
mosso verso la politica, prima ha
cercato di non mettersi contro
berlusconi,dopo di non contrastare Prodi,oggi spara a zero,nessuno dei due va bene.
Parole senza senso,ma di chi vuol dire guardate ci sto io.
Il prossimo 27 maggio si vota in alcuni comuni….. le parole che sento dai
nuovi candidati sono sempre le stesse….DOBBIAMO RISANARE I DANNI
FATTI DALLA PRECEDENTE AMMINISTAZIONE.Sembra trovarci in ogni tornata elettorale sull’orlo dell’abisso.
Auguri Motezemolo, pensa alle tue aziende e poi goditi la pensione che non sarà misera.
Il 25 Maggio 2007 alle 10:03 R&S-Mediobanca: le aziende italiane? Nani tra giganti multinazionali » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] “Basta con i processi alle imprese”. E ancora: “Le imprese hanno fatto la loro parte e continueranno a farla; la ripresa è merito loro”. Così, nel suo intervento all’assemblea annuale, il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo. Ma che peso hanno le aziende italiane tra le multinazionali di tutto il mondo? La risposta è nell’indagine di R&S-Mediobanca. E non è una risposta positiva: delle 335 multinazionali di tutto il mondo, solo una ventina è made in Italy, perché da noi il mondo produttivo continua a basarsi soprattutto sulla piccola e media impresa e le grandi aziende, quelle con un fatturato superiore ai 2 miliardi di euro, rappresentano una quota esigua del tessuto produttivo nazionale. Il rapporto contrappone la sparuta pattuglia tricolore (soltanto Eni, Fiat, Telecom ed Enel con l’acquisto di Endesa hanno dimensioni paragonabili alla concorrenza estera) alla tendenza globale verso la crescita, anche e soprattutto in termini di valore aggiunto dei prodotti. È proprio questa, sostiene lo studio, la chiave per mantenere alti i margini di guadagno e competere sui mercati mondiali: al contrario, le imprese italiane hanno preferito puntare sul taglio dei costi e sulla delocalizzazione. Inoltre, nel nostro Paese c’è ancora “troppo Stato” nell’economia: le multinazionali a controllo pubblico contano per il 46,3% del fatturato totale. Così, la classifica mondiale è guidata da Toyota, con 207,6 miliardi, seguita da DaimlerChrysler: ma incalzano i grandi gruppi petroliferi, come Royal Dutch (175) e ExxonMobil(166). [...]
Il 25 Maggio 2007 alle 11:06 peppino ha scritto:
Bravo Monte, fonda anche tu un partito, che in Italia ce ne sono troppo pochi! Un grande partito che non stia nè con la destra incapace nè con la sinistra pasticciona ma al centro, un graaande centro guidato da te con… con chi? Ah, con Casini, Mastella e Rutelli?
E’ questo il nuovo che avanza?
Il 25 Maggio 2007 alle 17:03 Amministrative: quando il gioco si fa duro, i politici cominciano a tremare » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Messa per un po’ tra parentesi l’opa di Luca di Montezemolo sulla politica prossima ventura, Cdl e Unione si concentrano su un appuntamento molto più pratico e immediato, le amministrative di domenica 27 e lunedì 28 (ballottaggi 10-11 giugno). [...]
Il 1 Giugno 2007 alle 16:51 Colaninno jr: no a Monti, sì a Montezemolo » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] È dura fare un convegno una settimana dopo l’intervento di Luca di Montezemolo. Direi che il presidente vi ha rubato la scena. Io direi di no. Il tema delle riforme, che dà il titolo al convegno di Santa Margherita, è sempre stato al centro dei nostri discorsi. E poi sono iniziative che facciamo con e dentro la Confindustria. Sarà, ma una volta i giovani erano l’ala movimentista della Confindustria. Un ruolo che, con Antonio D’Amato prima e con Montezemolo adesso, vi hanno rubato i grandi. Come presidente mi sembra di aver movimentato parecchio. Nel 2005 abbiamo ribadito il valore dell’impresa familiare quando tutti la incolpavano di essere un fattore di crisi. Poi abbiamo rilanciato l’importanza della governance, e quindi della responsabilità dell’impresa, che vuol dire fare, oltre che chiedere. I maligni dicono che si parla di voi due volte all’anno, in coincidenza con i vostri convegni di Capri e Santa Margherita. E pensare che lei voleva eliminarli… Ma come, se siamo sempre in tv… Anzi, sono stato il loro più strenuo difensore, perché i due convegni sono un appuntamento fondamentale del nostro dibattito. C’è chi ha accusato Montezemolo di avere omesso dalla sua relazione ogni accenno autocritico alla categoria. Provvederà lei nel suo discorso di Santa Margherita? Abbiamo sempre fatto autocritica, se necessario ne faremo ancora. Ma non bisogna esagerare, se no diventa masochismo. Comunque cercherò di accontentarla. Da industriale, qual è il peggior difetto degli industriali? L’innamoramento totale verso l’impresa, che può condurre a qualche errore nella gestione. È un problema emerso con particolare evidenza negli ultimi cinque anni. Due domande in una: tendenza Montezemolo (impresa che fa politica) o tendenza Sergio Marchionne (impresa lontana dalla politica); e che cosa pensa degli industriali che scendono in campo? Da leader dei giovani non ho dubbi che fare impresa e sentirsi ceto dirigente non vuol dire confinarsi dentro i cancelli dell’azienda. L’industriale è un cittadino, e come tutti i cittadini ha diritto di impegnarsi per il bene della cosa pubblica. Dia serenamente un voto al governo e uno all’opposizione. Darei un 6 al governo, che è la media fra alcuni voti alti dei riformisti e voti molto bassi della sinistra antagonista. All’opposizione darei un 7 pieno. Mi sembra tonica pur nelle sue diverse articolazioni. Chi salvate del governo oltre a Pierluigi Bersani, di cui siete da sempre degli estimatori? Sicuramente Massimo D’Alema, che ha interpretato molto bene la politica estera del nostro Paese. Poi Linda Lanzillotta, il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e Giovanna Melandri, che per i giovani non si è mai tirata indietro. Famiglia o Dico? Totalmente per la famiglia. Senza se e senza ma. D’accordo con quello che ha detto Mario Monti sul fatto che le banche sono un potere occulto? No, io la questione la vedo in positivo. Le imprese e l’economia del mondo hanno bisogno di forti aggregazioni bancarie, su questo non ci piove. Il resto è una derivata, secondaria e soprattutto temporanea. [...]
Il 18 Giugno 2007 alle 13:59 Scalate & politica: indignazione bipartisan, danni solo a sinistra » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Prima Unipol, Consorte ed i “furbetti del Botteghino”. Poi Antonveneta e Rcs, con l’arrivo alla ribalta (straripante, com’è nel suo stile) di Stefano Ricucci. Imbarazzi che dai ds si propagano al centrodestra, visto che vengono tirati in ballo personaggi come Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Pier Ferdinando Casini. Segue indignazione bipartisan: un po’ il mutuo soccorso evocato alcuni giorni fa. C’è da dire che alle intercettazioni si sono aggiunti i verbali degli interrogatori (di Ricucci), e ai verbali le interviste, le precisazioni, le marce indietro, sempre dello stesso immobiliarista romano. Insomma, sinceramente il quadro non è chiaro, i politici - sinistra e destra - sospettano che dietro l’ondata di rivelazioni ci sia una strategia mediatica, ovviamente ordita da quelli che dovevano essere i bersagli delle scalate di due estati fa: poteri forti industriali ed editoriali. Ma queste sono interpretazioni, anche legittime, che solo la conclusione delle indagini potrà confermare o smentire. Nel frattempo nel campo politico si fanno i conti di chi esce ammaccato, chi indenne, chi addirittura rafforzato. Perché in realtà, dietro la compatta levata scudi dei partiti, c’è anche un bel po’ di cinismo. Cominciamo dall’Unione. L’epicentro restano i Ds, dove i sospetti di Massimo D’Alema e dei suoi sono sempre più puntati su Walter Veltroni. Il sindaco di Roma non nasconde più di voler scendere in campo, intanto per la leadership del Partito democratico, dopo per l’investitura a candidato premier. Ma se si tenessero le primarie a tempi brevi, Veltroni non potrebbe parteciparvi perché dovrebbe lasciare il suo super-panoramico ufficio al Campidoglio. In questo caso il favorito resterebbe, nonostante tutto, Romano Prodi. Terzo nome, Francesco Rutelli. Non ha chances di guidare il Pd (gli mancano i voti e il potere), potrebbe però costituire un tandem con Veltroni. E dunque: Veltroni e Rutelli su, D’Alema e Fassino giù, Prodi stazionario. Ma in subbuglio c’è tutta la sinistra massimalista. Da lì vengono parole gravi contro la commistione tra politica e finanza che emerge dal gossip giudiziario di questi giorni. Siccome questo gossip non risparmia Prodi ed il suo stretto collaboratore Angelo Rovati (finito nell’occhio del ciclone per lo scontro con Tronchetti Provera sul dossier Telecom), Rifondazione e dintorni ne approfittano per prendere le distanze pure dal premier. Può essere un motivo in più per sganciarsi dal governo, una tentazione sempre più forte nella sinistra radicale. Ed il centrodestra? Silvio Berlusconi e Gianni Letta vengono tirati in ballo da Ricucci, che prima dice poi smentisce. Il coinvolgimento per la verità è minimo: solo qualche generico incoraggiamento ad andare avanti nella scalata alla Rcs. Il Cavaliere e il suo fedele braccio destro negano tutto, Ricucci fa marcia indietro, su loro come su Casini. Evidentemente i sospetti restano. Se i ds danno la sensazione di aver fiancheggiato attivamente l’assalto di Unipol alla Bnl, il centrodestra pare solo interessato ad avere al Corriere della Sera azionisti più malleabili, mentre le due scalate appaiono collegate. Così come interesse verrebbe manifestato da Prodi e Rovati. Gli effetti collaterali sono minori. Per quanto riguarda Prodi, c’è il dato inoppugnabile che un anno fa, a scalata sventata, il Corriere si schierò con Prodi, una decisione che fece molto discutere ma solo sul piano politico-editoriale. Quanto al Cavaliere e ai suoi, l’elettorato di centrodestra non si è mai mostrato particolarmente sensibile alle eventuali commistioni tra politica e affari. Se Berlusconi ad un certo punto ha dato a Ricucci una pacca sulle spalle, rispetto al conflitto d’interessi si tratta pur sempre di un bruscolino. Dunque, per ora e salvo sorprese future, i problemi restano quasi tutti nel campo della sinistra. Anche se per D’Alema, Berlusconi continua ad avere un occhio di riguardo. [...]
Il 22 Giugno 2007 alle 14:55 Montezemolo contro Veltroni? Duello glamour, ma non si farà » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Luca di Montezemolo contro Walter Veltroni? Sarebbe una sfida elettorale molto glamour, quasi quanto quella tra Nikolas (e Cecilia) Sarkozy e Ségolène Royal. Gli elementi ci sono tutti: il rinnovo generazionale, una sorta di kennedismo che non guasta mai, l’appartenenza illuminata ai rispettivi schieramenti, destra e sinistra; anche le buone maniere che però non dimenticano i colpi bassi. Soprattutto ci sarebbe l’abbandono della politica ideologica a favore della politica, diciamo così, immaginifica e onirica: “Facci sognare”, stavolta detto però non ad un banchiere ma a dei candidati. Eppure è difficile, anzi quasi impossibile che questa rappresentazione vada in scena. Perché Montezemolo, nonostante la sua gran voglia di politica, quasi certamente non potrà essere il candidato del centrodestra. Il passaggio dalla Confindustria e dalla Fiat alla campagna elettorale per la guida del Paese sarebbe troppo repentino e lo esporrebbe a troppi rischi, il primo dei quali, nonostante la sua indubbia popolarità, è l’insuccesso. Eppure Montezemolo continua ad occuparsi di politica, e lo fa ormai con lo stile di chi vuol mettere i pedi nel piatto. Dopo la strigliata all’assemblea confindustriale di fine maggio, diretta in particolare al governo, stavolta ha attaccato frontalmente i sindacati. Con un linguaggio tanto politicamente scorretto quanto esplicito e a suo modo efficace. “Rischiano di rappresentare sempre più la pubblica amministrazione e i fannulloni” ha detto Montezuma, non trascurando neppure il governo “che ha come mestiere quello di creare problemi agli imprenditori”, e distribuendo pure un pizzicotto al centrodestra “che dovrebbe fare meno propaganda e avere un progetto politico”. E dunque? Il Montezuma-pensiero sembra adattarsi alla perfezione ad un altro esponente del centrodestra: Pier Ferdinando Casini. Con il leader dell’Udc, Montezemolo ha una lunga consuetudine e amicizia, secondo i bene informati è stato un suo elettore e sostenitore nel 2006. Altrettanto un altro industriale che di Montezemolo è socio e amico, Diego Della Valle. Ecco: mentre da soli Casini e Montezemolo hanno poche chances, l’alleanza tra i due (alla quale potrebbero unirsi altri esponenti dell’imprenditoria e del mondo economico, in testa Mario Monti) qualche chance ce l’avrebbe. Soprattutto di imporsi, a destra, a Silvio Berlusconi. Già, perché la discesa in campo di Veltroni pone il Cavaliere di fronte a un dilemma. Il sindaco di Roma, una volta accettata la leadership del Partito democratico, potrebbe avere l’interesse ad andare alle urne al più presto, nel 2008, per non farsi logorare dal governo Prodi e dagli inevitabili problemi che nasceranno con il premier. In questo caso è praticamente certo che si troverebbe di fronte ancora una volta Berlusconi, e gli altri aspiranti del centrodestra dovrebbero adattarsi. Montezemolo, il cui mandato confindustriale scade nel maggio 2008, dovrebbe fare da spettatore; per non parlare della presidenza Fiat. Discorso diverso se Veltroni, com’è probabile, puntasse ad elezioni nel 2009, magari per cercare di recuperare al centrosinistra qualche consenso, e soprattutto per accreditarsi al Nord, dove quello del Campidoglio non è un biglietto da visita irresistibile. Tra due anni Berlusconi sarebbe meno forte di oggi, qualcosa nei sondaggi potrebbe girare in senso diverso, insomma ci sarebbe più tempo per riaprire i giochi in tutto il centrodestra. In questo quadro l’operazione Montezemolo ci starebbe tutta. Sarebbe il simbolo ed il king maker, se non il candidato, di un’Italia produttiva e di successo, soprattutto al Nord, e sia per Casini, sia anche per Gianfranco Fini, averlo al proprio fianco rappresenterebbe un bel valore aggiunto. Certo è che il presidente della Confindustria, che sta per compiere 60 anni, non ha intenzione di abbandonare quella scena che è convinto di calcare molto bene, e di cui è molto innamorato. [...]
Il 2 Agosto 2007 alle 15:04 Le nozze di Casini e i guai dell’Udc al tempo dei Mele » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] E meno male che in autunno si sposa Pierferdy: allora sulle nozze tra il leader dell’Udc e Azzurra Caltagirone non potrà più gravare lo strascico della storiaccia di Cosimo Mele, il deputato del più cattolico dei partiti italiani che si è fatto beccare con due squillo (forse anche droga) nell’hotel Flora di via Veneto. Così come saranno dimenticate le spassose dichiarazioni con cui Lorenzo Cesa, segretario Udc e fedelissimo di Pier Ferdinando Casini, ha accolto le dimissioni di Mele: “La solitudine dei parlamentari è una cosa seria, bisognerebbe incentivare i ricongiungimenti familiari”. Un’esternazione che non solo ha mandato fuori dai gangheri lo stesso Casini, ma che può, in tempi di antipolitica, far precipitare il gradimento dell’Udc (in calo secondo tutti i sondaggi) e costituire l’ideale coronamento di un annus horribilis. Già, perché il caso Mele avrebbe potuto essere archiviato come un normale episodio di sesso e potere, All’onorevole piacciono le donne, un classico della commedia sexy all’italiana , se non venisse dopo una lunga serie di disavventure giudiziarie e delusioni politiche. L’indagine del pm John Woodcock sugli intrecci tra affari, massoneria e Udc a Livorno. Quella, probabilmente più grave, del procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris sull’uso di finanziamenti comunitari, che vedrebbe coinvolti, oltre a collaboratori di Romano Prodi e politici di sinistra, lo stesso Cesa ed esponenti dell’Udc calabrese. Gli strascichi delle vecchie indagini sull’Udc siciliana. E, su un diverso terreno, il fallimento della candidatura di Alfredo Meocci a sindaco di Verona (dove ha poi trionfato il leghista Flavio Tosi). Nonché le disgrazie dello stesso Meocci quale ex direttore generale Rai: degradazione a caporedattore e rinvio a giudizio per i consiglieri di viale Mazzini che ne approvarono la nomina. L’elenco potrebbe continuare: per esempio con il commissariamento del segretario veneto Settimio Gottardo, fautore di una secessione ai danni di Forza Italia, e forse si risalirebbe a quel 2 dicembre 2006, quando la Cdl portò in piazza a Roma 1 milione di persone e Casini riuscì a radunarne al Palasport di Palermo poco più di 10 mila. Tutte cose che da tempo alimentano una fronda interna a sua volta insufflata, sostengono nello staff dell’ex presidente della Camera, da Silvio Berlusconi e dintorni. Fatto sta che anche il caso Mele fa dire a Carlo Giovanardi, capo della minoranza filo Forza Italia: “È tempo che nell’Udc si apra una riflessione molto seria, al centro e in periferia, sui metodi di selezione della classe dirigente e sui suoi comportamenti”. In realtà, non c’è in ballo solo qualche bravata notturna o qualche intrallazzo di periferia. C’è una scelta strategica, quella di restare all’opposizione ma puntando a un terzo polo centrista, che finora si è rivelata deludente. I tempi in cui sembrava dover nascere un nuovo illuminato partito moderato, con Casini, Mario Monti e Luca di Montezemolo, sembrano davvero lontani. Ne ha preso atto amaramente anche Bruno Tabacci, l’esponente Udc che con più lucidità e onestà ci aveva puntato: “Non c’è nulla da fare, gli italiani vogliono Berlusconi e Walter Veltroni”. Anche in Francia l’esperimento centrista di François Bayrou non è andato molto meglio. E ora nel centrodestra attendono con fredda benevolenza il ritorno a Canossa di Casini e dei suoi: “L’Udc? Non ha senso farne a meno” dice il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto “tra noi e loro ci sono in comune dei valori”. Insomma, meno male che si sposa Casini. Nonostante i propositi di una cerimonia riservata, sarà probabilmente un evento politico e mediatico. La lista degli aspiranti invitati comprende già Montezemolo, Berlusconi, potrebbe esserci pure Veltroni. Una festa: ci voleva. [...]
Il 16 Febbraio 2008 alle 20:24 Uno per tutti, tutti per Montezemolo. Lui annuisce ma da che parte sta? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Yes, we can”. Si può fare, anzi si deve. Un altro governo, certo, ma soprattutto cementare nuove alleanze per resistere ad un sistema elettorale in grado di punire anche i più forti. Tessere le fila della politica da dietro le quinte e lasciare nel dubbio gli aspiranti premier fino all’ultimo secondo. Così Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, procede spedito e chiarisce: “In politica non scendo”. [...]
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