
Secondo la procura militare la strage di Nassiriya si poteva evitare e per questo tre generali italiani sono stati rinviati a giudizio.
Valutare se la base dei carabinieri fosse adeguatamente protetta o meno è semplice. Semplice rispondere No, considerata la facilità con la quale il camion con 300 chili d’esplosivo ha raggiunto l’ingresso della base. Va però considerato che le due basi dei carabinieri poste sui due lati del fiume Eufrate erano rimaste le uniche postazioni italiane in città dopo il ritiro di tre avamposti dell’Esercito che ne garantivano la protezione. Nonostante gli avvertimenti dell’intelligence per il rischio di attentati, la natura stessa del lavoro dei carabinieri a supporto della polizia locale richiedeva la presenza in città mentre l’unica misura che avrebbe dato garanzie contro attacchi suicidi era la chiusura al traffico delle strade circostanti e di uno dei tre ponti sull’Eufrate. Un provvedimento che avrebbe certo creato problemi con la popolazione.
Difficile quindi parlare di colpe dal momento che, specie contro la minaccia terroristica, nessuna misura protettiva è risultata finora risolutiva come dimostrano gli attentati contro le basi Usa in Iraq e Afghanistan. Certo l’attentato del 12 novembre raggiunse l’obiettivo di far ritirare tutti gli italiani dalla città e sette mesi dopo i guerriglieri sciiti poterono così occupare i ponti di Nassiriya costringendo gli italiani a combattere ben tre battaglie in città.

- Giovedì 24 Maggio 2007
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 24 Maggio 2007 alle 21:02 gilix2 ha scritto:
il procuratore capo della procura militare di Roma dovrebbe vergognarsi dell’azione demagogica e pubblicitaria intrapresa contro i generali della missione in Iraq .
Ma d’altra parte riflette specularmente la mentalità giustizialista della procura civile italiana.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.