“Continuiamo a farci del male”: Michele De Palma, 31 anni, responsabile dell’area movimenti del Prc, è furibondo. Manca poco al No Bush No War day (il presidente Usa verrà a Roma il 9 giugno) e i pacifisti italiani non riescono a trovare pace. Né unità: ad accogliere George W. Bush a Roma ci saranno due manifestazioni diverse, due piattaforme diverse, diversi slogan, partecipanti, obiettivi.
Inutile l’appello di Rossana Rossanda, Dario Fo, Alex Zanotelli. In piazza del Popolo contro Bush ci sarà un “cantiamogliele e suoniamogliele” promosso da Fiom (qui il documento in .pdf) e Arci, Libera e Un ponte per, Rifondazione e Pdci, insieme agli americani “critici” che vivono in Italia. Da piazza della Repubblica a piazza Navona sfilerà invece un corteo più radicale: un pezzo di Rifondazione, Sinistra critica, i centri sociali, i Cobas, i trotzkisti. La spaccatura è profonda. Ma “non per ragioni estetiche, perché il corteo ci piace più della piazza” avverte Salvatore Cannavò di Sinistra critica, deputato ribelle del Prc. I motivi sono “squisitamente politici”.
In piazza del Popolo si griderà “Bush, ora basta”. Si dirà “no alla base Dal Molin, alle basi Usa, alla militarizzazione, alle armi nucleari, agli F35, allo scudo missilistico”. Ma i toni antigovernativi saranno bassi. Mentre al corteo gli slogan colpiranno “la guerra globale permanente di Bush” e “l’interventismo militare del governo Prodi”. “Non si può manifestare contro il militarismo Usa e poi mascherare, come a Kabul, le responsabilità italiane”: ecco Vauro, portavoce di Emergency.
Che confusione! La Fiom a fianco dell’Arci, in piazza, e il suo leader Giorgio Cremaschi al corteo. Il presidio Dal Molin, contro la base Usa di Vicenza, sarà al corteo; il coordinamento dei comitati sarà in piazza. “Il Pdci sarà in piazza compatto” giura Manuela Palermi, capogruppo al Senato; Rifondazione è divisa. Anche Francesco Caruso, che sfilerà con i centri sociali, è scontento: “Questa divisione è una forzatura politichese”.
Di qui? Di là? Un caos. I senatori pacifisti Franco Turigliatto (ex Prc) e Ferdinando Rossi (ex Pdci) saranno al corteo, il verde Angelo Bulgarelli andrà “da una parte e dall’altra”. Paolo Cento si asterrà, ma vigilerà “affinché non si verifichino repressioni feroci come a Napoli nel 2001″.
L’imbarazzo di molti è palpabile. No Bush, ‘na fatica.
- Venerdì 1 Giugno 2007

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Commenti
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Il 1 Giugno 2007 alle 17:47 TARIVORTO ha scritto:
Tutti esibizionisti che daranno il meglio di se sotto i riflettori della ribalta mediatica internazionale, che inevitabilmente segue Bush.
Tutta gente che di pacifico non ha niente perchè sono in guerra perenne contro gli USA, il liberalismo e la Democrazia, a “prescindere”.
Tutta gente che, all’indomani di tali manifestazioni anti Bush e anti USA, non si accorgerà se migliaia o milioni di persone vengono uccise nel mondo, magari proprio da coloro che difendono con tanta convinzione.
Tutta gente, in definitva, incapace d’avere una vera coscienza Democratica, Liberale e…Pacifica.
Li si può definire in due soli modi: OPPORTUNISTI E IPOCRITI.
Il 6 Giugno 2007 alle 15:01 Corrado Buccieri ha scritto:
Dove si va domenica a ballare?
A casa di Luca, e sabato sera a casa di
Michele,no sabato è festa, allora tutti
in piazza….
Viene Bush,dove si va tutti a Roma,per
i perditenpo,quale altra occasione
migliore per far casino e divertirsi?
Il 2 Luglio 2007 alle 17:27 Polizia piena di debiti: una grana per Manganelli » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’equipaggio di una volante della questura di Roma si ferma a un distributore convenzionato e fa il pieno di carburante. L’agente consegna la solita carta di credito (sulla quale l’amministrazione accredita il denaro) e scopre che non contiene più soldi: tocca a lui anticipare i 43,19 euro della benzina. L’episodio di qualche giorno fa è una goccia nel mare di problemi che da tempo la polizia deve affrontare: carenza di fondi, mezzi vecchi o insufficienti, l’annosa questione del riordino delle carriere. Temi che Antonio Manganelli, destinato ad assumere l’incarico di capo della polizia il 2 luglio, conosce bene essendo stato il vicario di Gianni De Gennaro negli ultimi anni; e che ritroverà sul tavolo con rinnovata urgenza appena incontrerà i rappresentanti sindacali. “Il sistema sicurezza non regge più” sbotta Oronzo Cosi, segretario del Siulp, il maggiore sindacato di polizia, che rilancia un tema spinoso. “Occorre una ristrutturazione che coinvolga anche Carabinieri e Guardia di finanza: non è più possibile che tutti facciano tutto”. Questione quasi insolubile: Manganelli dovrà soprattutto ottenere più fondi, perché è difficilissimo dividere i compiti tra forze dell’ordine. I tagli delle ultime leggi finanziarie, per la Polizia, portano a 10 milioni il debito per la benzina, oltre ai 40 necessari per il 2007; a 100 milioni il debito per le telecomunicazioni; a 480 milioni (comprensivi anche delle caserme dell’Arma) quello per affitti non pagati. E servirebbero ogni anno 70 milioni per la manutenzione dei mezzi. Filippo Saltamartini, segretario del Sap, aggiunge un’altra nota di dolore: “Il cambio al vertice è nel segno della continuità, ma il punto è: come si arriva ai posti di comando? Come si percorrono i gradini della carriera interna? Il governo Berlusconi aveva lasciato 120 milioni per avviare finalmente il riordino delle carriere: sono spariti. Intanto, grazie ai contratti del pubblico impiego, il personale civile scavalca i poliziotti”. La nomina di De Gennaro a capo di gabinetto del ministro dell’Interno ha irritato i prefetti, che non hanno mai visto di buon occhio i poliziotti che ottengono la loro qualifica. E insistono nel chiedere un ruolo più incisivo: “Sicurezza non è solo ordine pubblico, ma anche collaborazione con gli enti locali. La nostra esperienza è utile perché lo Stato interagisca con comuni e province” spiega Claudio Palomba del Sinpref, uno dei sindacati dei prefettizi. Manganelli dovrà anche far da tramite con il governo per testimoniare il malumore di chi va in piazza a prendere botte e sputi. Franco Maccari, leader del Coisp, è netto: “Così come avviene per i reati allo stadio, chiediamo per tutte le manifestazioni di ordine pubblico l’arresto differito di 36 ore. Non è possibile che durante la visita di George Bush un reparto abbia dovuto subire di tutto senza poter reagire e che chi li ha assaliti possa godere dell’impunità anche dopo la fine dell’emergenza. Il capo della Polizia dev’essere come un ’sindacalista’ e difendere i suoi uomini”. [...]
Il 16 Agosto 2007 alle 17:05 Legge Biagi: la quarta volta del governo contro se stesso » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Hai voglia a chiamarla Unione. E non è solo una battuta buona per l’opposizione di centrodestra. È un dato di fatto, noto anche al popolo che il 28 aprile 2006 ha portato al governo Romano Prodi. Che da allora ha dovuto più volte scontrarsi con la difficoltà di governare una coalizione così composita e variopinta, con l’ala radicale della sinistra che gli ha sfilato contro almeno tre volte. E che per l’autunno (il 20 ottobre prossimo) si prepara a una quarta mobilitazione. Niente male per una coalizione che governa da poco più di un anno. Il 17 febbraio scorso, a Vicenza, migliaia di persone sfilarono per dire no all’ampliamento della base americana. Quando il premier invitò ministri e sottosegretari della sinistra massimalista a non manifestare “contro il governo”, ebbe, come per ripicca, la piazza invasa dal mare magnum del popolo della base: la Cgil, i No Tav, l’associazionismo cattolico e laico, pax Christi, Emergency, i boy scout, gli ambientalisti, i centri sociali, i Disobbedienti. I partiti della sinistra radicale erano defilati, per una volta non protagonisti, ma c’erano eccome. Soprattutto dopo che Fausto Bertinotti, presidente della Camera ma vero leader di Prc, buttò lì: “Se non avessi responsabilità istituzionali andrei senz’altro al corteo”. Poi venne il 12 maggio 2007. Quello del Family Day fu un successo per Savino Pezzotta e tutti i cattolici italiani (soprattutto quelli al governo). Allora in piazza, a urlare la loro idea di famiglia “normale” e ad affossare i Dico, c’erano i ministri Clemente Mastella, Giuseppe Fioroni e un nutrito gruppo di onorevoli della maggioranza. Le 700 mila persone di piazza San Giovanni fecero impressione soprattutto di fronte ai piccoli numeri di Piazza Navona, dove radicali, socialisti, laici ed esponenti della sinistra radicale si erano dati appuntamento per la giornata del Coraggio Laico. Insomma, una vera e propria crisi di famiglia tra i ministri di Prodi… Neanche un mese dopo, il 9 giugno, mentre il Professore stringeva la mano al presidente Usa George Bush, per le strade di Roma andava in scena il No Bush No War day, con ben due manifestazioni diverse. In piazza del Popolo c’erano “quattro gatti” per l’happening di Fiom, Arci, Libera, Un ponte per, Rifondazione e Pdci. Da piazza della Repubblica a piazza Navona sfilava invece un corteo più numeroso fatto dai “duri e puri”: un pezzo di Rifondazione, Sinistra critica, i centri sociali, i Cobas, i trotzkisti. “Non è un corteo contro Prodi, ma contro le politiche dell’amministrazione statunitense”, si giustificò allora il Prc. Come a dire: questa è la democrazia, bellezza. E la democrazia passa per la piazza: un luogo politico su cui la sinistra sta perdendo il controllo e la sua anima, di lotta e di governo. Una bella lotta è prevista anche per il prossimo 20 ottobre, quando sostenitori e denigratori della legge Biagi si divideranno nelle piazze con due manifestazioni contrapposte. Tradotto? L’ennesima divisione tra membri dello stesso esecutivo. Da una parte la sinistra radicale, che chiede a gran voce (ora che sta cadendo nell’Unione il paravento della condanna al deputato no-global Francesco Caruso per le sue accuse a Marco Biagi e Tiziano Treu, definiti “assassino”) di cambiare radicalmente la legge che porta il nome del giuslavorista ucciso dalle br. Dall’altra chi la difende dagli attacchi, con i radicali in prima fila. L’iniziativa è partita dall’economista Giuliano Cazzola (qui il suo intervento su Panorama.it), presidente del comitato di difesa della legge Biagi, e ha ricevuto il plauso di Emma Bonino, ministro per le Politiche Europee che già per la questione delle pensioni aveva rimesso nelle mani di Romano Prodi il proprio mandato. In realtà, lei non ci sarà, ma Marco Pannella e gli esponenti della rosa nel pugno sì. E così il centrosinistra si ritroverà ancora spaccato nella guerra delle piazze. Il 20 ottobre anche buona parte dell’opposizione manifesterà in favore della legge Biagi. Ci saranno Forza Italia, Lega e l’Udc di Pier Ferdinando Casini. Ma a rimettere di nuovo in agitazione il Professore è l’ennesima divisione tra riformisti e radicali della propria squadra: “Questa maggioranza ha una sola ragione per stare insieme ed è il rispetto del programma”, sostiene il capogruppo del Prc al senato Giovanni Russo Spena, che detta così l’avvio dell’offensiva dell’ala radicale dell’Unione per spostare a sinistra il programma della coalizione nella speranza di riconquistare la base delusa dell’elettorato. I Ds e i Dl, zitti e in imbarazzo, assistono al dibattito e non muovono un dito. Anche se dietro i riflettori, si sta già mettendo mano a una modifica della legge. Ad annunciarlo è proprio il ministro del lavoro Damiano in un’intervista a Radio popolare: sullo staff leasing, uno dei punti più criticati dalla sinistra, “una commissione esaminerà questa forma di lavoro nell’ambito di quello che dice il programma dell’Unione”. Il tentativo del ministro è quello di disinnescare la miccia del 20 ottobre: “Non si può stare al governo e manifestare contro il governo di cui si fa parte: è una grave contraddizione”. Frasi che per ora non sembrano nemmeno scalfire chi da sinistra scenderà in piazza. E che oggi ha una sola grande preoccupazione. Come è meglio chiudere la mobilitazione? Classico corteo con comizio in un tripudio di bandiere rosse e striscioni (come vorrebbe Prc) o “un happening, un concerto”, uno ‘Young day’ (come lo definisce Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente e leader dei Verdi) per provare a parlare un linguaggio diverso, a comunicare coi giovani sul modello del 1° maggio sindacale? [...]
Il 1 Marzo 2010 alle 18:08 Arriva Bush, Roma città blindata. Tra cortei e agenti speciali - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Dalle 16 un corteo pacifista contro Bush e la guerra in Iraq sfilerà per il centro di Roma, esattamente come un anno fa. In piazza della Repubblica si sono radunati i partecipanti al corteo “No war” [...]
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