Pari e patta: Visco e Speciale via dalla Finanza

Vincenzo Visco, viceministro dell'Economia
Il viceministro Vincenzo Visco, con una lettera a Romano Prodi, ha rimesso la delega sulla Guardia di Finanza (mantenendo tutte le altre). Contemporaneamente, però, il capo della Fiamme Gialle Roberto Speciale diventa componente della Corte dei Conti e il generale Cosimo D’Arrigo, attuale sottocapo di stato maggiore della Difesa, passa alla guida della Guardia di Finanza.

Pari e patta, si potrebbe dire: finisce con questa decisione il consiglio dei ministri straordinario, durato una mezz’ora, convocato dal premier per disinnescare, prima della discussione di mercoledì 6 giugno in Senato, le tensioni sulla vicenda delle presunte pressioni del viceministro nell’inchiesta Unipol. Tensioni che facevano rischiare al governo un voto contrario di Palazzo Madama, visto che anche da ampie parti della maggioranza e da parte del ministro Di Pietro erano pronte mozioni in grado di far traballare il governo.
Ad annunciare la svolta, al termine di una giornata frenetica, è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta. La delega lasciata da Visco è stata avocata, temporaneamente, dal titolare dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Che in una dichiarazione alla stampa ha salutato con “grandissimo rispetto” il collega invitandolo “a guardare avanti” e ribadendogli la sua “totale fiducia”. Stima e “fiducia” che gli ha espresso anche Prodi.

Il generale Cosimo D'Arrigo, nuovo comandante della Guardia di Finanza
Il nuovo comandante della GdF, Cosimo D’Arrigo

Commenti

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Il 1 Giugno 2007 alle 21:25 robiusa ha scritto:

TRovo la cosa rivoltante. Prima Visco, sdegnosamente, affermava cher mai e poi mai avrebe rimesso la delega. E’ proprio vero, cosa non farebbero per la propria poltrona. Prodi poi e’ vergognoso/ Spero proprio che il prossimo premier del PD sia Veltroni, lui almmeno (sembra) e’ una persona seria non un buffone come quto premier

Il 2 Giugno 2007 alle 13:01 occhiaperti ha scritto:

Pari e patta per niente! Speciale ha fatto solo il suo dovere di galantuomo e ha mostrato coraggio mettendosi contro l’arroganza del potere esercitata dal ministro Visco. Deve Speciale essere punito per questo? Se lo sarà, l’Italia dimostrerà sempre di più di essere una repubblica delle banane con una classe politica spregevole (non posso dire da terzo mondo perchè offenderei il terzo mondo. Resta ancora da capire perchè Visco voleva allontanare chi stava indagando sulla faccenda Unipol…

Il 2 Giugno 2007 alle 15:15 kkkk ha scritto:

Popolo non di sinistra, non sottovalutate Prodi. E’ un po’ bollito, ma e’ un rospo pericoloso, sa mordere e sa osare. E’ un uomo di potere puro, senza ideali, e sa vivere nei compromessi. Va combattuto, perche’ lui non ha programmi veri se non mantenere il potere. Non ha ideali. Ora ha salvato Visco, e ne ha fatto un suo schiavo, guardate come gli scodinzola attorno. Prodi cadra’, fatto fuori dagli stessi che lo hanno assunto, cioe’ le sinistre, quando si saranno stancati di lui, della sua incapacita’ di rappresentare un disegno politico vincente: non si vincono le elezioni con le faccie incazzate ed i giochi di corridoio. Hanno assunto un sicario e si ritrovano uno che vuole fare il padrone! Prodi cadra’ qust’anno, tra il 20 Novembre ed il 20 di Dicembre, sulla legge finanziaria ed i casini derivanti dal PD post 14 ottobre.

Il 2 Giugno 2007 alle 15:23 kkkk ha scritto:

Aggiungo una nota alla mia del 2 giugno delle 15:15. Ho commentato in modo sbagliato l’assenza di D’Alema al Consiglio dei Ministri del 1 Giugno, quello in cui si sono limitati i poteri di Visco e si e’ sostituito il Generale Speciale.
D’Alema non c’era perche’ non voleva esserci. E neppure Rutelli c’era. Entrambi hanno fatto lavorare il mercenario, e loro ben lontani dal luogo del delitto. Attento Prodi! Sei davvero bollito? La hai letta bene la storia? Ti sta sfuggendo qualcosa?

Il 2 Giugno 2007 alle 17:13 Blarasin ha scritto:

La soluzione che il Governo ha trovato per il “caso Visco” è l’ennesima dimostrazione del “regime” che Prodi sta tentando di instaurare, in parte riuscendovi (veduta di breve periodo).
Infatti credo che in nessun altro paese democratico accada che di fronte ad tacita ammissione di responsabilità sul caso Gdf (la remissione della delega lo è)ci si limiti trasferire solo la singola delega. Visco doveva andarsene a casa per sempre perchè non rappresenta un esempio di correttezza istituzionale. E con questa manovrina da quattro soldi anche Prodi ha messo un mattoncino ulteriore la sua dipartita. E D’Alema e Rutelli questo lo sanno.

Il 3 Giugno 2007 alle 8:15 kkkk ha scritto:

Blarasin, sono d’accordo con te. Solo che quanto e’ avvenuto non denota mancanza di democrazia, ma - peggio - di serieta’, di statura. Un vice ministro e’ stato punito (vuol dire che qualche colpa ce l’ha) e viene non mandato a casa, ma sgridato, come i bambini a scuola. Prodi e’ fatto cosi’, bacchetta, come il maestro i bambini, il pastore le pecore: e’ un uomo da grandi disegni. E poi e’ un po’ bollito ultimamente, perche’ bacchettare si puo’, ma meglio in privato. Cade Prodi, cade, non ce la fa, non ce la fa proprio. Si vede dalla faccia, e’ sempre serio, non ride piu’. In effetti, ha ben poco da ridere.

Il 3 Giugno 2007 alle 9:59 bepiro ha scritto:

Ma perché si continua a dare tanto rilievo e quindi importanza a un tizio come Prodi che è assolutamente il signor nessuno! Un modesto professore di Bologna che non credo abbia fatto molto felici i suoi allievi visto che non sa parlare e spiegarsi decentemente, figuriamoci insegnare. Un tizio preso in prestito dalla politica, tirato fuori dai cassetti della sinistra DC perché serviva appunto un signor nessuno non troppo pericoloso, un tizio che ha assaporato le gioie del potere e della visibilità, gli sono tanto piaciute e ci si è abbarbicato come l’edera. Ha pure provato a dire qua comando io! Lui ci crede. Ridicolo. Lo lasciano fare per ora. Ma resta un signor nessuno che verrà cestinato appena non avranno più bisogno del paravento. Io non starei troppo a fare analisi e controanalisi sui suoi comportamenti, sulle cose che dice (quelle poche volte che si capisce cosa dice) o che scrive, perché veramente si dà eccessiva importanza al niente.
Lo ignorerei prestando invece attenzione ai veri signori del centrosinistra, i vari D’alema, Marini, Bertinotti, Veltroni. Quelli almeno meritano attenzione, Prodi va solo ignorato.

Il 5 Giugno 2007 alle 12:41 Caso Visco: Bertinotti allarma Prodi perché Padoa-Schioppa intenda » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Ma perché sul caso Visco proprio Fausto Bertinotti, non solo leader di Rifondazione e presidente della Camera, ma punto di riferimento della sinistra massimalista, denuncia che “su certe cose occorre informare con la massima chiarezza l’opinione pubblica”, una critica neppure tanto implicita a Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa? Pochi credono che al Senato, sull’affaire Vincenzo Visco-Roberto Speciale, blocchi della maggioranza si alleino con l’opposizione per mandare a casa il governo. Tanto meno che lo faccia la sinistra radicale - da Rifondazione ai Verdi - che finora ha manifestato sostegno a Visco. Ma il malessere di questa fetta dell’Unione è consistente, e Bertinotti ha in qualche modo anticipato i tempi. Alle ultime amministrative Rifondazione ha avuto un 3%, ben al di sotto ai buoni risultati ai quali era abituata. E se singoli candidati vicini al partito, così come dell’area di Fabio Mussi, sono andati bene all’Aquila e Taranto, i consensi nei confronti dei vertici sono in netta diminuzione. Ed i vertici, a loro volta, manifestano vistosi segni d’inquietudine. I motivi sono soprattutto tre. Primo: la linea economica di Tommaso Padoa-Schioppa, che è anche esposto sul caso Speciale, ed è per questo che Bertinotti lo chiama in causa (assieme a Prodi) accusandolo di scarsa trasparenza. Contro TPS gli esponenti di Rifondazione, dei Verdi e dei Comunisti italiani si erano già scagliati dopo le elezioni siciliane; lo fanno di nuovo con le amministrative. “Con lui le perderemo tutte” commenta il verde Paolo Cento (che di TPS è anche sottosegretario). Il secondo motivo è il timore che la nascita del Partito democratico tagli fuori l’estrema sinistra dai giochi politici futuri. Il terzo è rappresentato dal referendum, e in subordine da una nuova legge elettorale che penalizzi i partiti minori. In pratica che sottragga loro quel diritto di veto sul quale hanno abbondantemente campato di rendita. Ecco perché il caso Visco è solo un test: i rischi veri si avranno, probabilmente, sulle pensioni, sul tesoretto e sul Dpef, il Documento di politica economica (qui l’ultima versione dell’anno scorso) che deve stabilire a chi e come andranno le future risorse. Un documento che porterà appunto la firma di TPS. [...]

Il 5 Giugno 2007 alle 14:07 Caso Visco-Speciale: il generale sbatte i tacchi. E la porta in faccia a Prodi » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Sbatte i tacchi, da buon militare. Ma sbatte anche la porta, il generale. Due volte: prima dice no all’incarico alla Corte dei Conti, poi fa sapere di non avere intenzione di “ricorrere al Tar. Mi sento violentato”. I passi ufficiali, l’ormai ex comandante della GdF Roberto Speciale, li compie tutti: in una lettera indirizzata “a chi me lo aveva proposto”, cioè il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, ha fatto sapere che non accetterà l’incarico presso la Corte dei Conti. Mentre al presidente della Commissione Difesa Sergio De Gregorio, il generale ha detto: “Non voglio dare l’impressione di volermi svendere per un piatto di lenticchie. Nemmeno l’ultimo degli italiani deve pensare che io voglia restare abbarbicato ad una poltrona…”. Speciale avrebbe potuto far ricorso al Tar contro la decisione presa dal Consiglio dei ministri, che lo ha destituito dal’incarico venerdì scorso, ma al senatore il generale spiega: “Mi sento come se mi avessero violentato, non mi hanno dato neanche l’onore delle armi…”. Dal punto di vista politico, intanto, l’attesa del dibattito parlamentare, mercoledì 6 al Senato, si fa sempre più rovente. Vuoi perché la Procura di Roma ha chiesto al Comando della GdF copia della corrispondenza (estate 2006) tra il viceministro dell’Economia e l’ex comandante generale delle Fiamme Gialle. Vuoi perché dalla maggioranza provengono critiche e dubbi, in grado anche di mettere in crisi il governo. Apre le danze, il presidente Fausto Bertinotti che teme “ricadute politiche molto pesanti“. Mentre il Guardasigilli Clemente Mastella pensa che “al Senato la maggioranza debba presentare una mozione di solidarietà con la GdF”. In tutto ciò, il quotidiano Il Giornale pubblica un’altra lettera del viceministro diessino a Roberto Speciale, datata 16 marzo 2007, nella quale l’esponente della Quercia chiedeva al generale delle Fiamme Gialle di “confrontarsi con l’autorità politica” per la nomina del capo e sottocapo di Stato maggiore. La tesi del quotidiano diretto da Belpietro è netta: in barba alla regole che assicurano solo un potere di indirizzo, il viceministro dell’Economia cercò di influenzare le decisioni sull’organigramma della Guardia di Finanza. [...]

Il 6 Giugno 2007 alle 16:25 dr.gionni ha scritto:

Se un Generale ha servito lo Stato con zelo e dedizione, mi sembra fuori luogo che un Vice Ministro o Ministro, possa decidere autonomamente di disattivarlo.

Che motivo poteva esserci?? Di certo ce ne saranno stati ed è vergognoso che una Nazione come l’Italia venga comandata da un Ministro che, oggi c’è e dopo 24ore non c’è più.

Si parla spesso di conflitto di interessi ma… questo che cos’è??
Peccato che ho 67anni!! Avessi 30anni in meno chiederei asilo politico in un posto fuori da questa baraonda.

Il 6 Giugno 2007 alle 16:55 Visco in bilico tra nuovi veleni. Che coinvolgono D’Alema » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Riuscirà il governo a superare indenne il dibattito al Senato sul caso Visco? Voto previsto intorno alle 22: nell’attesa, tiene banco un’altra vicenda, in parte collegata allo scontro tra il viceministro e la Guardia di Finanza. Si tratta dei sospetti e dei veleni sul coinvolgimento dei vertici dei Ds (in particolare di Massimo D’Alema) in due partite finanziarie degli anni scorsi, la scalata alla Telecom di Roberto Colaninno e l’assalto alla Bnl ad opera di Unipol. Sulla prima vicenda, il quotidiano La Stampa, in una ricostruzione completa dei fatti di questi giorni, pubblica estratti di un rapporto della Kroll, la più grande agenzia investigativa privata americana, che per conto (pare) della Telecom di Marco Tronchetti Provera indagò su alcune operazione brasiliane di Colaninno. A un certo punto si legge: “Fonti d’intelligence italiana indicano che il fondo brasiliano Inepar ha movimentato somme per l’allora primo ministro D’Alema, che fu interessato alle attività Telecom”. Due righe vaghe quanto a provenienza e attendibilità, ma che hanno scatenato una furibonda reazione della direzione della Quercia. Il suo comitato esecutivo si è riunito stamani in tutta fretta e ha approvato questa nota: “Non sono esistiti, né esistono conti bancari esteri ascrivibili, direttamente o indirettamente, ai Democratici di Sinistra o ai loro dirigenti nazionali. Si tratta di una calunnia contro la quale agiremo in ogni sede, a cominciare da quella giudiziaria”. E lo Stesso Massimo D’Alema definisce “spazzatura” quanto pubblicato da La Stampa. Ma non solo. Clementina Forleo, giudice delle indagini preliminari di Milano che ha investigato sulle scalate bancarie di due estati fa ha stabilito che non sono più sottoposte a segreto le telefonate (73 in tutto ) tra gli indagati e sei parlamentari: i diessini D’Alema, Nicola Latorre (stretto collaboratore del presidente della Quercia) e Piero Fassino, e gli esponenti di Forza Italia Grillo, Cicu e Comincioli. Ovviamente sono le prime tre conversazioni a suscitare la maggiore curiosità nel mondo politico. La decisione della Forleo ha spiazzato il “palazzo”: gli organismi istituzionali delle Camere avevano previsto di riservarsi la decisione se liberalizzare le intercettazioni quando gli atti fossero stati inviati in Parlamento. In concreto: da domani, più probabilmente dalla prossima settimana, ciò che si sono detti l’ex numero uno dell’Unipol Giovanni Consorte e il numero uno ds Massimo D’Alema, nel pieno della scalata alla Bnl, potrà diventare una nuova bomba pronta ad esplodere nella sinistra. Oppure rivelarsi un bluff. [...]

Il 8 Giugno 2007 alle 16:51 Padoa-Schioppa: Speciale impresentabile. E allora perché promuoverlo? » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Sarà per farsi sentire, nel caos di una lunga e calda seduta a Palazzo Madama sulla vicenda Visco-Guardia di Finanza, che il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha usato parole dure, durissime, presentando il suo dossier sul Generale della Gdf, Roberto Speciale. Per difendere l’operato del proprio viceministro Vincenzo Visco, per dipingere il comportamento dell’ormai ex comandante, per giustificare la sua rimozione dal comando delle Fiamme Gialle, Padoa-Schioppa ha scelto questi termini: mancanza di lealtà nei riguardi dell’autorità politica, gestione personalistica della Guardia di Finanza con l’attribuzione di “decine di encomi”, un comportamento non leale nel nascondere le lettere della procura di Milano che chiedevano informazioni, l’inadeguatezza nello scegliere i collaboratori, un tentativo, in sostanza, di trasformare la Guardia di Finanza in un corpo separato. Il piglio con cui il titolare di via XX Settembre ha letto il documento di 22 cartelle - messo a punto dagli uffici del viceministro Visco e depositate in Aula - ha spiazzato tutti. Un atteggiamento battagliero quello sfoderato da Padoa-Schioppa, che ha dovuto difendersi nell’arena di Palazzo Madama, dov’è sceso solo, senza il sostegno del premier Prodi. Sia come sia, davanti a una tale ricostruzione dei comportamenti ascrivibili a un ufficiale a servizio dello Stato, ci sono tre domande che restano senza risposta. [...]

Il 13 Giugno 2007 alle 16:10 Speciale va, ma D’Arrigo non viene: chi comanda alla Finanza? » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Chi è il comandante generale della Guardia di Finanza? La domanda non è retorica e la risposta quindi non è ovvia né scontata. Dopo la rimozione dell’attuale comandante Roberto Speciale, decisa dal Consiglio dei ministri su proposta del responsabile dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. E dopo il dibattito con relativo voto di fiducia in Senato in cui lo stesso ministro ha ribadito che era venuto meno il rapporto di fiducia che legava il governo all’alto ufficiale e dopo, infine, la trasmissione dell’atto di nomina del successore nella persona del generale Cosimo D’Arrigo, in un paese normale non ci sarebbero dubbi. Ma evidentemente anche in questa circostanza l’Italia si dimostra un caso a sé. [...]

Il 6 Luglio 2007 alle 12:22 Oltre il caso Visco: finanzieri in rivolta » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Riaffidare le deleghe sulla Guardia di finanza al viceministro Vincenzo Visco? Il governo potrebbe farlo, è una sua prerogativa. Ma devono avere ben chiaro che per noi finanzieri in questo momento l’obiettivo più importante è ritrovare la serenità che ci è stata tolta, per tornare in fretta a lavorare al meglio negli interessi della collettività, contro l’evasione fiscale e contro i reati economici. Per questo ci permettiamo rispettosamente di suggerire all’esecutivo il massimo di cautela e sensibilità prima di prendere qualsiasi decisione che potrebbe provocare altre lacerazioni e suscitare altre polemiche”. Eliseo Taverna, Daniele Tisci, Raffaele Dalessandro e Salvatore Trinx, delegati del Cocer delle Fiamme gialle, l’organismo di rappresentanza dei finanzieri, in questa intervista a Panorama si augurano che il Far West sulla Finanza finisca al più presto. E suggeriscono: “Se invece che una rappresentanza militare fossimo stati un sindacato, come chiediamo da tempo, avremmo avuto gli strumenti e la forza per bloccare sul nascere queste bruttissime vicende”. Il vostro ex comandante, il generale Roberto Speciale, dopo essere stato rimosso e attaccato pesantemente in Senato dal governo, ha annunciato querele contro il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e il capo del governo, Romano Prodi. Che ne pensate? Era un suo diritto e l’ha esercitato, anche se è difficile ritenere che un’iniziativa del genere, senz’altro anomala, contribuisca a riportare serenità all’interno del corpo. Non pensate che uno dei presupposti per la riconquista della serenità sia l’accertamento rigoroso dei fatti? Questo aspetto ci interessa molto, naturalmente. In Senato il ministro Padoa-Schioppa ha parlato di separatezza del corpo e di favoritismi fatti dall’ex comandante: roba grave. Se la mossa di Speciale favorisse davvero quella chiarezza che chiediamo, allora potrebbe risultare utile. State dicendo che Speciale con quell’iniziativa si sta procurando un autogol? Sarebbe così se fossimo convinti che il nostro ex comandante ha davvero agito male. Il governo ne è convinto e Speciale, comprensibilmente, lo nega, mentre noi non abbiamo i mezzi per accertare alcunché; spetta ad altri. Noi abbiamo chiesto a suo tempo al comandante Speciale con una delibera formale la pubblicazione dell’elenco degli encomi solenni concessi. È importante? Sì, perché con quel sistema si possono costruire le carriere favorendo alcuni ufficiali a danno di altri. Gli encomi sono una prerogativa del comandante e nessuno la vuole mettere in discussione, ma sarebbe opportuno che fosse esercitata in piena trasparenza e nel rispetto dei regolamenti. La risposta qual è stata? È stata avviata la procedura di pubblicazione degli encomi, a partire purtroppo dai più lontani nel tempo. Se avessimo avuto i poteri di un sindacato, probabilmente sarebbe andata in modo diverso. È molto importante per voi diventare un sindacato? È importante per tutti gli oltre 60 mila finanzieri e per la collettività. Se un anno fa, quando è cominciata questa brutta storia con l’annuncio degli avvicendamenti degli alti ufficiali di Milano, ci fosse stato un sindacato in grado di intervenire tempestivamente, non saremmo precipitati in questo caos. A che punto è la vostra richiesta per il sindacato? In alto mare, purtroppo, e oltretutto il progetto di riforma in discussione alla commissione Difesa del Senato non va nella direzione sperata. [...]

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