
Il piede che tamburella nervoso sul granito della “Sala attesa bagagli” non sa cosa si nasconde dietro le quinte del nastro trasportatore. La testa, al massimo, dopo mezz’ora di snervante attesa, immagina scenari apocalittici di valigie aperte e beni personali trafugati. Come da cicliche cronache aeroportuali.
Ebbene, dietro le tende plastificate del serpentone nero c’è solo un esercito di precari. Lavoratori stagionali aeroportuali, con contratti da due a 12 mesi, poco motivati, pagati 500 euro al mese, costretti a sostenere i costi di selezione e sottoposti a un corso che, a sentir loro, più che formarli li terrorizza. Loro, in questo caso, sono i ragazzi appena usciti da uno dei 27 corsi annuali (15 persone alla volta) di formazione per O.u.a.: l’acronimo di Operatore unico aeroportuale e la sostanza di scaricatore di (aero)porto. In pratica, la persona addetta al carico, scarico e smistamento di bagagli e alla pulizia di bordo.
Mario (il nome è di fantasia) è uno di loro: sta per essere assunto a tempo determinato ad Alitalia Airport, una consociata della maggiore compagnia aerea italiana, e ad assumere il suo piccolo ruolo di responsabilità nel delicato meccanismo aeroportuale. “A fronte di un corso di soli 13 giorni, ci viene chiesto un lavoro di alta specializzazione” racconta. “Il corretto smistamento delle valigie e la conta, infatti, non è cosa facile e tutto deve svolgersi in qualsiasi condizione climatica e sotto la pressione dovuta ai minimi scarti di tempo tra l’arrivo e la partenza di un aeromobile, a volte solo dieci minuti”.
Un lavoro che, in teoria, se non viene svolto con precisione, potrebbe comportare molti disagi: “Se durante l’operazione di carico o scarico, nell’avvicinamento del nastro all’aereo, per esempio, avvenisse anche un minimo contatto, cosa non inverosimile visti i carichi di lavoro e le tempistiche troppo ridotte, l’aereo dovrà essere sottoposto a verifica” continua Mario. “Ciò, spesso, causa i ritardi”.
Per non parlare dello smistamento dei bagagli: “Al corso ci viene detto che se un bagaglio sottoposto a dogana salta il controllo per un errore, allo stagionale sarà imputato il reato penale di importazione illegale e omesso controllo doganale” continua Mario. Insomma, la condizione stagionale, e quindi temporanea, di questi lavoratori (il 30 per cento della forza lavoro impiegata da Alitalia Airport) non è certo una garanzia di sicurezza.
Non la pensa così la compagnia aerea: “Questo lavoro è uno dei più semplici tra le mansioni esistenti in aeroporto” spiega Riccardo Raimondi, amministratore delegato di Az Airport. “Naturalmente è richiesta attenzione nel suo svolgimento, secondo i canoni della normale diligenza. Comunque, il personale, stagionale o no, può essere soggetto al massimo alle sanzioni disciplinari previste dal contratto di lavoro”. E dello stesso avviso è il rappresentante sindacale degli Oua Alitalia, Luigi Fiore (Fit-Cisl): “Beh, parliamoci chiaro: mica è un lavoro per il quale ci vuole la laurea…”.
Chi sta davanti al nastro trasportatore, continui ad avere pazienza: chi non sa se il mese successivo lavorerà ancora, non può avere dalla sua esperienza e specializzazione.
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- Sabato 2 Giugno 2007

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Commenti
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Il 3 Giugno 2007 alle 21:10 kkkk ha scritto:
Ma scusate gli altri, francesi, americani, eccetera, che magari alla fine col trasporto aereo ci guadagnano anche, come fanno?
Abbiamo per hostess le discendenti delle aristocratiche romane, per piloti i discendenti del tripalluto Bartolomeo Colleoni, e poi ci imputtaniamo coi ragazzini?
Perche’ l’Italia non chiede di essere ammessa all’ONU, alla EU, G8 eccetera nella sezione “abelinati”?
Magari li’ facciamo anche bella figura.
Dobbiamo metterci in testa che Giulio Cesare ed i suoi colleghi erano “romani”, e noi siamo “italiani”, che gia’ allora significava seconda categoria. Grillo!!! Beppe, dove sei?
Il 4 Giugno 2007 alle 11:51 sandra.masoncelli ha scritto:
Grande articolo. E non c’è molto da sorprendersi se uno di questo morti di fame da 500 euro al mese (come diavolo si fa a sopravvivere con 500 euro al mese?) poi si mette a rovistare nei bagagli altrui, per la disperazione.
Il 4 Giugno 2007 alle 12:21 ermete_di_fraia ha scritto:
Mi viene un dubbio: ma se gli aeroporti non funzionano sarà mica colpa dei manager strapagati che li gestiscono?
Il 4 Giugno 2007 alle 14:51 Pelush ha scritto:
In aeroporto il ricorso al precariato è solo ed unicamente una pessima soluzione ad un preesistente problema: ovvero il pessimo rendimento di coloro che hanno preceduto l’ondata di precari che ora svolge la parte più dura del lavoro negli aeroporti.
Purtroppo, sempre acusa degli antichi privilegi di cui godeva il settore del trasporto aereo, le società di gestione perdono soldi nel settore dell’handling. La conseguenza di questa pessima situazione è il precariato come unica forma di controllo sul rapporto costi/benefici dei singoli lavoratori.
Le società di handling piuttosto che accollarsi il rischio di assumere persone che non possono più licenziare nel momento in cui non sono più profittevoli preferiscono assumersi i rischi d’impresa dovuti ad accidentali danneggieamenti da aprte di personale non esperto.
Purtroppo questa è la prassi ovunque nel mondo dove il lavoro più disagevole, anche in aeroporto, è assegnato a personale più debole, spesso straniero.
Il 6 Agosto 2007 alle 9:42 Fiumicino, giorni da incubo per i viaggiatori » Panorama.it - Italia ha scritto:
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