
Siamo alla seconda rivoluzione informatica: dopo quella dell’hardware (un computer in ogni ufficio), quella del software collettivo: è aumentato al 67% il numero dei Ministeri e degli enti centrali che utilizza programmi a codice aperto (open source). Ovvero, non tutelati da diritto d’autore, che non si acquistano, ma si scaricano, si scambiano e si sviluppano liberamente. Ora il fenomeno si sta diffondendo tra gli enti locali, con lo scopo di creare programmi informatici che rispondano ad esigenze specifiche, come la gestione del personale o l’archiviazione di informazioni.
Il primo obiettivo è quello di risparmiare: sui programmi open source non prevedono un costo per licenze o spese per aggiornamenti. Nel 2005 lo Stato (pdf) ha pagato 420 mila euro per hardware e software, e 474 mila euro soltanto per applicativi.
L’ultimo progetto arrivato al Cnipa, Consorzio nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, è quello di Riva del Garda (in Trentino): comune e aziende private hanno sviluppato insieme Pypapi, un software per la gestione informatica della documentazione. Il programma ora è online e può essere scaricato da chiunque. Il risparmio rispetto al software proprietario non è solo economico: “Chi utilizza open source accede ad un prodotto che risponde a esigenze specifiche e può modificarlo. Se fosse un programma proprietario, invece, i tempi sarebbero più lunghi e gli utenti difficilmente parteciperebbero allo sviluppo” sottolinea Carlo Pecchia, consulente del Cnipa.
Le pubbliche amministrazioni che sperimentano il software open source possono raccontare la loro esperienza nella vetrina dell’Osservatorio open source del Cnipa, che raccoglie alcuni casi di studio, per esempio sul pacchetto per ufficio Open Office o sulla creazione di un pdf.
In altre nazioni è già avvenuto un passaggio di massa all’open source: per esempio, in Germania il comune di Monaco e altri enti dell’amministrazione hanno da tempo adottato Linux (pdf). E il Parlamento francese da questo mese adotta Ubuntu, un sistema operativo derivato da Linux, il software creato da Linus Torvalds.
- Sabato 9 Giugno 2007
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Commenti
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Il 11 Giugno 2007 alle 2:41 diggita.it ha scritto:
Libero software in libero Comune, la rivoluzione informatica taglia-spese apre la porta all’open source…
Siamo alla seconda rivoluzione informatica: dopo quella dell’hardware (un computer in ogni ufficio), quella del software collettivo: è aumentato al 67% il numero dei Ministeri e degli enti centrali che utilizza programmi a codice aperto (open source…
Il 11 Giugno 2007 alle 11:06 bugant ha scritto:
Solo una piccola nota. Non e’ vero che il
software Open Source non e’ soggetto a
diritto d’autore: tali software permettono di
avere libero accesso al codice che non implica
la mancanza di copyright.
Il 12 Giugno 2007 alle 10:26 gustaveflaubert ha scritto:
Non si capisce perchè le amministrazioni pubbliche e le aziende non siano ancora passate a Open Office ( http://www.openoffice.org ) che è uguale identico (ripeto: uguale identico) al costoso Office. Con una sola differenza fondamentale: Open Office è completamente gratuito - ripeto: completamente gratuito. Bisogna solo scaricarlo da internet, con l’adsl ci vogliono 5 minuti.
Per aziende e P.A. sarebbe un risparmio enorme. Eppure nessuno ci ha ancora pensato. Potenza del marketing dello zio Bill…
Il 12 Giugno 2007 alle 16:24 luca.delloiacovo ha scritto:
Si, “non tutelati da diritti d’autore” è improprio: per esempio, le licenze creative commons sono una forma di copyright.
Il 13 Giugno 2007 alle 11:09 luca.delloiacovo ha scritto:
Continua il movimento a favore dell’open source nella pubblica amministrazione: il 15 giugno nel comune di Santa Maria La Nova (Napoli) sarà organizzata una manifestazione per sostenere la proposta di legge a favore della diffusione del software libero in Campania. Si parlerà anche di Open Office e di Linux.
Il 17 Giugno 2007 alle 10:13 mgambardella ha scritto:
Caro Dello Iacono, vedo che hai già rettificato, in parte, quanto in precedenza scritto e possibile di errata interpretazione.
Ti ringrazio per la tua professionalità e serietà, ma oramai avevamo preparato una lettera in merito all’articolo, che credo possa essere comunque fonte di ulteriore approfondimento in merito all’argomento trattato.
Non riuscendo a trovare la tua email, ti lascio il link attraverso il quale potrai comodamente scaricarla.
http://www.associazioneomega.o.....mp;gid=224
Colgo l’occasione per augurarti buon lavoro,
Massimiliano Gambardella
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