Scalate bancarie al telefono, D’Alema a Consorte: facci sognare!

[i](Credits: Ansa)[/i]
“Facci sognare! Vai!”: così, con un’espressione destinata ad entrare di corsa tra le frasi cult del gergo politico, Massimo D’Alema risponde a Giovanni Consorte, numero uno di Unipol, che annuncia al leader ds che presto avranno “il 70 per cento della Bnl“.
Siamo in una delle 73 telefonate che il giudice milanese Clementina Forleo ha messo da oggi a disposizione degli avvocati, sia pure con il divieto di registrazione, di scannerizzazione, di fotocopia. Solo appunti, in pratica.
È il luglio 2005, l’estate delle scalate bancarie. Consorte parla con Nicola Latorre, braccio destro di D’Alema, il quale a un certo punto si inserisce nella conversazione. All’entusiasmo dell’attuale ministro degli Esteri, allora presidente della Quercia, Consorte risponde: “È da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni”. E D’Alema: “Va bene, vai!”.
Si tratta fino ad ora del passaggio più scabroso delle intercettazioni. Anche se in un’altra telefonata è il segretario ds Piero Fassino a lasciarsi andare, sia pure con minore slancio onirico. Fassino deve incontrare il presidente della Bnl, Luigi Abete, sotto scalata, e chiede istruzioni a Consorte: “Io non gli dico niente, voglio sapere, voglio solo avere elementi utili per il colloquio”. Consorte: “No, ma ti dico anche quello che puoi dire e non dire, solo questo. Fassino: “Sto abbottonatissimo”. Il manager di Unipol mette Fassino a parte di dettagli considerati “sensibili” dalle leggi sulla borsa: per esempio che si stanno mettendo d’accordo con gli spagnoli del Bbva, fino ad allora controllori della Bnl, mentre non riescono a convincere l’imprenditore Franco Caltagirone a cedere la sua quota.
Ancora, Consorte rivela a Fassino: “Abbiamo il 51,8% di Bnl e nell’operazione ho coinvolto quattro banche cooperative che fanno capo a Stefanini”. In un’altra conversazione, di fronte all’incalzare delle notizie, Latorre cede all’entusiasmo: “Ormai, stamattina a Consorte gliel’ho detto, datemi una tessera perché io non ce la faccio più” dice ridendo. Già, ma con chi parla Latorre? Con Stefano Ricucci, che in quel momento stava scalando assieme a Gianpiero Fiorani, la banca Antonveneta ed il Corriere della Sera.
Da queste prime rivelazioni ne esce il quadro di un vertice diessino costantemente informato della scalata alla Bnl, e non solo a quella, ma all’insieme delle mosse dei “furbetti del quartierino”. Tali mosse sembrerebbero avere una sorta di unica regìa (confermando così i sospetti dei magistrati e di larga parte del mondo politico e imprenditoriale ostile alle scalate).

E, a quanto pare, alquanto partecipe. Dice per esempio Latorre a Ricucci: “Eccolo il compagno Ricucci all’appello. Ormai sei diventato un pericoloso sovversivo. Rosso oltretutto”. Ricucci replica: “Ho preso da Unipol io: tutto, tutto a posto, abbiamo fatto tutte le operazioni con Unipol”. Mentre D’Alema, parlando ancora con Consorte, gli consiglia: “Dobbiamo vederci personalmente, stai attento alle comunicazioni”.

Commenti

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Il 11 Giugno 2007 alle 17:12 Corrado Buccieri ha scritto:

Non so proprio come finirà la storia di
queste scalate.Però mi va di pensare,
perchè poi si dovrebbe affidare la
gestione del TFR a questi furbetti?

Il 11 Giugno 2007 alle 17:41 sandra.masoncelli ha scritto:

Che barba queste telefonate, non si capisce niente. Non si potrebbero leggere anche le email? O quelle non le intercetta nessuno?

Il 11 Giugno 2007 alle 17:59 missvonclausewitz ha scritto:

A ben vedere, questo è un articolo a favore di D’Alema. Non c’è nulla di penalmente rilevante o sbaglio?

Il 11 Giugno 2007 alle 18:48 tonigabba ha scritto:

Immaginatevi se ci fosse stato Berlusconi al telefono con i furbetti. O se fosse stato Tremonti a cacciare i finanzieri. O Martino a bombardare la Serbia. O La Russa ad una manifestazione a favore di Fioravanti e Mambro. O se il problema rifiuti ci fosse in Lombardia o in Veneto. Siete sicuri che la sinistra non troverebbe nulla di penalmente rilevante?

Il 11 Giugno 2007 alle 21:15 linux747 ha scritto:

Massimo!! Masssimoooooooo !!!!!
Da bravo !! su … Dimettiti iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!

Il 12 Giugno 2007 alle 6:58 mauro ha scritto:

Volete vedere che alla fine il mafioso , antidemocratico , capitalista , ladro,
corruttore che si faceva le leggi ad “ personam “ risulta il più onesto

meditate , meditate ragazzi

ciao

Il 12 Giugno 2007 alle 12:22 missvonclausewitz ha scritto:

Intanto il povero Gustavo Selva disoccupato ha aperto una gelateria di fronte a Montecitorio: primo cliente Buttiglione (per la cronaca: un cono straciatella e pistacchio).

Il 12 Giugno 2007 alle 13:36 giove80 ha scritto:

credo che davvero ci sia poco da meravigliarsi,e’ sempre la stessa storia si parla tanto di ingerenza,meritocrazia,conflitto d’interesse ma alla fine ognuno tira sempre l’acqua al proprio mulino…..

Il 12 Giugno 2007 alle 15:01 Dopo le intercettazioni D’Alema-Consorte: pronto, chi paga? » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Che ricadute ci saranno alla prima ondata di intercettazioni che coinvolgono i massimi vertici dei Ds e Giovanni Consorte? Intanto c’è da dire che proprio l’ex capo della Unipol ha spiegato oggi che “siamo solo agli inizi”. Ma già ora si possono prevedere le conseguenze sul governo, sulla sinistra e nei rapporti con l’opposizione. Tutti hanno notato che il centrodestra è stato cauto, cautissimo sulla faccenda. Ipergarantista. È un atteggiamento dettato non solo dal fatto che la vicenda coinvolge anche esponenti del centrodestra (Roberto Calderoli della Lega, Aldo Brancher di Forza Italia, Ivo Tarolli ex Udc e altre 46 persone tra cui il presidente del Palermo Maurizio Zamparini sono accusati di appropriazione indebita in un filone laterale dell’inchiesta Antonveneta), ma soprattutto dal desiderio di non rompere definitivamente i ponti con Massimo D’Alema, una sponda utile per puntare al dopo Prodi. Non solo. [...]

Il 14 Giugno 2007 alle 12:18 Il ds Latorre: non mi butterete giù con una telefonata » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Dal suo sito: Nicola Latorre è nato a Fasano (Br) il 14 settembre 1955. Avvocato, sposato, due figli. Vicepresidente del gruppo dell’Ulivo al Senato e componente della IV commissione - Difesa. Membro della segreteria nazionale dei Democratici di sinistra (Ds) dal 2005. Eletto nel collegio senatoriale di Bari-Bitonto alle elezioni suppletive del 2005 e nel 2006 nella lista dei Democratici di sinistra al Senato. Nel 2000 ha fondato, insieme con Massimo D’Alema e Giuliano Amato, l’Associazione Futura. Capo della segreteria del presidente del Consiglio durante il governo D’Alema dal 1998 al 2000. Latorre, piange il telefono. Nulla di penalmente rilevante, ma molto di simbolicamente imbarazzante. Nessun imbarazzo, io credo che la politica non si debba disinteressare di queste questioni. Semmai sarebbe sbagliato se intervenisse per alterare il mercato, o peggio per trarre dei benefici personali. Cosa di cui non c’è traccia. Ma allora non era meglio giocare alla luce del sole, invece che fare le verginelle che nulla sanno o vogliono sapere? Nelle poche volte in cui sono stato chiamato a esprimermi l’ho fatto. Le ripeto, la politica ha tutto il diritto di interessarsi a ciò che succede in economia e in finanza. E il compagno Ricucci che vuol prendere la tessera del partito? Ho ricevuto una telefonata da Stefano Ricucci: tono e contenuti la dicono lunga sulla natura insignificante di quella conversazione. Allora non è andato al suo matrimonio con Anna Falchi… Ma scherza? Fra l’altro alle nozze non sono neanche stato invitato. Quella di Santo Stefano a cui mi invitava era una festa cittadina che viene sponsorizzata da lui, dove di solito chiama varie autorità. Al di là del compagno, dal tono delle conversazioni sembrava che tra lei e Ricucci ci fosse una certa familiarità. Ma no, era il periodo in cui alcuni giornali l’avevano definito compagno, dunque si accreditava avesse rapporti con il nostro partito. Era quando Massimo D’Alema fece quella intervista in cui disse che Ricucci in fondo non aveva la rogna? No, credo fosse dopo. Ma non mi faccia domande da pubblico ministero. Beh, sono mestieri un po’ simili. Anche i giornalisti, nel loro piccolo, indagano. E Piero Fassino che non ci capisce nulla? L’ho detto per tagliare corto, non era assolutamente irriverente. Anzi, era un modo per proteggere il mio segretario, per dire che non c’entrava niente con queste operazioni finanziarie. Ammetta almeno che il “Facci sognare” di D’Alema a Giovanni Consorte è un po’ eccessivo. Lei conosce D’Alema e sa benissimo che lui è uno che fa del sarcasmo la forma retorica del suo discorso. Dunque è così che bisogna leggere quell’esortazione. Del resto tutto il tono della conversazione era ironico. Lo so perché io vi ho assistito per intero, visto che D’Alema l’ha fatta col mio telefono. E le giuro che invece era molto serio nel dire che bisognava rispettare le regole e le domande poste dagli organi di controllo. E gli amici milanesi di cui il presidente dei Ds fa menzione con Consorte chi sono? Visto che c’ero le traduco il senso di quella frase. D’Alema voleva dire: adesso l’operazione Unipol su Bnl incontra resistenze, ma se andrà in porto alla fine sarà accettata anche da quegli ambienti finanziari milanesi che ora sono scettici verso chi è considerato un parvenu della grande finanza. Tutto qua. E l’”Attento alle comunicazioni” con cui avverte Consorte di essere intercettato? Questa è fantastica, peccato manchi un pezzo che lei potrà trovare leggendo tutta l’intercettazione. D’Alema dice: “Attento alle comunicazioni agli organi di controllo”, non si riferisce alle comunicazioni telefoniche intercettate. È un invito al rigore. E poi le pare uno così ingenuo da dire una cosa simile se avesse saputo che la conversazione era intercettata? [...]

Il 14 Giugno 2007 alle 15:37 orziuncola ha scritto:

il carretto passava e buttiglione gridava “gelatiiiii”…

Il 15 Giugno 2007 alle 15:49 Caso Unipol-Ds: tira aria di mutuo soccorso » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] C’è aria di mutuo soccorso intorno all’affaire Unipol. Il centrodestra, e Silvio Berlusconi in particolare, non sembrano voler strumentalizzare le telefonate tra Giovanni Consorte ed i dirigenti Ds. Anzi: si moltiplicano i segnali di distensione, anche minimi, tra il Cavaliere ed i leader diessini. Ieri Berlusconi all’Assemblea della Confartigianato che fischiava l’intervento di Pier Luigi Bersani, è andato a sedersi accanto a Piero Fassino e, al termine, ha stretto la mano al ministro delle Attività produttive «per il coraggio mostrato». [...]

Il 18 Giugno 2007 alle 13:59 Scalate & politica: indignazione bipartisan, danni solo a sinistra » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Prima Unipol, Consorte ed i “furbetti del Botteghino”. Poi Antonveneta e Rcs, con l’arrivo alla ribalta (straripante, com’è nel suo stile) di Stefano Ricucci. Imbarazzi che dai ds si propagano al centrodestra, visto che vengono tirati in ballo personaggi come Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Pier Ferdinando Casini. Segue indignazione bipartisan: un po’ il mutuo soccorso evocato alcuni giorni fa. C’è da dire che alle intercettazioni si sono aggiunti i verbali degli interrogatori (di Ricucci), e ai verbali le interviste, le precisazioni, le marce indietro, sempre dello stesso immobiliarista romano. Insomma, sinceramente il quadro non è chiaro, i politici - sinistra e destra - sospettano che dietro l’ondata di rivelazioni ci sia una strategia mediatica, ovviamente ordita da quelli che dovevano essere i bersagli delle scalate di due estati fa: poteri forti industriali ed editoriali. Ma queste sono interpretazioni, anche legittime, che solo la conclusione delle indagini potrà confermare o smentire. Nel frattempo nel campo politico si fanno i conti di chi esce ammaccato, chi indenne, chi addirittura rafforzato. Perché in realtà, dietro la compatta levata scudi dei partiti, c’è anche un bel po’ di cinismo. Cominciamo dall’Unione. L’epicentro restano i Ds, dove i sospetti di Massimo D’Alema e dei suoi sono sempre più puntati su Walter Veltroni. Il sindaco di Roma non nasconde più di voler scendere in campo, intanto per la leadership del Partito democratico, dopo per l’investitura a candidato premier. Ma se si tenessero le primarie a tempi brevi, Veltroni non potrebbe parteciparvi perché dovrebbe lasciare il suo super-panoramico ufficio al Campidoglio. In questo caso il favorito resterebbe, nonostante tutto, Romano Prodi. Terzo nome, Francesco Rutelli. Non ha chances di guidare il Pd (gli mancano i voti e il potere), potrebbe però costituire un tandem con Veltroni. E dunque: Veltroni e Rutelli su, D’Alema e Fassino giù, Prodi stazionario. Ma in subbuglio c’è tutta la sinistra massimalista. Da lì vengono parole gravi contro la commistione tra politica e finanza che emerge dal gossip giudiziario di questi giorni. Siccome questo gossip non risparmia Prodi ed il suo stretto collaboratore Angelo Rovati (finito nell’occhio del ciclone per lo scontro con Tronchetti Provera sul dossier Telecom), Rifondazione e dintorni ne approfittano per prendere le distanze pure dal premier. Può essere un motivo in più per sganciarsi dal governo, una tentazione sempre più forte nella sinistra radicale. Ed il centrodestra? Silvio Berlusconi e Gianni Letta vengono tirati in ballo da Ricucci, che prima dice poi smentisce. Il coinvolgimento per la verità è minimo: solo qualche generico incoraggiamento ad andare avanti nella scalata alla Rcs. Il Cavaliere e il suo fedele braccio destro negano tutto, Ricucci fa marcia indietro, su loro come su Casini. Evidentemente i sospetti restano. Se i ds danno la sensazione di aver fiancheggiato attivamente l’assalto di Unipol alla Bnl, il centrodestra pare solo interessato ad avere al Corriere della Sera azionisti più malleabili, mentre le due scalate appaiono collegate. Così come interesse verrebbe manifestato da Prodi e Rovati. Gli effetti collaterali sono minori. Per quanto riguarda Prodi, c’è il dato inoppugnabile che un anno fa, a scalata sventata, il Corriere si schierò con Prodi, una decisione che fece molto discutere ma solo sul piano politico-editoriale. Quanto al Cavaliere e ai suoi, l’elettorato di centrodestra non si è mai mostrato particolarmente sensibile alle eventuali commistioni tra politica e affari. Se Berlusconi ad un certo punto ha dato a Ricucci una pacca sulle spalle, rispetto al conflitto d’interessi si tratta pur sempre di un bruscolino. Dunque, per ora e salvo sorprese future, i problemi restano quasi tutti nel campo della sinistra. Anche se per D’Alema, Berlusconi continua ad avere un occhio di riguardo. [...]

Il 29 Ottobre 2007 alle 10:11 Il pool di Milano tiene d’occhio i derivati » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] di Gianluigi Nuzzi Sui derivati la procura di Milano scalda i motori. E rimette in campo la squadra di pm che ha segnato le vicende economico-giudiziarie degli ultimi anni: dal crac Parmalat, con l’arresto di Calisto Tanzi, alle scalate Antonveneta e Bnl-Unipol. Per questo qualche giorno fa si è tenuta una riunione riservata fra alcuni pm del pool reati finanziari, coordinato da Francesco Greco. All’ordine del giorno tre questioni di strategia processuale. Innanzitutto i pm si sono confrontati sull’eventuale competenza territoriale di una simile indagine. La Italease è ben incardinata, quella sui bond di Regione Lombardia e Provincia di Milano seguita dal pm Alfredo Robledo pure, ma un’indagine a tutto campo comporta rischi. E nessuno vuol arenarsi in inchieste destinate a essere trasferite. Non è infatti detto che Milano abbia la forza procedurale di tenere le redini fino al processo. Il secondo fronte è già più operativo. Riguarda la denuncia che Federconsumatori e Adusbef hanno appena imbucato in procura. I magistrati ne stanno valutando lo spessore per comprendere quale raggio d’azione consenta. Nell’attesa di capire se la Guardia di finanza che sta analizzando i bond emessi dalle istituzioni lombarde permetterà a Robledo di allargare lo spettro investigativo. Al vaglio delle Fiamme gialle, nella sede di via Filzi, sono cinque bond. Anzitutto quello della Provincia da 170 milioni di euro emesso nel 2002 (lead manager Merril Lynch e Dexia; advisor Banca Imi e Cdc Ixis). Per arrivare a quello del Comune con Jp Morgan, Ubs, Deutsche Bank e Depfa. Insomma, prevale la linea della prudenza. Per questo l’apertura della nuova inchiesta vede proprio Francesco Greco come assegnatario. La scelta è maturata durante la riunione, dove lo stesso coordinatore del pool reati finanziari ha sostenuto la linea dell’attesa. Non tanto per la sensibilità dei mercati, la volontà politica di riordinare norme e garanzie, gli allarmi del governatore della Banca d’Italia e le proteste di Alessandro Profumo contro gli articoli di stampa sull’Unicredit. Anzi i fenomeni esterni contano relativamente. In procura si guarda invece ai pochissimi procedimenti giunti a giudizio sugli swap. Si attende l’imminente e incerta sentenza di un processo considerato dagli inquirenti come apripista, destinato a influenzare le prossime scelte investigative. Il 6 dicembre in Corte d’appello sono previste le arringhe conclusive dei difensori di quattro direttori di filiali Unicredit accusati di truffa aggravata sui derivati. Il processo di primo grado si era concluso con il proscioglimento perché il fatto non sussiste dei manager, mentre per un quinto imputato era intervenuta la prescrizione. L’Unicredit aveva tacitato il danno con 1,8 milioni di euro su quasi 8 miliardi di lire richieste dalla parte civile. Tra qualche settimana si capirà quindi se la strada processuale penale merita di essere ampliata. O se hanno ragione quegli avvocati che indirizzano i risparmiatori danneggiati sulla giustizia civile: “Il giudice deve essere specializzato” spiegano in procura. “E c’è un gap informativo che si trasferisce dal rapporto banchiere operatore-cliente a quello bancario imputato-giudice”. [...]

Il 9 Novembre 2007 alle 16:55 Mps-Antonveneta: la sinistra ha tre banche, ma stavolta non lo dice » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Letta in chiave politica sembra un’operazione di finanza rossa: diversa però dal tentativo di due anni fa condotto dall’Unipol di Giovanni Consorte. Quella scalata aveva una forte impronta dalemiana, testimoniata dagli strascichi giudiziari della faccenda. Questa, caso mai, può essere vagamente collocata nel giro veltroniano: con il segretario del Pd simpatizza il presidente del Mps, Giuseppe Mussari, e antidalemiani (nonché anti-Unipol) furono a suo tempo altri sponsor del Montepaschi, a cominciare da Franco Bassanini. [...]

Il 14 Settembre 2009 alle 9:36 Questione morale: Da Sciascia a Berlinguer poi il vuoto | Video Folli ha scritto:

[...] 2005 scambia telefonicamente con l’amico Consorte tutta la sua affezione ed interesse sulla scalata bancaria di Unipol verso la BNL, il tutto in cambio di chissà quale pregiato oggetto del [...]

Il 25 Gennaio 2010 alle 19:58 Bnl-Unipol, Consorte chiama Bersani, D’Alema e mezzo Pd. Come testimoni - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] il processo di primo grado contro lo stesso Consorte e Ivano Sacchetti per la vicenda della mancata scalata della compagnia assicurativa bolognese alla [...]

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