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“È la prima volta che un organo di stampa italiano contatta il nostro ufficio. Eppure è già da alcuni anni che la cocaina sta inondando la regione”. Inizia così, tra sorpresa e disappunto, l’intervista a Antonio Luigi Mazzitelli, da quasi quattro anni Responsabile regionale dell’Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) in Africa occidentale e centrale.
Il sequestro a Milano di 250 kg di cocaina proveniente dal Brasile via Dakar lascia intuire che l’Italia sarebbe al centro di un vasto traffico internazionale di droga che coinvolge l’Africa. È così?
Sì, i segni sono tangibili. Oltre il caso da lei citato, tra febbraio e aprile sono stati effettuati a Malpensa due sequestri di cocaina, circa 15 chili, provenienti dall’Africa occidentale. In entrambi le circostanze, si trattava di corrieri umani, tra cui un cittadino britannico in possesso di otto chili di polvere bianca sbarcato da Dakar. Atri sequestri sono stati poi effettuati su voli charter provenienti da Capo Verde, un paese sino a poco tempo fa centrale nello smistamento della droga. I trafficanti hanno poi la possibilità di sfruttare i collegamenti aerei dell’Alitalia in Senegal, Ghana e Nigeria, tutti noti per la solida strutturazione del crimine organizzato. Detto questo, il caso di Milano ribadisce l’importanza del traffico via container e nave rispetto al trasporto aereo.
Ma come si configura?
Dall’America Latina partono container diretti verso i principali porti commerciali dell’Africa occidentale: Dakar, Abidjan (Costa d’Avorio), Lomé (Togo), Cotonou (Benin), Tema e Takoradi in Ghana piuttosto che Port Harcourt in Nigeria. Lì la droga viene stoccata per poi essere reimbarcata su battelli da pesca e navi di piccolo cabotaggio diretti verso la Spagna e il Portogallo, per poi essere dirottata nel resto del continente europeo, ivi compreso in Italia.
Qual è l’intensità del traffico?
Alta. Il boom africano coincide con il giro di vite imposto attorno al 2003 in Europa sulle tratte aerea e marittime (guarda i grafici, ndr) provenienti dal Sud America. Logica vuole che al rafforzarsi delle misure di sicurezza sarebbe coincisa una diminuzione del traffico di droga. E invece no. Il consumo di cocaina in Europa è in aumento, il che conferma la nuova strategia adottata dai narcos latinoamericani: aggirare i controlli nei porti ed gli aeroporti europei attraverso l’uso di scali africani.
Casi concreti?
Negli ultimi sette mesi precedenti la vicenda mauritana, sono stati sequestrati in Guinea-Bissau 1300 kg di coca. Due settimane fa, la polizia venezuelana ha messo le mani su due tonnellate e mezzo di polvere bianca pronta a partire per la Sierra Leone. Tra il 9 e il 10 giugno scorsi, la marina francese ha bloccato al largo del Golfo di Guinea una nave con a bordo 830 kg di coca proveniente dall’America Latina.
Ci sono possibilità di fermare, o almeno di rallentare questo traffico?
La mancanza di controlli alle frontiere nazionali, il progressivo disfacimento delle amministrazioni pubbliche e la corruzione alimentano il traffico di droga in Africa. La povertà è poi un terreno fertilissimo su cui sguazzano le organizzazioni criminali per reclutare “corrieri umani”. Nel gennaio 2007, ne sono stati bloccati una trentina sul volo Casablanca-Amsterdam. Erano tutti partiti dalla Guinea-Conakry, ormai centrale per il trasporto della droga attraverso i corrieri umani.
Torniamo all’Italia. A Milano è stata sgominata una cosca calabrese coinvolta nel traffico di cocaina transitata dall’Africa. Ci sono i segni di una presenza mafiosa radicata nel continente africano?
È ancora presto per dirlo. Ma di sicuro la mafia ha sempre avuto un occhio di riguardo sull’Africa occidentale. Nel passato riguardava il traffico di rifiuti tossici abbandonati in Sierra Leone. Oggi prevale la droga. Nel 2003, fu arrestato a Dakar uno degli uomini più importanti di Cosa Nostra. Giungeva dalla Costa d’Avorio, nota per essere l’eldorado africano della mafia siciliana e della Camorra.
- Martedì 19 Giugno 2007
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Il 19 Giugno 2007 alle 10:48 Recife-Dakar-Milano solo andata: la nuova rotta della coca sudamericana » Panorama.it – Italia ha scritto:
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