
Part-time e a tempo determinato: l’impiego di Erich Priebke, 93 anni, ex capitano delle SS, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. La sua esperienza di libero lavoratore è durata meno di un giorno.
Ieri mattina l’ex ufficiale nazista, per sfuggire alle contestazioni dei giovani della comunità ebraica romana era arrivato sul posto di lavoro, in sella allo scooter del suo legale. Ma nel pomeriggio il permesso di lavoro, che gli era stato concesso lo scorso 12 giugno, gli è stato revocato, con un decreto firmato dal magistrato militare di sorveglianza di turno, Isacco Giorgio Giustiniani, per la mancata comunicazione alle autorità dei suoi spostamenti per recarsi a lavorare.
Una sospensione stigmatizzata dall’avvocato Giosuè Bruno Naso, uno dei legali dell’ex capitano delle SS: “Mi pare un pretesto - ha detto - sul quale i magistrati si sono gettati con un tempismo e un senso di opportunità eccezionali”.
“Credo che l’unica cosa giusta sia che Priebke torni agli arresti, anche se solo domiciliari”, ha commentato, invece, il presidente della Comunità ebraica romana Leone Paserman. Mentre sullo sfondo resta la domanda, urlata proprio ieri dall’ex deportato Giuseppe Di Porto, con ancora marchiato sul braccio il numero 167988, insieme a circa 100 giovani ebrei, davanti alla casa dell’ex SS: “Se è passato dal carcere ai domiciliari per problemi di salute, come è possibile che possa lavorare?”.
- Martedì 19 Giugno 2007
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Commenti
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Il 19 Giugno 2007 alle 13:34 norahjones ha scritto:
E’ pazzesco: trovano lavoro persino i nazisti di cento anni… e io ancora no!
Il 19 Giugno 2007 alle 17:23 bigstick ha scritto:
Esclamazione un po’ ingenua, caro o cara norahjones: credi forse che in Italia lavoro e carriere siano la conseguenza del riconoscimento del valore morale o intellettuale di un individuo?
Il 21 Giugno 2007 alle 10:26 norahjones ha scritto:
No.
:-)
Il 22 Giugno 2007 alle 15:02 fraccanario ha scritto:
Perche’ solo la comunita’ ebraica si scalda tanto per la concessione del permesso di lavoro a Priebke? Queste persone non sono proprio capaci di perdono e compassione? Appartengono ad una confessione religiosa che si rifa’ alla Bibbia o sono dei senza Dio che aspirano solo a sangue e vendetta: occhio per occhio e dente per dente e’ il loro motto ancora oggi dopo i Lumi, dopo il Beccaria, nel secolo di Madre Teresa e di Giovanni XXIII.
Ma che persone sono e con quale diritto chiedono ed ottengono sempre tutto, solo i loro parenti soffrirono nei campi di concentramento ed alle Fosse Ardeatine? Magari i congiunti delle altre vittime hanno perdonato.
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