Dal (futuro) Pd si alza un coro: Veltroni, scendi dal Campidoglio e facci sognare

Il sindaco di Roma, Walter Veltroni
Accetterà Walter Veltroni di scendere dal cavallo di Marco Aurelio, simbolo del Campidoglio, di abbandonare almeno part-time l’ufficio di sindaco “più bello del mondo” (parole sue) e candidarsi alla guida del Partito democratico? Per convincerlo hanno scomodato perfino la “formula Chirac“, che si candidò alla presidenza francese restando sindaco di Parigi. In realtà non è proprio la stessa cosa: qui, al momento, c’è in ballo il Pd, non (ancora) il governo. Anche se molti sono convinti che Veltroni sia rimasto l’ultimo e unico candidato spendibile dalla sinistra.
A incoraggiarlo è un coro, più o meno unanime, di diessini e margheritini. Tra i quali, dice, lo stesso Massimo D’Alema, che pure sulla leadership del Pd aveva puntato le proprie carte, in particolare quella di Pier Luigi Bersani (in tandem con il prodiano Enrico Letta). “Sono pronto a sostenere Walter” afferma ora D’Alema; eppure nel frattempo per il Pd si è fatta avanti Anna Finocchiaro, capogruppo dell’Ulivo al Senato e dalemiana doc. Per il resto, appunto, è tutto un “prego, si accomodi”. “Mi auguro che Veltroni si candidi alla guida del partito democratico” dice oggi Piero Fassino. “Credo che avrebbe un consenso larghissimo e darebbe una forte spinta alla nascita del Pd”. Ancora più entusiasti i primi commenti dalla Margherita: “Possiamo dire come disse Dante uscendo dall’Inferno: al fine uscimmo a riveder le stelle” azzarda il ministro dell’Istruzione, Beppe Fioroni. Mentre Rosy Bindi, ministro della Famiglia, minaccia: “Se si fa avanti Veltroni mi ritiro io, altrimenti mi candido”. E così via.
Insomma, a sinistra tutti danno per scontato che sia cosa fatta. E in effetti Veltroni dovrebbe sciogliere la riserva tra alcuni giorni. Ma non tutto è ancora chiarito. Il nodo principale è se il capo del Pd diverrà automaticamente anche il candidato premier. E, in questo caso, a chi lascerebbe la guida dei democratici. Perché i ds, e in particolare D’Alema, temono che un Veltroni in corsa per il governo dovrebbe, in virtù della spartizione, lasciare il Pd nelle mani di un margheritino, anzi in quelle di un prodiano. Il che, per i ds già contrari a sedere con i prodiani nello stesso gruppo all’Europarlamento, nonché a mettere in comune il patrimonio del partito, significherebbe in pratica l’estinzione: specie nel caso in cui alle elezioni politiche vincesse il centrodestra. Chi guiderebbe l’opposizione? Ecco perché D’Alema ancora nicchia. Ed ecco perché nella Quercia si fanno molti distinguo tra il leader del Pd ed il candidato a palazzo Chigi.
Ma se alla fine Veltroni scioglierà la riserva, in pratica che cosa accadrà?
Il 14 ottobre verrebbe presumibilmente eletto, in un ticket che vedrebbe come numero due Dario Franceschini, Margherita, capogruppo dell’Ulivo alla Camera. Dopodiché dovrebbe di fatto dare inizio alla campagna elettorale, stando molto attento a che non sia troppo lunga per non logorarsi all’ombra del governo Prodi.
Quindi le elezioni, presumibilmente tra fine 2008 e inizio 2009. Un percorso al termine del quale per Veltroni c’è una sola possibilità: la vittoria. Altrimenti diverrà anche lui un ex.

Commenti

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Il 21 Giugno 2007 alle 0:11 linux747 ha scritto:

Un percorso al termine del quale per veltrone c’è una sola posssibilità: la vitttoria … LA PAROLA D’ORDINE E’ UNA SOLA CATEGORICA ED INEQUIVOCABILE: VINCERE !!!! E VINCEREMO …… ?!?

Il 21 Giugno 2007 alle 8:43 zelda__ ha scritto:

Perchè mai il candidato premier (Veltroni o chi per lui) non potrebbe continuare ad essere leader del partito?

Il 21 Giugno 2007 alle 8:45 persefone ha scritto:

Ma il leader di un partito non dovrebbe essere eletto dalla base? Io, per dire, il PD lo voterei anche, ma Veltroni non mi piace.

Il 21 Giugno 2007 alle 8:53 halibelivuk ha scritto:

Nè si capisce perchè il Veltroni candidato dovrebbe smettere di fare il sindaco di roma. Le due cariche sono incompatibili?

Il 21 Giugno 2007 alle 9:41 Corrado Buccieri ha scritto:

Ma che ha di particolare questo Veltroni
se così bravo,perchè toglierlo da sindaco di Roma?
Se Roma andrà bene senza Veltroni,vuol
dire che anche per il PD ci potrebbe
essere un volto nuovo, o no?

Il 21 Giugno 2007 alle 9:45 ermete_di_fraia ha scritto:

Ma Veltroni non aveva detto che dopo roma mollava tutto e andava in africa?

Il 21 Giugno 2007 alle 11:25 peppino ha scritto:

Non so se Walter sarà un bravo premier, ma di sicuro con lui avremmo un sacco di concerti di Elton John gratuiti!

Il 21 Giugno 2007 alle 16:28 Corrado Buccieri ha scritto:

Allora la Finocchiaro e D’Alema,formeranno un altro partito,e
Prodi farà il vicesindaco di Bologna.

Il 26 Giugno 2007 alle 12:11 Walter e Silvio uniti nella lotta: votare nel 2008 » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] In fondo Walter e Silvio un interesse comune ce l’hanno: andare a votare il più presto possibile, il che significa primavera 2008. Vediamo perché. Per Veltroni, che domani al Lingotto di Torino scioglierà la riserva e si candiderà ufficialmente alla guida del Partito democratico, l’obiettivo vero è ottenere la premiership del centrosinistra e dunque puntare a palazzo Chigi. Per riuscirci deve coabitare il meno possibile come capo del Pd a fianco di Romano Prodi capo del governo. Il rischio di logoramento è evidente, altrettanto il pericolo che l’impopolarità di Prodi faccia colare a picco la popolarità di Veltroni. [...]

Il 27 Giugno 2007 alle 9:18 Blair-Veltroni: il vecchio leader che va, il giovane che viene. Hanno la stessa età » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Oggi a Torino, Walter Veltroni, classe 1955, si candida ufficialmente a guidare il Partito Democratico e, senza che si possa dire per non rendere ancora più traballante il Governo, a sostituire Romano Prodi. Per la prima volta deputato nel 1987 (quando aveva appena 34 anni) con il Pci fu favorevole prima alla svolta di Occhetto per la nascita del Partito democratico di sinistra, poi al progetto prodiano dell’Ulivo. Nel 2001 ha lasciato la segreteria dei Ds e, si fa per dire, la politica nazionale per concentrarsi sulla capitale: è diventato primo cittadino ed è stato riconfermato sindaco l’anno scorso. Peccato che nel marzo 2001 annunciò: “Una cosa ho chiara in mente: alla fine di questa esperienza non voglio nessun altro incarico. Fare il sindaco è il mio ultimo lavoro in politica. Potrei arrivare al 2011. Spero a quel punto di poter andare in Africa”. Ah, benedetta coerenza! Benedetta gioventù! [...]

Il 5 Luglio 2007 alle 14:30 Pensioni, diamo i numeri. Perché Cgil e Prc si battono per pochi a danno di molti » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Ma qual è la vera posta in gioco, in termini di soldi, sulle pensioni? Per esempio, quando Massimo D’Alema (vicepremier e ministro degli Esteri del governo Prodi) dice, rivolto all’estrema sinistra e alla Cgil, “Non abbiamo i soldi per abolire lo scalone, e anche se li avessimo non ce li metteremmo”, a che cosa si riferisce? E a loro volta che cosa e chi difendono Rifondazione e Cgil? Vediamo, sulla base di dati ufficiali della Ragioneria dello Stato e dell’Inps. Centoventinovemilacinquecento: sono i potenziali candidati alla pensione di anzianità nei prossimi quattro anni. Coloro che maturando i requisiti attuali (57 anni di età e 35 di contributi) resterebbero intrappolati dallo scalone Maroni. In media 33 mila l’anno, ma occorre considerare che non tutti scelgono la pensione di anzianità, anzi la maggior parte resta al lavoro fino a circa i 60 anni. Quanto al costo della mancata attuazione dello scalone, esso è stato calcolato dalla Ragioneria dello Stato in due punti del Pil previsto nei prossimi quattro anni: 36 miliardi di euro. Che diverrebbero addirittura 65 nei futuri 10 anni. Ma limitiamoci alla prima cifra: è il totale cumulato, cioè la somma dei risparmi per le casse pubbliche, fino a quando (2011) la legge Maroni andasse a regime. Se tutti i 129.500 interessati optassero dal gennaio prossimo al 2011 per la pensione di anzianità, ne deriva un costo per lo Stato, e dunque per i contribuenti, di 280.000 euro netti a testa: 11 volte il reddito (lordo) della media dei dipendenti italiani. Se invece ci riferiamo alla spesa media annua, l’operazione “abbattete lo scalone” costa dai 7,5 ai 9 miliardi l’anno: la prima cifra se dal 2008 l’età minima salisse a 58 anni, secondo la proposta del governo; la seconda se restasse a 57. Ma questi numeri non tengono conto degli incentivi a restare chiesti dai sindacati. Probabilmente mai una riforma risulterebbe tanto cara in rapporto a così pochi interessati (ai quali certo questi soldi non entrerebbero in tasca). Ma soprattutto mai apparirebbe tanto ingiusta per due categorie di lavoratori. La prima è costituita dagli attuali pensionati al minimo, quelli da 440 euro al mese, a cui il governo pensa di dare un aumento di 40 euro dal 2008 ed una tantum di 350 a fine 2007. I “beneficiari” dovrebbero essere 3,8 milioni per l’esecutivo, e stranamente meno - 3 milioni - per i sindacati, i quali evidentemente mirano a convogliare le risorse sull’operazione scalone. Qui in ballo ci sono 1,3-1,5 miliardi l’anno. La seconda categoria ad essere colpita dall’ingiustizia sono i più giovani entrati da pochi anni nel mondo del lavoro. Essendo il nostro sistema pensionistico a ripartizione (i pensionati sono mantenuti dai versamenti dei lavoratori attivi), quante più pensioni ci sono da pagare oggi, tanto più si riduce la torta per le pensioni di domani. Quanti meno lavoratori attivi ci saranno in futuro, tanto più basse saranno le pensioni. D’Alema tutto questo pare averlo capito. Altrettanto, pare, Walter Veltroni, che ne ha fatto un accenno al Lingotto. E così molti esponenti (da Lamberto Dini a Tiziano Treu) della maggioranza. Quanto al centrodestra, aveva appunto istituito lo scalone. Non si sa che cosa pensi Romano Prodi. La Cgil, al contrario, sembra battersi per quei 129.500 che potrebbero lasciare il lavoro già dal prossimo gennaio. E così Rifondazione. Tra loro, certo, ci sono molti operai sottoposti a turni usuranti. Ma ci sono anche impiegati, dipendenti pubblici, autonomi (il 30% del totale). Domanda: ma ne vale la pena? [...]

Il 6 Luglio 2007 alle 15:30 Per Prodi si scrive pensioni, ma si legge Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] C’è chi dice che ci sia un nesso tra la scesa in campo di Romano Prodi sulle pensioni e la scesa in campo di Walter Veltroni per il Partito democratico (e per la corsa a palazzo Chigi). E che questo nesso avrebbe un doppio obiettivo: complicare la vita a Veltroni e lanciare la candidatura di Enrico Letta, sottosegretario a Palazzo Chigi, prodiano doc, l’uomo che per conto del Professore sta tentando di risolvere il garbuglio dello scalone. [...]

Il 23 Luglio 2007 alle 14:12 Affaire Bnl-Ds: la “solidarietà” di Romano, le preoccupazioni di Walter » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Infine Walter Veltroni. Si è proposto come leader di un partito nuovo suscitando interesse e speranze: ma se la diffidenza investe da subito il Pd e i suoi fondatori, non avrà migliore sorte. Anche Walter dovrebbe chiedere e dare spiegazioni; e, anche se l’affaire Unipol non lo riguarda, dire per esempio in che modo il Partito democratico intende finanziarsi. Non sarebbe un contributo alla trasparenza e un buon argomento contro l’ondata montante di antipolitica? [...]

Il 14 Settembre 2007 alle 19:51 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Dal (futuro) Pd si alza un coro: Veltroni, scendi dal Campidoglio e facci sognare ? C’è un grossolano errore, noi a Roma diciamo spesso: scendi dal Campidoglio e vai a vedere com’è ridotta Roma. Non è tormento o estasi solo tormento.

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