
Colpevole o innocente? No, rinviato ad altra udienza. Si potrebbero riassumere così le conclusioni dell’Indagine sul processo penale (qui una sintesi in .pdf) svolta da Eurispes, Camera Penale di Roma e Fondazione Enzo Tortora. Per la prima volta sono stati raccolti sul campo e analizzati i dati sui motivi reali per cui il principio costituzionale sulla “ragionevole durata” del processo non viene praticamente mai rispettato.
I processi in Italia durano troppo. Tutti lo sanno e tutti ne discutono. Ma le cause dei tempi lunghi della giustizia non sono, come spesso si sente dire, i cavilli legislativi cui gli avvocati si appigliano o l’eccessivo garantismo del sistema. Sono invece, sempre secondo lo studio, molto più banali disfunzioni organizzative e logistiche. Ecco alcuni dati della ricerca: il 69,7 per cento dei processi presi in considerazione non si è concluso con una sentenza, ma è stato rinviato ad altra udienza. Di questi rinvii, il 2 per cento è dovuto al legittimo impedimento dell’imputato e il 3,3 per cento del difensore. Ben il 9,2 per cento è causato dall’assenza del giudice, mentre l’1,8 da problemi pratici (mancanza di un fascicolo, assenza dell’interprete, del trascrittore o dell’aula).
Il 13,4 per cento dei processi è stato rimandato per omessa o irregolare notifica della citazione all’imputato, al difensore o alla parte offesa. A questo va aggiunta la percentuale dei rinvii dovuti a mancata o errata notifica a testimoni e periti: 9,6 per cento. Il 28,9 per cento dei testimoni regolarmente convocati inoltre non si è presentato all’udienza.
In Italia nel 2006 un processo penale è durato in media 240 giorni (meno di quello civile, per cui ne sono serviti ben 902). Il Ministero della Giustizia ha speso nel 2005 10,7 milioni di euro per risarcire i cittadini danneggiati dall’eccessiva durata dei procedimenti. Ma si prevede che il dato raddoppierà nel 2007.
L’indagine dell’Eurispes ha preso in considerazione 1.632 processi penali del Tribunale di Roma. “L’ampiezza del campione”, spiega Gian Maria Fara, presidente dell’ente di ricerca, “la sua dettagliata precisione e il fatto che esso sia stato raccolto nel più grande Tribunale italiano conferiscono ai risultati un’attendibilità di valore generale. Il processo penale è paralizzato dalla catastrofica condizione della struttura amministrativa deputata a gestirlo. Le garanzie processuali, a prescindere dalle diverse opzioni culturali e politiche cui ci si voglia legittimamente ispirare, non svolgono obiettivamente alcuna influenza apprezzabile sui tempi di svolgimento del processo penale”.
Dello stesso avviso Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente della Fondazione: “Le garanzie processuali e l’efficienza della giustizia non sono termini antitetici. Possiamo finalmente lavorare, con serietà e consapevolezza, alla realizzazione di un processo penale rapido ed efficiente, senza che questo pregiudichi un diritto costituzionale di tutti i cittadini al quale non vogliamo e non possiamo rinunciare: il diritto a un processo giusto”.
“Il processo penale”, conclude Gian Domenico Caiazza, presidente della Camera penale di Roma, “non è affatto una macchina che non può funzionare, ma è una macchina che non si sa far funzionare (o peggio che non si vuol fare funzionare). Uno dei meriti che ha questa indagine è di aver sfatato una leggenda, rivelando in maniera puntigliosamemte scientifica e razionale che non è affatto l’astrusità dell’ingranaggio, o una eventuale ipertrofia garantista, ad inceppare inevitabilmente e quasi fatalmente il meccanismo del processo (così come da più parti si vuol fare credere), ma un uso disattento, spesso maldestro dello strumento, a provocare l’irragionevole durata”.
- Venerdì 22 Giugno 2007
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Commenti
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Il 13 Dicembre 2007 alle 9:12 La Rivolta sostituisce il confronto. Serrata camionisti, sciopero tassisti, scontri tra tifoserie. » MenteCritica ha scritto:
[...] Quando si aprono le carceri ogni tre anni, quando i procedimenti penali impiegano anni per arrivare a sentenza definitiva, quando chiunque ritenga di aver subito un torto si sente in diritto di presidiare il territorio e limitare la libertà degli altri, quando i “tifosi” di una squadra di calcio si costituiscono a forza militare ed occupano una città , si diffonde nella gente l’impressione che non esista più un ordine superiore, che la gestione della giustizia e del diritto sia un’attività da condurre in proprio con i mezzi di cui si dispone. Questa è una barbarie che in questa penisola era stata eliminata duemila anni fa quando la legge di Roma aveva stabilito un diritto che, ancora oggi, si studia e si applica in tutto il mondo. [...]
Il 13 Giugno 2008 alle 15:34 La giustizia secondo Alfano: va piano e non va lontano : Giornalettismo ha scritto:
[...] TRIBUNALI A RISCHIO CHIUSURA - L’ultimo Rapporto sullo stato della giustizia predisposto da Claudio Castelli e consegnato al Ministro Angelo Alfano è sconfortante. 1.512 edifici giudiziari italiani potrebbero chiudere entro aprile 2009. Li ha messi fuorilegge un decreto del Ministero dell’Interno sulle norme antincendio. In assenza di interventi gran parte degli edifici risulterà inagibile e dovrà , semplicemente essere chiuso. Il personale in servizio, da molti anni in calo, conta circa 40 mila unità ed ha una carenza di organico del 13 per cento. I posti di magistrato scoperti sono più di 900. La necessità di procedere a nuove assunzioni è impellente. Gli stanziamenti per l’acquisto di beni e servizi sono stati drasticamente tagliati negli anni: ad esempio, per l’acquisto di tecnologie informatiche i 47 milioni di euro del 2002 sono diventati 28 milioni nel 2008. Non sorprende che i tempi di durata dei processi oscillino fra i 4 e gli 8 anni per i processi civili e fra 4 e 6 anni per quelli penali. E il Ministero della Giustizia ha speso nel 2005 circa 10,7 milioni di euro per risarcire i cittadini danneggiati dall’eccessiva durata dei procedimenti. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha già condannto l’Italia 276 volte, per una somma di oltre 17 milioni di euro, a causa della lentezza dei processi e dei danni che la giustizia provoca ai cittadini. [...]
Il 13 Giugno 2008 alle 18:51 Corre voce. | Il Rasoio ha scritto:
[...] Corre voce che la privacy dei cittadini ora sarà tutelata perché le intercettazioni dureranno massimo 3 mesi, dovranno essere autorizzate da un collegio e non più da un solo magistrato e non potranno essere utilizzate all’interno di diversi procedimenti, che i tempi medi di un processo penale in Italia siano vicini all’anno solare non conta, appesantire la burocrazia è utile alla giustizia. [...]
Il 11 Marzo 2009 alle 13:01 Il punto sull'Innovazione in Italia | Cubasia ha scritto:
[...] Un solo dato: il tempo impiegato in Italia per sbrigare le pratiche richieste per impiantare un’azienda SPA è di circa 6 mesi, in USA è di 1 giorno (si può fare anche con un solo socio). Per quanto riguarda poi la giustizia, emglio no parlare. L’indagine pubblicata è desolante. [...]
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