Universo badanti: la metà lavora in nero. Una su quattro vuol tornare a casa

La signora Demetria Orense, filippina di 52 anni, badante della mamma del ministro della Salute Girolamo Sirchia
Un solo desiderio: tornare nei loro Paesi.
Perché qui sono costrette a vivere lontane da mariti e figli e a prendersi cura di anziani e bambini di altre famiglie, di cui comunque si sentono parte. Ma solo perché ci lavorano.
A fare questa foto delle colf è l’indagine nazionale delle Acli Il Welfare fatto in casa, realizzata dall’Iref. Solo il 25% è intenzionato a restare in Italia, un paese in cui il 24% del totale arriva senza permesso di soggiorno
I ricercatori dell’Iref tra marzo e aprile di quest’anno hanno interrogato un campione rappresentativo di 1000 collaboratrici familiari straniere (66 nazionalità diverse), con un questionario somministrato “faccia a faccia”.
Per capire chi sono e da dove vengono, che famiglie hanno lasciato e che progetti hanno. La ricerca è stata illustrata al ministro della Famiglia Rosy Bindi. Ne è venuto fuori che sei colf su 10 vivono separate dai figli o dal marito. Quattro su 10 mandano in patria almeno la metà di quanto guadagnano (in media 880 euro mensili, lavorando 42 ore a settimana).
Il 24% è in Italia senza documenti di soggiorno. Il 57% lavora del tutto o in parte in nero. Il 61% concorda col datore di lavoro le irregolarità nei versamenti. Il salario medio è di 880 mensili. Più della metà (51%) assiste persone anziane e il 17% si prende cura dei bambini. Si sentono membri di famiglia (60%) ma chi vive nella casa in cui presta servizio (33%) lavora fino a 59 ore settimanali e pensa di andare avanti ancora per poco (70%). Anche se esiste ed è palese la differenza di stipendio tra le collaboratrici regolari e quelle che non lo sono. Le prime godono di maggiori garanzia economiche e guadagnano anche 1.000 euro al mese; le colf irregolari o che si sono in Italia da meno di 2 anni hanno un guadagno medio di 750 euro.
L’età media è 40 anni. Le più giovani vengono dall’Europa dell’Est. Le più istruite dall’ex Russia. Le colf filippine sono sempre di meno: erano il 31% prima del 1997, scendono al 19% nel 2000 e arrivano appena al 10% di ingressi nel 2006.
Al di là dei numeri, va infine notato che la quotidianità tra le mura domestiche ha permesso a molte di loro di crearsi un’idea della situazione: il 51% ritiene che i figli siano viziati dai genitori; il 49% ritiene che gli anziani non siano trattati con particolare attenzione.

Commenti

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Il 9 Novembre 2007 alle 11:52 lebonsens ha scritto:

Il fenomeno delle “badanti” nasconde, in effetti, diversi altri problemi ben più gravi:
- in Italia non esistono case di riposo per anziani a sufficienza e ad un prezzo accettabile,
- in Italia non esistono asili nido a sufficienza e ad un prezzo accettabile,
- in Italia non è possibile pagare una badante versando contributi ed imposte come dovuto,
- il fenomeno delle badanti nasconde spesso un alibi per restare in Italia.
Tutte le badanti che sono in Italia e che non pagano contributi e tasse, si troveranno un giorno a chiedere assistenza statale e pensioni sociali…. Il Debito Pubblico, fra dieci anni, esploderà letteralmente. Se le badanti non possono vivere bene nel nostro Paese e se costituiscono e costituiranno ancor di più un problema economico per il futuro, spingiamo i nostri studenti a fare questo mestiere. Le famiglie si sentiranno più sollevate e ci sarà minor delinquenza giovanile.

Il 13 Dicembre 2008 alle 11:25 Colf, badanti e quelle tasse fantasma » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Tra colf e badanti in Italia sono al lavoro poco meno di 1 milione 200 mila collaboratori domestici. Nel fare la stima per conto di Panorama, il Censis è stato volutamente prudente. Ma anche con questo accorgimento i conti non tornano. Di tutte queste persone all’Inps ne risultano appena 560 mila, comprendendo pure chi versa i contributi per una sola ora di servizio a settimana. Per il fisco, poi, la maggior parte è sconosciuta. Secondo l’esperienza dei caf interpellati da Panorama, cioè le organizzazioni che aiutano i contribuenti a fare la dichiarazione dei redditi, appena un terzo delle colf e delle badanti con i contratti a orario più lungo presenta redditi che superano la soglia minima dell’esenzione e quindi deve versare le imposte. Per avere un’idea delle grandezze in gioco basti dire che la contribuzione per i contratti da oltre 30 ore a settimana ha riguardato nel 2007, secondo le più recenti tabelle dell’Inps, 65.219 persone, di cui oltre 55 mila stranieri. [...]

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