Manganelli nuovo capo della polizia. Con quel cognome un po’ così…

Il nuovo capo della polizia che succede a Gianni De Gennaro
Il consiglio dei ministri ha nominato il nuovo capo della polizia. Sulla sua professionalità e il suo curriculum davvero niente da dire.
Antonio Manganelli, avellinese, 57 anni, ancora molto giovane è stato tra gli investigatori più fidati di Giovanni Falcone in Sicilia. Sono gli anni della cattura di Tommaso Buscetta in Brasile e delle grandi inchieste di mafia che porteranno poi al maxi processo contro i boss di Cosa Nostra. Tra gli incarichi ricoperti da Manganelli, quello di responsabile del Servizio Centrale di Protezione dei collaboratori di giustizia, oltre che questore di Palermo e Napoli. Nel 2000 è stato nominato prefetto con l’incarico di Direttore Centrale della Polizia Criminale e Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.
Di recente, il manuale pratico delle tecniche di indagine “Investigare” (Cedam), scritto con il Prefetto Franco Gabrielli, attuale numero 1 del Sisde.
Sulla sua nomina a capo della polizia c’è l’accordo bipartisan.
Gli unici che segnalano una nota stonata sono i prefetti, che lamentano una anomala concentrazione di potere: il capo della polizia uscente, Gianni De Gennaro, diventa capo di gabinetto del ministro Amato e due suoi fedelissimi (Manganelli e Gabrielli, appunto) sono al vertice della pubblica sicurezza (che coordina anche l’attività delle altre forze dell’ordine) e del servizio segreto civile. Per l’associazione e il sindacato dei prefetti ”in sostanza la gestione dell’intero ministero dell’Interno sarà nelle mani di dirigenti della polizia di Stato, con una concentrazione di poteri in un’unica squadra, situazione quanto mai inopportuna in un paese democratico”.
Resta da sperare che, al di là dei “manganelli” del cognome, il nuovo capo faccia dimenticare gli eccessi e i depistaggi che dal G8 di Genova hanno macchiato la polizia.

Commenti

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Il 26 Giugno 2007 alle 16:49 Il nuovo capo della polizia e le amare scuse di chi chiede verità su Genova » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Noi allora non lo sapevamo che avremmo (dopo ben sei anni) causato l’allontanamento di De Gennaro dal vertice della Polizia italiana. Che quei giorni avrebbero macchiato la sua onorata carriera (anche se si tratta di una macchia davvero piccola, di quelle che il Ministro degli Interni, Amato, ha subito lavato nominandolo a capo del suo gabinetto). Che, per colpa nostra, De Gennaro sarebbe stato indagato per istigazione e induzione a falsa testimonianza. [...]

Il 2 Luglio 2007 alle 17:27 Polizia piena di debiti: una grana per Manganelli » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’equipaggio di una volante della questura di Roma si ferma a un distributore convenzionato e fa il pieno di carburante. L’agente consegna la solita carta di credito (sulla quale l’amministrazione accredita il denaro) e scopre che non contiene più soldi: tocca a lui anticipare i 43,19 euro della benzina. L’episodio di qualche giorno fa è una goccia nel mare di problemi che da tempo la polizia deve affrontare: carenza di fondi, mezzi vecchi o insufficienti, l’annosa questione del riordino delle carriere. Temi che Antonio Manganelli, destinato ad assumere l’incarico di capo della polizia il 2 luglio, conosce bene essendo stato il vicario di Gianni De Gennaro negli ultimi anni; e che ritroverà sul tavolo con rinnovata urgenza appena incontrerà i rappresentanti sindacali. “Il sistema sicurezza non regge più” sbotta Oronzo Cosi, segretario del Siulp, il maggiore sindacato di polizia, che rilancia un tema spinoso. “Occorre una ristrutturazione che coinvolga anche Carabinieri e Guardia di finanza: non è più possibile che tutti facciano tutto”. Questione quasi insolubile: Manganelli dovrà soprattutto ottenere più fondi, perché è difficilissimo dividere i compiti tra forze dell’ordine. I tagli delle ultime leggi finanziarie, per la Polizia, portano a 10 milioni il debito per la benzina, oltre ai 40 necessari per il 2007; a 100 milioni il debito per le telecomunicazioni; a 480 milioni (comprensivi anche delle caserme dell’Arma) quello per affitti non pagati. E servirebbero ogni anno 70 milioni per la manutenzione dei mezzi. Filippo Saltamartini, segretario del Sap, aggiunge un’altra nota di dolore: “Il cambio al vertice è nel segno della continuità, ma il punto è: come si arriva ai posti di comando? Come si percorrono i gradini della carriera interna? Il governo Berlusconi aveva lasciato 120 milioni per avviare finalmente il riordino delle carriere: sono spariti. Intanto, grazie ai contratti del pubblico impiego, il personale civile scavalca i poliziotti”. La nomina di De Gennaro a capo di gabinetto del ministro dell’Interno ha irritato i prefetti, che non hanno mai visto di buon occhio i poliziotti che ottengono la loro qualifica. E insistono nel chiedere un ruolo più incisivo: “Sicurezza non è solo ordine pubblico, ma anche collaborazione con gli enti locali. La nostra esperienza è utile perché lo Stato interagisca con comuni e province” spiega Claudio Palomba del Sinpref, uno dei sindacati dei prefettizi. Manganelli dovrà anche far da tramite con il governo per testimoniare il malumore di chi va in piazza a prendere botte e sputi. Franco Maccari, leader del Coisp, è netto: “Così come avviene per i reati allo stadio, chiediamo per tutte le manifestazioni di ordine pubblico l’arresto differito di 36 ore. Non è possibile che durante la visita di George Bush un reparto abbia dovuto subire di tutto senza poter reagire e che chi li ha assaliti possa godere dell’impunità anche dopo la fine dell’emergenza. Il capo della Polizia dev’essere come un ’sindacalista’ e difendere i suoi uomini”. [...]

Il 20 Luglio 2007 alle 21:06 ricciolo ha scritto:

Condivido i timori espressi dall’associazione e il sindacato dei prefetti. Invero, l’anomalia è “un’infortunio” della legge 121/81 (c.d. legge smilitarizzazione della P.S.) che ha concentrato un enorme potere nelle mani di dirigenti della polizia di Stato.-
Sono convinto che il cambio al vertice, sostanzialmente, non ha cambiato molto la gestione di comando.-

Il 7 Settembre 2007 alle 20:13 maria.luisa ha scritto:

Nel leggere questi messaggi sul nuovo capo della Polizia mi sono riaffiorate le sensazioni che avevo provato durante i giorni della sua nomina. Mi avevano colpito i numerosi articoli sui quotidiani e servizi alla televisione.

Ricordo molto bene la prima sensazione che avevo avuto, e che era stata condivisa anche dai miei amici, la posso oggi sintetizzare in: “finalmente qualcosa che ci fa superare e un po’ dimenticare un avvenimento piuttosto vergognoso di un cambio al vertice svoltosi circa una settimana prima. Qualcosa che a molti era addirittura sembrato molto ambiguo…”

Invece per questo avvicendamento al vertice della Polizia, tutto è più chiaro, c’è un’intesa tra la maggior parte dei due poli.

Sembra che le emergenze siano state per Manganelli il suo pane quotidiano da quando nell’80 egli ha lavorato con De Gennaro per fronteggiare nell’Anticrimnine sequestri di persona , droghe e criminalità e tutto quanto si intreccia alla mafia.

Tutto ciò da garanzie sufficienti e più: c’è tanto bisogno di competenza e soprattutto di chiarezza e correttezza.

Sembra proprio che si trovi tutto ciò nel nuovo capo della Polizia! Il suo sorriso è simpatico, il viso aperto.

Tutto ciò ci dà fiducia!

In quei giorni io mi sentivo, e lo sento ancora oggi, di augurare un benvenuto quindi a questo “poliziotto con la faccia da bravo ragazzo”

Marisa

Il 7 Novembre 2007 alle 17:44 Sicurezza: pacchetto, pacco e contropacco. E i poliziotti si infuriano » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] I vertici delle forze dell’ordine si sono quasi messi le mani nei capelli. Sia Antonio Manganelli, capo della polizia, sia Gianfrancesco Siazzu, comandante generale dei carabinieri, sono convinti che il pacchetto sicurezza, così come sta venendo fuori dalle mediazioni della maggioranza, non servirà praticamente a nulla mentre porterà parecchi guai. Perplessità fatte trapelare finora in maniera più che diplomatica, ma se si scende ai piani più bassi affiora la protesta e perfino la rabbia. I motivi: il pacchetto è del tutto privo di copertura finanziaria. Non solo: cade proprio mentre il governo introduce tagli alle forze di polizia che vanno ad aggiungersi a quelli, cospicui, del 2007. In totale mancavano all’appello, prima del varo del pacchetto, circa due miliardi di euro. Figuriamoci adesso. Secondo motivo: il governo affida ai prefetti la responsabilità dell’espulsione di cittadini comunitari se si verificano tre condizioni: motivi di sicurezza pubblica, mancanza di risorse economiche per il soggiorno e “quando un cittadino dell’Unione europea o un suo familiare abbia tenuto comportamenti che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona, ovvero l’incolumità pubblica rendendo la sua permanenza incompatibile con l’ordinaria convivenza”. Una formulazione omnibus che può voler dire tutto o niente (infatti l’estrema sinistra la interpreta in maniera selettiva, mentre il Pd sostiene che basterà a tenere alla larga vaste schiere di malintenzionati), ma soprattutto che fa a botte con il diritto. Nessuna delle tre tipologie è prevista dal codice penale: “Così” ragiona Achille Serra, ex prefetto di Roma “si creano i presupposti per sfilze di interminabili ricorsi”. Ovviamente anche l’aspetto economico influisce sul malessere delle forze dell’ordine. “Come si fa a varare misure di polizia così vaste senza dotarci dei mezzi adeguati?” sostiene un dirigente dei carabinieri. Per esempio, il solo “accompagnamento coatto”, insomma l’espulsione, tra spese di istruzione della pratica, scorta dei delinquenti e biglietto aereo costerebbe qualche migliaio di euro a caso. Più il costo dell’indagine. Il paradosso è che nei mesi scorsi, quando la Romania è entrata nell’Ue, il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha ammesso di aver compiuto un errore tecnico, attribuendo a se stesso e non alle prefetture la responsabilità di proporre le espulsioni. Il che non solo ha privato le forze sul campo della libertà di operare, ma ha creato una serie di conflitti di competenza con la magistratura: quale giudice deve convalidare le espulsioni, con che giurisdizione? Secondo polizia e carabinieri sarebbe stato molto meglio ampliare i delitti punibili penalmente (per esempio la prostituzione per strada o l’accattonaggio) e perseguibili d’ufficio: un po’ come si è fatto per la violenza negli stadi. O istituire la banca dati delle impronte digitali o del Dna. Ma soprattutto tirar fuori fondi e mezzi che il governo Prodi, finora, ha sempre negato. [...]

Il 8 Novembre 2007 alle 10:21 Pacchetto INsicurezza « Perotorino’s Weblog ha scritto:

[...] Pacchetto INsicurezza I vertici nazionali delle forze dell’ordine si sono quasi messi le mani nei capelli. Sia Antonio Manganelli, capo della Polizia, sia Gianfrancesco Siazzu, comandante generale dei Carabinieri, sono convinti che il pacchetto sicurezza, così come sta venendo fuori dalle mediazioni della maggioranza, non servirà praticamente a nulla mentre porterà parecchi guai. Perplessità fatte trapelare finora in maniera più che diplomatica attraverso la stampa, ma se si scende ai piani più bassi affiora la protesta e perfino la rabbia. I motivi: il pacchetto è del tutto privo di copertura finanziaria. [...]

Il 30 Settembre 2008 alle 19:25 DestraLab » Non mi interessa ha scritto:

[...] Arrivò poi l’ennesimo supercommissario. Gianni De Gennaro, ex capo della polizia. Al suo fianco, come vicario, il generale di divisione Franco Giannini. Eravamo al gennaio 2008. [...]

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