La procura di Roma sta indagando sul viceministro dell’economia Vincenzo Visco per tentato abuso d’ufficio e minacce: l’inchiesta dei magistrati riguarda le presunte pressioni esercitate da Visco sull’ex comandante delle Fiamme gialle Roberto Speciale per l’avvicendamento di quattro ufficiali.
I misteri che circondavano la posizione dell’esponente di governo sono stati svelati in serata dal suo avvocato Guido Calvi, senatore Ds, al termine dell’interrogatorio al quale Visco è stato sottoposto dal procuratore della repubblica di Roma Giovanni Ferrara e dal sostituto Angelantonio Racanelli. Ipotesi di reato respinte da Calvi che ha annunciato di aver chiesto l’archiviazione del procedimento. Il viceministro, che ha lasciato la procura eludendo i giornalisti, aveva deciso di presentarsi spontaneamente ai magistrati per fornire la propria versione dei fatti soprattutto alla luce della conferma delle presunte pressioni fatta da Speciale in occasione della sua audizione del 15 giugno scorso.
- Giovedì 28 Giugno 2007

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Commenti
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Il 29 Giugno 2007 alle 8:31 Corrado Buccieri ha scritto:
Ma quando durano queste indagini.
Possibile che l’Italia non può fare a
meno di Visco?
Il 29 Giugno 2007 alle 9:49 voltaire ha scritto:
La differenza tra un VISCO e uno FARABUTTO è che VISCO non ha limiti.
Il 29 Giugno 2007 alle 11:15 sandra.masoncelli ha scritto:
Sono d’accordo che se un parlamentare è indagato dovrebbe dimetteresi subito, ma concentrarsi sul caso Visco mi sembra eccessivo, i casi di questo genere sono decine. Per anni abbiamo avuto ministri e sottogretari condannati. Per dire, lo sapete che l’attuale segretario della camera D’Elia è stato condannato in via DEFINITIVA per concorso in omicidio? Omicidio, mica furto di galline.
Il 7 Settembre 2008 alle 16:27 Arturo Parisi: ecco dove Veltroni ha sbagliato » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Parisi è un gentiluomo e non dice quali errori ha compiuto Prodi. Il primo, lampante, è non avere ostacolato subito e alla luce del sole la corsa semisolitaria di Veltroni, appoggiando la linea sostenuta da Parisi invece di affidarsi alle sortite spuntate e discutibili dei suoi consiglieri più pratici di business che di politica. Quando discutono del progetto per le primarie, la porta del confronto con Veltroni, duro e spietato come può capitare in politica, è ancora aperta. I Ds inoltre sono nel vortice del caso Unipol: il 22 maggio 2007 Il Giornale apre il caso Visco-Guardia di finanza, mentre a metà luglio 2007 il magistrato di Milano Clementina Forleo trasmette al Parlamento le trascrizioni di 68 delle intercettazioni sulle scalate di Antonveneta, Bnl e Rcs Mediagroup e cita politici della Quercia del calibro di Piero Fassino, Massimo D’Alema e Nicola Latorre, chiedendo di poterle utilizzare. L’allora maggioranza di centrosinistra è allo sbando, pressata dalle procure di Nord (Milano, inchiesta Unipol) e Sud (Catanzaro, inchiesta Why not), si dibatte in una crisi strisciante. Il procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris iscrive il 13 luglio 2007 Romano Prodi nel registro degli indagati dell’inchiesta Why not e qualche mese dopo, il 14 ottobre 2007 (ironia della sorte, giorno delle primarie del Pd), tra gli indagati finisce anche il ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Ds e Margherita si trovano nel pieno di una tempesta politico-giudiziaria mentre è in corso la delicata costruzione del Pd, le rispettive leadership sono ammaccate e il vento anticasta le travolge. In ordine sparso, e confusamente in cerca d’autore, trovano rabdomanticamente l’uomo della salvezza in Veltroni, ma il sindaco di Roma non vuole avversari e ha un atteggiamento liquidatorio nei confronti del Professore di Bologna. “Dietro il sostegno formale a Prodi c’era la contestazione dei limiti e delle contraddizioni del suo governo” sostiene Parisi. Politicamente si consuma la frattura con la sinistra radicale, il piano secondo Parisi è chiaro: “In vista di una accelerata sostituzione del governo, c’era la separazione consensuale concordata con Fausto Bertinotti, guidata dall’illusione che dividersi da buoni fratelli fosse per ambedue elettoralmente più redditizio che arrivare a un vero confronto su un progetto politico. Mentre Berlusconi portava a ulteriore avanzamento, con le buone e con le cattive, il processo di unificazione del polo di centrodestra iniziato nel 1994, Veltroni metteva fine a quel processo proclamando la discontinuità con i 15 anni della esperienza dell’Ulivo” ricorda l’ex ministro della Difesa. La rottura dell’esperienza ulivista per Parisi è l’origine della crisi del partito guidato da Veltroni: “Il Pd invece di riproporsi in continuità con l’Ulivo come il baricentro, la guida e il timone del campo di centrosinistra, esattamente come il Pdl nell’altro polo, proponeva la sua parzialità come totalità guidato dall’illusione di battere pressoché in solitudine lo schieramento avverso”. [...]
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