
Non bastassero i rischi (gravi) di crisi che il governo corre sulle pensioni, ecco profilarsi una nuova minaccia: il disegno di legge sulla giustizia predisposto dal ministro Clemente Mastella (qui il .pdf), che a sua volta intende modificare la legge Castelli approvata dal centrodestra.
Anzi, proprio per esorcizzare la Castelli il governo ha approvato un decreto che ne blocca l’attuazione fino al 31 luglio in attesa appunto della “ri-riforma Mastella”. Che però deve essere approvata entro quella data almeno da un ramo del Parlamento; dopodiché si procederà con un nuovo decreto a prorogare la sospensione. Insomma, una vicenda che appunto ricorda quella delle pensioni.
E così come per la previdenza, siamo al tutti contro tutti. I magistrati protestano perché il testo Mastella minaccia, secondo loro, l’indipendenza della categoria: così come quello di Castelli, parla infatti di separazione tra le funzioni di giudice e pm. Molti vorrebbero uno sciopero, l’Associazione nazionale magistrati (il sindacato di categoria) è divisa, la giunta dell’Anm si è dimessa. Sul fronte opposto scioperano gli avvocati penalisti , che invece giudicano la legge troppo blanda.
Ma è nel campo politico, e nella stessa maggioranza, che si stanno aprendo le crepe maggiori. Antonio Di Pietro, che prima di fare il politico era magistrato, è naturalmente sensibile alle istanze dei suoi ex colleghi e minaccia di non votare la legge che, scrive a chiare lettere sul suo sito, sarebbe “frutto di un inciucio” con il centrodestra. Mastella è andato su tutte le furie e a sua volta accusa Di Pietro di ingerenza indebita, ma soprattutto chiede a Romano Prodi di richiamare all’ordine il ministro delle Infrastrutture: “Altrimenti, se la riforma cadrà vittima di qualche imboscata parlamentare, sarò io a uscire dal governo”.
L’Unione, anche nella sua ala sinistra, sembra abbastanza solidale con Mastella. Ma i rischi si annidano soprattutto al Senato, e in particolare nelle commissioni che devono esprimere i pareri preventivi sulla legge.
Resta da chiedersi: perché, dopo le pensioni e la riforma Biagi, il governo ha deciso di cacciarsi in un altro guaio?
- Mercoledì 4 Luglio 2007
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Commenti
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Il 5 Luglio 2007 alle 8:06 Corrado Buccieri ha scritto:
Ripeto che è tutto paradossalmente una
finzione per andare avanti, il governo
Prodi durerà per tutta la legislatura.
A meno che uno di questi due- Mastella
o Di Pietro,vorrà fare l’eroe e passare
alla storia…..per il bene del paese?
Il 12 Luglio 2007 alle 12:20 Giustizia, l’Unione trema in Senato. Andreotti la salva. Per ora » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] A evitare il “patatrac” di governo e maggioranza, a Palazzo Madama, sul disegno di legge Mastella, contro il quale i magistrati dell’Anm hanno deciso di scioperare, è stato l’imperturbabile e sempre presente (per la precisione, in Parlamento fin dal ‘46…) senatore Andreotti. È accaduto mercoledì 11 quando si votava l’articolo uno del disegno di legge. I seggi dell’Unione non erano tutti occupati, e tra gli assenti spiccava il capogruppo dell’Italia dei Valori Nello Formisano: mentre la maggioranza rischiava il peggio, il senatore dipietrista stava intrattenendo i giornalisti in una conferenza stampa dedicata al problema dei senza tetto. Stavolta, quindi, anziché affossare l’esecutivo come accadde quando D’Alema si vide bocciata la sua mozione sulla politica estera anche grazie al niet pronunciato dall’ex presidente del Consiglio, stavolta appunto il voto del senatore a vita è servito a salvarlo. 152 a 151 il conto finale. Prodi resta dov’è, mentre l’Aula scoppia: il senatore Renato Schifani (capogruppo di FI) attacca: “Il senatore a vita Giulio Andreotti (lo è diventato nel ‘91, ndr) privo di mandato popolare si è assunto la responsabilità di far entrare in vigore una controriforma che svuota una riforma legittimamente approvata dal Parlamento. Questo è quanto Giulio Andreotti regala agli italiani”. E il leghista Roberto Castelli, firmatario della legge che la maggioranza vorrebbe eliminare, contesta addirittura la “legittimità ” del voto. E lui, Andreotti? Nessuna reazione, le parole non lo scalfiscono: forse gli compare sulle labbra sottili, un’impercettibile smorfia. Ma niente di più: come un vero highlander della politica italiana, mentre una pattuglia di senatori distratti si dedica ad altro (come se la tenuta di un governo fosse una cosa tra le altre). Risvolto curioso? Il voto di Andreotti è stato determinante su una materia, quella della giustizia, che lo ha visto per lunghi anni al centro della scena, soprattutto nelle vesti di imputato. Imputato eccellente, s’intende. E modello: con quel modo discreto e costante con il quale ha sempre accettato di sottoporsi alle udienze dei tribunali, dov’era sotto processo per reati di gravità inaudita. Dicendo sì al primo articolo della riforma Mastella, il senatore a vita ha spianato la strada a una riforma che cancella molte cose volute dal centrodestra. Ma che soprattutto sta diventando l’ennesimo terreno di scontro per la maggioranza, costretta tra l’altro a ritmi forsennati, visto che il disegno di legge del Guradasigilli deve essere assolutamente approvato prima dal Senato e poi dalla Camera entro il 31 luglio, altrimenti entreranno in vigore le norme della riforma Castelli. Entro quella data, ci saranno altri aiutini del Senatore Andreotti? “Io voto quello che mi convince, volta per volta, non mi pongo troppi problemi…”. [...]
Il 12 Luglio 2007 alle 12:55 Giustizia, l’Unione trema in Senato. Andreotti la salva. Per ora | rubriche ha scritto:
[...] A evitare il “patatrac” di governo e maggioranza, a Palazzo Madama, sul disegno di legge Mastella, contro il quale i magistrati dell’Anm hanno deciso di scioperare, è stato l’imperturbabile e sempre presente (per la precisione, in Parlamento fin dal ‘46…) senatore Andreotti. È accaduto mercoledì 11 quando si votava l’articolo uno del disegno di legge. I seggi dell’Unione non erano tutti occupati, e tra gli assenti spiccava il capogruppo dell’Italia dei Valori Nello Formisano: mentre la maggioranza rischiava il peggio, il senatore dipietrista stava intrattenendo i giornalisti in una conferenza stampa dedicata al problema dei senza tetto. Stavolta, quindi, anziché affossare l’esecutivo come accadde quando D’Alema si vide bocciata la sua mozione sulla politica estera anche grazie al niet pronunciato dall’ex presidente del Consiglio, stavolta appunto il voto del senatore a vita è servito a salvarlo. 152 a 151 il conto finale. Prodi resta dov’è, mentre l’Aula scoppia: il senatore Renato Schifani (capogruppo di FI) attacca: “Il senatore a vita Giulio Andreotti (lo è diventato nel ‘91, ndr) privo di mandato popolare si è assunto la responsabilità di far entrare in vigore una controriforma che svuota una riforma legittimamente approvata dal Parlamento. Questo è quanto Giulio Andreotti regala agli italiani”. E il leghista Roberto Castelli, firmatario della legge che la maggioranza vorrebbe eliminare, contesta addirittura la “legittimità ” del voto. E lui, Andreotti? Nessuna reazione, le parole non lo scalfiscono: forse gli compare sulle labbra sottili, un’impercettibile smorfia. Ma niente di più: come un vero highlander della politica italiana, mentre una pattuglia di senatori distratti si dedica ad altro (come se la tenuta di un governo fosse una cosa tra le altre). Risvolto curioso? Il voto di Andreotti è stato determinante su una materia, quella della giustizia, che lo ha visto per lunghi anni al centro della scena, soprattutto nelle vesti di imputato. Imputato eccellente, s’intende. E modello: con quel modo discreto e costante con il quale ha sempre accettato di sottoporsi alle udienze dei tribunali, dov’era sotto processo per reati di gravità inaudita. Dicendo sì al primo articolo della riforma Mastella, il senatore a vita ha spianato la strada a una riforma che cancella molte cose volute dal centrodestra. Ma che soprattutto sta diventando l’ennesimo terreno di scontro per la maggioranza, costretta tra l’altro a ritmi forsennati, visto che il disegno di legge del Guradasigilli deve essere assolutamente approvato prima dal Senato e poi dalla Camera entro il 31 luglio, altrimenti entreranno in vigore le norme della riforma Castelli. Entro quella data, ci saranno altri aiutini del Senatore Andreotti? “Io voto quello che mi convince, volta per volta, non mi pongo troppi problemi…”. [...]
Il 20 Settembre 2007 alle 21:03 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
Certo che Mastella ne combina. Non credo si possano usare parole diverse da quelle che certamente utilizza il Centro Sinistra… se continua così siamo rovinati
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