Un cartello di cosche per gli appalti dell’A3, l’autostrada mai finita

Il cartello dell'autostrada A3, Salerno-Reggio Calabria
Era del 3% la cosiddetta tassa “sicurezza cantiere” versata dalle imprese appaltatrici dei lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nel tratto tra gli svincoli di Serre, in provincia di Vibo Valentia e Rosarno, in provincia di Reggio Calabria.
Questo è emerso, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, dall’inchiesta coordinata dalla Dia di Reggio Calabria e condotta dalla squadra mobile reggina che stamani ha portato all’arresto di 15 persone.
Si trattava di una sorta di cedolare secca, oltre le forniture di beni e servizi, che finiva con il sistema della sovrafatturazione direttamente nelle tasche dei boss di prima grandezza della ‘ndrangheta, come i Pesce-Bellocco, i Bonarrigo, i Mancuso, i Tassone. A pagare, la Condotte spa, la Coop costruttori, la Gepco salc, la Baldassini-Tognozzi, l’associazione temporanea di impresa composta da Sicilsonde, Italgeo, Caramazza, Rindone, “il tutto con violenza e minacce - scrivono i magistrati della Dda - costituite dagli attentati subiti dalle ditte e dalla condizione di assoggettamento ed omertà che deriva dall’appartenenza all’associazione a delinquere di stampo mafioso”.
Le indagini, in corso da alcuni anni, sono state condotte dalla squadra mobile di Reggio Calabria, e coordinate dal pm distrettuale Roberto Placido Di Palma, anche se l’intera ordinanza è stata cofirmata dal coordinatore della Dda, Salvatore Boemi, e dal pm Nicola Gratteri.
Ogni intervento sui cantieri, secondo le indagini, era stato spezzettato: ai Mancuso, spettava la competenza nel tratto Pizzo Calabro-Serra San Bruno; ai Pesce, il tratto tra Serre e Rosarno, infine, tra Rosarno e Gioia Tauro, ai Piromalli.
Nell’elenco degli indagati per i quali il Gip Angela Bandiera non ha ritenuto di accogliere la richiesta della custodia cautelare in carcere, risulta il “patriarca” della famiglia gioiese, Gioacchino Piromalli, di 73 anni, ritenuto dagli inquirenti l’elemento storico di cerniera tra gli anni ‘70 e il 2000 per tutti i lavori pubblici, dal costruendo Centro siderurgico, mai realizzato, ai lavori portuali e, oggi, ai lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria.

Commenti

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Il 9 Luglio 2007 alle 17:30 Un cartello di cosche per gli appalti dell’A3, l’autostrada mai finita | rubriche ha scritto:

[...] leggi su Panorama.it - Italia Articoli Collegati‘Ndrangheta, estorsioni per lavori sull’A3: 15 arresti [...]

Il 13 Luglio 2007 alle 1:27 Francesco Biacca blog: riflessioni sul mondo della tecnologia e sulla sfera personale » La A3 Salerno - Reggio Calabria: uno scandalo tutto italiano ha scritto:

[...] Si è "scoperto" (e vedi tu che novità) che le cosche della ‘ndrangheta chiedevano, alle imprese appaltatrici del tratto Serre-Vibo Valentia-Rosarno, il 3% del costo totale dell’appalto, quale tassa "sicurezza cantiere", oltre che, ovviamente, il subbappalto a ditte indicate dalle cosche. Interessante anche leggere un pezzo di un’intercettazione telefonica tra un geometra di una delle ditte appaltatrici ed un certo Antonio: Giuseppe: Gioia Tauro, Rosarno e un altro paese che non mi ricordo come si chiama (Polistena, nota di chi scrive), lo chiamano il triangolo della morte. Non c’ e’ nessuno perche’ alle sette c’ e’ il coprifuoco. Antonio: c’ e’ il coprifuoco, ma dove sei nel far west? Giuseppe: No, niente, niente. Te l’ ho detto che mi hanno fermato una volta mi hanno puntato la pistola in testa una volta due con il fucile. Due non volevano che mettevo i picchetti e sono venuti con il fucile. Ne prendo tre le stavo mettendo in macchina e spuntano due con il fucile sulla spalla e mi fanno ‘cosa stai facendo?’ Gli ho detto ”no, niente, sto prendendo le canne per metterle qua nei punti’. Uno mi fa ’sai che ti dico? Posa le canne e te ne vai’ ah, cosi’ dite? Mezza parola! Ho posato le canne e me ne sono andato. Questo fu all’ inizio. Siccome con noi all’ inizio c’ era pure uno che ci faceva tipo da scorta, per vedere dove potevamo entrare nei terreni, dove non potevamo entrare. Antonio: Addirittura. Giuseppe: Vedi che e’ cosi’, non per coglionare. Qua e’ pericoloso. [...]

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