
Dopo la mossa Papa Ratzinger nel tentativo di disinnescare lo scisma lefebvriano liberalizzando la messa in latino, il Vaticano ne fa un’ altra, in opposta direzione.
Cinque quesiti, con altrettante risposte, precedute da una breve introduzione e seguite da commento - sedici pagine in tutto - per affermare il primato del Papa e della chiesa cattolica sulle altre. Perché Cristo ha costituito “sulla terra un’unica Chiesa”, che si identifica “pienamente” solo nella Chiesa cattolica e non nelle altre comunità cristiane.
È questo il centro del documento della Congregazione della dottrina della fede intit
olato Risposte ai quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa, firmato il 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo e pubblicato oggi dal Vaticano.
Diffuso in 8 lingue - latino, italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e polacco - il testo richiama i principi del Concilio Vaticano II, la Lumen gentium, i decreti sull’ecumenismo (Unitatis redintegratio) e sulle Chiese orientali (Orientalium Ecclesiarum).
Mettendosi contro Lutero e la Riforma, il Vaticano afferma che le comunità cristiane diverse dalla chiesa cattolica hanno delle “carenze” e non sono a pieno titolo chiese di Gesù Cristo, cioè descrive le chiese cristiane ortodosse come vere chiese che però presentano una “ferita” per il fatto di non riconoscere il “primato” del Papa.
Ma “la ferita è ancora molto più profonda” nelle denominazioni protestanti, si legge nel testo che cita un precedente documento della Congregazione, una visione che potrebbe complicare le relazioni con queste comunità.
Le comunità protestanti, nate dalla riforma luterana del XVI secolo, non possono essere considerate, dalla dottrina cattolica, “chiese in senso proprio”, in quanto non contemplano il sacerdozio e non conservano più in modo sostanziale il sacramento dell’Eucarestia.
Il testo, firmato dal Prefetto della Congregazione, il cardinale William Levada, e dal segretario, monsignor Angelo Amato e porta la data del 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, scelta, evidentemente, non a caso. Come non a caso arriva una precisazione sul Concilio Vaticano II: “Nel periodo postconciliare” dice l’articolo “la dottrina del Vaticano II è stata oggetto, e continua ad esserlo, di interpretazioni fuorvianti e in discontinuità con la dottrina cattolica tradizionale sulla natura della Chiesa: se, da una parte, si vedeva in essa una ’svolta copernicana’, dall’altra, ci si è concentrati su taluni aspetti considerati quasi in contrapposizione con altri”.
Tradotto: i modernizzatori della Chiesa hanno interpretato il Concilio come una rottura con il passato mentre i conservatori, delle cui fila fa parte lo stesso Benedetto XVI, lo vedono in continuità con la bimillenaria tradizione cattolica.
Padre Augustine Di Noia, sottosegretario della Congregazione, ha detto che il documento non altera l’impegno verso il dialogo ecumenico, ma intende affermare l’identità cattolica.
Sì al dialogo anche con le chiese “particolari” ma, afferma l’ex Sant’Uffizio, “perché il dialogo possa veramente essere costruttivo, oltre all’apertura agli interlocutori, è necessaria la fedeltà alla identità della fede cattolica”.
- Martedì 10 Luglio 2007
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Commenti
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Il 10 Luglio 2007 alle 15:22 Il Sant’Uffizio: la Chiesa è una, Santa e soprattutto cattolica | rubriche ha scritto:
[...] leggi su Panorama.it - Italia Articoli CollegatiPapa: gli ortodossi sono ‘chiesa’, i protestanti no [...]
Il 10 Luglio 2007 alle 15:23 persefone ha scritto:
L’ennesimo errore di un pontificato che ne ha già commessi parecchi, e che rischia di allontanare i cattolici moderati dalle chiese. Nessuno sente il bisogno di documenti di questo tipo. Un testo assurdo, inutile se non funzionale a fomentare antiche discordie che di certo non possono essere risolte in questo modo unilaterale. Ecumenismo e supremazia del cattolicesimo sono una contraddizione in termini. Santità, il mondo ha bisogno di pace, e di dialogo. Non di odio.
Il 10 Luglio 2007 alle 15:32 wilmawilma ha scritto:
Nulla di soprendente. Il papa cattolico sostiene che il cattolicesimo è meglio delle altre religioni. Se non lo pensasse, dovrebbe smettere di essere cattolico e convertirsi al protestantesimo. In questo senso: Ratzinger dice ciò che tutti i cattolici pensano.
Il 10 Luglio 2007 alle 17:38 Corrado Buccieri ha scritto:
Non credo proprio che il Papa possa non
dire la verità in cui crede.
La chiesa per sua natura viene sempre
contestata,perchè ci sono delle deviazioni,ma che sia una ,santa e cattolica,nessuno può negarlo.
Il 10 Luglio 2007 alle 17:40 raffari ha scritto:
e allora? sono concetti che derivano dalla lumen gentium del concilio vaticano II e dai documenti emanati da paolo vi e giovanni paolo II.
la differenza? ratzinger non fa troppi giri di parole per accontentare tutti.
ci voleva proprio un papa come benedetto xvi.
Il 11 Luglio 2007 alle 10:28 paolo1957 ha scritto:
Leggiamoci anche questo ottimo articolo di Magister su Repubblica
http://chiesa.espresso.repubbl.....?id=154889
Il 11 Luglio 2007 alle 11:18 halibelivuk ha scritto:
“Udite udite: la mia religione è più bella delle vostre”. Bello slogan, un ottimo modo per riportare la concordia tra le religioni. In questo momento storico, direi che ce n’era proprio bisogno.
Il 17 Luglio 2007 alle 19:04 salpetti ha scritto:
Secondo me, alla base di ogni convivenza serena c’è il dialogo. E’ impensabile cercare di raggiungere l’unità, o almeno la pacifica coesistenza imponendo il proprio punto di vista. Chiunque si attribuisce il diritto di possedere la Verità non potrà mai dialogare con chi non la pensa allo stesso modo. Questi atteggiamenti allontanano e dividono piuttosto che unire e pacificare. Benedeto XVI, secondo me, sbaglia a porsi in questo modo nei confronti delle altre Chiese. Si è introdotta la messa in latino (insultando pure il popolo ebraico per via di una vecchia preghiera che loda Dio perchè mostra pietà “perfino per gli ebrei“) per riconciliarsi con i più conservatori e poi si introducono certe imposizioni che allontanano le altre Chiese? A me tutto questo sembra assurdo, non so a voi…
salpetti.wordpress.com
Il 2 Settembre 2007 alle 9:58 alex.kirk ha scritto:
Qualcuno disse “la Chiesa di Dio non risponde al numero civico di nessun edificio”. Concordo !!!
In questi giorni infuria la polemica intorno alle dichiarazioni della “Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede”. Le “tesi” proposte sono ben conosciute. La Chiesa di Cristo è la Chiesa Cattolica Romana, al di fuori di essa vi sono imperfezioni e mancanze, insomma vi sono false Chiese di Cristo.
Volevo sostenere ciò che penso, forse già detto da qualche parte e da qualcuno, mi scuso per la possibile ripetizione.
Mi preme, più che ribadire “tale Chiesa non può essere di Cristo per siffatto motivo”, “l’altra congregazione non può esserlo per queste altre ragioni”, mi preme, dicevo, il desiderio di ricordarmi del continuo che la Chiesa di Cristo è quell’edificio, non costruito da mani d’uomini, composta da tutti quelli che hanno ricevuto Cristo come personale Salvatore. Pietre, i credenti, edificate l’un l’altra che poggiano sulla Pietra angolare che è Cristo, e che regge tutto l’edificio “invisibile”.
Questa “buona notizia” non è imbrigliabile in una denominazione o in una organizzazione umana. Certamente vi sono cattolici che hanno ricevuto Gesù e che quindi, per questo, sono parte della Chiesa di Cristo. Come vi sono evangelici e protestanti che hanno accettato Cristo e quanti che, pur non “confessando fede”, sono credenti, avvolte meno ipocritamente di quanti si etichettano con questo o quel nome. Per questo, per aver ricevuto Gesù, sono tutte le pietre citate da Pietro (1Pietro 2:5).
Affermare che solo e tutta la tale o altra istituzione umana è la Chiesa di Cristo è, a mio avviso, un errore.
Non è l’istituzione, l’organizzazione, la Chiesa di Gesù, piuttosto l’insieme dei “veri” credenti, i cristiani, quelli che realmente hanno ricevuto Cristo, e questi solo Lui li conosce, l’unico in grado di leggere il cuore oltre che la “facciata”…… Gesù non vede l’organizzazione a cui appartengono questi o altri uomini. Non “riceve” tutti e tutto quello che viene da questa o quella denominazione, piuttosto riceve tutti quelli che ..l’hanno ricevuto.
E’ l’uomo che, divenuto credente, avendo cioè ricevuto Cristo come Salvatore, come “passione”, come esempio, come scopo e mezzo di vita, diviene, quindi, parte della Chiesa di Cristo. Non è un’organizzazione umana che fa divenire l’uomo un cristiano, il credente, piuttosto, fa la Chiesa.
E’ facile confondere il concetto di chiesa con Chiesa. Ovvero le organizzazioni visibili, opera di uomini, con la Chiesa Universale, sparsa nel tempo e nello spazio e invisibile agli occhi umani, opera di Cristo (che chiama “la mia Chiesa” Matteo 16:18). Proverò a spiegare meglio il concetto.
La prima, la chiesa con la “c” minuscola, è quell’organizzazione, quell’adunanza visibile e organizzata, identificabile in un luogo, in un tempo.
Per questo nella Bibbia si parla di quella chiesa o dell’altra, Corinto, Gerusalemme, Galazia, etc, adunanze visibili, organizzate.
Ma si parla anche e principalmente della Chiesa di Cristo, non identificabile in una di queste organizzazioni, piuttosto definita come l’insieme dei cristiani, dei credenti.
Non è detto che l’adunanza visibile sia formata da tutti credenti sinceri. Altresì la Chiesa di Cristo è composta solamente dall’insieme di tutti i credenti, sparsi nel tempo e nello spazio, e preziosi, tutti, agli occhi di Cristo.
Questo è il messaggio biblico. Spesso, purtroppo, violentato a proprio uso e consumo.
E’ necessario che vi siano organizzazioni umane, d’altronde Gesù non vuole togliere i suoi figli dal mondo, almeno fino al Suo ritorno, piuttosto gradisce che testimoniano. Inevitabile quindi che vi siano organizzazioni e varie chiese, ma voler imbrigliare quel messaggio, voler ergersi a faro, a vicario indiscusso e indiscutibile è qualcosa che a me, misero, povero e poco acculturato, incute sospetto, terrore. Da qualunque parte provenga tale rivendicazione. Che non sia Cristo stesso ovviamente, l’unico nome che ci è stato dato per …
Vorrei riportare dei versetti, certamente conosciuti, da essi si evince qualcosa di grandioso e di affascinante, invito quindi a rileggerli, magari anticipando una preghiera. E anticipo una domanda, un po retorica me ne scuso: E’ necessario appartenere ad una denominazione per essere graditi a l’Eterno, e quindi godere delle sue promesse, o piuttosto ricevere Cristo, nell’intimo, come personale salvatore ?
alex.kirk
Giovanni 1:6
Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli stesso non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo.
Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto.
È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto;
ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome;
i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio.
E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.
Da Romani 5:8
Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira. Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.
Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione.
Giovanni 5:24
In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
Efesini 2:8
Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.
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