
L’inchiesta del pm di Catanzaro Luigi De Magistris su associazioni segrete e presunti comitati d’affari con base a San Marino, dopo aver sfiorato Palazzo Chigi (sede della Presidenza del consiglio), continua a riservare sorprese. E si intreccia con le indagini di altre procure italiane, in particolare quella milanese. Tema? Criminalità organizzata e dossier illegali.
Al centro dell’incrocio pericoloso il generale (di divisione) della Guardia di Finanza, Walter Cretella Lombardo, oggi “a disposizione del comando generale”, in precedenza capo del secondo reparto delle Fiamme gialle, il cosiddetto Ufficio I (informazioni), crocevia dei dossier più delicati. Il suo nome compare per la prima volta a Catanzaro nell’inchiesta Poseidone, sui presunti affari illeciti legati al business dei depuratori. In quell’occasione in casa di un indagato i carabinieri hanno trovato la trascrizione di una chiamata tra Piero Fassino e un dirigente dell’Anas. Sopra, spillato, il biglietto da visita del generale. A questo punto i magistrati hanno studiato il traffico telefonico dell’ufficiale. E hanno ricostruito il suo network di contatti ed amicizie.
Il risultato è una rubrica piena di numeri che contano, da numerosi politici all’ex capo del Sismi Niccolò Pollari (provengono entrambi dalle Fiamme Gialle e sono amici di vecchia data) . Ma a interessare gli inquirenti sono soprattutto i contatti con alcuni degli indagati nell’inchiesta sulle presunte logge segrete. Certo parlare con persone sottoposte a indagini non è un reato (dipende da quello che si dice), ma l’affare si complica un po’, quando gli inquirenti si accorgono che il numero più digitato è quello di Brunella Bruno (5 mila chiamate in un anno), cosentina, 31 anni, tenente della Guardia di finanza in forza al Cesis, l’ufficio di coordinamento dei nostri servizi segreti.
Infatti i nomi di Cretella Lombardo, Brunella Bruno e il fratello, l’avvocato Giovanni Bruno, sono inseriti in un’informativa del Gico della Guardia di finanza di Milano per i loro presunti rapporti con il clan Mancuso di Limbadi. Un fascicolo che nei mesi scorsi è stato trasmesso dalla procura di Milano a quella di Catanzaro. Ora i pm calabresi dovranno verificare se esistano relazioni concrete tra la criminalità organizzata e gli indagati.
Ma l’inchiesta, dopo la scoperta delle intercettazioni di Fassino e la lettura ragionata dei tabulati telefonici, dovrà dire se Cretella & c. maneggiassero informazioni sensibili e se sì, a che scopo.
L’unico dato certo è che nell’inchiesta calabrese sono coinvolti, come indagati, altri personaggi legati alle forze armate e ai servizi segreti: per esempio il generale della Guardia di finanza Paolo Poletti, 51 anni, che avrebbe affidato a uno dei personaggi sotto inchiesta la informatizzazione di una caserma delle Fiamme gialle; Massimo Stellato, 43 anni, capocentro del Sismi di Padova e il fratello Gianmario, 37 anni, imprenditore nel campo della cartolarizzazione finanziaria. Non basta.
Dagli incroci dei tabulati in mano a De Magistris sono affiorati i nomi di personaggi sotto inchiesta a Milano per la storia dei dossier illegali: dall’ex numero due del Sismi Marco Mancini, all’ex capo della Sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli. Nel taccuino del magistrato è finito anche il numero di telefono di un imprenditore emergente nel settore della sicurezza privata, la cui azienda era stata rilevata da un ex iscritto alla loggia P2. Ora il magistrato vuole capire se la produzione dei dossier passasse anche dalla Calabria.
- Mercoledì 11 Luglio 2007
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Il 11 Luglio 2007 alle 16:01 Intrigo a Catanzaro: quel generale della Finanza tra logge e dossier illegali | rubriche ha scritto:
[...] leggi su Panorama.it - Italia Articoli CollegatiGoverno a Corte dei Conti: ”Sostituzione Speciale era necessaria” [...]
Il 11 Luglio 2007 alle 16:13 Corrado Buccieri ha scritto:
Il diavolo si annida sempre nelle vesti
di chi sta a galla,non solo in quelle dei preti.
Il 13 Luglio 2007 alle 16:45 Inchiesta sulla loggia di San Marino: Prodi indagato a Catanzaro | rubriche ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Le relazioni pericolose del professor Prodi - Scarpellini: Mi manda Prodi ma non sono un massone - Quel generale della Finanza tra logge e dossier illegali [...]
Il 14 Luglio 2007 alle 12:39 Ecco perché Prodi è indagato: il documento | rubriche ha scritto:
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Il 14 Luglio 2007 alle 20:12 Galbusera: Sono io che ho dato le schede telefoniche a Prodi » Panorama.it - Italia ha scritto:
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Il 14 Luglio 2007 alle 21:28 Galbusera: Sono io che ho dato le schede telefoniche a Prodi | rubriche ha scritto:
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Il 15 Luglio 2007 alle 16:53 Galbusera 2: Non solo Prodi, vi spiego le altre telefonate “calde” di Delta | rubriche ha scritto:
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Il 16 Luglio 2007 alle 14:07 Il pm anti logge ricompare e attacca la criminalità dei colletti bianchi | rubriche ha scritto:
[...] Sull’inchiesta di De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino: Galbusera 2: Non solo Prodi, vi spiego le altre telefonate “calde” di Delta - Galbusera: sono io che ho dato le schede telefoniche a Prodi - Ecco perché Prodi è indagato: il documento - Inchiesta sulla loggia di San Marino: Prodi indagato a Catanzaro - Le relazioni pericolose del professor Prodi - Scarpellini: Mi manda Prodi ma non sono un massone - Quel generale della Finanza tra logge e dossier illegali [...]
Il 27 Marzo 2009 alle 12:55 Il blog di Maurizio Silvestri » Quando i giornali li scrivono gli indiani… ha scritto:
[...] Quando i giornali li scrivono gli indiani… Archiviato in: Politica, Informazione, Giustizia — Maurizio ( 11:55 ) Leggo oggi su Il Giornale un articolo di un certo Geronimo. Si tratta di un giornalista che tra l’altro non ha neanche il coraggio di firmarsi con il proprio nome. Usa uno pseudonimo. Geronimo. E perché no Babbo Natale o Topolino, mi domando io. Ma andiamo al dunque. In suddetto articolo il nostro capo Apache si stupisce delle indagini effettuate da Giocchino Genchi, attualmente sospeso dalla polizia nonché indagato. Bene, un giornalista che si rispetti dovrebbe fare due cose: indagare e informare. E’ pagato per quello. O no? Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Su cosa stava indagando Gioacchino Genchi? Iniziamo dicendo che Genchi era il consulente informatico di un magistrato che si chiama Luigi De Magistris. Luigi De Magistris stava indagando su 3 inchieste: Poseidon, Why Not e Toghe Lucane. Tutte e 3 le inchieste gli furono tolte perché come ben sappiamo tutti, in Italia se tocchi i fili dell’alta tensione, muori. Ciò significa che se calpesti i piedi dei poteri forti, fai una brutta fine. Una volta si usava il tritolo (vedi Falcone e Borsellino ad esempio), oggi - che al potere c’è la massoneria - si attua il programma di Propaganda Due (P2) e si utilizza la legge per boicottare i magistrati onesti. L’inchiesta Poseidon iniziò nel 2005 per indagare su un presunto uso illecito di denaro pubblico legato agli aiuti comunitari per 200 milioni di euro. L’inchiesta Why Not indagava su un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica coperta, giornalisticamente nota come la Loggia di San Marino. Da wikipedia: “[…] Le persone indagate risultavano essere 19. I carabinieri hanno notificato informazioni di garanzia in cui si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall’associazione per delinquere, alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete al finanziamento illecito dei partiti […]” L’inchiesta Toghe Lucane indagava su un “comitato d’affari” comprendente politici, magistrati, avvocati, imprenditori e funzionari che avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata. Insomma, in definitiva, su cosa diavolo indagava De Magistris? Beh, vi siete mai chiesti che fine fanno i soldi che i politici accantonano? I soldi che ci arrivano dalla Ue? I soldi dei contribuenti (cioè noi lavoratori dipendenti)? Vengono utilizzati in modo non troppo chiaro. Su questo stava indagando De Magistris. Ora, quando un magistrato avvia un’inchiesta, si avvale di consulenti. Uno di questi consulenti è stato proprio il “terribile” Gioacchino Genchi, ora accusato di intercettazioni telefoniche illecite. In realtà Genchi non ha intercettato nessuno. Genchi ha solamente incrociato i tabulati telefonici. Si tratta di due cose completamente diverse. Già, perché un conto è piazzare una “cimice” sotto il comodino di casa a tua insaputa, ben altro è incrociare i tabulati telefonici come richiesto dal magistrato (con regolare mandato) che segue un’inchiesta. In Italia purtroppo, chi indaga troppo, viene allontanato. Lo sanno bene i vari Forleo, De Magistris, Genchi, Vulpia etc. Mentre gli “indiani” ci parlano di 392.000 utenti schedati da Genchi illecitamente, lo stesso Genchi parla di 752 tabulati. Meno male che - indiani a parte - ci sono ancora giornalisti seri come Roberto Galullo del Sole 24 Ore che trattano l’intera vicenda con maggiore serietà. Gli indiani cosa fanno? Copia e incolla. Prendono le notizie ANSA e le riportano. Non aggiungono nulla. La cosa più assurda però è che non si chiedono neanche: a cosa corrispondono 13 milioni di utenze telefoniche? Senza far troppe indagini, a Roma ci saranno circa 3 milioni di abitanti e a Milano 1 milione e duecento mila, a Napoli 1 milione… insomma per arrivare a 13 milioni ce ne vuole. Praticamente, secondo queste notizie, Genchi sarebbe indagato perché a casa possiede l’elenco telefonico di Roma, di Milano, Napoli e di mezz’Italia (dobbiamo arrivare a 13 milioni). Allora indiaghiamo pure la SEAT, no? La cosa “buffa” è che queste domande non se le pongano neanche quelli del COPASIR e il suo presidente Rutelli. Chissà perché. Forse perché nell’inchesta Why Not anche Rutelli risultava tra gli indagati? • Permalink [...]
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