
“Scegliere sempre prodotti di una marca nota venduti in negozi qualificati e leggere attentamente le etichette”, questa la ricetta di Indicam, istituto creato da Centromarca per la lotta alla contraffazione, contro l’allarme scatenato dal caso Colgate. Come dire: se dentifrici tossici con marchi contraffatti arrivano sugli scaffali, e poi nelle case, non è solo colpa di chi sfrutta brand falsi. “Anche se” Carlo Guglielmi, presidente di Indicam “dalla documentazione risulta che in questo caso si è trattato per la maggior parte di prodotti venduti con marchi di fantasia in confezioni che sfruttano il ‘look alike’”. Cioè nomi diversi da Colgate, ad esempio “Double Mint” o “Spear Mint”, ma presentati con colori e caratteri molto simili al logo originale.
Ma il vero nodo sta nella catena di distribuzione. Silvio Paschi, segretario generale di Indicam, denuncia: “È difficile che prodotti simili si trovino nei supermercati molto diffusi e conosciuti. Spesso accade che la malavita si infiltri in uno dei livelli di vendita, imponendo al commerciante medio-piccolo il proprio articolo, che magari è falso, o arrivato per canali illeciti o, peggio, dannoso per la salute. Si tratta di una forma diversa di pizzo”. “In casi di emergenza come questo”, aggiunge Guglielmi, “ci rendiamo conto di come la difesa dei marchi e la lotta alla contraffazione significhi soprattutto tutela della sicurezza del consumatore”.
Per gli esperti del settore il caso dei dentifrici tossici è solo la punta dell’iceberg. Anche se particolarmente grave, continuano infatti i sequestri in varie regioni e si sono registrati alcuni malori. Il mercato della contraffazione è molto più ampio. Una ricerca dell’Ocse divulgata a giugno scorso e riferita al 2005 calcola che il giro d’affari arriva nel mondo a 200 miliardi di dollari. E sono escluse le merci che non passano per nessuna frontiera, cioè quelle prodotte nello stesso Paese in cui poi vengono vendute. In 12 anni, dal 1993 al 2005, l’incremento è stato dal 1.850 per cento. In Italia i produttori di falsi hanno guadagnato fino al 2005 tra i 3,5 e i 7 miliardi di euro. Nel 60 per cento dei casi vendendo prodotti d’abbigliamento, pelletteria e scarpe, per il resto orologi, beni di consumo, componentistica, audio, video e software.
I dati sono stati presentati all’assemblea del ventennale di Indicam, cui ha partecipato anche l’Alto Commissario per la lotta alla contraffazione, Giovanni Kessler. Tra le soluzioni proposte per contrastare il fenomeno partendo dalla domanda, c’è l’istituzione di “ausiliari del falso” presso le Polizie locali. Figura simile a quella dell’ausiliario del traffico, avrebbe il compito di battere i mercati e le strade per multare chi acquista merce contraffatta. Le sanzioni dovrebbero essere più basse delle attuali, ma applicate in modo generalizzato e da pagare immediatamente.
- Giovedì 12 Luglio 2007
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Commenti
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Il 12 Luglio 2007 alle 17:50 Il dentifricio tossico? Una forma diversa di pizzo | rubriche ha scritto:
[...] leggi su Panorama.it - Italia Articoli CollegatiStop al Made in China ! [...]
Il 12 Luglio 2007 alle 18:23 Corrado Buccieri ha scritto:
E’ il pizzo creato con la riforma sanitaria della famosa DC,quando cominciarono a seminare farmaci gratuiti
per drogare chi si illudeva di curarsi,
per poi arrivare ai tiket e alle prestazioni a pagamento.
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