Giustizia: duello Mastella-Manzione. Per Prodi ore di tensione

Clemente Mastella, leader Udeur e ministro della Giustizia
Sono ancora ore difficili per Prodi, in Senato: l’esecutivo traballa. Dopo che ieri l’Unione sulla riforma della giustizia ha vacillato e il governo è andato sotto, battuto su un sub-emendamento presentato dal senatore Roberto Manzione (Margherita) sul cambio di funzione tra giudice e Pm, oggi in votazione c’è un secondo emendamento dello stesso senatore (vicepresidente della Commissione Giustizia) sul quale il governo non è d’accordo. Se il nuovo emendamento venisse approvato il ministro della Giustizia Clemente Mastella è pronto a dimettersi: “Voglio sapere se c’è o non c’è una maggioranza, e questo si vede dai voti in Aula…”.
Il centrosinistra è dunque chiamato a salvare il proprio esilissimo margine di maggioranza dal rischio, molto concreto, di andare sotto al momento della votazione dell’articolo 4 dell’emendamento Manzione: quello che prevede la reintroduzione degli avvocati nei consigli giudiziari, cui è affidato il compito di valutare l’operato delle toghe.
Saltata la cena chiarificatrice con Mastella, prevista per ieri sera, Manzione ha stamani ribadito la propria determinazione a mantenere l’emendamento, aggiungendo la propria disponibilità a votare comunque la fiducia al Governo, nel caso l’esecutivo optasse per questa soluzione.
L’ipotesi della fiducia non soddisfa comunque il Guardasigilli: la maggioranza non può essere “salvata” ogni giorno da “san Giulio” Andreotti, come è avvenuto mercoledì: “San Giulio” ironizza il Guardasigilli “si festeggia una volta all’anno, se questi pensano che un onomastico si possa festeggiare tutto l’anno…”.
Ma il voto sull’emendamento in questione non è il solo a rischio: con due soli voti di margine, l’Unione dovrà oggi approvare quasi tutti gli articoli (10) del ddl, il cui voto finale è previsto per domani al termine della seduta mattutina, anche se il presidente Marini, dopo la contestata scelta di ieri di ammettere un emendamento del diessino Massimo Brutti, che ha determinato l’abbandono dell’aula da parte della Cdl, ha deciso, nella conferenza dei capigruppo che si è tenuta prima dell’apertura della seduta, di non procedere al contingentamento dei tempi del dibattito.
La tensione nell’aula di Palazzo Madama si è fatta palpabile, soprattutto durante un intervento di Gerardo D’Ambrosio, ex procuratore della Repubblica di Milano. Mentre contestava un emendamento presentato da Nitto Palma (FI), la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco (FI) dal centro dell’emiciclo si è rivolta al collega urlando: “Sei un assassino, sei un criminale. Oggi è il tuo giorno”.
Immediata la reazione di tutto il centrosinistra. Ci sono stati urla, strepiti e anche gesti all’indirizzo della senatrice. Il presidente di turno, Milziade Caprili, ha ripreso la senatrice e ha detto che certe parole non sono mai state pronunciate nell’aula del Senato. Nell’intervento di giovedì D’Ambrosio aveva parlato dell’indipendenza della magistratura.

Il VIDEO servizio:

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Il 13 Luglio 2007 alle 12:26 Giustizia: duello Mastella-Manzione. Per Prodi ore di tensione | rubriche ha scritto:

[...] leggi su Panorama.it - Italia Articoli CollegatiGiustizia, governo battuto al Senato [...]

Il 13 Luglio 2007 alle 20:03 Giustizia, il governo si salva grazie ai senatori a vita. La CdL lascia l’Aula » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] In Senato, Prodi tira un sospiro di sollievo: il Governo ha retto, la maggioranza ha tenuto. Palazzo Madama ha dato il via libera alla riforma dell’ordinamento giudiziario a firma del Guardasigilli Clemente Mastella. Che vince anche la sua personale sfida con il vicepresidente della Commissione Giustizia, il margheritino Roberto Manzione. Ora il testo del ministro Mastella passa alla Camera che dovrà approvarlo entro il 31 luglio, altrimenti entrerebbe in vigore la riforma Castelli. Pochi minuti prima l’Aula del Senato aveva bocciato l’emendamento sulla presenza dei presidenti dei consigli regionali forensi nei consigli giudiziari, presentato dal senatore della Margherita Roberto Manzione. I voti contrari erano stati 156, 155 i voti favorevoli e 2 astenuti. I senatori a vita in aula erano quattro, e tutti hanno votato in modo utile per la maggioranza: tre voti contrari (Colombo, Montalcini e Ciampi) e un astenuto (Andreotti). Non ci fossero stati, la votazione sarebbe terminata con 154 voti contrari e 155 favorevoli, e l’emendamento sarebbe passato, con conseguenze probabilmente fatali per il governo (il ministro Mastella aveva detto che si sarebbe dimesso). Dopo la bocciatura dell’emendamento Manzione all’articolo 4 del ddl di riforma della giustizia Forza Italia, An e l’Udc hanno annunciato di voler lasciare l’aula del Senato e di non prendere più parte alle votazioni. A prendere la parola i capigruppo Renato Schifani, Altero Matteoli e Francesco D’Onofrio secondo i quali «non esiste più una maggioranza politica ed è stato determinante ancora una volta il voto dei senatori a vita». Stessa decisione da parte dell’Udc, della Democrazia cristiana per le Autonomie e della Lega Nord con il capogruppo Roberto Castelli che ha concluso: “Se per avere i voti siete costretti ad affidarvi ad anziane signore, sempre sostenute da assistenti o badanti, siete alla frutta”. In attesa del prossimo tormentone. [...]

Il 13 Luglio 2007 alle 21:01 Giustizia, il governo si salva grazie ai senatori a vita. La CdL lascia l’Aula | rubriche ha scritto:

[...] In Senato, Prodi tira un sospiro di sollievo: il Governo ha retto, la maggioranza ha tenuto. Palazzo Madama ha dato il via libera alla riforma dell’ordinamento giudiziario a firma del Guardasigilli Clemente Mastella. Che vince anche la sua personale sfida con il vicepresidente della Commissione Giustizia, il margheritino Roberto Manzione. Ora il testo del ministro Mastella passa alla Camera che dovrà approvarlo entro il 31 luglio, altrimenti entrerebbe in vigore la riforma Castelli. Pochi minuti prima l’Aula del Senato aveva bocciato l’emendamento sulla presenza dei presidenti dei consigli regionali forensi nei consigli giudiziari, presentato dal senatore della Margherita Roberto Manzione. I voti contrari erano stati 156, 155 i voti favorevoli e 2 astenuti. I senatori a vita in aula erano quattro, e tutti hanno votato in modo utile per la maggioranza: tre voti contrari (Colombo, Montalcini e Ciampi) e un astenuto (Andreotti). Non ci fossero stati, la votazione sarebbe terminata con 154 voti contrari e 155 favorevoli, e l’emendamento sarebbe passato, con conseguenze probabilmente fatali per il governo (il ministro Mastella aveva detto che si sarebbe dimesso). Dopo la bocciatura dell’emendamento Manzione all’articolo 4 del ddl di riforma della giustizia Forza Italia, An e l’Udc hanno annunciato di voler lasciare l’aula del Senato e di non prendere più parte alle votazioni. A prendere la parola i capigruppo Renato Schifani, Altero Matteoli e Francesco D’Onofrio secondo i quali «non esiste più una maggioranza politica ed è stato determinante ancora una volta il voto dei senatori a vita». Stessa decisione da parte dell’Udc, della Democrazia cristiana per le Autonomie e della Lega Nord con il capogruppo Roberto Castelli che ha concluso: “Se per avere i voti siete costretti ad affidarvi ad anziane signore, sempre sostenute da assistenti o badanti, siete alla frutta”. In attesa del prossimo tormentone. [...]

Il 14 Luglio 2007 alle 11:51 MenteCritica · Hanno la Faccia Come il Culo - Bis ha scritto:

[...] Quando i tempi matureranno e questo governo cadrà, una volta per tutte, il paese starà meglio o peggio di quando il mandato è iniziato? E’ questa la domanda a cui dare una risposta, non andare a cercare il perché Manzione fa l’emendamento X per far dimettere Mastella. Questi sono bizantinismi che possono interessare quei qualcuno che leggono i giornali politici come se fossero la Gazzetta dello Sport e si masturbano intellettualmente su quanti assist ha fatto Fassino nell’ultima partita. [...]

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