Referendum: dieci giorni per 100 mila firme

La signora Anna, moglie del ministro della difesa, Arturo Parisi, fotografata questa mattina nel centro di Bologna mentre e' impegnata nella raccolta di firme per il referendum contro la attuale legge elettorale
Non che il duello tra Parisi e Veltroni abbia fermato la corsa del referendum. 10 giorni: sono quelli che mancano alla scadenza del 24 luglio. Entro allora servono 500 mila firme per rendere valida la consultazione popolare di riforma delle legge elettorale. Comprensibile, dunque, che la tensione salga tra i comitati promotori perché all’appello mancano ancora più di 100 mila firme. Per raccogliere le quali, dal comitato di Guzzella e Segni è partita anche l’iniziativa (”l’ultimo sforzo”, dicono) della Notte Referendaria programmata per il 14 luglio, per dare ai tanti italiani che lo vogliono l’opportunità di firmare: “Sarebbe un vero peccato se, adesso che vediamo il traguardo, dovessimo non riuscire a raggiungerlo perché mancano poche decine di migliaia di firme”. La corsa del Comitato ha preso il via il 24 aprile. Tra ottobre e gennaio poi la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi sulla legittimità dei quesiti, ed è su questo punto che sono intervenuti vari esponenti politici. Quello del referendum non è stato (e non è tuttora), insomma, un percorso facile.
Alcuni partiti, soprattutto nel centrosinistra (Popolari-Udeur ai Comunisti italiani, passando per i Verdi e un nutrito gruppo di ulivisti), sono decisamente contrari perché le modifiche farebbero perdere gran parte del loro potere. Ai loro occhi, il referendum non è altro che il tentativo di cancellarli dallo scacchiere politico. Non convince, in particolare, la bozza Bianco: proporzionale con collegi uninominali e sbarramento al quattro per cento, superabile nel caso si ottengano tre seggi in tre diverse circoscrizioni, presentata la scorsa settimana in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.
“L’unico fatto positivo è il meccanismo in base al quale o si supera il quattro per cento o si aggira quella soglia conquistando tre seggi in tre circoscrizioni diverse” – commentava a caldo il ministro della Giustizia, Clemente Mastella “bisogna discutere il come, noi ovviamente siamo interessati a questo livello locale della proposta”. Netto, invece, il giudizio di Verdi e Pdci, convinti che non si tratti altro dell’ennesima proposta volta a mettere fuori gioco i partiti minori “che hanno una presenza e una rappresentanza nazionale diffusa omogeneamente su tutto il territorio, mentre si preservano le formazioni localistiche e numericamente inferiori”.
Si sono invece schierati a favore i ministri Melandri, Parisi e Santagata convinti della necessità e dell’urgenza di modificare i punti più controversi della legge elettorale della Cdl. Così spiega ancora una volta la titolare delle Politiche giovanili e dello Sport, Giovanna Meandri, “ho sostenuto la campagna referendaria, anche se il referendum non basta perché serve un intervento legislativo condiviso tra maggioranza e opposizione”.
A rendere scettico Silvio Berlusconi è invece il fatto che con i quesiti referendari si possa risolvere il problema della legge elettorale. In un’intervista al Mattino, il Cavaliere infatti così ha ragionato: “Colgo il valore del referendum come stimolo alla classe politica per fare le riforme, ma non credo sia lo strumento migliore per trattare una materia di particolare complessità tecnica come quella elettorale. Meglio sarebbe se il Parlamento trovasse la maggioranza per la riforma della legge elettorale”.
Ma tra i sostenitori, i contrari, gli scettici si fa largo anche un’altra schiera: quelli del “vorrei ma non posso”. Quelli dell’appoggio esterno al referendum. È questa la nuova posizione assunta da Walter Veltroni, il sindaco-candidato-designato leader del Pd che, attaccato dal ministro Parisi, si difende inventando un’altra di quelle splendide acrobazie dialettiche di cui la politica italiana è ricca: dice che sostiene il referendum, ma che non lo firma per motivi “di opportunità”. Siamo sempre dalle parti delle mitiche “convergenze parallele”, degli immancabili ossimori, della politica che nel nostro Paese si diverte a coniugare i contrari: “Ho incontrato i rappresentanti del Comitato referendario a cui ho confermato il mio sostegno come stimolo al Parlamento per una nuova legge elettorale. Questa posizione è stata da loro molto apprezzata, con accenti sinceri, sia nel corso dell’incontro che pubblicamente”.

Per saperne di più:
qui i tre quesiti del referendum;
qui i tavoli dove votare;
qui il comitato promotore

Commenti

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Il 13 Luglio 2007 alle 21:01 Referendum: dieci giorni per 100 mila firme | rubriche ha scritto:

[...] leggi su Panorama.it - Italia Articoli CollegatiLegge elettorale, parte la raccolta delle firme [...]

Il 13 Luglio 2007 alle 22:27 pacato ha scritto:

… forza che se non ci muoviamo noi … a Loro va’ bene così …

Il 14 Luglio 2007 alle 12:56 Corrado Buccieri ha scritto:

Il fatto è che molti non hanno capito a cosa serve.
Io ripartirei dal referendum del ‘48
quello servì allo scatafascio.

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