Cazzola: il muro di Berlino delle pensioni è ancora in piedi. E costa caro

In primo piano i moduli di richiesta della pensione dell'Inps
“L’Italia è l’unico Paese che investe le proprie risorse per diminuire l’età pensionabile, invece di aumentarla. Come invece succede nel resto del mondo”. Ci tiene a ribadire il concetto Giuliano Cazzola, senior advisor del centro studi Marco Biagi e uno dei massimi esperti italiani in materia previdenziale. Lui è andato in pensione nell’aprile 2006, quando ha raggiunto “quota 113″: 66 anni d’età e quasi 47 di contributi. C’è uns cosa che proprio non gli va giù: chiamare pensioni “di anzianità” quelle di chi si ritira a 57 anni. Una soglia difficile da abbattere, che lui chiama “il nostro muro di Berlino”.
Allora Cazzola il muro, anzi lo scalone, è stato abbattuto? Prodi, dopo aver gioito per l’accordo con i sindacati e il sì del Consiglio dei ministri ha detto di sì…
Beh, se l’impostazione della proposta di Romano Prodi (qui il documento in .pdf) terrà, si può dire che sì: lo scalone non c’è più. Ma c’è un nuovo binomio di quote e scalini su cui il governo potrebbe ancora inciampare… Ma soprattutto, con questa proposta, a zoppicare sarà il sistema Paese.
Perché?
Perché ci vogliono un sacco di soldi per coprire questa riforma. Tanti da mettere a rischio i conti pubblici. Dicono che l’abolizione costerà 10 miliardi tra il 2008 e il 2016. In realtà, questo è il costo dell’innalzamento graduale dell’età perché l’abolizione totale costerà invece 65 miliardi.
Ma il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa sostiene che “la proposta avrà un costo netto pari a zero”.
Meglio specificare: nel documento d’intesa è chiaramente detto che i costi delle nuove misure saranno coperti interamente all’interno del sistema previdenziale. Vuol dire che per coprire questi 10 miliardi di euro il governo intende risparmiare 3,5 miliardi grazie alla razionalizzazione degli enti previdenziali e incassare circa 4.55 miliardi dall’aumento delle aliquote contributive. Ma c’è un ma.
Quale?
Secondo le mie stime, che sono simili a quelle della Ragioneria Generale dello Stato, questa è un’altra araba fenice. Finora numeri concreti non sono stati dati. I risparmi consistenti, creando il cosiddetto Super Inps, si otterrebbero solo nel lungo termine e riducendo il personale. Ma non penso che il sindacato lo consenta.
Poi, a quanto dice il ministro Damiano, altri 3,6 miliardi deriverebbero dall’aumento delle aliquote contributive dei parasubordinati, 800 milioni da quelle dei parasubordinati non esclusivi e 700 milioni dell’armonizzazione dei fondi speciali. E a me questa sembra una scelta iniqua.
In che senso?
Quest’anno alla gestione separata dell’Inps entreranno 1,2 miliardi di maggior gettito contributivo. Trovo iniquo continuare ad aumentare l’aliquota dei lavoratori atipici con la scusa che in questo modo aumenta la pensione. È un pretesto per far cassa a scapito di categorie che non possono protestare perché non hanno un sindacato alle spalle. Come invece ha quella minoranza di imminenti pensionati che litiga su scalini e scaloni .
Insomma, per quanti lavoratori ci si è accapigliati?
Stando ai dati dell’Inps, nel 2008 potrebbero usare le finestre per andare in pensione 129.500 lavoratori (86.500 dipendenti e 43mila autonomi). Ma non tutti ci andranno. Facendo una stima dovrebbero essere circa 90mila a cui si dovrebbero aggiungere - in base a stime attendibili dell’Inpdap - più o meno 20 mila dipendenti pubblici. In totale quindi poco più di 100mila persone - su una platea complessiva di oltre 16 milioni di pensionati e 23 milioni di occupati.
A proposito di platee, la riforma non si applica ai lavoratori usurati.
Giusto. E anche qui i conti non tornano. Sono 1 milione e 400 mila i lavoratori inseriti nella “tabella ‘99″ (fatta dall’allora ministro del Lavoro, Cesare Salvi, ndr), pari a circa 5.000 nuovi pensionati l’anno. Se dovessero aumentare, ci sarebbe una forte pressione sulla copertura. E poi c’è un vuoto legislativo.
Quale?
Non si capisce se è da considerarsi usurato un lavoratore che abbia fatto i turni anche solo un certo numero di anni: cioè se uno dopo 5 anni da turnista, cambia lavoro, quanto usurato è?
Insomma, chi ha vinto la partita, alla fine?
I sindacati. Anche se la Cigl avrà vita dura a far digerire l’intesa agli irriducibili della Fiom (il sindacato dei metalmeccanici, ndr). Va detto che ha vinto anche il ministro Padoa-Schioppa là dove ha attenuto di affiancare le varie soglie anagrafiche alle quote. Ma è una vittoria di Pirro.

E Prodi?
Prodi ha vinto nella misura in cui, accordandosi col sindacato, ha messo all’angolo la sinistra radicale. Ma ora la sua proposta dovrà passare il vaglio del Parlamento e non è detto che lo passi indenne. Soprattutto al Senato.
E allora chi ha perso?
Secondo me ha perso l’Italia: quest’accordo, che fa respirare il governo, in realtà dà una mazzata ai conti pubblici. Con lo scalone di Maroni, sia pur brusco, l’Italia da qui al 2016 avrebbe risparmiato 19 miliardi di euro. La proposta Prodi, da qui al 2013 ce ne fa spendere 10 miliardi.

Commenti

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Il 20 Luglio 2007 alle 19:56 Pensione azzurra « Per il verso giusto ha scritto:

[...] Pensione azzurra - “Visto, c’è già il primo beneficiato dalla riforma Prodi sulla previdenza…” - “Cioè?” - “Totti ha detto basta con la Nazionale: ha messo in pensione l’azzurro” - “Perché?” - “Problemi fisici” - “Nun gliela fa più con gli scalini?” - “Pare. E meno male che non c’è più lo scalone…” - “Ma quanti anni c’ha?” - “31: è del 1976, mi sembra” - “Ma i calciatori sono mica considerati lavoratori usurati, spero…” - “Ammesso che siano lavoratori, un po’ usurati lo sono” - “???” - “Fanno doppi turni di allenamento, 60 partite all’anno, giocano in notturna…” Explore posts in the same categories: Economia (giusta), Sport, News [...]

Il 23 Luglio 2007 alle 0:24 emma2004 ha scritto:

Ho avuto l’opportunità di sentire un suo commento su un tg mediaset domenica.Poi navigando su internet ho appresso con stupore e vanto che è andato in pensione a quota 113,66 anni e 47 anni di contributi.So bene che buona parte di questi anni sono stati trascorsi da leisu un altoforno o in cokeria e con sincerità vorrei essere un suo clone.Io non ho avuto questa fortuna xchè sono alla distribuzione fluidi,controllo vari monitor,xchè il processo produttivo sia ottimale.Questo,come lei sa ,avviene su 3 turni lavorativi e naturalmente non ci sono domeniche ne feste comandate di riposo.Ultimamente ho letto un libro”La Casta”,xchè non fa un articolo su la classe politica che con € 1,50 compra”ATTACH”è la poltrona su cui si siede non non la restituisce più?Sarebbe bello x uno che parla di come questa riforma delle pensioni a tolto “risorse x il futuro”Senza dire altro termino con un mio pensiero:l’Italia è un paese bellissimo,dove arte,storia,cultura,gastronomia non si trovano in altre parti del mondo,ma è stato governato nella maniera peggiore x decine di anni.Questo ha accentuato il mio desiderio di soggiornare appena avrò la pensione in una delle numerose Repubbliche delle Banane.Si,è vero,non avrò più le cose che prima ho elencato,ma con $ 1000 il mese ci faccio la vita da nababbo.Quì,in questa Repubblica delle Banane,la mia pensione, se pur buona,mi costringerebbe a centellinare i soldi x il futuro.Spero che lei mi risponda ,mostrando a tutti gli attributi che gli hanno permesso ci giungere alla ragguardevole quota 113,da lei tanto decantata.Ah,giusto,sul piano di colata dell’altoforno n°4 alcuni suoi colleghi la rimpiangono sempre e la ricordano con ammirazione.

Il 12 Settembre 2007 alle 16:38 Ma ve l’immaginate Prodi che ringrazia Berlusconi (e viceversa)? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Ha detto che la Germania degli ultimi vent’anni aveva davanti due grandi sfide. Una interna: la ricostruzione dell’Est (dopo la riunificazione del ‘90). Una esterna: la globalizzazione dei mercati e dell’economia. Ha detto che la Germania le vinte entrambe. E ha detto, tirando davanti al Bundestag le somme di metà legislatura, che buona parte del merito va assegnato anche alle riforme varate dal governo rosso-verde del socialdemocratico Gerhard Schroeder, suo predecessore. Ha detto. Ma chi? Niente meno che l’attuale primo cancelliere donna della Germania e leader cristiano-democratica Angela Merkel: la Repubblica teutonica, secondo la sua analisi, “ha di nuovo tutte le ragioni per essere fiduciosa”, dato che attualmente c’è nel Paese il più basso tasso di disoccupazione degli ultimi dodici anni, il più alto numero di occupati dal giorno della riunificazione, ed è in vista un bilancio statale in pareggio, senza dover più ricorrere all’indebitamento. Pur rivendicando che i successi ottenuti sono il frutto della linea di risanamento, riforme e investimenti messa in atto dall’attuale esecutivo di Grosse Koalition (in Germania governano la Cdu insieme alla Spd), “quell’Angela” della Merkel ha anche espressamente reso omaggio alla politica portata avanti da Schroeder, che l’ha preceduta alla carica di cancelliere della Repubblica federale tedesca. “La favorevole congiuntura ha dimostrato che erano giuste le riforme avviate con l’Agenda 2010 dal governo rosso-verde. I dati lo dimostrano”, ha sportivamente ammesso il cancelliere, ribadendo infine l’impegno del suo governo per un’ulteriore riduzione della disoccupazione. Affermazioni sorprendenti, se lette dall’Italia: si è mai sentito, da noi, Prodi ringraziare Berlusconi (e viceversa), davanti ai deputati o a favore di telecamera? Non scherziamo… Certo, la Merkel guida, appunto, un’alleanza rosso-nera e farsi ben volere dai socialdemocratici, coccolando uno dei loro leader, potrebbe servirle per continuare a sedere sullo scranno da cancelliere. Eppure le sue parole vanno prese come sincere. Vuoi perché in Germania (e non solo) il fair play costituzionale è prassi consolidata. Vuoi perché in Germania (e non solo: succede anche nella Francia del decisionista Sarkozy, dove sono ormai una piccola legione i cervelli della gauche che collaborano con il governo dell’Ump) gli avversari politici sono appunto avversari e non nemici e, quando c’è di mezzo il bene del Paese, tutti puntano a collaborare e non a farsi del male; vuoi perché la Germania (e non solo) è davvero un Paese normale dove il dialogo tra maggioranza e opposizione non “puzza” di inciucio. Come, invece, succede da noi. In Italia ogni governo pare si impegni a distruggere, smantellare, abbattere le riforme e le leggi dell’esecutivo precedente e di diverso colore. Riferendosi solo a quest’anno (perché uno ne passato dalle elezioni di aprile 200, vinte dall’Unione con un margine di 24mila voti), è davvero difficile trovare una legge della maggioranza berlusconiana che sia stata mantenuta in vigore dal governo prodiano. Non è stato così per quella sulle pensioni (al centro di un feroce dibattito tra la sinistra radicale e i riformisti della squadra prodiana); non per quella sulla Rai (con la recentissima estromissione di un consigliere in quota Cdl a favore di un manager amico del Prof.); non per la riforma della scuola (le tre “I” della Moratti accantonate per tornare a un’istruzione più di base, fondata su tabelline, storia e italiano); non per la Legge 30, quella che porta il nome di Marco Biagi, sul mercato del lavoro; non la legge elettorale (per cambiare la quale non pochi indicano, guarda caso, il modello tedesco). E intanto non passa giorno che gli esponenti - anche quelli più autorevoli e responsabili - dei due schieramenti non trovino motivo per darsi contro. Mentre tutt’intorno s’alza il vento, pericoloso, dell’antipolitica; il debito non cenna a diminuire; l’economia ristagna; la ripresa zoppica; il clima cambia (in peggio) ed è alle porte un inverno buio, freddo e senza riscaldamento. Leggendo del riconoscimento del cancelliere Merkel al suo predecessore Schroeder vien da pensare che la Germania sia su un altro pianeta. Invece dista solo qualche centinaio di km dall’Italia. [...]

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