Come ai tempi di Tangentopoli, quando da un lato c’era Antonio Di Pietro, dall’altro Fabio Salamone che lo mise sotto inchiesta nel 1995, o nel 2003 quando la procura della Leonessa indagò su Ilda Boccassini e Gherardo Colombo (finì sempre con l’archiviazione), anche oggi volano stracci e denunce tra i palazzi di giustizia di Milano e Brescia.
Forse più pacatamente di allora, con la formula dell’atto dovuto, si ripete la stessa sceneggiatura: il procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini con i sostituti Chiappani e Pinatoni, ha iscritto nel registro degli indagati i colleghi milanesi Manlio Minale (procuratore capo), Armando Spataro e Ferdinando Pomarici (gli aggiunti), Enrico Manzi (il gip) e i funzionari della Digos Ignazio Coccia e Bruno Megale, con il capo uscente della polizia, Gianni De Gennaro.
All’origine dei provvedimenti, l’esposto dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga secondo il quale, nell’indagine sul caso Abu Omar che ha fatto finire sotto accusa la Cia e il Sismi, gli investigatori avrebbero violato il segreto di Stato.
Agli incroci pericolosi tra apparati dello Stato (servizio segreto militare da una parte, magistratura dall’altra) si aggiungono ora quelli tra due procure che anche in passato si sono trovate in rotta di collisione.
- Venerdì 20 Luglio 2007
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