
Pensioni: ma siamo così sicuri che nella notte tra governo e sindacati sia scoppiato l’accordo?
Quello che è successo nel vertice di Palazzo Chigi è che, dopo una discussione durata otto ore (dalle 22,30 di ieri fino alle 6.30 del mattino), i sindacati hanno preso conoscenza della proprosta di Romano Prodi (qui il documento in .pdf). In sostanza, le parti sindacali rimandano la firma definitiva solo a dopo che si saranno espressi i lavoratori attraverso le consultazioni nelle aziende. A dirlo, più esplicitamente di tutti, è il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: “La Cgil ha firmato per presa d’atto il documento del governo riservandosi di fare tutti gli approfondimenti lunedì sul testo finale e completo”. Mentre il leader della Uil, Luigi Angeletti si è limitato a dire “Abbiamo dimostrato, contrariamente a come ci volevano dipingere, di non essere conservatori”. Decisamente soddisfatto Raffaele Bonanni, segretario della Cisl: “Il nostro è un giudizio molto, molto positivo sulla riforma del governo”.
Netto il no invece da parte del leader della Fiom, Giorgio Cremaschi: “Una sconfitta sindacale secca, la Cgil deve dire no: ci sarà un referendum tra i tesserati e il sindacato deve votare contro. io voterò contro”. Perché? “Semplice: la situazione è peggiorata rispetto allo scalone Maroni. Ora si andrà in pensione a 62 anni”.
Cosa prevede la riforma Prodi? Stabilisce che dal primo gennaio 2008 sarà possibile andare in pensione con 58 anni di età e 35 anni di contributi: dunque si sale di un anno rispetto agli attuali 57 anni e 35 di contributi necessari per accedere alla pensione di anzianità, ma si evita il brusco salto dello “scalone” previsto dalla riforma Maroni che avrebbe portato direttamente ai 60 anni a partire dal prossimo gennaio.
Quote e scalini
Dal luglio 2009 si passerà al sistema delle quote. In sostanza, dal primo luglio 2009 per lasciare il lavoro si dovrà raggiungere quota 95 (sommando età anagrafica e contributi versati), ma con 59 anni di età. Dal gennaio 2011 sarà necessario arrivare a quota 96 con 60 anni di età mentre dal primo gennaio 2013 si passerà a quota 97, con età minima a 61 anni. L’ultima quota, però, non scatterà qualora l’andamento dei conti pubblici sarà positivo e i risparmi fossero sufficienti a mantenere il sistema in vigore dal 2011.
Gli autonomi
Per i lavoratori autonomi lo schema è aumentato di un anno. Quindi andranno in pensione nel 2008 con 59 anni e nel 2013 con almeno 62 anni.
Lavori usuranti
Dalla riforma è esclusa una platea di circa 1,4 milioni di lavoratori impiegati in mansioni usuranti inseriti nella “tabella ‘99″ (fatta dall’allora ministro del Lavoro, Cesare Salvi, ndr) (miniere, cave e catene di montaggio).
Le donne
L’età di vecchiaia delle donne resta a 60 anni, nonostante le pressioni del ministro Radicale Emma Bonino di portarla a 62.
Le “finestre”
Chi avrà maturato 40 anni di contributi potrà lasciare il lavoro con quattro finestre annuali, invece delle due previste dalla Maroni.
I coefficienti
L’altro scoglio di questi mesi, il taglio dei coefficienti, è stato invece rinviato al 2010 e sarà triennale e automatico ma verrà fissato sulla base di nuovi parametri attraverso il lavoro di una specifica commissione che deciderà entro il 2008.
Il VIDEO servizio:
- Venerdì 20 Luglio 2007
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 23 Luglio 2007 alle 13:10 Scavalcato l’ostacolo pensioni, sugli scalini scivola la Legge Biagi » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Con l’ala sinistra della maggioranza che dichiara battaglia in Parlamento contro l’accordo governo-sindacati sulla riforma delle pensioni messa a punto da Romano Prodi, non sono pochi a pensare che per la contropartita offerta dai riformisti sia lo smantellamento della legge Biagi. Perché Rifondazione comunista e i Comunisti italiani, per contenere la rabbia della base e distogliere l’attenzione dagli scalini e da quella che considera poco più di una riedizione dell’odiata riforma Maroni, si stanno preparando a rimettere in cima all’agenda delle lotte di autunno proprio la riforma del lavoro che prende il nome dal giuslavorista ucciso dalle Br. [...]
Il 12 Settembre 2007 alle 12:56 Fiom: no al governo. Prodi minimizza, ma è allarme rosso. In tutti i sensi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il no della Fiom, la federazione metalmeccanici della Cgil, al patto sul welfare (pensioni e misure sociali) mette il governo di fronte a un problema serio, ma soprattutto rischia di inguaiare la maggioranza. Naturalmente il governo, a cominciare da Romano Prodi, e anche i partiti che lo sostengono, minimizzano: “Era scontato” dice Romano Prodi; “È una minoranza” aggiunge Cesare Damiano, il ministro che quell’accordo l’ha strenuamente perseguito. Che la Fiom sia una minoranza non si discute: con 360 mila iscritti rappresenta il 6,5% dei tesserati della confederazione. Al tempo stesso la Fiom nel suo settore, benché sia l’organizzazione più numerosa, non supera il 15% degli occupati; e l’intera Cgil è ormai una minoranza in tutte le categorie del lavoro attivo. Al punto che il 53% dei suoi iscritti è costituita da pensionati. Però proprio qui sta il primo pericolo per il leader Guglielmo Epifani: non può permettersi di perdere per strada, magari dopo un referendum e una scissione, la categoria bene o male più rappresentativa delle fabbriche e del mondo industriale. Diversamente la Cgil diverrebbe anche nella forma, oltre che di fatto, il sindacato dei pensionati e in subordine degli statali. Una simile perdita di rappresentanza avrebbe immediate ripercussioni sulla politica e in particolare sulla sinistra, già sufficientemente sotto stress per l’ondata di impopolarità nell’opinione pubblica, per il fenomeno Beppe Grillo, per le difficoltà del Partito democratico, e soprattutto per i sondaggi. L’ultimo, di Ipr-Marketing per Repubblica.it (dunque fonte non sospetta) evidenzia un calo generalizzato di tutti i partiti dell’estrema sinistra, con Rifondazione a -1,8, i Verdi a -0,1 ed il Pdci in picchiata, -1,3, più che dimezzati. Un crollo a malapena bilanciato dall’uno per cento attribuito alla nascente Sinistra democratica. Ma neppure nell’area della sinistra riformista le cose vanno meglio. Il Pd viene accreditato del 28%, nonostante l’effetto Veltroni: 3,3 punti in meno di quanto Ds e Margherita hanno preso nel 2006. La Rosa nel pugno, radicali più socialisti, scenderebbe all’uno dal 2,6. Insomma l’Unione se la passa male, e Prodi ancora peggio se la popolarità sua e del suo governo è scesa (sondaggio Ispo per il Corriere della Sera) al 27%. Con questi chiari di luna, uno scontro duro con i metalmeccanici avrebbe conseguenze devastanti in termini di voti; ma soprattutto può fin da ora accrescere le tentazioni della sinistra dell’Unione di scendere da un treno che rischia di deragliare, magari per rifugiarsi nuovamente in un’opposizione con meno potere e responsabilità, ma con più rappresentatività e popolarità. [...]
Il 2 Ottobre 2007 alle 19:14 Non solo Mirafiori: è allarme rosso per i sindacati. Il video » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La rivoluzione di internet conquista anche i metalmeccanici. E gli operai scoprono la rete. Dopo i fischi e le contestazioni alla Fiat di Mirafiori, ecco le immagini (in fondo all’articolo) del leader della Cgil Guglielmo Epifani mentre partecipa all’assemblea dei lavoratori della Thyssenkrupp Ast di Terni e parla dell’accordo sul welfare con il governo del 23 luglio e illustra le ragioni del sì al referendum che si terrà tra i lavoratori dall’8 al 10 ottobre. In sottofondo si sentono i dissensi, ma anche gli applausi, al termine dell’intervento che il leader Cigl è andato a fare nella tana del lupo, essendo molto forte nei cantieri Thyssenkrupp Ast la presenza della Fiom di Rinaldini e Cremaschi che, caso unico dal 1946, si sono distinti dalla casa madre, dicendosi decisamente contrari all’accordo estivo. [...]
Il 11 Ottobre 2007 alle 9:48 Welfare della discordia: vince il sì, la Fiom protesta, Prodi respira » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’accordo tra governo e sindacati sul welfare, alla fine, passa. Ma non tra gli operai, dai quali becca una sonora bocciatura. Quelli delle grandi fabbriche del Nord, a partire da Mirafiori (821 no, 162 sì e 9 tra i voti bianchi e nulli) e dalla Iveco (su 2.790 aventi diritto, hanno votato in 2.164: i no sarebbero 1.427, i sì 708 e 29 le schede tra bianche e nulle), lo hanno infatti cassato. Stesso risultato anche tra gli stabilimenti del Sud (su 1.116 votanti alla Fiat di Termini Imerese, 882 hanno detto no , i sì 217 (19,4%). Eppure la grande maggioranza dei lavoratori, chiamati alla consultazione sull’accordo del 23 luglio scorso (qui il documento), ha votato sì. Secondo i dati diffusi dai sindacati, la prevalenza del sì alla consultazione sarebbe netta: tra il 70 e l’80% (il 73% tra i pensionati). I sindacati sottolineano l’alta affluenza alle urne con il voto di oltre cinque milioni di lavoratori, pensionati, precari e disoccupati. In una dichiarazione congiunta i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil esprimono soddisfazione: “I primi dati sono già molto significativi” ha dichiarato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani “e confermano che si profila una netta vittoria dei sì, al di là delle aspettative. I sì vincono in particolare tra i lavoratori attivi, tra gli operai e i precari”. Un responso apertamente contestato da uno dei segretari nazionali della Fiom, Giorgio Cremaschi, leader di una delle “correnti” del sindacato dei metalmeccanici, la Rete 28 aprile. Cremaschi ha parlato di “dato privo di qualsiasi credibilità reale”, a causa di irregolarità nel voto. Per fare un esempio, ha detto Cremaschi, il dato sull’esito della consultazione è stato ottenuto “sommando i voti unicamente di aziende dove ha vinto il sì. Mancano tutte le aziende dove già si sa che ha vinto il no”. Per questo, ha concluso, “inviterei la politica e i commentatori ad aspettare prima di dare giudizi e di non correre dietro all’eccesso di solerzia di alcuni funzionari”. I dati diffusi sulla consultazione hanno invece fatto felice il presidente del Consiglio, che alle sorti del referendum tra i lavoratori vedeva legate anche quelle del suo esecutivo, messo alle strette su pensioni e lavoro precario dalla sinistra radicale: “Se i dati vengono confermati, sono dati molto, molto buoni che incoraggiano fortemente la decisione presa a luglio. Ed è un appoggio forte alla politica del governo”, ha detto Romano Prodi. “È un protocollo che abbiamo voluto, su cui le previsioni erano prevalentemente pessimistiche”. Invece, ha aggiunto Prodi, non solo si è raggiunto un accordo, ma a quanto sembra è anche stato approvato da un larghissimo numero di interessati”. Una boccata d’aria per il Prof. Anche se breve, visto che il risultato delle urne comunicato dai sindacati non è comunque sufficiente a vincere le resistenze di Rifondazione comunista, che ha già annunciato, sulla base del “malessere” emerso tra i metalmeccanici, che si asterrà nel Consiglio dei ministri di venerdì dalla votazione sul welfare. E premerà comunque per modificare il protocollo in Parlamento. Una decisione che Prodi ha così commentato: “Io la chiedo e la cerco sempre, ma non è necessario che il Consiglio dei ministri approvi sempre all’unanimità. Ci possono essere, in alcuni casi, opinioni divergenti”. Il braccio di ferro tra il premier e la sinistra radicale continua… [...]
Il 17 Ottobre 2007 alle 18:50 Welfare: al corteo del 20 ottobre il vero precario è Giordano » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Tra governo e sindacati è stata (ri)raggiunta l’intesa sul welfare. In pratica si è trovato l’accordo sulla trasposizione delle norme previdenziali dell’accordo del 23 luglio. La pratica verrà chiusa nella serata di mercoledì 17 dal Cdm. Ora la sinistra radicale, che sull’accordo ha sollevato più di un dubbio, spera nella piazza. Quella piazza che è stata convocata per sabato prossimo a Roma per chiedere – si legge sul sito di Rifondazione che chiama a raccolta il popolo comunista – “una svolta, un’iniziativa di sinistra che rilanci la partecipazione popolare e conquisti i punti più avanzati del programma dell’Unione, per evitare che si apra un solco tra la rappresentanza politica, il governo Prodi e chi lo ha eletto”. Un corteo che però si annuncia difficile. Difficile perché viene dopo i 500mila del Colosseo di An, dopo i 3,4 milioni delle primarie del Pd e soprattutto dopo i 5 milioni di lavoratori che nel referendum hanno detto sì all’accordo sul welfare. Una manifestazione difficile, ma decisiva anche per le sorti del segretario di Rifondazione, Franco Giordano, che potrebbe addirittura rischiare il posto. Un posto che è insidiato dal ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, che – dicono dentro Rifondazione – non fa un passo senza pensare alla poltrona di segretario. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.