Di Pietro: contro l’inciucio giudiziario resto ministro di lotta e di governo

Antonio Di Pietro durante un'udienza. (credits: Ansa)

Quindici anni fa indossava la toga. Oggi litiga, da ministro a ministro, con il Guardasigilli che con le toghe se la prende. “Il problema non è il quotidiano ritornello sulla lite tra me e il ministro Mastella. È solo che sono profondamente deluso, e disilluso, dalla politica giudiziaria del centrosinistra tutto e del governo. Per i cinque anni che abbiamo passato all’opposizione abbiamo costruito un progetto di discontinuità con il precedente governo Berlusconi, l’abbiamo messo nero su bianco nel programma dell’Unione. E invece…”
Invece, ministro Di Pietro?
Invece siamo tornati indietro, al ‘94. All’attacco nei confronti dei magistrati che fanno il loro mestiere e ribadiscono la loro sacra indipendenza dal potere politico. Li si vuole, oggi come allora, delegittimare, affermando che vanno oltre i loro compiti, le loro prerogative. Si vuole, oggi come allora prestare orecchio e favore agli inquisiti e non all’accertamento della verità giudiziaria dei fatti.
Forse anche perché, oggi come allora, c’è un presidente del Consiglio sotto inchiesta?
Ecco l’equivoco che tiene in piedi tutto. Essere indagati non è essere colpevoli. Quindi il giudice che indaga va tenuto libero nella sua azione investigativa. Nello specifico, so per certo che Prodi si difenderà dalle accuse della procura di Catanzaro, nel caso ce ne siano. Dovrà cioè dare giustificazioni nel merito delle cose e non fare di tutto per impedire ai giudici di fare il proprio mestiere, come accadde allora.

Poliziotto di formazione, magistrato di estrazione, il ministro Antonio Di Pietro, responsabile del dicastero delle Infrastrutture, sa da che parte stare. Sulla vicenda Forleo-Ds, sulle pesanti critiche di Mastella e dell’onorevole Luciano Violante alla procura milanese, sull’indagine del pm De Magistris nei confronti del premier Romano Prodi, non ha la minima esitazione: “Mi piacerebbe che la si smettesse di considerare il magistrato come un avversario politico. Atteggiamento che ritrovo sia a destra che a sinistra”.
Allora, che fa al Governo?
Se uno non condivide le coltellate, non può mica rispondere con le pistolettate…
Ma non si sente in imbarazzo in un esecutivo il cui premier è sotto inchiesta, un viceministro (Vincenzo Visco) è indagato, il ministro degli Esteri e il leader del partito più votato della sinistra sono definiti “complici consapevoli” di Consorte & Co da un giudice di Milano?
Se dovessi trarne le conseguenze, andrei a casa, certo. Ma ripeto: è la politica giudiziaria di tutto il governo che non mi convince e voglio restare per combatterla. Ho dalla mia la gente comune e gli elettori. E a chi mi chiede che c’azzecco io con questi, rispondo che ho l’ambizione di portare sulla retta via coloro che fanno politica attiva e sbagliano nell’attaccare i giudici. Non sto al governo per farlo cadere, sto al governo per mandare a casa quelli che non rispettano il programma dell’Unione.
Destra e sinistra soffrono quindi della stessa questione morale?
Ci sono onesti sia a destra che a sinistra. E ci sono furbi a destra e a sinistra. E poi lo vedono tutti che su alcuni provvedimenti (come per l’indulto) si sono registrate maggioranze politiche diverse da quelle parlamentari.
A chi si riferisce, ministro?
Nomi non ne faccio: ci metto tutti quelli che stanno con gli inquisiti.
Ci risiamo: è in scena un altro atto del conflitto tra politici e giudici?
Per fare un conflitto bisogna essere in due. Qui l’attacco viene solo da una parte, quella politica. Se qualcuno pesta i piedi ai magistrati, questi avranno o no diritto di protestare? È successo con la legge Castelli, è successo con la riforma Mastella, una legge sulla falsa riga di quella della CdL, che non ho esitato a definire “inciucio giudiziario”.
Il presidente Napolitano ha di nuovo invitato i poli all’ascolto reciproco. Ha poi ribadito, a proposito delle scalate Unipol-Bnl, che non c’è il clima del ‘92.
Vero, non è lo stesso clima. Anche perché nel ‘92 tutti - politici compresi - avevano fiducia nella magistratura. Dal ‘94 in poi il sistema di illegalità è diventato più sofisticato e, quindi, più pericoloso. Mentre si è ridotta ai minimi termini la solidarietà nei confronti dei giudici.
Sarebbe meglio se il Parlamento dicesse sì all’acquisizione delle intercettazioni sul caso Unipol?
Assolutamente sì. Io e l’Italia dei Valori, voteremo perché succeda. Ma mi augurerei che gli stessi chiamati in causa chiedano ai loro colleghi di non stracciare quelle carte. Per amore di verità; perché è nel loro stesso interesse; per permettere alla giustizia di fare il suo corso e per non lasciare che sul Parlamento aleggi un alone di impunità che lo discrediterebbe. Ovvio - fa una pausa - che per fare un discorso del genere bisogna essere innocenti.

Commenti

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Il 24 Luglio 2007 alle 9:15 Corrado Buccieri ha scritto:

Di Pietro vive con la nostalgia della
notorietà di Mani Pulite,ma oggi deve
ritenersi collega, di Marco Pannella e
della Bonino.Ditelo a Mastella.

Il 24 Luglio 2007 alle 10:33 Estiqaatsi ha scritto:

Bravo Tonino, se fossero tutti chiari cosi’, in parlamento le cose andrebbero piu’ velocemente. Peccato che su altri argomenti non e’ cosi’ semplice rispondere in modo cosi’ diretto.

Il 24 Luglio 2007 alle 12:06 gustaveflaubert ha scritto:

Ha ragione Di Pietro: essere indagati non significa essere colpevoli. E’ un assioma di una banalità sconcertante che però in Italia da tempo molti hanno finto di dimenticare, a scopi puramente propagandistici e di interesse. La magistratura deve avere TUTTI i permessi per investigare (e quindi intercettare) persone indagate per reati, vuoi che costoro siano semplici cittadini sospetti, malviventi o politici. Ci mancherebbe altro. Giornali e tv ovviamente non devono poter pubblicare testi di intercettazioni telefoniche: e infatti, a rigor di legge, non possono, però lo fanno lo stesso. E’ tutto così semplice.

Il 24 Luglio 2007 alle 12:17 voltaire ha scritto:

Ha ragione DI PIETRO perchè quando sono i capi comunisti ed essere indagati, vengono sicuramente assolti e, i magistrati vengono premiati con seggi di senatori al MUGELLO, o in altri collegi di chiara fede comunista, senza rischi di non essere eletti, (bella democrazia)in quelle riserve di caccia e perfino proibito indagare, o sospettare

Il 24 Luglio 2007 alle 12:19 fabio.amendolara ha scritto:

Volete la prova di quello che dice Di Pietro?
Date un’occhiata a quello che accade in Basilicata

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