
“Sgradevole” è Fausto Bertinotti, presidente della Camera reo di avere invitato i parlamentari coinvolti nell’inchiesta sulle scalate bancarie “ad essere al di sopra di ogni sospetto e non avere apparenze di privilegio”. “Denigratoria e aggressiva” è invece la campagna di stampa, in particolare del Corriere della Sera, il cui direttore Paolo Mieli viene tirato in ballo personalmente. Autore dell’intemerata, Piero Fassino, segretario Ds. Che aggiunge: “Non staremo zitti, reagiremo colpo su colpo ad ogni aggressione”. Per chi ha più memoria, parole che ricordano quelle, lontane, di Aldo Moro (”la Dc non si farà processare nelle piazze”), o di Bettino Craxi.
Infatti Fassino non se la prende con gli avversari politici (tipo Silvio Berlusconi), ma con uno degli alleati di spicco del centrosinistra. E con un giornale che a suo tempo ha appoggiato il governo Prodi. A che cosa si deve questa sindrome da fuoco amico?
Bisogna andare un po’ oltre la vicenda giudiziaria, che peraltro preoccupa non poco i dirigenti diessini. In ballo c’è - oltre all’indagine - il ruolo e il potere futuro della Quercia nel Partito democratico. Di fatto lo stesso futuro politico di Fassino e Massimo D’Alema.
I due, mettendo da parte le antiche rivalità , sono i grandi sponsor della candidatura di Walter Veltroni: l’unica in grado di assicurare una prospettiva politica, al governo o all’opposizione, ai Ds. Ma ora quella che sembrava una marcia trionfale rischia di trasformarsi in un percorso minato. Le inchieste giudiziarie minano il partito di riferimento, i Ds. Almeno il suo stato maggiore, che è quasi interamente dalemiano. Al tempo stesso si moltiplicano le candidature alternative: e passi per un girotondino come Furio Colombo, ma Rosy Bindi e soprattutto Enrico Letta qualche problema a Walter possono procurarlo.
Il sindaco di Roma è troppo scafato per non aver fiutato tutto questo. E Fassino e D’Alema temono che reagisca a sua volta con una clamorosa presa di distanze. Veltroni sa benissimo che il Pd non può nascere sotto la spada di Damocle di un’indagine giudiziaria; ancor meno può prendere piena forma la sua leadership perché diverrebbe automaticamente un’anatra zoppa.
Altrettanto bene conoscono tutto ciò i due politici che più hanno mal sopportato la discesa in campo veltroniana, Prodi e Bertinotti. E dunque Fassino e D’Alema vedono fantasmi ovunque: tra i cosiddetti alleati, tra i promotori del referendum, nei poteri forti, perfino in Veltroni stesso.
- Giovedì 26 Luglio 2007
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Commenti
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Il 26 Luglio 2007 alle 16:57 voltaire ha scritto:
Non ACCOSTIAMO BETTINO CRAXI con il nulla, poi FASSINO di cosa si preoccupa VIOLANTE ha già preso in mano il suo “dossier” è come capo del pcm (partito comunista magistrati) sistemerà tutto lui
ha anche ricevuto la solidarietà del comunista capo de CSM, il signor fassino è in una botte di ferro, non farà certo la fine di CRAXI;
ALLEGRIA SIGNOR FASSINO, anche il capo dell’opposizione ha paura, con tutti i guai che ha già passato col PCM
Il 26 Luglio 2007 alle 17:18 Corrado Buccieri ha scritto:
Povero Fassino,pensava di farsi una banca per sopravvivere,tanto dal partito
lo hanno messo già in aspettativa.
Il 30 Luglio 2007 alle 2:32 aldo1110 ha scritto:
Certo che D`Alema, Fassino e Latorre sono colpevoli!
Ci sono prove,al momento, cento volte piu’ consisteti di quelle che a suo tempo furono raccolte o fabbricate contro molti indiziati di Tangentopoli(dei quali,un buon 80% furono prosciolti).Il problema a mio parere di questa nostra disastrata Italia risiede nella magistratura,ovvero in quella parte non solo politicizzata,ma criminalmente organizzata allo stile mafioso,che l’amico ¨Voltaire¨´nei commenti del 26/Luglio,chiama PCM ovvero ,partito comunista magistrati.
La condanna o meno di questi tre succitati individui,ci dara´la misura di quanto questa vera mafia dei colletti bianchi,avveleni la vita politica italiana,e quindi lo sviluppo
sia economico che sociale.
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