Ferrante: meglio i rifiuti dopo il gran rifiuto della politica

Bruno Ferrante, ex prefetto di Milano |foto Ansa
“Mi rendo conto che a molti possa sembrare sorprendente che io abbia accettato la carica di presidente di due società Impregilo. La stessa sorpresa di quando scesi in campo nel 2006. Ma di questa politica autoreferenziale e tanto distante dalla gente non ne potevo più”. Bruno Ferrante, ex prefetto di Milano, ed ex candidato sindaco per l’Unione nella città meneghina, si è lasciato alle spalle le istituzioni. Gli piace sorprendere, pare. Almeno quanto accettare nuove sfide.

È così, prefetto?
Sì, mi piace mettermi alla prova: poter mettere in campo le mie capacità e le mie risorse al servizio degli altri. Questo è sempre stato il tratto distintivo delle mie scelte professionali, sia quando sono passato dalle istituzioni alla politica, sia adesso che dal pubblico sono passato al privato.
Perché nel 2006 scelse la carriera politica?
Perché avevo compreso e capito che il mio percorso nei corridoi dello Stato era ormai giunto al termine. Per me, dopo sei anni da prefetto di Milano, non c’erano più prospettive e porte aperte. E allora, per continuare a servire l’interesse pubblico ho scelto la strada della politica. Mi sono messo a disposizione dell’Unione che ha creduto di potermi portare alla poltrona di sindaco. A governare una città che conoscevo da tempo, che ho amato e in cui riconoscevo le mie radici, familiari e professionali.
Un’esperienza intensa ma molto breve: giugno 2006 - gennaio 2007. Poi ha preferito eclissarsi nel meno visibile Commissariato per la lotta alla corruzione…
Sì, perché nel frattempo non si era sopita la voglia della sfida. Da tempo si era manifestata un’attenzione del settore privato nei miei confronti e nei confronti del mio curriculum di “manager pubblico”, dopo decenni passati affrontando anche situazioni difficili. E ora sono a Impregilo e anche qui gli stimoli non mancano…
Cosa le ha lasciato in eredità la politica?
Molto. Sono uscito da quel mondo più ricco. A dire il vero ogni esperienza professionale mi ha dato tanto. Ma quella politica, diciamo, mi ha come maturato.
Addirittura…
Mi ha messo in contatto con la gente, con le sue storie, le sue risorse e i suoi problemi. Anche la campagna elettorale a Milano l’ho voluta giocare accanto agli uomini e alle donne della città. La nostra lista è nata proprio per questo, in nome della municipalità e della civitas e per ridurre quell’enorme distanza tra il Palazzo e la strada. Un invito più volte ripetuto anche dal presidente della Repubblica, ma puntualmente disatteso.
Tema di grande attualità.
Già. Io ho sempre creduto che il dovere delle istituzioni fosse quello della trasparenza. Che fossero pubbliche e politiche, le istituzioni devono più di ogni altra cosa rendere conto ai cittadini delle loro scelte, delle spese, dei comportamenti amministrativi. È scontato che sia così. Prendiamo il capitolo tasse, per esempio. I cittadini non protestano tanto perché le devono pagare, quanto perché non hanno ben chiaro dove vanno a finire i soldi che lo Stato chiede loro. Altro esempio?
Dica.
Perché gli inglesi possono sapere, con una certa facilità, quanto spende in un anno la regina e invece i bilanci dell’amministrazione italiana sono scritti per non essere capiti?
Non mi dica che si è dimesso per questo…
Non solo. Nel senso che sono rimasto molto deluso dal non poter dare il mio contributo: il mio apporto non riusciva a essere incisivo. E non parlo della frustrazione da capo della minoranza in consiglio comunale che per numeri e proposte, di fatto, non conta. Piuttosto dell’involuzione che la politica ha subìto in questi anni. Un pericoloso ripiegamento su se stessa fino all’autoreferenzialità. Oggi il sistema politico, e chi ci sta dentro, ha smesso di fare sintesi tra i problemi e le risorse della gente, ma continua a parlarsi addosso, a risolvere i propri problemi.
Che panorama fosco!
Però uno spiraglio c’è.
A destra o sinistra?
In entrambi gli schieramenti trovo personalità capaci di andare sul concreto e decise a far proprie le aspettative della cittadinanza. Veltroni, a sinistra, è una di queste.
Visto che le due società che va a dirigere sono finite sotto inchiesta per la gestione dei rifiuti, si sente il “guido Rossi” di Impregilo (la definizione è di un consigliere della sua Lista a Milano)?
Il paragone mi lusinga e ringrazio Impregilo per la fiducia che ha voluto darmi, affidandomi la direzione di due sue importanti società. So che c’è molto da fare qui. E non mancheranno le difficoltà. Ma vediamola così: metterò al servizio delle società e della gente della Campania la mia esperienza.
Beh, in effetti, i protagonisti del caso rifiuti a Napoli li conosce bene.
Ho già incontrato il prefetto Pansa, che conosco da quando ero vicecapo della polizia, e so che lavoreremo bene insieme. Anche con il sindaco Iervolino (che conosco invece da quand’ero Capo di Gabinetto al Viminale e lei era ministro) ci sarà un’ottima collaborazione.

Parole semplici e chiare per dire, a chi non l’avesse capito, che del prefetto che ha scalato (quasi) tutti i gradini del Viminale e ha avuto un contatto rapido ma intenso con la politica, sentiremo ancora parlare.

LEGGI ANCHE: La vita da mediano del prefetto Ferrante, con due inversioni a U - Milano, la lista dei senza Ferrante in cerca d’identità

Commenti

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Il 28 Luglio 2007 alle 8:15 Corrado Buccieri ha scritto:

Per la pulizia di Napoli ci vuole un
milanese. Da fuori si vede meglio.
Siccome sto facendo un sondaggio per
“il Volturno” di nomi di politici di vera fiducia,se l’On.Ferrante che dice
di conoscerne alcuni, e legge queste
righe, me lo segnala gli sarò riconoscente. Grazie.

Il 6 Agosto 2007 alle 20:12 Mediobanca: Impregilo, quanto cara mi costò quell’ecoballa » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Dall’organizzazione di un matrimonio ai primi soccorsi per un malato grave. In poco tempo Mediobanca ha cambiato rotta sul fronte Impregilo. Piazzetta Cuccia aveva già ricevuto l’incarico per la ricerca del futuro sposo per la società milanese, dopo il fallimento delle trattative con Astaldi, ora è al lavoro per individuare le soluzioni finanziarie idonee a evitare il tracollo. Sarebbero da escludere ipotesi di aumenti di capitale. E probabile piuttosto che sia lanciato un prestito obbligazionario, per raccogliere fino a 400 milioni tramite il quale raccogliere non solo la liquidità da mettere a disposizione del sequestro da 750 milioni disposto su richiesta dei pm Giuseppe Novello e Paolo Sirleo, ma anche per reperire le risorse necessarie a garantire l’operatività del gruppo. L’indagine sugli illeciti nel trattamento dei rifiuti in Campania sta costando cara a Impregilo. Il titolo è crollato in Borsa a anche la Consob vuole vederci chiaro nella vicenda che coinvolge direttamente le due controllate di Impregilo, come Fisia Italimpianti, FIBE e FIBE Campania (queste ultime due da poco presiedute dall’ex prefetto Bruno Ferrante). Secondo gli inquirenti, le due società avrebbero siglato il contratto per la gestione dei rifiuti in Campania pur sapendo di non riuscire a mantenere l’impegno. L’ipotesi di reato è quella di truffa aggravata ai danni dello Stato. Il presidente del Gruppo, Massimo Ponzellini, ha cercato di correre ai ripari nel corso di un’audizione alla Consob, almeno dal punto di vista finanziario. Durante l’incontro il manager ha ribadito che l’unica attività del gruppo nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti è relativa ai progetti Rsu in Campania, di entità estremamente marginale rispetto all’attività complessiva del gruppo. A maggiore dimostrazione di ciò, tale attività dal punto di vista economico è stata oggetto di netta separazione nel bilancio di esercizio 2006 mentre dal punto di vista patrimoniale è stata classificata come attività destinata alla vendita. Pertanto, spiega Impregilo, “nei piani futuri della società, tale attività è stata classificata come non strategica. Di conseguenza anche la misura interdittiva nel settore smaltimento dei rifiuti non ha effetti sui piani di sviluppo dell’azienda”. Ora spetterà alla magistratura decidere. Chi non ha perso tempo è stata Astaldi. Ha impiegato molto meno tempo di un qualsiasi processo con rito abbreviato per capire che il matrimonio con Impregilo non si doveva fare. [...]

Il 16 Ottobre 2007 alle 13:19 La discontuinità di Veltroni: via da Roma e da Romano » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Scegliendo Milano come teatro della “prima” del Pd, Super Walter è anche andato contro il parere del premier Romano Prodi (c’è chi dice che sarà questo il refrain futuro tra i due), che avrebbe preferito Roma, così come altri personaggi di spicco dell’Unione. Ma l’innovazione di Veltroni passa anche da qui: lealtà e sostegno al premier non significano esserne succubi. Anzi, forte del 75 e più per cento di voti, va da sé che Veltroni pungoli il governo a spingere su determinati percorsi. Il principale appunto, passa dal Nord e dalla “questione settentrionale”. Un nodo che la recente politica dell’Unione (e dei suoi uomini più importanti) non si è mai mostrata capace di sciogliere. Per motivi i più vari: incapacità di intercettare le richieste dei ceti produttivi; di proporre loro risposte forti e concrete; mancanza di uomini adeguati (la scelta dei candidati sindaci di Milano, negli ultimi anni la dice lunga: non uno veniva dagli apparati dei partiti del centrosinistra); consapevolezza di aver sempre partita persa, in quelle regioni, con il centrodestra in generale e con l’asse Berlusconi-Bossi in particolare. [...]

Il 5 Novembre 2007 alle 19:28 Missione Arcobaleno, otto anni dopo arriva l’ora del giudizio » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] A Barberi, al suo segretario Giarola, e al sindacalista dei Vigili del fuoco Cola, l’accusa contesta di aver ottenuto, abusando delle loro qualità e ‘’di una fitta rete di rapporti personali intrattenuti con esponenti apicali della politica, del governo, del sindacato e della pubblica amministrazione’’, la rimozione del prefetto Bruno Ferrante (’’che si adoperava contro gli interessi dell’associazione’’) dall’incarico di capo di gabinetto del ministero dell’Interno. Gli stessi imputati - secondo l’accusa - si adoperavano poi ‘’per ottenere la nomina di Barberi a direttore dell’Agenzia (per la protezione civile, ndr) e quella di Cola a componente del Cda, sebbene quest’ultimo non avesse i titoli per farlo’’. Infine, all’organizzazione è contestato di aver favorito ditte amiche per l’aggiudicazione di appalti pubblici (divise per le forze di polizia) e in particolare di favorire l’attività della multinazionale americana Gore. L’inchiesta sulla missione umanitaria portò, il 20 gennaio del 2000, all’arresto (per tre mesi) di quattro persone, tra cui Simonelli. [...]

Il 26 Febbraio 2008 alle 20:01 Giovani, vip e prefetti: ecco l’eterogenea squadra di Veltroni. Senza primarie » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Prima una massiccia campagna giovanilista, con l’obiettivo di presentare il Partito democratico secondo la filosofia del “voltare pagina”. E allora dentro neolaureate di “straordinaria esperienza” ma dai grandi sponsor, operai da mille euro al mese, giovani imprendiori dal cognome illustre (quelli che Montezemolo ha chiamato”i figli di”). Anche a costo di far pagare ai nomi storici della politica italiana (di centrosinistra): da Ciriaco De Mita a Giuliano Amato; da Romano Prodi a Vincenzo Visco a Luciano Violante. Poi la seconda infornata: personaggi di lustro, uomini di successo nel loro campo d’azione: l’oncologo Umberto Veronesi (che però dovrà convivere con gli ultrà cattolici come Binetti e Bobba); il professor Pietro Ichino (che tesse le lodi della Legge 30 ma dovrà coabitare con Paolo Nerozzi, segretario Cgil di Bologna, che il testo Biagi lo farebbe a pezzetti); l’anima della Comunità di Sant’Egidio (l’Onu di Trastevere): il pacifista Andrea Riccardi Che dovrà fronteggiare almeno i due uomini d’ordine dell’ennesima tornata veltroniana. E mica due qualunque: il primo è il prefetto Luigi De Sena, già vice capo della polizia, e scelto come capolista del Pd in Calabria per il Senato. Perché, dice il segretario, De Sena è “uno dei protagonisti della lotta contro la mafia e la criminalità”. Il secondo è un altro pezzo da novanta: il prefetto Achille Serra. “Con lui” spiega a Radio Anch’io l’ex sindaco “ho lavorato a Roma e ne ho una grande stima”. Serra (classe ‘41) è infatti stato prefetto nella capitale negli stessi anni in cui Veltroni era sindaco e ora è “Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione nella Pubblica amministrazione” (e l’incarico di rimettere ordine nel sistema sanitario calabrese). Cioè la poltrona già posseduta da un altro prefetto cooptato dal centrosinistra: Bruno Ferrante, candidato sindaco a Milano e ora nel boarding di Impregilo. Senonché Achille Serra una puntatina alla Camera l’aveva già fatta - dal ‘96 al ‘98 - nelle fila di Forza Italia. Trasformismo? Per Maurizio Gasparri, di An, anche qualcosa in più: “Si vede che l’età della pensione gioca brutti scherzi”. E aggiunge: “Da commissario anti-corruzione a parlamentare disposto a candidarsi una volta a destra una volta a sinistra per una poltrona ed arrotondare lo stipendio. Cosa non si farebbe per qualche euro in più”. Ma Veltroni è irremovibile: “La candidatura di Serra risponde al nostro sforzo per un grande rinnovamento delle liste e del Parlamento”. Considerazioni condivise dallo stesso aspirante deputato: “Sono orgoglioso di questa candidatura perché penso che Veltroni possa essere veramente il nuovo”. Ecco la parola d’ordine, che sta alla base del mosaico veltroniano. La prima vera missione del Pd è infatti apparire come un partito completamente nuovo. E con candidati che provengono dalla società civile e sono scelti, una volta messe da parte le consultazioni degli iscritti, con un criterio diverso: la volontà del segretario di conciliare gli opposti e non dispiacere a nessuno. [...]

Il 28 Giugno 2008 alle 8:01 E dav'è finito il "ce l'Ho duro" contro i rifiuti campani? - Giovani.it - Forum ha scritto:

[...] E dav’è finito il "ce l’Ho duro" contro i rifiuti campani? I rifiuti arriveranno, Bossi dice che "s’ha da fare" nonostante già in due occasioni in Campagna e in Germania "dove i controlli vengono fatti" quando sono arrivati alle discariche e agli inceneritori hanno scoperto che ce n’erano anche di radiottivi. Da noi arriveranno e, puff, li inceneriranno perchè il business degli inceneritori possa continuare. Perchè pochi possano lucrare sulle nostre vite, distruggendo il nostro territorio. Ci lucrerà sopra anche l’Impregillo, l’impresa che è una delle cause del disastro napoletano. L’impregilo che, fra le altre cose costruisce inceneritori. L’impregilo nella quale Ligresti, Gavio e Beneton hanno aumentato la quota di partecipazione. L’impregilo nella quale è arrivato Bruno Ferrante, (Ferrante: meglio i rifiuti dopo il gran rifiuto della politica ? Panorama.it - Italia) già candidato sindaco a Milano per il centro Sinistra a Milano . Nulla contro la solidarietà ma, forse, non è che si può solidarizzare spostando semplicemente il problema, visto che questi rifiuti arrivano in lLombardia per essere inceneriti ed il risultato dell’incenerimento sono scorie, scorie che o vengono diffuse nell’aria e si depositano poi sul territorio dai comignoli degli inceneritori. O diventano rifiuti inquinanti e non eco-compatibili che dovranno essere a loro volta stoccati da qualche parte. La soluzione dovrebbe invece essere un’altra, quellla addottata da alcune realtà virtuose italiane (YouTube - Altro che bruciare i RIFIUTI…questo è il FUTURO! e dalla Germania che dai rifiuti campani trae "2 volte utili" la prima volta quando si fa pagare per smaltirli la seconda volta quando vende all’Italia il risultato della raccolta differenziata che mette in atto all’arrivo dei rifiuti sul territorio tedesco Insomma Pantalone paga 2 volte, e cospicualmente, e Pantalone siamo NOI contribuenti. Tutto questo perchè qualcuno, i soliti noti possano fare affari. perchè la Moratti possa andare in giro a trastullarsi per il mondo, perchè Formigoni e Penati possano fare altrettanto, perchè la Regione Lombardia possa mantenere uffici "di rappresentanza" sia a Roma che a Bruxelles, perchè i nostri soldi vengano sprecati in consulenze inutili. E pagherà pure la nostra agricoltura locale visto che le scorie che usciranno dai comignoli si depositeranno sui terreni ed entreranno nel circolo alimentare, come già è accaduto a Brescia, dove tracce di diossina sono state trovate nel latte delle mucche. Ma quel coso "che dovrebbe essere duro" la Lega non potrebbe usarlo per PRETENDERE che a partire dalla Lombardia venga messa in atto una politica vincente, ossia eco-compatibile, in materia di rifiuti? Non dovrebbe invece che accettare i rifiuti campani (facendo il gioco di Fromigoni; Penati e la Moratti e dei loro amichetti vari, Compagnia delle Opere in testa) pretendere che i rifiuti continuino ad essere inviati in Germania o in paesi più virtuosi del nostro, sin tanto anche noi non avremo previsto una raccolta differenziata "spinta", a partire dalla raccolta dell’umido, che da sola comporta il 40 per cento dei rifiuti e che potrebbe essere utilizzato per produrre bio-energia o compost, portando la raccolta attualmente al 40 per cento ca in Lombardia già all’80/85 per cento? A che serve il federalismo se avremo perso il nostro territorio, se, come la Magistratura giorno dopo giorno sempre più appura, sarà invaso da rifiuti pericolosi, quelli che appunto usciranno dagli inceneritori? Per un federalismo che "a da venì", visto che quello conta per il Berlusca sono i cazzi sui, stiamo accettando di mettere a rischio il futuro dei nostri figli ma…..c’è qualcuno dei suoi elettori che, per cortesia, glielo spiega a Bossi? Qualcuno gli vuole spiegare che non si può rpredendere di divenire "padroni a casa propria" quando ci si fa servi di chi persegue esclusivamente un proprio interesse personale? [...]

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