La vita da mediano del prefetto Ferrante. Con due inversioni a U

Ferrante acclamato in piazza Duomo a Milano |foto Ansa
La maggior parte degli italiani non sapeva chi fosse fino a che, nel 2006, non ha scelto di sfidare Letizia Moratti nella corsa a sindaco di Milano. Eppure, ha giocato per oltre 30 anni un ruolo di punta nelle istituzioni. Un prefetto di ferro che, incarico dopo incarico, ha scalato le vette del Ministero degli Interni. Poi, in meno di due anni, Bruno Ferrante ha impresso una svolta decisa alla sua vita. Anzi, più d’una.
Ma che fine ha fatto il più votato alle prime primarie del centrosinistra a Milano? Se qualcuno lo immagina deluso su una sedia dell’opposizione al consiglio comunale di Palazzo Marino, o lo pensa comunque tra i consiglieri dell’Unione in materia di sicurezza, si sbaglia di grosso (basta leggere l’intervista che ci ha rilasciato). Dall’elezione mancata nel maggio 2006, Ferrante ha compiuto altri incredibili salti nella sua carriera. Prima ha mestamente abbandonato la politica, per tornare nelle più familiari stanze degli alti uffici del Viminale, anche se con un incarico che per visibilità e prestigio non aveva nulla a che fare con quelli ricoperti in precedenza. Ma la più clamorosa inversione a U è recentissima: dal 13 luglio scorso Ferrante è diventato presidente di Fibe SpA e Fibe Campania SpA, due società controllate da Impregilo, sotto inchiesta a Napoli per illeciti nel trattamento dei rifiuti. E così da una decina di giorni ci sono due prefetti a occuparsi dell’emergenza in Campania. Lui appunto, e quello di Napoli: Alessandro Pansa, nominato da Romano Prodi commissario straordinario, in sostituzione Guido Bertolaso.
Non c’è dubbio che per Impregilo sia stata una mossa di grande effetto, se non altro dal punto di vista dell’immagine: per fare pulizia, chiarezza e ordine ha scelto un uomo col passato al di sopra di ogni sospetto, fedele servitore delle istituzioni, dal curriculum prestigioso, immacolato. E con la valigia sempre pronta.
Perché quella di Ferrante, nato a Lecce 60 anni fa, è una carriera da civil servant piena di viaggi e incarichi, tutti di alto livello: funzionario del ministero dell’Interno già nel ‘73, commissario straordinario del Comune di Monza nel ‘92, vice commissario del Comune di Milano l’anno dopo, nominato prefetto di prima classe nel ‘94 è stato Vice capo della polizia fino al ‘96 quando, mentre molti - lui compreso - si aspettavano la sua promozione a capo della polizia, viene nominato Capo di Gabinetto del Viminale (carica tenuta per quattro anni e con diversi ministri del centrosinistra: Giorgio Napolitano, Rosa Russo Iervolino e Enzo Bianco). Sarebbe stato un comunque un possibile trampolino se, nel 2000, a comandare la polizia il Consiglio dei Ministri non avesse chiamato Gianni De Gennaro. E così, a Ferrante non è rimasto che rifare le valigie e accettare l’incarico di prefetto di Milano.
Per questo, dopo sei anni passati a gestire l’ordine e la sicurezza nel capoluogo meneghino, ha sorpreso tutti quando ha accolto la proposta del centrosinistra milanese (non erano in pochi ad ascriverlo, piuttosto, tra i simpatizzanti della destra) che, a corto di progetti e nomi in grado di riconquistare Palazzo Marino (che manca alla sinistra dal ‘93) lo ha messo in gara contro Letizia Moratti. Per quanto poco amato dall’ala radicale della coalizione, che lo ribattezza “il candidato questurino”, Ferrante ha stravinto le primarie nel gennaio 2006 con il 67,85 per cento dei consensi, davanti a nomi di tutto rispetto e dal più certo imprinting “rosso”: Dario Fo (il Nobel sostenuto da Rifondazione comunista), la pasionaria verde Milly Moratti e il manager Davide Corritore, già consigliere economico del governo D’Alema.
Ma contro le armate di donna Letizia, il 31 maggio 2006 Ferrante perde. Lamentando che qualcuno abbia remato contro, non arriva nemmeno al ballottaggio, si ferma al 47 per cento. La sua “Lista Ferrante”, ottiene però un ottimo risultato: il 7,5% dei consensi e ben cinque consiglieri comunali (ora ridotti a tre). Un’esperienza forse intensa, ma di certo breve e bruscamente interrotta all’inizio di quest’anno. Non soddisfatto del suo ruolo di capo dell’opposizione, Ferrante si rimette a disposizione dello Stato, lasciando, sedotti e abbandonati, la politica, la sua squadra, i propri elettori, il centrosinistra milanese che gli si era affidato. Il premier Prodi, il 19 gennaio, lo parcheggia infatti a dirigere l’Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione. Un bell’ufficio ottocentesco con affaccio in via del Corso a Roma, non c’è che dire, ma lontanissimo dalle stanze che contano. Eppure, nel suo stile, lui non fiata, obbedisce e fa la sua parte: in tutte le occasioni ufficiali a cui è chiamato, non manca di promettere che porterà “trasparenza, efficienza e semplificazione nella pubblica amministrazione”. Nelle “linee guida” (qui il testo integrale in .pdf) rese note due giorni dopo la sua nomina tranquillizza: “Non è compito del Commissario scoprire singoli casi di corruzione, ma capire le cause del fenomeno. Tutto questo con la Pubblica Amministrazione e non contro di essa”.
Anche questo un idillio di breve durata. Il il 16 luglio uno strano scherzo del destino porta un altro perfetto, Achille Serra - che come lui ha a lungo aspirato alla poltrona di capo della polizia e che come lui a Milano, da questore, aveva tentato il salto in politica (con il centrodestra) - a sostituirlo al vertice del Commissariato anti corruzione. E Ferrante? Si è dimesso, ufficialmente “per motivi strettamente personali”.
Ovvero, la più eclatante giravolta della sua vita: perché se fino a ora le due carreggiate seguite da Ferrante (quella prefettizia, prima e quella politica, poi) erano comunque parte di un percorso interno al settore pubblico, oggi correndo a sedersi sulla poltrona offerta da Impregilo, il colosso italiano delle opere pubbliche (che ha nel board nomi illustri della finanza italiana: Autostrade, Ligresti, Gavio), il prefetto ha scelto di marciare sotto le insegne del privato.
Cosa ha portato un uomo dello Stato, con un passato di lotte al malaffare e alla corruzione, a scegliere di condurre le stesse battaglie, ma dall’altra parte della barricata? Domande e dubbi legittimi, riassunti nell’interpellanza di alcuni deputati radicali che chiedono “se il ‘caso Ferrante’ non rappresenti un caso classico di ‘controllore’ che diventa, senza soluzione di continuità, ‘controllato’; se il ‘caso Ferrante’ non suggerisca la necessità e l’urgenza di un congruo intervallo fra le dimissioni dalla suddetta carica e l’assunzione di incarichi di responsabilità nel settore pubblico e privato”.
Bruno Ferrante e Gabriele Albertini |foto Ansa

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Il 27 Luglio 2007 alle 19:03 Milano: la Lista dei senza Ferrante in cerca d’identità » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La vita da mediano del prefetto Ferrante. Con due inversioni a U [...]

Il 27 Luglio 2007 alle 19:14 Ferrante: meglio i rifiuti dopo il gran rifiuto della politica » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Mi rendo conto che a molti possa sembrare sorprendente che io abbia accettato la carica di presidente di due società Impregilo. La stessa sorpresa di quando scesi in campo nel 2006. Ma di questa politica autoreferenziale e tanto distante dalla gente non ne potevo più”. Bruno Ferrante, ex prefetto di Milano, ed ex candidato sindaco per l’Unione nella città meneghina, si è lasciato alle spalle le istituzioni. Gli piace sorprendere, pare. Almeno quanto accettare nuove sfide. [...]

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