Cara sinistra ti scrivo, così ti calmi un po’. Ma l’appello di Prodi cade nel vuoto

La “grande mobilitazione” (promessa o minacciata per l’autunno) sui temi del lavoro, e del welfare, è utile al Paese, ma questo governo “merita fiducia”. Tenta di smorzare malcontenti e proteste a sinistra il presidente del Consiglio. Lo fa con una lunga lettera aperta ai partiti dell’ala radicale della coalizione, prima promessa a Liberazione e Manifesto, poi pubblicata sul suo sito internet (qui il testo). Una decina di paragrafi per rivendicare “con orgoglio” il lavoro svolto dall’esecutivo e invitare Rifondazione, Sd, Pdci, e Verdi a non considerare il Partito Democratico “come un avversario”.
Orgoglio dice il premier e con orgoglio rispondono i quattro partiti chiamati in causa. Che, spiazzati in qualche modo dalla mossa del premier, restano piuttosto freddi e si preparano ad avviare un’accesa discussione in Consiglio dei ministri, dove il titolare del Lavoro Cesare Damiano terrà una relazione sull’accordo (ottenuto con i sindacati e la riserva della Cgil di Epifani) che ridisegna lo stato sociale.
Ma lo schiaffo più forte, il Professore lo prende soprattutto dai due quotidiani della sinistra radicale: della lettera-appello del premier non c’è una riga né su Liberazione e Il manifesto: respinta.
E così, i già tribolanti rapporti tra il Professore e i partiti dell’ala sinistra dell’Unione, si arricchiscono di un piccolo giallo. Che ha, ovviamente, due versioni contrastanti. Quella dei due quotidiani riferisce che giovedì in mattinata Silvio Sircana, il portavoce del presidente del Consiglio, avrebbe chiesto a Piero Sansonetti (Liberazione) e Gabriele Polo (Il Manifesto) di pubblicare il testo del premier. I due direttori hanno fatto presente che venerdì 3 su entrambi i quotidiani sarebbe comparso l’appello per portare in piazza il 20 ottobre tutta la sinistra (forze politiche e movimenti) delusa nei confronti delle politiche sociali ed economiche del governo. Un appello sottoscritto tra gli altri da Rossana Rossanda, Pietro Ingrao, Nicola Tranfaglia e da diverse organizzazioni. Per evitare la sconveniente coincidenza, Sansonetti e Polo avrebbero dunque chiesto a Prodi di aspettare 24 ore, fino a sabato. Il premier ha deciso allora di far uscire la lettera sul suo sito personale. Una scelta che nelle due redazioni non è stata particolarmente apprezzata. Anzi. Visto che le parole usate da Piero Sansonetti sulla questione sono durissime: “La decisione di Prodi di rendere pubblica una lettera che aveva inviato a due quotidiani - senza neanche avvertirci di questa decisione - è segno solo di un grado non troppo alto di buona educazione. Ma questo non è grave (certo, i vecchi democristiani ne avevano di più…). È più grave l’idea che un presidente del Consiglio possa dare ordini ai giornali e dirgli cosa pubblicare e quando, e non debba essere contraddetto”.
Diversa la versione di palazzo Chigi: prima ci sarebbe stato un sostanziale “sì”, e poi un “no” da parte dei due direttori. A questo punto Sircana, dopo essersi consultato con il premier, avrebbe avvertito Gabriele Polo, che era in contatto con Sansonetti, della decisione di pubblicare la missiva direttamente sul sito di Prodi: “Non potevamo aspettare. Noi arroganti e autoritari? Tra gli insulti collezioneremo anche questi”, chiosa minaccioso Sircana.
Date le premesse, il dialogo tra il governo e la sua ala sinistra in vista dell’autunno sembra essere tra sordi.

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Il 13 Agosto 2007 alle 19:13 Legge Biagi: la sparata di Caruso rischia di azzopare il governo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Il fatto di aver riaggiustato il tiro (con un intervento dul Manifesto) ed essersi autosospeso dal gruppo di Rifondazione già gli sembra un grande passo. E di dimettersi da onorevole non ci pensa proprio, Francesco Caruso (qui il suo blog). Anche perché al leader dei “Disobbedienti” napoletani, pare piaccia essere al centro delle polemiche. Quindi non molla: da più parti gli chiedono di farsi da parte ma lui rilancia: “Dimettermi io? Prima dovrebbero farlo i 25 deputati condannati in via definitiva per reati di mafia, corruzione o tangenti che stanno in Parlamento per fare gli affari propri”. Parole che stanno facendo breccia a sinistra. O almeno in quella più radicale e soprattutto nei movimenti, che pure fanno parte dell’elettorato (o dell’ex elettorato) di Rifondazione. “Sapete che c’è? Due tre molti Francesco Caruso”, ha scritto ieri il portavoce dei “Disobbedienti” romani, Anubi D’Avossa Lussurgiu, su Liberazione, foglio del Prc (nella stessa pagina in cui c’era il fondo del direttore Piero Sansonetti che spiegava come “l’offensiva dei conservatori sul caso-Caruso, ha un obiettivo molto semplice: difendere il nuovo modello di società costruito dal liberismo. E cioè il precariato come mediazione tra lo schiavismo e l’orgia dei diritti degli anni ‘70″). Il caso Caruso quindi sembra stia diventando insomma l’ennesima scintilla tra il Prc e la base movimentista, sempre più distante dal partito, ma anche, naturalmente, tra Prc e il governo Prodi. Lo sa bene il ministro del Lavoro, Cesare Damiano che al Corriere ha rilasciato domenica un’intervista dura: “Le dichiarazioni di Caruso non preparano un autunno caldo, ma di odio”. È una situazione pericolosa, ammette Damiano, che “va sconfitta prima sul piano etico e culturale per ripristinare una normale dialettica politica basata sui fatti”. Per il ministro c’è ambiguità nella sinistra radicale. “Io ho scritto il programma dell’Unione con Treu e Ferrero. Vorrei suggerire a chi fa cattiva propaganda che la cancellazione della Treu non è assolutamente contemplata”. Ma che la polemica su Caruso non possa mettere in dubbio la manifestazione d’autunno sul precariato e contro il welfare del governo Prodi, è stata l’immediata risposta del partito di Fausto Bertinotti. Un messaggio ribadito in modo chiaro sia Gennaro Migliore, capogruppo Prc alla Camera, sia il suo omologo al Senato, Giovanni Russo Spena. E soprattutto il segretario Franco Giordano, in un’intervista al Corriere: “Le parole di Caruso sono incompatibili con la nostra cultura politica. Lo ha compreso anche lui, tant’è vero che ha cercato di rettificare, si è scusato e si è autosospeso dal gruppo parlamentare. Detto questo… ci sono state delle prese di posizione strumentali, inclusa quella di Damiano, che puntano a delegittimare la manifestazione del 20 ottobre. È inutile che Damiano e altri tentino di dire che il giudizio sulla legge Biagi era un altro. Basta con la politica dei piccoli aggiustamenti. Quella legge va cambiata, e cambiata radicalmente”. A rispondere a Giordano, dal governo, ci pensa Emma Bonino. “Se il presidente del Consiglio accettasse le richieste di Rifondazione di modificare il protocollo sul welfare” e la Legge Biagi, “si aprirebbe una grave crisi politica”, afferma il ministro delle politiche europee. “La posizione di Giordano sulla legge Biagi - prosegue il ministro radicale - oltre ad essere dannosa per i lavoratori, è solamente ideologica e coincide nei contenuti, a prescindere dai toni, con quella di Caruso”. Vuoi vedere che sarà Prodi a rimanere sotto i colpi della sparata dell’ex indipendente del Prc, l’onorevole Francesco Caruso? [...]

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