
Non è la prima volta e non sarà ultima. Il fondatore e leader carismatico di una comunità finisce sotto inchiesta proprio per quello che succede all’interno della sua cittadella del recupero. Era accaduto con Muccioli a San Patrignano, si è arrivati al caso boccaccesco con Padre Fedele a Cosenza. Che siano tossicodipendenti, prostitute o minori con problemi di delinquenza alla spalle, la cronaca italiana è stata più volte squassata da notizie come quella che oggi il quotidiano La Stampa riporta in prima pagina: Don Gelmini accusato di molestie sessuali.
Ma stavolta la notizia è di quelle che creano davvero scompiglio. Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, è un ultra ottantenne pieno di energia, stimato da molti esponenti del centrodestra, più scomodo a sinistra per aver sempre preso posizione contro la differenziazione tra droghe leggere e pesanti. Dalla prima sede al Mulino Silla di Amelia, in Umbria, ha via via allargato la rete dei suoi centri di accoglienza (oggi in Italia sono 164) e ha esportato il suo modello non solo in Spagna, Francia, Svizzera, Croazia e Slovenia, ma anche oltreoceano, in Thailandia, Bolivia, Costarica. Il suo motto: “Non mi occupo di tossicodipendenza ma di persone“.
Eppure da sei mesi la procura di Terni indaga su di lui con l’accusa di abusi sessuali. L’indagine si basa sulle testimonianze, numerose e concordanti, secondo La Stampa, di alcuni ospiti della comunità, anche se gli investigatori ci vanno con i piedi di piombo: ci potrebbero essere motivi di risentimento da parte degli ex ospiti nei confronti di chi li ha sottoposti a regole severe per allontanarli dalla droga. Lo stesso Don Gelmini è stato sentito, in quello che il quotidiano definisce un lungo e drammatico interrogatorio.
Il VIDEO servizio:
- Venerdì 3 Agosto 2007
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 3 Agosto 2007 alle 11:55 francesca.folda ha scritto:
“Ritengo che i fatti addebitati - ha detto l’avvocato di Don Gelmini, Lanfranco Frezza - siano destituiti di ogni fondamento. La Comunità Incontro è una comunità molto aperta, trasparente ed eventuali fatti si sarebbero saputi entro mezzora”.
“Occorre anche dire - ha proseguito - che don Pierino opera con personale umano molto particolare. Non si può quindi escludere a priori che possa essere rimasto vittima di una vendetta, di una forma di estorsione”.
L’avvocato Frezza ha riferito anche di avere parlato con don Pierino e di averlo trovato “sereno, forte di una serenità interiore. D’altra parte - ha concluso - è un uomo di fede”.(ANSA)
Il 3 Agosto 2007 alle 12:44 silvia_croce ha scritto:
Nel caso di Muccioli l’omicidio ci fu, non dimentichiamolo.
Qui è bene aspettare l’esito delle indagini senza fare gogne mediatiche.
Nota: pur guardando “da destra” ho sempre considerato controproducente la proposta di Gelmini. Droghe leggere e pesanti sono profondamente diverse in termini di dipendenza, assuefazione, danni all’organismo e impatto sociale: negarlo è semplicemente antiscientifico.
Il 4 Agosto 2007 alle 0:23 wildgreta ha scritto:
Ho trovato questa lettera sul forum del blog “La Voce di Fiore”
Ve la posto sperando che qualcuno ci dica se è vera:
dal forum La Voce di Fiore
venerdì 13 luglio 2007
Io sono stato abusato da un prete ma non ero bambino ero un ragazzo di 17 anni fuori casa e tossico, il prete che abusò di me usava tecniche psicologiche di convincimento e seduzione simili a quelle di altri preti come ho avuto modo di leggere su internet e anche su questo blog per altri casi di preti carismatici figli di buona donna talmente potenti che erano ricevuti da capi di stato e dal Papa in persona come appunto il prete che abusò di me. Non abusò solo di me ma anche di altri, tantissimi ragazzi a lui affidati dalle famiglie e dalle istituzioni . Costui è un prete potentissimo pupillo della destra politica amico intimo dell’on Gaspari e pare anche di Berlusconi . Ho deciso di svuotare il sacco anch’io giacchè ho saputo che viene chiesto ora a tamburo battente dai preti stessi che i preti pedofili devono finirla di pararsi dietro la tonaca e usare il loro potere per scoparsi ragazzini o orfani o tossici e uscire dalla Chiesa , Benissimo. Colgo questa occasione . Chiedo agli altri ex tossici della Comunità incontro che hanno avuto rapporti sessuali non graditi con il tale prete di fare come faccio io. Sì anche se abbiamo ricevuto del bene perchè non era giusto che fossimo il capriccio sessuale di un prete infoiato: Ho mandato questa e-mail alla segreteria di Don Pierino Gelmini sperando che mi risponda. Ecco il testo:
Dopo padre Marcial Maciel fondatore dei Legionari di Cristo e don Lelio Contini parroco di Regina della Pace entrambi preti leader carismatici ora ultraottantenni allontanati dopo lunghe indagini e omertà colpevoli dal Vaticano e condannati a non esercitare più il loro ministero a causa degli abusi sessuali perpetrati anche 30 anni fa a danno di giovani seminaristi, discepoli o semplicemente devoti, è giunto il momento anche per Don Pierino Gelmini detto il DON che abusava di alcuni ragazzi- preferibilmente i suoi autisti.- lì nella Comunità incontro ad Amelia o in altre sue comunità ( Monte Antunni esempio) di rendere conto delle sue male fatte . Giusto no? Noi allora eravamo giunti in comunità in condizioni pietose eravamo facilmente manipolabili e psicologicamente fragili durante il programma di recupero per questo indotti a commettere atti sessuali schifosi con il Don nella famosa stanza detta del Cardinale ad Amelia a volte anche in macchina durante i suoi tour abbiamo ceduto a soddisfare le sue voglie. Come giustifica ora il Don di quanto ci ha fatto? Attendiamo la sua giustificazione e scuse , scuse e mea culpa. ( Se il reato è finito in prescrizione, non la responsabilità morale ) Massimo I
Il 10 Agosto 2007 alle 18:07 L’affaire Don Gelmini e la crisi delle comunità » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] C’è una guerra di successione dietro lo scandalo che ha travolto il fondatore della Comunità Incontro, don Pierino Gelmini, 82 anni. Le prime avvisaglie cinque anni fa. Secondo una denuncia anonima l’esuberante sacerdote non sarebbe stato solo un padre affettuoso e premuroso con gli ex tossicodipendenti della comunità di Amelia (Terni), ma qualcosa di più. La denuncia venne archiviata ma coincise con l’allontanamento di un ex sacerdote, per anni braccio destro del fondatore. Nel frattempo cresceva il ruolo di un prete cingalese che presta servizio nella comunità, padre Bernard. Accanto a lui don Enzo Pichelli e Marco Araclea, coordinatore dei centri di accoglienza. Un piccolo staff di fedelissimi che non ha mancato di provocare le gelosie di altri operatori e volontari, in particolare quando si è cominciato a discutere su chi raccoglierà il testimone del sacerdote. Aperta e accogliente con chi ha bisogno di aiuto, dal punto di vista organizzativo la Comunità Incontro appare invece impenetrabile. Forte di 164 sedi residenziali in Italia e 74 negli altri paesi del mondo, la galassia di Gelmini è rigidamente gerarchica. Dal fondatore passano ancora tutte le decisioni che contano. Tanto sono vivaci i rapporti di don Pierino con il mondo politico e dello spettacolo tanto sono essenziali quelli con il mondo ecclesiale. Ridotti all’ufficialità gli incontri di Gelmini con il suo vescovo, Vincenzo Paglia. Li divide un’opposta sensibilità politica. Di fronte allo scandalo, Paglia ha scelto di non prendere posizione. Silenzio anche da parte dei vertici della Cei e del Vaticano. L’unico a pronunciarsi è stato il cardinale Francesco Marchisano che, parlando a titolo personale, ha chiesto a don Gelmini di farsi da parte, almeno fino alla fine dell’inchiesta. Al silenzio delle gerarchie si sono aggiunti gli attacchi di don Antonio Mazzi. La guerra fra «i don antidroga» svela rivalità che dividono il mondo del volontariato impegnato nella lotta alla tossicodipendenza, legato anche alla feroce concorrenza per l’accesso ai fondi pubblici. Ed è il sintomo della crisi che attraversano molte comunità terapeutiche fondate negli anni Settanta. Sorte per far fronte al dilagare dell’eroina, ora si trovano spiazzate dalla radicale modificazione del consumo di droga nel nostro Paese, passato alla cocaina e alle sostanze sintetiche. Nel Nord Italia più del 50 per cento dei nuovi soggetti presi in cura dai Sert e dalle comunità presenta un abuso primario di cocaina, denunciano gli operatori. Secondo il Cnr i consumatori di cocaina in Italia sono 1,5 milioni ma non più di 30 mila di essi riescono a essere presi in cura dai servizi. Nel frattempo le comunità terapeutiche chiudono o si svuotano. Il numero delle strutture residenziali per le dipendenze si è dimezzato rispetto a dieci anni fa, rivela l’Agenzia Redattore Sociale sulla scorta della Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Nel 1996 si contavano 1.372 strutture residenziali con circa 24 mila utenti. Oggi ce ne sono 730 residenziali e 204 semiresidenziali, con non più di 11 mila utenti. «In Lombardia, su 2.200 posti disponibili in comunità, sono occupati poco più della metà» osserva don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità Nuova a Milano. «Per i cocainomani la comunità terapeutica tradizionale è necessaria solo in casi particolari. Occorre trasformare parte di queste strutture in centri diurni capaci di offrire risposte nuove e diversificate». Ma la crisi delle comunità terapeutiche è anche economica. «Non è una questione di destra o di sinistra. Nessun governo dimostra la volontà di definire un vero progetto per combattere le tossicodipendenze» denuncia don Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco. E c’è un problema generazionale: per i carismatici fondatori delle comunità terapeutiche è giunta l’ora di passare il testimone. Ha cominciato San Patrignano: Andrea Muccioli ha raccolto l’eredità del padre e la comunità punta ad adeguarsi alle nuove emergenze. Lo stesso può dirsi per il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti e il Ceis di don Mario Picchi. Ora tocca a Exodus di don Mazzi e alla Comunità Incontro di don Gelmini. Ma, a quanto pare, non sarà un cammino facile. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.