Il suo nome è Pallini Gilio: in bici a settantanni, non c’è dubbio, è un mito

Il ciclista settantenne Gilio Pallini a Saragozza

I suoi coetanei si limitano a godersi il Giro d’Italia in tv. Lui, Gilio Pallini, 70 anni compiuti ad aprile, sulla bici c’è salito quando era un bambino e non ha più smesso di pedalare. A Rho, cittadina dove vive alle porte di Milano, ormai è un personaggio, tutti sanno che ogni anno “il Pallini” fa un’impresa. Quest’estate la meta prescelta è stata Saragozza, con la sua cattedrale della Madonna del Pilar, una delle più grandi del mondo. L’instancabile e devoto settantenne ha voluto dedicare al santuario costruito nel 1640 un pellegrinaggio, sulle orme della storia raccontata da Vittorio Messori ne Il miracolo.

Un pellegrinaggio a modo suo. Quasi 1.300 chilometri in sella alla bicicletta, in solitaria, in otto tappe dal 16 al 23 giugno. Superando anche il passo più alto dei Pirenei, il Port d’Envalira a 2.408 metri d’altezza. “Nessuna fatica”, assicura Pallini, “ho pedalato tutti i giorni dalle 6 alle 17, senza fretta. Riservandomi la sera per guardarmi un po’ intorno e fare amicizia con gli altri cicloturisti”. E per telefonare alla moglie, a casa sempre un po’ in apprensione. “Il mio trucco è sempre lo stesso”, spiega l’arzillo ciclista, “recito un rosario ad ogni tappa”.

Una formula collaudata che l’ha portato la scorsa estate fino a Santiago di Compostela, 2.075 chilometri macinati in onore del suo nipotino appena nato, di nome Giacomo. Nel 2004 invece Gilio Pallini ha scalato sui pedali venti vette in sette giorni tra Italia e Francia. Scrivendo anche poesie tra una tappa e l’altra. Spedizioniere della Montedison in pensione, consiglia a tutti i coetanei di mantenersi in forma. Pedala spesso insieme ai compagni dell’Amspo di Rho, anche se preferisce viaggiare da solo. Usa pochissimo la macchina, il traffico in città è diventato impossibile, dice. Una volta a settimana si allena, percorrendo almeno 100 chilometri in sella alla sua due ruote. Per prepararsi alla prossima impresa.

La meta? Avila, al santuario di Santa Teresa, in ricordo di sua madre che portava quel nome. E che gli ha insegnato ad andare in bici.

Commenti

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Il 7 Agosto 2007 alle 21:50 xicaro ha scritto:

Sono molto orgoglioso come ciclista rhodense dell’impresa di Gilio,e del modo di vivere la bicicletta, un esempio di vita. Giuseppe Fina

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