L’arte siciliana di tagliare gli stipendi (altrui) e tenersi stretto il privilegio

Palazzo dei Normanni, a Palermo, sede dell'Assemblea regionale ziciliana
Autonomia in Sicilia ha fatto spesso rima con privilegio. La casta abita qui. Ma nel dibattito che si è aperto a livello nazionale sui costi della politica anche la Regione Sicilia vuol dire la sua. Così all’Ars, l’Assemblea regionale siciliana, simbolo dell’autonomia e della “specialità” dell’isola, si vivono giorni infuocati. E invece di vacanze, sole e mare, i novanta (contro i 70 di una regione come la Lombardia) onorevoli regionali si arroventano sulla discussa legge elettorale per gli enti locali.

La sorpresa è venuta quando, a scrutinio segreto, l’assemblea ha votato un emendamento del capogruppo dei Ds, Antonello Cracolici, che riduce del 30 per cento le indennità dei sindaci, dei presidenti di provincia e dei consiglieri, adeguandole a quelle dei loro colleghi di oltre lo Stretto. Ma non quelle degli eletti al Parlamentino regionale. Il taglio dei costi “è un problema di cultura politica”, ha (ben) detto l’onorevole diessino aggiungendo che l’autonomia speciale di cui gode la Sicilia “non può essere intesa come riserva di privilegi, ma come capacità di fare meglio delle altre regioni”.

L’iniziativa del deputato ha scatenato non poche polemiche fra i colleghi, che gli rimproverano di fare demagogia a danno dei più deboli. Ad aprire le danze il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché: “Da un punto di vista etico, la riduzione degli emolumenti dei sindaci è un provvedimento vergognoso”. E continua: “I cinquecento euro in più o in meno dati ai primi cittadini non incidono significativamente sul bilancio. Bisognerebbe intervenire piuttosto sugli sprechi reali, come le consulenze pagate a peso d’oro che si rivelano poi perfettamente inutili”.
Gli fa eco il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro: “È inammissibile pensare a un parlamento che creda di risolvere il nodo del costo della politica, tagliando tout court, di oltre il 30%, le indennità dei sindaci e dei consiglieri comunali. Tutto questo senza prima, con gesto di responsabilità, decurtare i propri emolumenti”.
Già perché l’idea del diessino prevede che non vengano messe le mani nelle tasche dei deputati consiglieri di Palazzo dei Normanni. Intenzione che ha invece il governatore Cuffaro: “Se l’emendamento non verrà bocciato, si sottoporrà all’esame dell’aula anche il testo che prevede la riduzione del 20 % delle indennità dei parlamentari regionali”.

Ma il provvedimento del compagno Cracolici non è piaciuto neanche agli amministratori locali diessini: “Così l’onorevole Cracolici ha salvato noi siciliani dalla fame”, scrive ironicamente in un sms inviato ai suoi sostenitori, Gabriele Astuto, assessore veltroniano di un piccolo comune del siracusano: “Quant’è il 30% di 15mila euro del loro stipendio? Ecco, basterebbe a coprire più di un anno della mia indennità (379 euro mensili). Senza tagli”.

Commenti

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Il 15 Gennaio 2008 alle 7:32 asxmur ha scritto:

Gli sprechi e le anomalie nelle regioni a statuto speciale sono vergognosi. Mentre gli onorari che prendono possano anche essere uguali a quelli degli onorevoli, sono le agevolazioni che non vanno, e la troppa autonomia. La Sardegna dove Soru per fare cassa si è inventato la tassa sul lusso, dove per lusso si riconosce una casa di una stanza con bagno che al catasto abbia una rendita di 60mq mentre non si tassano le ville di Soru perchè vive in Sardegna, con la residenza. Senza contare che ha fatto 10 nuove province di 8000 abitanti quando già Nuoro è un paesone; e poi sono di questi giorni le agevolazioni del Trentino, dove i paesi limitrofi vogliono passare dal Veneto.

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