Mastella, Cesa e quelli che si mettono in mezzo. Come sardine bianche

Pier Ferdinando Casini, Clemente Mastella e Lorenzo Cesa: il loro<br /> progetto di rifondare la Dc spaventa i Poli
Non è un colpo di sole? Cioè: è un piano vero quello che porta in calce la firma di due centristi di peso come Clemente Mastella e Lorenzo Cesa e che vorrebbe rimettere in piedi la Dc (o come da tempo lo chiamano loro il “grande centro”)? O è una boutade, un bluff, un giochino ferragostano?
Fosse un giochino, va detto che i due l’hanno bene orchestrato: con due interviste parallele, e non alle Iene ma a due quotidiani nazionali. Il Guardasigilli, dalle pagine di Repubblica, annuncia di voler dar vita a un “nuovo” partito chiamando a raccolta Casini, personalità del mondo dell’impresa (Montezemolo), Savino Pezzotta, la star del Family Day e, guarda un po’ le stranezze della politica, quell’Antonio Di Pietro, il ripudiato dal Pd, che della Dc aveva fatto un boccone negli anni di Tangentopoli e con il quale fino a ieri Mastella si dava battaglia e spettacolo, tanto via blog e quanto nei consigli dei ministri.

“Una forza di questo tipo non scenderebbe sotto il 10%. Probabilmente sarebbe il terzo partito in ampie zone del Paese, a cominciare dal Mezzogiorno, supereremmo An”, pronostica il ministro, che sogna di riunire tutte le “sardine bianche” in vista delle europee del 2009 o anche in caso che il governo Prodi cadesse e si votasse il prossimo anno.
“Proviamo ad aggregare quell’area moderata, cattolica e riformista che al momento non si sente rappresentata da nessun partito”, (cioè gli scontenti del Partito democratico e gli orfani del Cavaliere) fa eco il segretario Udc dalle pagine del Messaggero. “Ne discuteremo a Chianciano alla nostra festa, alla quale abbiamo invitato molti personaggi del riformismo moderato, a cominciare dal presidente del Senato Marini, ma abbiamo un dialogo aperto anche con i teodem Carra, Binetti, Baio Dossi, che hanno vita dura nella Margherita”.
Fanno sul serio? Dalle critiche degli alleati, piovute unanimi da destra e da sinistra, verrebbe da dire sì. Anche se l’Udc si affretta a precisare che l’intenzione non è quella di “entrare nel centrosinistra”, come molti accusano, “ma essere un’alternativa al nascente Pd”. E allora il sogno sarebbe quello di poter mettere in piedi un soggetto in grado di parlare (e condizionare) sia a destra che a sinistra (dipende da chi sarà al governo): un ago della bilancia.

Ma sono anche i contenuti del piano Mastella-Cesa che portano a pensare che il “grande centro” non sia solo frutto di immaginazione o del solleone agostano. I nomi citati dal leader Udeur sono quelli di Luca Cordero di Montezemolo (che nei mesi scorsi aveva messo sotto accusa questo bipolarismo, ricattato dalle estreme), cioè il rappresentante di un ceto industriale deluso dai due poli e che da mesi si interroga su un eventuale ruolo di supplenza. E poi di Pezzotta, ex leader della Cisl, ma soprattutto animatore della giornata dell’orgoglio delle famiglie cattoliche e gran collettore di quelle anime, di quei credenti (e forse di quei voti) che mal sopportano il supposto laicismo del governo Prodi, sempre sotto scacco da parte della sinistra radicale.
E c’è un altro elemento importante che il piano centrista porta in dote. Finora ciò che ha trattenuto queste forze dal rifondersi è stato l’attuale sistema elettorale che rende velleitaria qualunque avventura fuori dai due schieramenti. Ora, assediati dai sostenitori del referendum, tra i partiti va molto di moda il modello tedesco: proporzionale con sbarramento del 5%. Un sistema che piace un po’ a tutti: a Prc, Verdi, Lega (e si capisce), ma anche ai grandi partiti come Ds, Margherita e Forza Italia perché ognuno farebbe pesare i voti che ha preso e in Parlamento e nei futuri partiti unici (non è un caso che Walter Veltroni e Silvio Berlusconi si siano mostrati tiepidi sul referendum). Un sistema che costringerebbe i nanetti da zero-virgola-per cento a fondersi per non morire: a sinistra del Pd nascerebbe la “cosa Rossa” e al centro, mettendo insieme i loro voti (6,8% dell’Udc più l’1,4% dell’Udeur fa già più dell’otto per cento), troverebbero casa tutti gli eredi della Dc, che infatti sono eccitatissimi all’idea.

Dunque fanno sul serio: approfittando delle falle interne al modello tedesco, le ambizioni di Mastella e dei neocentristi diventerebbero molto più d’un sogno di mezza estate. Altro che “oggetto inesistente” citato da Maurizio Gasparri, altro che “mostro di Lochness, usato per ravvivare le cronache” estive. A ricomparire sarebbe la “Balena Bianca”

Commenti

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Il 9 Agosto 2007 alle 15:53 Corrado Buccieri ha scritto:

E’ “tuost” stu Casini,ha il pallino fisso della vecchia DC,ma non serve
rispolverare i morti,la vecchia DC era
ben vista dal Vaticano,la nuova pur
con l’idea di strizzar l’occhio alla
stessa Chiesa,pare che non abbia nulla
di coinvolgimento ,è più vicina alle
coppie di fatto ed altro.
Casini lotta fermamente per la sua
autodistruzione,e Mastella per quel
pugno di voti,deve pur far qualcosa per
non sparire.Però..sarà dura.

Il 9 Agosto 2007 alle 16:23 aldo1110 ha scritto:

Non sara`che Casini e`infettato da follinite acuta.Peccato assistere ad un suicidio politico e per dipiù in eurovision.

Il 14 Agosto 2007 alle 13:53 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Se immaginassero che la scelta sarebbe la loro fine politica ci rifletterebbero.Al riguardo, sarebbe più che accettabile portare avanti l’astratto. Si fa anche il nome di Luca Cordero di Montezemolo. Considerati gli animali estinti o in fase d’estizione perderemo anche le sardine bianche e al contrario di quanto si possa supporre, pochissimi proverebbero angustie.

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