
Il fatto di aver riaggiustato il tiro (con un intervento dul Manifesto) ed essersi autosospeso dal gruppo di Rifondazione già gli sembra un grande passo. E di dimettersi da onorevole non ci pensa proprio, Francesco Caruso (qui il suo blog). Anche perché al leader dei “Disobbedienti” napoletani, pare piaccia essere al centro delle polemiche. Quindi non molla: da più parti gli chiedono di farsi da parte ma lui rilancia: “Dimettermi io? Prima dovrebbero farlo i 25 deputati condannati in via definitiva per reati di mafia, corruzione o tangenti che stanno in Parlamento per fare gli affari propri”. Parole che stanno facendo breccia a sinistra. O almeno in quella più radicale e soprattutto nei movimenti, che pure fanno parte dell’elettorato (o dell’ex elettorato) di Rifondazione. “Sapete che c’è? Due tre molti Francesco Caruso”, ha scritto ieri il portavoce dei “Disobbedienti” romani, Anubi D’Avossa Lussurgiu, su Liberazione, foglio del Prc (nella stessa pagina in cui c’era il fondo del direttore Piero Sansonetti che spiegava come “l’offensiva dei conservatori sul caso-Caruso, ha un obiettivo molto semplice: difendere il nuovo modello di società costruito dal liberismo. E cioè il precariato come mediazione tra lo schiavismo e l’orgia dei diritti degli anni ‘70″).
Il caso Caruso quindi sembra stia diventando insomma l’ennesima scintilla tra il Prc e la base movimentista, sempre più distante dal partito, ma anche, naturalmente, tra Prc e il governo Prodi. Lo sa bene il ministro del Lavoro, Cesare Damiano che al Corriere ha rilasciato domenica un’intervista dura: “Le dichiarazioni di Caruso non preparano un autunno caldo, ma di odio”. È una situazione pericolosa, ammette Damiano, che “va sconfitta prima sul piano etico e culturale per ripristinare una normale dialettica politica basata sui fatti”. Per il ministro c’è ambiguità nella sinistra radicale. “Io ho scritto il programma dell’Unione con Treu e Ferrero. Vorrei suggerire a chi fa cattiva propaganda che la cancellazione della Treu non è assolutamente contemplata”.
Ma che la polemica su Caruso non possa mettere in dubbio la manifestazione d’autunno sul precariato e contro il welfare del governo Prodi, è stata l’immediata risposta del partito di Fausto Bertinotti. Un messaggio ribadito in modo chiaro sia Gennaro Migliore, capogruppo Prc alla Camera, sia il suo omologo al Senato, Giovanni Russo Spena. E soprattutto il segretario Franco Giordano, in un’intervista al Corriere: “Le parole di Caruso sono incompatibili con la nostra cultura politica. Lo ha compreso anche lui, tant’è vero che ha cercato di rettificare, si è scusato e si è autosospeso dal gruppo parlamentare. Detto questo… ci sono state delle prese di posizione strumentali, inclusa quella di Damiano, che puntano a delegittimare la manifestazione del 20 ottobre. È inutile che Damiano e altri tentino di dire che il giudizio sulla legge Biagi era un altro. Basta con la politica dei piccoli aggiustamenti. Quella legge va cambiata, e cambiata radicalmente”.
A rispondere a Giordano, dal governo, ci pensa Emma Bonino. “Se il presidente del Consiglio accettasse le richieste di Rifondazione di modificare il protocollo sul welfare” e la Legge Biagi, “si aprirebbe una grave crisi politica”, afferma il ministro delle politiche europee. “La posizione di Giordano sulla legge Biagi - prosegue il ministro radicale - oltre ad essere dannosa per i lavoratori, è solamente ideologica e coincide nei contenuti, a prescindere dai toni, con quella di Caruso”.
Vuoi vedere che sarà Prodi a rimanere sotto i colpi della sparata dell’ex indipendente del Prc, l’onorevole Francesco Caruso?
- Lunedì 13 Agosto 2007
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Commenti
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Il 13 Agosto 2007 alle 20:48 robpn ha scritto:
Ma cosa si aspettavano da Caruso?
La persona è quella che è, adesso se la tengano.
Invece di imbarcare tutti pur di vincere le elezioni ci fosse stato il coraggio di non allearsi con la sinistra estrema il governo non si troverebbe a fronteggiare queste squallide uscite sul mondo del lavoro da parte di una persona che in vita sua non mi risulta abbia mai lavorato.
Il 13 Agosto 2007 alle 21:18 voltaire ha scritto:
Incredibile, pagine di autorevoli giornali, fini polittici, eccelsi governanti, tutti a gridare, tutti ad’ analizzare, tutti a criticare, Quello che ha detto Caruso;
Sembrerà strano, chi non è sorpreso di quello che ha detto questo fine intellettuale,è la gente comune come me , Chi può dire il perché??
Il 16 Agosto 2007 alle 12:17 Cazzola: la legge Biagi va difesa e applicata. Vi spiego perché » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Dopo alcuni giorni di sofferenza (prima a causa delle sciagurate offese di Francesco Caruso che almeno ha la scusante di essere un ragazzotto scapestrato; poi le considerazioni sconvolgenti di un’anziana signora come Lidia Menapace) la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’intervista di Franco Giordano al Corriere della Sera, dove il segretario del Prc chiedeva l’abolizione (o qualcosa di molto simile) della legge Biagi senza neppure prendersi il disturbo di avanzare una sola critica di merito. La misura è colma, mi sono detto. Quanto a pregiudizio e a sottocultura, nella storia recente c’è un solo caso che eguaglia le posizioni neocomuniste sulla legge Biagi: i Protocolli dei savi anziani di Sion, un clamoroso falso storico che alimentò la campagna antisemita del nazismo. Chiunque si occupi di lavoro con un po’ di onestà intellettuale sa benissimo che nessun provvedimento è perfetto. La legge n.30/2003 rappresenta insieme la continuazione dell’opera avviata da Tiziano Treu nel 1997 (da ministro del Lavoro del primo Governo Prodi) e l’apertura di una fase nuova che doveva essere completata con un ampliamento delle tutele a favore delle diverse tipologie d’impiego scaturite da un mercato del lavoro che richiede flessibilità (di ciò vi è ampia traccia nell’accordo del 23 luglio scorso). Come si vede il processo riformatore si snoda coerentemente attraverso Governi e maggioranza differenti. Ma essendo i problemi da risolvere i medesimi anche le risposte finiscono prima o poi per assomigliarsi, quando si mettono da parte le ideologie becere e ci si misura sui fatti. È ora di ragionare e non di inveire. E di fare appello all’Italia matura e civile che è ampiamente rappresentata in ambedue gli schieramenti politici. In particolare, occorre sollecitare un impegno comune alla sinistra riformista certamente convinta che sulla moderna legislazione del lavoro (da Treu a Biagi) si giocherà la sfida decisiva con la sinistra reazionaria. Ecco perché, alla ripresa, il Comitato per la difesa e l’attuazione della legge Biagi e l’associazione Giovane Italia scenderanno in campo non per contrapporre slogan a slogan, frasi fatte a frasi fatte ma per realizzare incontri e dibattiti in preparazione di un evento nazionale (probabilmente un Convegno scientifico) da svolgere il 20 ottobre, onde evitare che, in quella giornata, parlino soltanto i propagandisti di luoghi comuni, i nemici del pacchetto Treu e della legge Biagi. Cederemo volentieri la parola ai fatti. È noto che i primi anni 2000 hanno conosciuto andamenti economici parecchio depressi. Eppure anche in quegli anni l’occupazione è aumentata in Italia. Le variazioni medie annue dell’occupazione sono state dello 0,4% nel periodo che va dal 1986 al 1990, sono state addirittura negative (- 1,1%) negli anni compresi tra il 1991 e il 1995, mentre dal 1996 al 2000 e dal 2001 al 2006 sono state positive rispettivamente per un 1% e per un 1,4%. Il tasso di occupazione non è mai stato così elevato e quello disoccupazione mai così basso (è praticamente dimezzato in un decennio). Quanto al cosiddetto lavoro saltuario i trend italiani sono al di sotto di quelli medi della UE-15. Ma proprio il monitoraggio 2007 del Ministero del lavoro avverte che “continua a manifestarsi una estensione del lavoro non standard che, come solitamente accade nelle fasi espansive, è il primo a reagire alla crescita della domanda”. Quest’ultima osservazione è molto significativa, in quanto ammette che la scelta da parte delle imprese di siffatti rapporti risponde, in gran parte dei casi, all’esigenza di fornire risposte immediate a picchi di produzione di cui non si è ancora in grado di apprezzare l’effetto di carattere strutturale. Ciò porta a concludere ragionevolmente che l’avere a disposizione strumenti contrattuali flessibili ha consentito alle imprese di esporsi nella conquista di spazi di mercato in contesti congiunturali assai problematici. Certo, vi sono sacche di lavoro precario, che è difficile svuotare e che costituiscono la principale contraddizione di processi che, al momento del loro affermarsi, hanno colto tutti impreparati. Le risposte a tali situazioni cominciano ad intravedersi nel protocollo del 23 luglio. Ma se il ministro Damiano ha voluto metter mano nel problema dei call center, ha potuto farlo grazie ad una norma contenuta nella legge Biagi. E non a caso è sull’accordo di luglio (cucito col filo rosso del riformismo possibile) che si svolgerà, in autunno, la sfida tra le due sinistre. [...]
Il 6 Ottobre 2007 alle 8:47 I bamboccioni del ministro Padoa-Schioppa e le bacchettate bipartisan » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Non ha usato giri di parole, modi di dire, espressioni politically correct. Non ha parlato di “Generazione X” o di giovani alla Tanguy (dal caustico film francese su un ventottenne mammone che accumulava lauree pur di non lasciare i genitori) o della classica sindrome di “Peter Pan”. Abituato alla crudezza dei numeri, il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, mentre illustrava davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato le agevolazioni sugli affitti per i giovani contenute in Finanziaria, ha detto: “Le misure a favore delle famiglie serviranno anche a mandare i ‘bamboccioni’ fuori di casa”. Bamboccioni, cioé? Quei giovani mammoni che adesso restano fino a età inverosimili in casa con i genitori. “Quelli che non crescono mai, non si sposano, non si rendono autonomi. È un’idea secondo me importante”. Ha detto proprio così, il ministro dall’aplomb inglese? Sì. E allora, apriti cielo! Con una battuta giudicata “infelice” sia dalla destra che dalla sinistra, il responsabile di Via XX Settembre è riuscito in un colpo solo a compattare i due schieramenti e da loro incassa bacchettate bipartisan. Un commento al vetriolo arriva da Manuela Palermi, capogruppo dei Verdi-Pdci al Senato: “Quando Padoa-Schioppa sarà riuscito a trasformare l’Italia in un Paese dove le banche concedono mutui anche ai precari, allora forse cercheremo di capire se dietro quel suo bamboccioni ci sia una fine analisi sociologica”. Il ministro forse ignora, dicono altri, che a Roma un posto letto in una camera per gli studenti universitari costa 400-50 euro al mese. Il trentatreenne onorevole del Prc Francesco Caruso (che di battute infelici si intende) ha colto la palla al balzo per dare addosso al ministro reo di “frequentare troppo i salotti dell’alta finanza dell’Fmi e della Bce” non “rendendosi conto del dramma sociale e umano sempre più diffuso della precarietà e disoccupazione. Altro che bamboccioni!”. E ancora: “Che il governo punti sui giovani lo si vede al Senato, dove sopravvive coi voti dei novantenni”, ironizza Azione Giovani. “Da come parla nonno Padoa-Schioppa” dicono ancora i giovani di An “sembra che i ragazzi siano felici di dover restare a casa: così il lavoro precario, il futuro incerto, l’impossibilità di metter su casa e famiglia diventano privilegi per noi bamboccioni”. Non è la prima volta che Tps si lancia in una poderosa gaffe, parlando dei giovani. Ne aveva fatto un’altra definendo “precari” i propri tre figli. “Certo” attacca il parlamentare leghista Paolo Grimoldi “precari come Camillo Padoa-Schioppa, ricercatore di neurobiologia all’Università di Harvard. Torni fra la gente, ministro, a vedere come vive il comune cittadino”. Storcono il naso sia la maggioranza e l’oposizione di fronte all’espressione usata dal ministro. Al quale altri giovani in rete (qui, qui e qui) ricordano che se è vero che restare attaccati alle sottane di mamma è una tendenza abbastanza naturale dei giovani italiani d’oggi, è altrettanto vero che il nostro è il Paese dell’adolescenza infinita, dove, per esempio, di Enrico Letta si dice (e si scrive) “il giovane sottosegretario alla Presidenza del Consiglio”. E Letta ha 41 anni… e dice di non poterne più di “essere presentato come il ragazzo della politica“ Il ceffone, da padre bonario, di Padoa-Schioppa ha sollevato insomma putiferio. Tutti i precari l’hanno presa come un’accusa ingenerosa, sottolineano che l’Italia difende accanitamente le pensioni più che i salari e favorisce più chi è alle soglie della previdenza rispetto a chi fa i primi passi nel mondo del lavoro. Intanto, aspettando di diventare adulti con lo sgravio fiscale del ministro, che varia fra i 495,8 e i 991,6 euro annui (cioè una cuccagna mensile tra i 41 e gli 82 euro, ma solo per chi ha un reddito inferiore ai 30mila euro l’anno), guardano sempre più con favore a chi vorrebbe mandare a casa i “bamboccioni” del Parlamento, che costano alle famiglie italiani milioni di euro. [...]
Il 3 Febbraio 2010 alle 19:09 Circolo Luce Del Sud » Morgan e gli altri choc. Tutti quelli che….la verità ti fa male ha scritto:
[...] leader dei “Disobbedienti” napoletani, eletto nella precedente legislatura che fu costretto a roboanti marce indietro e ad autosospendersi dal partito (ma non da onorevole) dopo aver imbarazzato il suo partito (Rifondazione) con frasi come queste: “Ho seminato marijuana [...]
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