
San Luca, quattro mila anime tormentate dalla guerra di ‘ndrangheta. Una manciata di cognomi che ricorrono e dividono. Strangio innanzitutto.
Come Sebastiano Strangio, latitante fino al 28 ottobre 2005 quando un’operazione internazionale di polizia ha permesso di catturarlo ad Amsterdam: era considerato uno dei più importanti narcotrafficanti delle cosche calabresi. O come don Pino Strangio, il parroco del paese della locride. O come nel municipio di San Luca: sindaco Giuseppe Mammoliti, vicesindaco, Salvatore Strangio. E poi tra assessori e consiglieri comunali tre Alvaro (proprio come lo scrittore e giornalista Corrado Alvaro che era nato qui), tre Trimboli, due Romeo.
Secondo il censimento Istat ci sono 1242 famiglie, ma per chi si occupa di cronache locali sono solo due: Nirta-Strangio e Pelle-Romeo-Vottari. Cognomi che sono sinonimo di clan contrapposti, anche se non sempre quanto registrato all’anagrafe corrisponde alla rete delle affiliazioni mafiose. Dall’elenco telefonico di San Luca risultano 35 Strangio e 20 Nirta. Uomini per bene e piccoli e grandi boss. Donne che hanno visto uccidere i propri fratelli, i mariti, i figli. O che sono state ammazzate con ferocia.
Tutto iniziò nel febbraio 1991 con lo scoppio di mortaretti, in occasione dei festeggiamenti del Carnevale. Qualcuno replicò con il lancio di uova. E il rispondere alzando sempre il livello divenne la condanna a morte della comunità. Scoppiò una rissa e il giorno di San Valentino scattò il primo agguato contro i componenti della famiglia Nirta-Strangio: due morti e due feriti. Da allora intimidazioni, omicidi e tentati omicidi che si trascinarono fino al 2000. Da quell’anno la faida aveva registrato una lunga pausa, forse anche perché i boss che da San Luca avevano fatto il salto di qualità e dirigevano traffici di droga in ogni parte del mondo non volevano veder concentrata l’attenzione di polizia e carabinieri proprio in casa loro.
Ma la tregua si è interrotta nel 2006, con l’omicidio, il giorno di Natale, di Maria Strangio. Era la moglie di Giovanni Luca Nirta, scarcerato appena 4 giorni prima: nella sparatoria l’uomo era rimasto illeso, ma erano stati feriti il nipote di cinque anni e il fratello Francesco. Nirta non partecipò neanche ai funerali della moglie preferendo allontanarsi da casa per sfuggire ai killer. Non sbagliò, visto che la cerimonia fu piuttosto movimentata. Al cimitero c’erano uomini armati che non hanno esitato a sparare contro la polizia che voleva identificarli. Manco a dirlo, si chiamava Giovanni Strangio l’uomo fermato in quell’occasione.
Una cosa fu immediatamente chiara a tutti, sanlucoti, magistrati, investigatori: l’uccisione di una donna in un giorno di festa era una provocazione che non poteva cadere nel vuoto. Da quel giorno la faida ha registrato altri cinque omicidi e sei tentati omicidi. L’ultimo il 3 agosto scorso, con l’agguato contro Antonio Giorgi, ucciso a colpi di fucile mentre si trovava in un terreno di sua proprietà. A San Luca carabinieri e polizia hanno aumentato le misure di sicurezza, stretto la vigilanza.
Ma , forse proprio perché in Calabria adesso sarebbe stato più difficile colpire, l’ennesimo atto di quella lotta per l’annientamento fratricida è andato in scena a Duisburg.
Secondo la polizia di Reggio Calabria, i sei uomini assassinati in Germania sono da considerarsi vicini al clan Pelle-Vottari-Romeo. E non deve trarre in errore il nome del gestore del ristorante Da Bruno, dove è avvenuta la mattanza, una delle vittime: Sebastiano Strangio. Quando si tratta di rispondere colpo su colpo nella faida senza fine, le lontane parentele o le omonimie non contano più.
LEGGI ANCHE: Visto dai tedeschi: i crimini degli immigrati italiani - La ‘ndrangheta colpisce a Ferragosto, strage in Germania - Guarda la GALLERY e i VIDEO servizi
- Mercoledì 15 Agosto 2007
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Il 15 Agosto 2007 alle 17:33 La ‘ndrangheta colpisce a Ferragosto: strage in Germania » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Tutto inizia nel febbraio 1991 con un banale lancio di mortaretti, in occasione dei festeggiamenti del Carnevale, ma ne seguì una rissa, che in terra di ‘ndrangheta può essere una dichiarazione di guerra. E lo fu. Nelle ore successive scattò il primo agguato contro i componenti della famiglia Nirta-Strangio: due morti e due feriti. Da allora ci furono una serie di omicidi che si trascinarono fino al 2000. Da quell’anno la faida ha registrato una lunga pausa, che si è interrotta nel 2006, con l’omicidio, il giorno di Natale, di Maria Strangio, 33 anni, moglie di Giovanni Nirta, considerato uno dei capi del gruppo alleato con gli Strangio. L’uccisione di Maria Strangio ha provocato la riapertura della faida, che da quel giorno ha registrato altri cinque omicidi e sei tentati omicidi. L’ultimo il 3 agosto scorso, con l’agguato contro Antonio Giorgi, ucciso a colpi di fucile mentre si trovava in un terreno di sua proprietà. Complessivamente, con i sei morti di questa mattina in Germania, le vittime delle vendette incrociate sono diventate 15. LEGGI ANCHE: Strangio, un cognome traccia la linea di sangue che divide San Luca - Guarda la GALLERY [...]
Il 16 Agosto 2007 alle 20:58 Boemi: non c’è padrino che possa imporre una tregua ai clan ionici » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Questi sei morti ne chiamano almeno sette”. Salvatore Boemi non è tipo che si nasconda dietro le parole. E quando si parla di ‘ndrangheta poche persone in Italia ne sanno più di lui. Coordinatore della Direzione distrettuale Antimafia di Reggio ha una lunga storia di lotta ai clan in Calabria, che proprio per questo gli hanno recapitato più d’una volta minacce di morte. Commenta con Panorama.it la strage di Duisburg e descrive gli scenari, drammatici, che si aprono adesso. Per la Calabria e non solo. Si poteva immaginare un’azione tanto feroce della ‘ndrangheta, per di più all’estero? Quando ho ripreso servizio alla Dda, alcuni mesi fa, leggendo le carte che mi sono state messe a disposizione, l’omicidio di Maria Strangio a Natale mi è saltato subito agli occhi. L’uccisione di una donna o di un bambino sono capaci di suscitare un odio supplementare anche nella faida più violenta e determinano la necessità di una risposta ancor più eclatante. Per questo mi sono permesso di consigliare ai carabinieri, che sono gli unici a operare sul campo nella zona di San Luca, di avviare attività ancor più intense e particolari. Ma proprio per questo, la vendetta è scattata all’estero. Quello che è accaduto non è casuale. Agire in Europa, e anche farlo a Ferragosto, quando i politici sono in vacanza e i media danno ancora più risalto alla strage, è una decisione presa con lucidità per creare un effetto traumatico, per dare un segnale forte: per questa, che tra le mafie è la più tradizionale, era quasi un obbligo morale rispondere con un pluriomicidio che avesse la sua chiara firma. Che succederà ora? Questi sei morti, ne chiamano sette. E’ una faida aperta su cui è difficile intervenire. I clan ionici sono refrattari a qualsiasi tipo di accomodamento. A Reggio Calabria c’è una sorta di pax mafiosa proprio perché l’hanno decisa i sanlucoti e i sinopolesi: sono le famiglie della grande montagna che si impongono in città. Ma nel loro territorio la regola della faida prevale. Non c’è quindi un padrino che possa imporre la tregua? Nel sistema federalista della ‘ndrangheta, la vendetta e la ritorsione sono una delle prime norme previste dal codice mafioso. Nessuno oserà suggerire di abbassare il livello dello scontro anche se, certo, questa mattanza, e l’esplosione del caso ‘ndrangheta in tutto il mondo, darà fastidio a qualcuno. Ad esempio? Alla mafia bianca, quella che condiziona l’economia e preferisce che i fenomeni criminali restino nell’ombra. Non escludo che si vendano qualcuno, per placare le acque. Ma poi la faida continuerà. Sa cosa è agghiacciante? Cosa? Per anni, l’antimafia calabrese ha pontificato che ormai la ‘ndrangheta avesse un impero economico da tutelare e che perciò fosse cambiata che non aveva interesse a delinquere in modo evidente. La strage di Duisburg è una batosta per questa interpretazione. I boss di queste parti continuano ad ammazzarsi anche con il coltello. E non c’è nessun padrino in grado di dire ai clan ionici “State al posto vostro”. Dunque, con San Luca presidiato e gli uomini del paese lontani dalle loro case, la vendetta potrà colpire ovunque. C’è un problema di ordine pubblico. Non siamo in grado di garantirlo in Calabria, figuriamoci in Italia o nel resto d’Europa. I killer però non sbagliano: sparano al momento giusto (anche in Germania hanno colpito tutte persone che c’entravano qualcosa) e evitano di entrare in conflitto con i siciliani o i napoletani. Si può sperare nel cedimento di qualche componente di queste famiglie devastate, di una madre che vuole fermare il destino di morte dei suoi figli? Non in quello che io chiamo il triangolo della morte: tra San Luca, Platì, Natile di Careri dove c’è il gotha della mafia ionica. Lì non parla nessuno, non ci sono cedimenti, non abbiamo mai avuto nessuna forma di collaborazione con la giustizia. Davvero tutto questo nasce da un lancio di uova a Carnevale degenerato in rissa? Lo scontro non è direttamente legato a un fatto economico, ma non c’è dubbio che nasconda una gara conquistare il maggior prestigio sul campo. Questa violenza è funzionale ai boss che vogliono imporsi sul potere politico locale. D’ora in poi, quando vorranno infiltrarsi in qualche business potranno sfoggiare il biglietto da visita con su scritto “noi siamo quelli di Duisburg”. E lo Stato non potrà fare nulla? Adesso si stanno muovendo tutti, tutto il mondo si è accorto della ‘ndrangheta. Ma per ora generano più confusione che altro. Comunque, io sono qua ancora sei mesi: qualcosa di sicuro, vedrete che la faremo. Basta che poi non ci ritirano fuori le scarcerazioni facili e il garantismo… [...]
Il 31 Agosto 2007 alle 19:35 I due Giovanni Strangio: San Luca-Duisburg a mano armata » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Hanno lo stesso nome e lo stesso cognome: Giovanni Strangio. Ma giocano ruoli opposti nella faida di San Luca, un paese che su quel cognome scivola nel sangue. [...]
Il 17 Settembre 2007 alle 12:18 A San Luca ritorna la normalità. Perché così vuole la ‘ndrangheta » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Dal 3 settembre il paese è rifiorito, è tornato come me lo ricordavo. Non ne conosco il motivo, ma è successo”. Giuseppe Maviglia è il nuovo preside della scuola media di San Luca (Reggio Calabria) e da fine agosto ha ripreso a lavorare nel paese della locride dove aveva insegnato per circa vent’anni. Non bisogna, però, essere sanlucoti per rendersi conto che in questo paese, dove la ‘ndrangheta è il vero stato, qualcosa è cambiato. Panorama.it era salito ai piedi dell’Aspromonte a marzo, in piena faida, tre mesi dopo l’uccisione di Maria Strangio, avvenuta il giorno di Natale. Allora San Luca era un paese fantasma. I bambini delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia erano stati ritirati dalle scuole, i maschi adulti, per evitare le ritorsioni, avevano abbandonato le loro abitazioni, le tapparelle abbassate lasciavano le case senza sole. Fuori, solo le strade vuote e i buchi delle raffiche dei mitra sui muri e sui cassonetti della spazzatura. Dopo la strage di Duisburg di Ferragosto la situazione, se possibile, era peggiorata: il paese sembrava un miraggio tremolante nell’afa d’agosto, il set del remake di Mezzogiorno di fuoco. In giro solo le forze dell’ordine. La strada da Bovalino a San Luca era una via crucis di posti di blocco. Poi, come rivelato da Panorama, nel numero in edicola (qui il .pdf), il 2 settembre, quando gli uomini della ‘ndrangheta festeggiano la Madonna della montagna, gli esponenti delle famiglie più influenti, in una località segreta, hanno imposto la tregua per riprendere i loro traffici, messi a rischio dall’ondata repressiva scatenata dalla mattanza in terra tedesca. Senza bisogno di giornali e tv, la notizia è entrata come una freccia nelle case di San Luca. E gli abitanti sono usciti dal letargo, da un inverno che durava dal 25 dicembre, il sangue ha ripreso a circolare nelle vene anziché nelle strade. Adesso i bar sono di nuovo pieni, si rivedono in giro i ragazzi, le auto riempiono nuovamente le strade senza timore di rappresaglie. I sanlucoti escono da casa (quasi) sicuri di tornarci. Nel vicoletto dove vive una delle famiglie coinvolte nella faida, quella dei Vottari, è un viavai di persone, come non succedeva da mesi. A San Luca, la vita è ripresa. Nonostante tutto. [...]
Il 17 Settembre 2007 alle 13:48 NDRANGHETA TODAY – Edizione del17 Settembre « Calabria Indipendente - La Libertà della Notizia ha scritto:
[...] Non bisogna, però, essere sanlucoti per rendersi conto che in questo paese, dove la ‘ndrangheta è il vero stato, qualcosa è cambiato. Panorama.it era salito ai piedi dell’Aspromonte a marzo, in piena faida, tre mesi dopo l’uccisione di Maria Strangio, avvenuta il giorno di Natale. Allora San Luca era un paese fantasma. I bambini delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia erano stati ritirati dalle scuole, i maschi adulti, per evitare le ritorsioni, avevano abbandonato le loro abitazioni, le tapparelle abbassate lasciavano le case senza sole. [...]
Il 12 Agosto 2008 alle 18:59 Faida di San Luca, a un anno da Duisburg preso l’armiere della strage » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’operazione fu la prima risposta dello Stato dopo la strage di Duisburg, accaduta il giorno di Ferragosto dello scorso anno, in cui un commando armato di mitra e composto da almeno quattro persone, appartenenti, secondo l’ipotesi accusatoria, alla cosca Nirta-Strangio, sterminò, all’uscita da un ristorante, sei affiliati alla cosca Pelle-Vottari . Antonioli avrebbe svolto un ruolo significativo nell’ambito dello scontro tra le due cosche. L’accusa nei suoi confronti, infatti, è di avere rifornito di mitra il gruppo Pelle-Vottari, preoccupato di una possibile reazione di Giovanni Luca Nirta dopo che il giorno di Natale del 2006 gli venne uccisa la moglie, Maria Strangio, in un agguato il cui vero obiettivo era lui. L’agguato in cui fu assassinata Maria Strangio provocò, il 4 gennaio successivo, l’uccisione del pastore Bruno Pizzata, di 59 anni, legato, secondo gli investigatori, al gruppo Pelle-Vottari. [...]
Il 16 Ottobre 2008 alle 11:31 Blitz nella Locride: arrestato il boss Antonio Pelle, detto “la mamma” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Per il capo della squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese che lo ha arrestato: “Antonio Pelle è il vero capo della consorteria omonima”. Quindi, ha aggiunto Cortese, durante la conferenza stampa per illustrare il blitz: “È il capo di quello schieramento che ha portato all’omicidio di Maria Strangio nel Natale del 2007 e che ha suscitato la reazione delle cosche opposte culminata con la strage di Duisburg. Possiamo dire che Pelle è un capo in piena attività di comando”. La cosca Pelle-Vottari è contrapposta da anni al gruppo Nirta-Strangio nella cosiddetta “faida di San Luca”. Scontro che è culminato il giorno di Ferragosto del 2007 nella strage di Duisburg, in Germania, con l’uccisione di sei presunti affiliati della cosca Pelle-Vottari. Pelle era nascosto in un bunker, nelle campagne di Ardore (un centro della Locride), dotato di tutti i confort, la cui apertura era accessibile azionando un braccio meccanico posto all’interno della struttura. Quando ha capito che la polizia aveva scoperto il nascondiglio ha aperto la botola ed è uscito con le mani alzate e senza opporre resistenza. Agli agenti che lo stavano arrestando ha detto “non sparate, mi chiamo Bellantoni”. Anche se gli altri componenti della cosca - come emerge dalle conversazioni telefoniche ed ambientali intercettate dagli investigatori nelle indagini sulla faida di San Luca - era “la mamma”. Ma era anche detto “u Vanchelli”. Pelle è stato condannato nel 1998, in primo grado, alla pena di 19 anni di reclusione ed alla misura di sicurezza delle libertà vigilata per il periodo di 3 anni, ma fu assolto in appello. Nell’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti, emessa dal Gip di Reggio Calabria, si evidenzia “la caratura criminale dell’indagato, il suo rango in ambito mafioso, la devozione nutrita nei suoi confronti dagli affiliati, pronti ad eseguire senza indugio ogni suo suggerimento o richiesta”. Pelle era latitante dall’agosto del 2007, quando si sottrasse all’arresto nell’ambito dell’operazione Fehida, fatta dalla polizia nell’ambito delle indagini sulla faida di San Luca e sulla strage di Duisburg. Secondo gli investigatori, Pelle, comunque, era già irreperibile per sottrarsi ad un’eventuale vendetta da parte della cosca avversaria. Nella cavità sotterranea gli agenti hanno trovato diverse schede per telefoni cellulari e una mini piantagione di marijuana. Il covo è composto da due stanze, in una delle quali il capo della cosca di San Luca coltivava un centinaio di piantine di marijuana. Altra documentazione è stata sequestrata ed è adesso al vaglio degli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria e del servizio centrale operativo della polizia. Con lui è finito in manette il proprietario del capannone all’interno del quale c’era il bunker. Per Giuseppe Varacalli, 55 anni, di Ardore Marina, l’accusa è favoreggiamento. “L’arresto del latitante Antonio Pelle, pericoloso capo della cosca Pelle-Vottari di San Luca, può portare a rafforzare i rapporti con i colleghi tedeschi impegnati anche loro nella lotta alla ’ndrangheta”, dice soddisfatto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, commentando la cattura del latitante Antonio Pelle da parte degli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria e dello Sco. Il capo della Direzione nazionale antimafia ha chiamato il capo della Polizia, Antonio Manganelli, per complimentarsi dell’operazione. Congratulazioni ha poi rivolto anche al questore di Reggio Calabria, Santi Giuffrè, e al capo della squadra mobile, Renato Cortese. Dopo l’arresto di Antonio Pelle si va assottigliando la lista dei latitanti coinvolti nella faida di San Luca. Il 17 settembre scorso, infatti, i carabinieri hanno arrestato Francesco Pelle, detto “Ciccio Pakistan”, mentre era ricoverato in una clinica a Pavia. Pelle era ricercato per la strage di Natale a San Luca nella quale rimase uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, ritenuto uno dei capi dell’omonima cosca, e tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni, rimasero ferite. Attualmente tra gli elementi di spicco che compaiono nella lista dei latitanti per la faida ci sono anche i cugini Giovanni e Sebastiano Strangio, rispettivamente di 29 e 33 anni. Entrambi sono considerati dagli investigatori come gli elementi di spicco della cosca Strangio detta “Iancu”, tra le più radicate e pericolose di San Luca. Giovanni Strangio è, in particolare, ritenuto l’autore della strage di Duisburg nella quale furono uccise sei persone considerate dagli inquirenti vicini ai Pelle-Vottari. [...]
Il 16 Ottobre 2008 alle 11:45 SuccedeOggi » Blog Archive » Blitz nella Locride: arrestato il boss Antonio Pelle, detto “la mamma” ha scritto:
[...] Per il capo della squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese che lo ha arrestato: “Antonio Pelle è il vero capo della consorteria omonima”. Quindi, ha aggiunto Cortese, durante la conferenza stampa per illustrare il blitz: “È il capo di quello schieramento che ha portato all’omicidio di Maria Strangio nel Natale del 2007 e che ha suscitato la reazione delle cosche opposte culminata con la strage di Duisburg. Possiamo dire che Pelle è un capo in piena attività di comando”. La cosca Pelle-Vottari è contrapposta da anni al gruppo Nirta-Strangio nella cosiddetta “faida di San Luca”. Scontro che è culminato il giorno di Ferragosto del 2007 nella strage di Duisburg, in Germania, con l’uccisione di sei presunti affiliati della cosca Pelle-Vottari. Pelle era nascosto in un bunker, nelle campagne di Ardore (un centro della Locride), dotato di tutti i confort, la cui apertura era accessibile azionando un braccio meccanico posto all’interno della struttura. Quando ha capito che la polizia aveva scoperto il nascondiglio ha aperto la botola ed è uscito con le mani alzate e senza opporre resistenza. Agli agenti che lo stavano arrestando ha detto “non sparate, mi chiamo Bellantoni”. Anche se gli altri componenti della cosca - come emerge dalle conversazioni telefoniche ed ambientali intercettate dagli investigatori nelle indagini sulla faida di San Luca - era “la mamma”. Ma era anche detto “u Vanchelli”. Pelle è stato condannato nel 1998, in primo grado, alla pena di 19 anni di reclusione ed alla misura di sicurezza delle libertà vigilata per il periodo di 3 anni, ma fu assolto in appello. Nell’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti, emessa dal Gip di Reggio Calabria, si evidenzia “la caratura criminale dell’indagato, il suo rango in ambito mafioso, la devozione nutrita nei suoi confronti dagli affiliati, pronti ad eseguire senza indugio ogni suo suggerimento o richiesta”. Pelle era latitante dall’agosto del 2007, quando si sottrasse all’arresto nell’ambito dell’operazione Fehida, fatta dalla polizia nell’ambito delle indagini sulla faida di San Luca e sulla strage di Duisburg. Secondo gli investigatori, Pelle, comunque, era già irreperibile per sottrarsi ad un’eventuale vendetta da parte della cosca avversaria. Nella cavità sotterranea gli agenti hanno trovato diverse schede per telefoni cellulari e una mini piantagione di marijuana. Il covo è composto da due stanze, in una delle quali il capo della cosca di San Luca coltivava un centinaio di piantine di marijuana. Altra documentazione è stata sequestrata ed è adesso al vaglio degli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria e del servizio centrale operativo della polizia. Con lui è finito in manette il proprietario del capannone all’interno del quale c’era il bunker. Per Giuseppe Varacalli, 55 anni, di Ardore Marina, l’accusa è favoreggiamento. “L’arresto del latitante Antonio Pelle, pericoloso capo della cosca Pelle-Vottari di San Luca, può portare a rafforzare i rapporti con i colleghi tedeschi impegnati anche loro nella lotta alla ’ndrangheta”, dice soddisfatto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, commentando la cattura del latitante Antonio Pelle da parte degli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria e dello Sco. Il capo della Direzione nazionale antimafia ha chiamato il capo della Polizia, Antonio Manganelli, per complimentarsi dell’operazione. Congratulazioni ha poi rivolto anche al questore di Reggio Calabria, Santi Giuffrè, e al capo della squadra mobile, Renato Cortese. Dopo l’arresto di Antonio Pelle si va assottigliando la lista dei latitanti coinvolti nella faida di San Luca. Il 17 settembre scorso, infatti, i carabinieri hanno arrestato Francesco Pelle, detto “Ciccio Pakistan”, mentre era ricoverato in una clinica a Pavia. Pelle era ricercato per la strage di Natale a San Luca nella quale rimase uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, ritenuto uno dei capi dell’omonima cosca, e tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni, rimasero ferite. Attualmente tra gli elementi di spicco che compaiono nella lista dei latitanti per la faida ci sono anche i cugini Giovanni e Sebastiano Strangio, rispettivamente di 29 e 33 anni. Entrambi sono considerati dagli investigatori come gli elementi di spicco della cosca Strangio detta “Iancu”, tra le più radicate e pericolose di San Luca. Giovanni Strangio è, in particolare, ritenuto l’autore della strage di Duisburg nella quale furono uccise sei persone considerate dagli inquirenti vicini ai Pelle-Vottari. [...]
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